6.6.18

2018 FIFA World Cup - Goodbye My Lover (Parte III)

L'ultimo Mondiale. Come l'ultimo? Beh, l'ultimo che avrà un qualche senso. Dopo l'addio alla Confederations Cup, prepariamoci a salutare la Coppa del Mondo al suo meglio. La forma simmetrica delle 32 squadre lascerà spazio a edizioni co-ospitate, all'aumento del 50% delle partecipanti e alla conseguente morte della competizione. Tuttavia, quello di Russia 2018 sarà un Mondiale eccitante: qui la prima parte della preview, con i gironi G, H e le previsioni.

Per farci del male, l'ultima partita che abbiamo giocato al Mondiale. E lo sarà (almeno) fino al 2022.

Girone G - Belgio, Inghilterra, Panama, Tunisia

Quattro anni fa erano una potenziale sorpresa e sono arrivati ai quarti di finale, sbattendo contro il monolite Argentina. Dopo un Europeo deludente, il Belgio ha il dovere quanto meno di riprovarci. Si parla molto dell'esclusione di Nainggolan, ma meno del fatto che questo gruppo è al picco delle sue potenzialità e non avrà un'altra occasione così.
Sui nomi neanche c'è bisogno di dire qualcosa: una nazionale che può lasciare a casa Benteke, J. Lukaku e Origi non è da titolo, ma ha certamente doti importanti. Starà al c.t. Roberto Martinez dimostrare che non solo è possibile fare meglio del suo predecessore Wilmots, ma che questo Belgio - nella giornata migliore - può dar fastidio a chiunque.

Dopo aver annunciato la squadra per l'evento della prossima estate con un'idea geniale, l'Inghilterra ha un girone nel quale può virtualmente dominare. Il c.t. Gareth Southgate ha fatto un buon percorso di qualificazione, ma questa non è una novità per i Tre Leoni. Ciò che sarebbe una novità è essere di nuovo nella Top 8 (dove l'Inghilterra manca dal 2006).
La squadra è promettente, potenzialmente sarà piena di giovani promettenti nei prossimi anni ed è fondata sul blocco di Tottenham e delle due squadre di Manchester (ci sono 12 giocatori tra Spurs, Red Devils e Citizens). Ci sono solo tre over-30: il futuro è luminoso, ma per cementarlo ci vogliono risultati anche per la nazionale maggiore.

Diciamoci la verità: per Panama il viaggio in Russia è un premio. Non importa come finirà, perché i Canaleros - guidati dal c.t. Hernán Darío Gómez, al suo terzo Mondiale - potrebbero anche concludere a zero. La gara-chiave sarà quella contro la Tunisia per strappare una vittoria e sopratutto segnare dei gol, ma per il resto il traguardo è già esserci.
Questo Mondiale e l'incredibile qualificazione che l'ha preceduta sono il premio per un gruppo che ha i suoi simboli nei giocatori ultra-trentenni e con più di 100 presenze in nazionale), che meritavano un'uscita d'onore di questo genere: Jaime Penedo (36 anni), Román Torres (32), Felipe Baloy (37), Gabriel Gómez (34), Blas Pérez (37) e  Luis Tejada (36) saranno felicissimi comunque vada.

Forse sarò un po' duro con la squadra allenata dal c.t. Nabil Maâloul, ma credo che la Tunisia sia la compagine più debole del Mondiale (a pari merito con la mal gestita Arabia Saudita). Merito comunque alle Aquile di Cartagine, che sono arrivate in Russia eliminando a sorpresa la RD Congo, squadra superiore a loro, ma meno continua.
Il mio cuore piange all'assenza di uno dei potenziali giocatori-feticcio - quel Youssef Msakni, che purtroppo si è infortunato e ha dovuto saltare il viaggio -, ma la Tunisia torna al Mondiale dopo 16 anni ed è già un grandissimo risultato, perché i risultati dell'ultimo decennio non sembravano spingere in quella direzione.

Vincent Kompany, 32 anni, leader e capitano del Belgio.


Girone H - Colombia, Polonia, Senegal, Giappone

Un quadriennio più tardi, la Colombia è più o meno nella stessa situazione del Belgio: ripetere i quarti di finale del 2014 sarà difficile, l'hype è diminuito e il gruppo è nel suo prime, da sfruttare al meglio. In mezzo, proprio come i Diavoli Rossi, c'è l'enorme delusione della precedente Copa América, dove i Cafeteros non hanno brillato (no, il markettone del 2016 onestamente non me la sento di metterlo nel conto).
La soddisfazione principale di José Pékerman - al suo terzo Mondiale da c.t. - sarà avere stavolta a disposizione Radamel Falcao, rinato dopo un biennio straordinario al Monaco. Rimane una squadra temibile, capace di rimontare il doppio svantaggio in un'amichevole contro la Francia e vincere. Con Sánchez e Mina in più, chissà...

Il lavoro del c.t. Adam Nawałka è stato silenzioso, lungo, ma sta portando i suoi frutti: la Polonia si presenta in Russia come una potenziale sorpresa e ha beccato anche un girone fattibile per i suoi standard. Sarebbe facile citare Robert Lewandowski - capitano e giocatore-copertina -, ma anche il resto del gruppo è stato valorizzato.
Se escludiamo lo strano caso di Krychowiak (due anni fa pagato a suon di milioni dal PSG, reduce quest'anno dal prestito incolore al WBA), tutti i giocatori hanno fatto un salto di qualità rispetto a Euro 2016. Ci sono ben sette giocatori dalla Serie A, mentre solo uno è reduce dall'ultima avventura Mondiale del 2006, ovvero Łukasz Fabiański (Błaszczykowski rinunciò per infortunio).

Tornare al Mondiale dopo 16 anni è bellissimo, ma farlo con un c.t. che era tra quei protagonisti è forse ancora meglio. Aliou Cissé ha fatto un ottimo lavoro e ora spera di raccogliere qualche frutto, magari centrando una sorprendente qualificazione agli ottavi e replicando anche solo in parte quanto fatto in Corea e Giappone nel 2002.
Il reparto offensivo è molto interessante - non tutti hanno Mané, Sakho, Keita, Diouf e Sow - e Koulibaly sarà uno dei migliori difensori presenti in Russia, però mi sembra che manchi quel qualcosa in più per superare due squadre come le precedenti. In Africa può bastare, ma sullo scenario internazionale mi sembra mancante di un ultimo passo.

Travolta dalle diatribe interne e da un vero ricambio generazionale (ci si aspettava qualcosa in questo senso), la nazionale giapponese ha staccato il biglietto per la sesta Coppa del Mondo consecutiva, ma non sembra avere le potenzialità per uscire dal girone. I leader sono sempre gli stessi, nonostante la forma non sia delle migliori.
Il cambio da Vahid Halilhodžić - esonerato a marzo, anche a sorpresa dello stesso bosniaco - ad Akira Nishino ha prodotto un cambio di modulo e una visione diversa di calcio, ma cambiare tutto a tre mesi dai Mondiali non è sembrata una gran mossa della JFA, sebbene ci fossero degli argomenti. Il rischio che Russia 2018 sia una brutta copia di Brasile 2014 è alto.

Nessuno mi toglie dalla testa che la Polonia di Robert Lewandowski, 29 anni, sarà una delle sorprese del torneo.

La regola delle previsioni rimane sempre la stessa: solo chi si astiene non le sbaglia, quindi buttiamoci come al solito nella mischia. Ho preso la palla al balzo e ho provato persino ad appoggiarmi sul sito della Fifa, che ha pensato di far partecipare chiunque con il proprio bracket. Ecco quindi in un primo fotogramma come penso che i gironi possano svilupparsi.
Sorprese? La Russia che esce al primo turno (manco troppo: ditemi dopo la prima gara se non vi sarà venuta la tentazione anche a voi), l'Islanda ridimensionata (Argentina e Croazia mi sembrano avanti per talento), la Svizzera ultima (conto che la moneta caschi dalla parte giusta per la Serbia) e il dominio assoluto della Polonia.


Sotto, invece, la composizione della fase a eliminazione diretta. Non ci sono vere outsider, perché le stesse quattro semifinaliste che ho indicato sono quelle che poi alla fine possono puntare a vincere davvero il Mondiale. E anche nei quarti di finale le uniche squadre un po' fuori asse sono la Polonia e l'Uruguay (perché la grinta charrúa non va mai sottovalutata).
Quando conta, credo che la Germania verrà fuori, magari anche vendicando l'eliminazione in semifinale del 2010 e superando una Spagna che mi sembra a metà del guado: forte, ma non invincibile come otto anni fa. Dall'altra parte, il Brasile è più solido della Francia, ma sicuri che non verrà il gomito del tennista al momento della verità?


Vi lascio con un appello finale: godetevi questa Coppa del Mondo. Perché sarà in chiaro dopo tanto tempo, perché presenta una situazione incerta per tante nazionali, ma soprattutto perché la Fifa è in procinto di smantellare quanto di buono fatto per questa competizione, trasformando il tutto in un lucrativo parco giochi, senza arte né parte. Enjoy.

5.6.18

2018 FIFA World Cup - Goodbye My Lover (Parte II)

L'ultimo Mondiale. Come l'ultimo? Beh, l'ultimo che avrà un qualche senso. Dopo l'addio alla Confederations Cup, prepariamoci a salutare la Coppa del Mondo al suo meglio. La forma simmetrica delle 32 squadre lascerà spazio a edizioni co-ospitate, all'aumento del 50% delle partecipanti e alla conseguente morte della competizione. Tuttavia, quello di Russia 2018 sarà un Mondiale eccitante: qui la prima parte della preview, con i gironi D, E e F.

Come sarà la sigla d'introduzione dei match? Eccovela.

Girone D - Argentina, Croazia, Islanda, Nigeria

Quattro anni più tardi - con un c.t. diametralmente opposto e tre finali perse sulle spalle -, l'Argentina ci riprova. A differenza del 2014, con dei gradi ben diversi: l'Albiceleste non è nel gruppone delle favorite assolute, ma non può nemmeno permettersi un altro clamoroso passaggio a vuoto. Per diversi motivi.
Tra essi, la finale clamorosamente persa della Copa América Centenario 2016, l'ultimo (?) Mondiale di Messi, un gruppo che ha il suo prime alle spalle, ma che rimane temibile. E il genio paranoide di Sampaoli dovrà mettere tutto assieme. Curiosità: con l'infortunio che costringerà Romero a saltare la manifestazione, spero di vedere Armani in porta.

Dall'inferno al purgatorio, perché il paradiso c'è tempo (e non è nemmeno detto che sia raggiungibile). La Croazia ha dissipato il vantaggio nel girone di qualificazione, facendosi rimontare e superare dall'Islanda (che affronterà nel girone D), per poi vincere lo spareggio contro l'Ucraina dopo aver cambiato il c.t., affidandosi a Zlatko Dalić.
Non sarà facile mettere a posto una nazionale che sembra in difficoltà, ma il talento è talmente tanto che sembra esserci un piccolo margine d'errore. Non c'è più Darijo Srna, ma i vari Perišić, Rakitić e Modrić cercheranno di annullare quel gap inversamente proporzionale che c'è tra la concentrazione dei croati e il loro immenso potenziale.

C'è molta attesa per la prima Coppa del Mondo dell'Islanda, specie dopo la splendida cavalcata di Euro 2016, chiusasi con l'eliminazione ai quarti di finale per mano della Francia padrone di casa. Non è cambiato molto: stessa impostazione, Hallgrímsson promosso a c.t. e qualche volto tornato in nazionale.
Tuttavia, non mi sembra di vedere il potenziale per sparigliare le carte. Come quattro anni fa, l'Argentina sarà la prima sfidante di una debuttante al Mondiale (all'epoca toccò alla Bosnia sfidare l'Albiceleste al Maracanà), ma ci si gioca molto - se non tutto - nella sfida contro la Croazia. Riusciranno nuovamente a beffarli, come accaduto nel girone? Curiosità: mancherà Sigþórsson, vera minaccia aerea nel torneo di due anni fa.

Nonostante l'enorme attenzione attirata dal loro kit e la qualificazione ottenuta con un discreto anticipo, mi sembra che la Nigeria manchi di qualcosa. Davanti sono fortissimi (e c'è persino la curiosità della convocazione di Simy), ma la transizione dalla vecchia generazione alla nuova ha perso qualcosa.
Se le Super Eagles hanno un ottimo parco attaccanti, risalendo il campo manca qualcosa. Il c.t. Rohr è rammaricato dall'assenza di Carl Ikeme, portiere che sta combattendo contro una terribile malattia, mentre in retroguardia non ci sono interpreti come Yobo o Enyeama, presenti quattro anni fa.
Sono curioso anche per la presenza di Francis Uzoho, giovane e poderoso portiere del Depor, nonché prodotto dell'Aspire Academy.

I dolori e le giocate di Leo Messi, 30 anni, determineranno il percorso dell'Argentina in questo torneo.

Girone E - Brasile, Serbia, Svizzera, Costa Rica

Non c'è che dire: prima squadra qualificata, dominatrice del girone di qualificazione della Conmebol e forse reale favorita per questo Mondiale. Io qualche dubbio me lo tengo, se non altro perché non mi sembra la squadra nettamente più forte in Russia e perché - al momento buono - i fantasmi vengono fuori.
Tite ha fatto un lavoro straordinario, ha un'ossatura chiara per la sua nazionale e ha alcuni giocatori reduci da una stagione eccellente. Già il fatto di esser passati in porta dall'ormai sfitto Julio Cesar del 2014 a un duello tra Alisson ed Ederson dice molto sui passi in avanti fatti dal Brasile. Unico neo? Non ci sarà Dani Alves per infortunio e a destra non mi sembrano fornitissimi.

La Serbia ha veramente tanto terreno da recuperare. Per questo il viaggio a Russia 2018 DEVE portare qualche risultato, a.k.a. BISOGNA passare il girone. Le mancate qualificazioni agli ultimi due Europei e la terribile gestione sia del Mondiale 2006 che quello del 2010 (entrambi conclusi con un'uscita al girone) non possono ripetersi.
Anche per questo è un bene che la squadra sia in mano a Mladen Krstajić, ex centrale che era nella spedizione di Germania '06 e che ha sostituito in corsa Slavoljub Muslin, l'uomo che ha tecnicamente ottenuto la qualificazione. Purtroppo, è anche lo stesso che non avrebbe chiamato Sergej Milinković-Savić, il giocatore che concentrerà su di sé diverse attenzioni e da cui passano i destini serbi in questo torneo.

Sarò io pessimista, ma la Svizzera sembra avere più di un problema. Il favoloso melting-pot che ha stupito quattro anni fa in Brasile non ha avuto avanzamenti di carriera nei suoi membri più conosciuti: date un'occhiata alla traiettoria delle carriere di Shaqiri, Embolo, Ricardo Rodríguez, Schär. Capirete lo scetticismo.
Il c.t. Vladimir Petkovic ha fatto un buon lavoro, ma la sua Svizzera rischia di esser travolta in un girone così tosto. Tutte le tre squadre che gli elvetici affronteranno sono toste, per un motivo o per un altro: già uscire dal girone sarebbe un miracolo. Basta guardare anche com'è arrivata la qualificazione, in uno spareggio dall'arbitraggio contestabile.

L'ho messa tra le eliminate, ma in realtà spero che la Costa Rica possa sorprendermi ancora. Reduci dall'incredibile risultato del 2014 (a un rigore dall'eliminare l'Olanda e prendersi la semifinale! Non sottolineeremo mai abbastanza il miracolo di Jorge Luis Pinto), Los Ticos sono stati la miglior formazione vista nella Concacaf.
Il c.t. Óscar Ramírez ha sostanzialmente mantenuto lo stesso gruppo e ci ha aggiunto qualche giocatore che negli ultimi anni è cresciuto (Ureña) o è sbocciato (Matarrita), più Oviedo (che non c'era nel 2014 per infortunio). Non hanno la stessa potenza della Serbia, ma sono una delle formazioni più organizzate del prossimo Mondiale. E chissà che non faccia la differenza.

Neymar, 26 anni, ha una semifinale Mondiale da recuperare ed è cresciuto ancora in questi quattro anni.


Girone F - Germania, Messico, Svezia, Corea del Sud

Non è la miglior versione possibile della Germania, visto che le amichevoli stanno rivelando uno stato di forma incerto e il c.t. - fresco di rinnovo fino al giugno 2022 - ha optato per delle scelte forti: a casa Tah, Leno e soprattutto Sané, lasciati fuori dalla lista dei 23. Tuttavia, non è che Joachim Löw sia un uomo a cui si possa rimproverare qualcosa.
La Germania è stata la nazionale più continua dell'ultimo decennio in campo internazionale e continentale. E sono certo che i tedeschi difenderanno alla grande il titolo ottenuto in Brasile nel 2014. Occhi puntati su due davanti: Werner è al primo Mondiale, mentre Müller... sarà capace di superare Miro Klose nell'all-time list dei goleador in Coppa del Mondo?

L'obiettivo è chiaro per il Messico: dopo aver dominato facilmente la zona Concacaf delle qualificazioni e aver centrato l'obiettivo Russia 2018 con largo anticipo, il punto è di superare lo scoglio degli ottavi di finale, contro i quali la nazionale s'incaglia da tempo immemore (dal 1986, quando arrivò ai quarti prima di mancare Italia '90).
Le potenzialità ci sono, anche se il gruppo è un filo invecchiato: il Messico è alla 16° partecipazione al Mondiale e il c.t. Osorio si è dimostrato più che un ottimo tecnico. Passare il gruppo non dovrebbe essere difficile. La curiosità è soprattutto in un vecchio: a 39 anni, Rafael Márquez parteciperà al suo quinto Mondiale, come Carabajal, Matthaus e Buffon. Mancheranno invece i gioiellini Damn, Gutiérrez e Pizarro.

Dobbiamo esser sinceri: non mi sembra che la Svezia possa causare grossi problemi alle avversarie nel prossimo Mondiale. Un risultato positivo contro il Messico potrebbe sbloccare la grana qualificazione, ma non vedo il gruppo del c.t. Janne Andersson proseguire oltre il girone, dopo aver eliminato l'Italia nei play-off di novembre 2017.
Questo perché ad Andersson vanno riconosciuti molti meriti: ha riportato la Svezia al Mondiale dopo 12 anni, l'ha fatto senza Zlatan Ibrahimovic (che GIUSTAMENTE non ci sarà in Russia) e con un gruppo che è molto giovane e potrà migliorare. Tuttavia, mi sembra che - Forsberg a parte - manchi quel tocco di fantasia per sfangare un girone da tre gare.

Il regno di Shin Tae-young rischia di finire in rovina dopo esser iniziato in fretta. Come nel 2014, la qualificazione della Corea del Sud è stata tutt'altro che convincente, con il rischio di non arrivarci nemmeno alla fase finale del Mondiale. La striscia di nove partecipazioni continua (per ora), ma la squadra non sembra nel suo miglior momento storico.
Ci si muove tra vecchie glorie e nuova linfa, giovane e vitale, reduce dal Mondiale U-20 giocato in casa l'anno scorso. E poi? Poi c'è lui, il miglior giocatore asiatico, quel Son Heung-min che ha incantato con il Tottenham e dovrà coprire l'assenza di diversi giocatori, non convocati. Perché lasciare a casa Hong Jeong-ho, Kwon Chang-hoon, Nam Tae-hee e soprattutto uno come Lee Dong-gook sono mosse difficilmente comprensibili.

La Germania è apparsa tutt'altro che brillante, ma guai a sottovalutare i teutonici.


(continua domani...)

2018 FIFA World Cup - Goodbye My Lover (Parte I)

L'ultimo Mondiale. Come l'ultimo? Beh, l'ultimo che avrà un qualche senso. Dopo l'addio alla Confederations Cup, prepariamoci a salutare la Coppa del Mondo nel suo meglio. La forma simmetrica delle 32 squadre lascerà spazio a edizioni co-ospitate, all'aumento del 50% delle partecipanti e alla conseguente morte tecnica della competizione. Tuttavia, quello di Russia 2018 sarà un Mondiale eccitante: qui la prima parte della preview, con i gironi A, B e C.

Come ci eravamo lasciati? Con un gol decisivo ai supplementari.

Girone A - Russia, Uruguay, Egitto, Arabia Saudita

Ci sono squadre peggiori della Russia a questo Mondiale. Ci sono stati (e ci saranno, già nel 2022) padroni di casa meno forti di questa Russia. Ma nessuna nazione ospitante ha visto una gap così inversamente proporzionale tra il tanto tempo per prepararsi a una competizione così importante e le potenzialità nelle preview pre-Mondiale.
La Russia vede in prodigi mai sbocciati e giocatori riciclati il proprio top. Già la Confederations Cup dell'anno scorso ha lasciato poche certezze al c.t., lo Stanislav Cherchesov che due Mondiali l'ha anche giocati ('94 e 2002) e che ha la percentuale più bassa di vittorie nella storia dei c.t. della Russia (26,3%!).
Tra l'insano obiettivo delle semifinali, la figuraccia di Euro 2016 e l'infortunio di Kokorin, persino il compito di passare il gruppo è a rischio.

Quattro anni dopo il Mondiale 2014 (dove superò il girone di ferro, ma sbatté pesantemente contro la meravigliosa Colombia agli ottavi), l'Uruguay è all'ultimo giro di giostra per alcuni dei suoi giocatori più esperti. Gli stessi Cavani Suárez saranno in Qatar nel 2022? Intanto, però, la testa del girone non sembra in dubbio.
Per altro, la fortuna per la Celeste è che dietro sta crescendo una generazione molto interessante di nuove leve: oltre al già conosciuto Giménez (23 anni, già quasi 40 presenze con la nazionale!), ci sono Torreira, Nández, Bentancur, Laxalt e Maxi Gómez, oltre agli esclusi come Valverde (perché?), Lemos e Gastón Pereiro.

La finale di Coppa d'Africa persa nel gennaio 2017 poteva sembrare l'antipasto di un boccone più amaro, invece... alla fine l'Egitto ce l'ha fatta: potendo contare su un Mohamed Salah in forma da Pallone d'Oro e su un'organizzazione tattica rigidissima (forse anche troppo), i Faraoni si preparano a giocare il terzo Mondiale della loro storia.
Lo faranno sempre in Europa, dopo i due disputati in Italia (nel '34 e nel '90): a guidarli ci sarà Héctor Cúper, che per una volta si è tolto una soddisfazione invece di perdere l'ennesimo treno. Lo stint in Egitto ha rivitalizzato la sua carriera; in più, Essam El Hadary - portiere e capitano - dovrebbe diventare il giocatore più vecchio a scendere in campo per la fase finale di un Mondiale (45 anni!).

Tra l'affare (mal riuscito) con la federazione spagnola e i tre diversi c.t. in un solo anno solare, c'è da dire che il ritorno dell'Arabia Saudita a un Mondiale - a 12 anni da Germania 2006 - è fonte di poca soddisfazione. Il rischio serio è quello di una figuraccia, anche perché ci sono dei profili interessanti, ma l'ambiente pare sfilacciato.
Giocatori come Al-Dawsari e Al-Muwallad - che avrebbero (e possono) ben figurare in Russia - sono arrivati in condizioni pessime a questo Mondiale. Al di là di come finirà quest'avventura, il calcio saudita dovrà guardarsi in faccia e mostrare più serietà. Lo sa anche il c.t. Juan Antonio Pizzi, che nove mesi fa ha giocato una finale di Confederations Cup sulla panchina del Cile.

Quando campare di rendita è possibile, se hai davanti Edinson Cavani e Luis Suárez, 31 anni.

Girone B - Spagna, Portogallo, Marocco, Iran

La Spagna si presenta senza pressioni, con un gruppo parzialmente rinnovato e diverse certezze per il futuro. Forse, tra le grandi, è quella che assieme alla Germania sta meglio dal punto di vista del ricambio generazionale. Certo, l'eliminazione nel girone al Mondiale 2014 e quella per mano dell'Italia agli ottavi di finale di Euro 2016 spingono affinché le Furie Rosse arrivino almeno nelle Top 4. 
E possono farlo, visto che a centrocampo ci saranno l'ultimo Iniesta, (forse) gli ultmi Ramos, Piqué, e Silva, un de Gea in versione mostro e tanti, tantissimi potenziali campioni. Isco, Carvajal e Koke già lo sono, Asensio è in procinto di diventarlo e Odriozola e Vázquez potrebbero arrivarci. Ci si può persino permettere di lasciare a casa Marcos Alonso e Morata.

Il Portogallo arriva sereno a questo Mondiale 2018: il credito accumulato dopo Euro 2016 è ancora da spendere e in fondo non era nemmeno detto che i lusitani fossero a Russia 2018. Hanno passato tutto il girone di qualificazione dietro alla Svizzera, finendo per sorpassare gli elvetici proprio nell'ultima gara, allo scontro diretto.
Cristiano Ronaldo è (forse) all'ultimo Mondiale e anche diversi membri rappresentativi della nazionale - Quaresma, Pepe, Bruno Alves - sono all'ultimo giro. L'obiettivo alla portata è quello di passare il girone, per poi magari regalarsi un quarto di finale pescando un buon accoppiamento. Non c'è Rúben Neves ed è una (brutta) sorpresa.

Il Marocco ha già fatto un miracolo nell'esser qui. Ha eliminato la Costa d'Avorio, è tornato al Mondiale dopo vent'anni e ora spera solamente di fare bella figura, contando sulla propria solidità difensiva. Tutto grazie a Hervé Renard, che è uno che si merita - come riconoscimento alla carriera - la gioia di allenare a un Mondiale. 
Trionfatore in due Coppe d'Africa con due diverse nazionali (Zambia 2012 e Costa d'Avorio 2015), Renard ha sostanzialmente già vinto, tanto da potersi permettere di lasciare a casa due come Zakaria Labyad e soprattutto Sofiane Boufal. Molto dipenderà dalla forma di Mehdi Benatia, apparso appannato nel finale di stagione.

Tra i tecnici che arrivano al Mondiale con un credito immenso, c'è di sicuro Carlos Queiroz. Anzi, vado oltre: l'ex assistente di Sir Alex Ferguson è forse uno dei 4-5 tecnici che tornerà dalla Russia comunque con la reputazione intaccata, perché l'Iran è al secondo Mondiale di fila (da miglior asiatica del lotto) ed è un risultato straordinario.
Il Team Melli ha reputazione di squadra solida: se lo era quattro anni fa (l'Argentina ha avuto la meglio solo grazie a una magia di Messi al 90'), figuriamoci ora. C'è anche una generazione di giocatori - Azmoun, Rezaeian, Hajsafi, Ansarifard, Jahanbakhsh, Ghoochannejhad - che sarà fondamentale per il futuro post-Russia.

Andres Iniesta, 34 anni, all'ultima recita con la Spagna.


Girone C - Francia, Perù, Danimarca, Australia

La Francia deve necessariamente tirare fuori qualcosa da questo Mondiale. Non è nella situazione d'emergenza di Argentina e Brasile, ma in Russia arriverà un gruppo molto più maturo rispetto a quello che si è affacciato all'ultimo Mondiale. Le scelte sono andate nella direzione delle conferme, ma a leggere la lista degli assenti c'è un certo effetto.
Zouma, Kurzawa, Rabiot, Coman, Martial e Lacazette sono i principali, mentre tra i 23 ci sono poche sorprese: solo Benjamin Pavard è un'inclusione inaspettata, sebbene fosse stato già chiamato. Anche qui, l'obiettivo è la Top 4, perché la ferita della finale persa nell'Europeo di casa va cancellata in una qualche maniera. Se Deschamps non dovesse farcela, sarà addio? Zidane è libero...

Queiroz, Gómez, Löw... e poi? Quanti altri c.t. possono uscire da questo Mondiale con la propria reputazione intatta, al di là del risultato finale? Ricardo Gareca ci va molto vicino. Alla guida del Perù dal 2015, ha all'attivo un terzo posto nella Copa América 2015 e un'insperata qualificazione al Mondiale di Russia 2018.
Il ritorno della Blanquirroja alla fase finale di una Coppa del Mondo dopo 36 anni è un bellissimo evento, ma la nazionale peruviana è lì per andare avanti: il ritorno di Guerrero - che ha avuto finalmente il via libera dalla Fifa per disputare il Mondiale - è un altro motivo per spingere e provare a centrare gli ottavi. Sono dispiaciuto per le esclusioni di Benavente e Pizarro, che per motivi diversi avrebbero meritato la kermesse.

Attenzione ai danesi, attenzione alla squadra allenata da Åge Hareide, già autore di miracoli con il Malmö e il Molde. La Danimarca si è qualificata solo tramite gli spareggi, ma ha in squadra una quantità di talento impressionante, tanto che neanche l'infortunio di Bendtner diminuisce le loro potenzialità ai miei occhi.
I danesi hanno un "10" che vede e provvede, quel Cristian Eriksen che è cresciuto tanto dal 2010, quando giocò qualche scampolo in Sudafrica all'età di 18 anni. Poi ci sono tanti alla prima esperienza, che daranno tutto, come Kasper Schmeichel, Fischer, Delaney, Christiensen, Vestergaard e Dolberg. Nonostante l'hype per il Perù, li vedo come favoriti al secondo posto.

Gli unici due vincitori meritati di questa spedizione in Russia saranno un olandese e un samoano. L'olandese è Bert van Marwijk, che prima ha miracolosamente portato l'Arabia Saudita al Mondiale e poi si è stancato delle interferenze della federazione, decidendo di lasciare. Allenerà l'Australia e sarà comunque una ricompensa per il lavoro fatto.
Il samoano è Tim Cahill, che giocherà il suo quarto Mondiale (come Mark Milligan) e spera di segnare anche questa volta, sebbene il suo stint al Millwall sia stato tutt'altro che entusiasmante. La generazione che doveva crescere in Brasile nel 2014 è maturata, ha vinto la Coppa d'Asia, ma non è andata oltre. Ed è difficile che lo faccia questa volta.

La Francia spera di andare oltre il quarto di finale ottenuto all'ultimo Mondiale.

(continua domani...)

31.5.18

ROAD TO JAPAN: Taro Sugimoto (杉本太郎)

Buongiorno a tutti e benvenuti al quinto numero del 2018 per "Road to Japan", la rubrica che vi porta a scoprire i possibili talenti che sbocciano nel panorama giapponese. Oggi ci spostiamo a Tokushima, dove un prodigio cresciuto dai Kashima Antlers si sta lentamente imponendo, crescendo bene sotto la guida di Ricardo Rodríguez: Taro Sugimoto.

SCHEDA
Nome e cognome: Taro Sugimoto (杉本太郎)
Data di nascita: 28 dicembre 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.62 m
Ruolo: Trequartista
Club: Tokushima Vortis (2017-?)



STORIA
Nato nell'estrema coda del 1996 nella prefettura di Gifu, precisamente a Tajimi (famosa soprattutto per la produzione di un particolare tipo di ceramiche, le Mino ware), Sugimoto ha avuto modo di girare il Giappone. Fin da piccolo è stato notato per le sue capacità, tanto che non sono stati pochi i club che hanno messo gli occhi su di lui.
Passato per le formazioni giovanili di Nagoya Grampus e FC Gifu, Sugimoto si è poi iscritto a un liceo di Kani, città situata nella prefettura dov'è nato. Tuttavia, qualcun altro aveva messo gli occhi su di lui: i Kashima Antlers, da sempre attenti sul territorio nazionale, lo tesserano a soli 17 anni per inserirlo direttamente in prima squadra.
Non solo: dopo aver giocato un paio di gare con la selezione J. League U-22 (molto sotto-età per i suoi standard), Sugimoto riesce persino a esordire in campionato. Gioca due partite di fila subentrando a gara in corso sia sul campo degli Urawa Red Diamonds che contro i campioni uscenti del Sanfrecce Hiroshima.
A lanciarlo è Toninho Cerezo, che ha un certo intuito per i talenti. Qualcosa cambia, però, quando Cerezo viene esonerato: al suo posto c'è Masatada Ishii, promosso alla guida della prima squadra dal settore giovanile. Conosce bene Sugimoto, ma nel 2015 non gli concede troppo spazio: eppure il fantasista trova il primo gol da pro in Coppa dell'Imperatore.
Conscio delle potenzialità dei suoi giovani, Ishii ha poi dato molto più spazio a Sugimoto: 21 presenze e due reti nel 2016, ma il ragazzo si è reso conto di avere troppe stelle davanti. E allora si è trasferito in prestito a Tokushima, dove il Vortis ha appena ingaggiato Ricardo Rodriguez, voglioso di implementare il suo gioco di posizione.
Sugimoto è un elemento perfetto e così il ragazzo è cresciuto gradualmente, in un ambiente più tranquillo e con un buon maestro di calcio. Quest'anno si è anche preso il "10", dato che Junya Osaki si è trasferito al Renofa Yamaguchi e lui - seppur infortunato nelle ultime gare - promette benissimo.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non è solo bardato con il "10" da quest'anno, ma è un diez a tutti gli effetti: Sugimoto preferisce spaziare sulla trequarti, muoversi liberamente per poi concludere l'azione o magari trovare lo spazio giusto per servire un compagno. Ha delle capacità tecniche fuori dal comune (specialmente nel corto) e rappresenta alla perfezione il classico fantasista nipponico.
Fisicamente e atleticamente, deve ovviamente migliorare, specie se dovesse decidere un giorno di scavallare il continente e trasferirsi in Europa. Per il modo di giocare, è uno di quei giocatori che mi piacerebbe forse vedere di più in Sud America, magari in qualche club del calcio brasiliano. Persino la Nike si è accorta di lui...

STATISTICHE
2014 - Kashima Antlers: 4 presenze, 0 reti /  J. League U-22 Selection: 6 presenze, 0 reti
2015 - Kashima Antlers: 3 presenze, 1 rete
2016 - Kashima Antlers: 21 presenze, 2 reti
2017 - Tokushima Vortis: 41 presenze, 6 reti
2018 -  Tokushima Vortis (in corso): 9 presenze, 1 rete

NAZIONALE
La sfortuna è che non sarà disponibile - se non come fuori-quota - per le Olimpiadi di Tokyo 2020, dato che è nato nel dicembre '96 (quattro giorni out!). Nel frattempo, però, Sugimoto ha attratto l'attenzione delle nazionali giovanili: ha giocato il Mondiale U-17 nel 2013 ed è stato il miglior giocatore del campionato asiatico U-16 nel 2012.
Forse è un peccato non averlo visto con l'U-23 in questi anni, visto che il suo talento era già visibile. Quando lo potremo vedere in nazionale maggiore? Semmai questo dovesse accadere, tutto passerà dal ritorno in J1. Se sarà con il Tokushima Vortis o rientrando ai Kashima Antlers, questo potrà dircelo soltanto il futuro.

LA SQUADRA PER LUI
Chiunque abbia a disposizione uno scout concentrato sul mondo del Sud-Est asiatico, dovrebbe buttare un occhio sul ragazzo. Che è un classe '96, ma ha già diversa esperienza tra i professionisti ed è stato cresciuto da una delle scuole di calcio migliori in Giappone, ovvero quella residente a Ibaraki, dove sfornano professionisti con la P maiuscola.
Dove potrebbe andare Sugimoto? La Portuguese Liga sarebbe la destinazione migliore. Se c'è una lezione che ci hanno lasciato le avventure di Kanazaki e Nakajima al Portimonense - entrambi giocatori con un notevole QI calcistico -, è che quella lega lascia spazio al talento, libero di crescere. Proprio ciò che serve a Taro.

22.5.18

La Muralla.

Ci saranno due esordienti al prossimo Mondiale di Russia 2018. Se dell'Islanda sappiamo parecchio grazie alla recente partecipazione a Euro 2016 (e l'hype non li ha mai veramente abbandonati), diverso è il discorso per Panama. La qualificazione dei centro-americani ha raggiunto tutti grazie soprattutto al gol decisivo, siglato dal simbolo e capitano Román Torres.

Román Torres e la gioia incontrollabile dopo la qualificazione a Russia 2018.

Già, Román. Una leggenda assoluta, chiamato La Muralla dai suoi tifosi: un nomignolo piuttosto azzeccato, se pensiamo che il centrale panamense abbina 188 centimetri d'altezza e un corpo che è largo probabilmente il doppio. Statuario, pieno di muscoli e tatuaggi, Torres sembra uno di quei guerrieri che difendevano le terre centro-americane in una vita passata.
E pensare che non era scontata la presenza di Torres a questi livelli: la sua carriera è iniziata grazie al Chepo Fútbol Club, un club che oggi non esiste più e che ha avuto una vita di appena 17 anni. Fondato nel '99, il Chepo FC venne chiamato anche Proyecto 2000, con lo scopo di sviluppare giovani giocatori per il calcio di Panama.
Non è un caso che diversi giocatori visti in nazionale negli ultimi anni abbiano iniziato proprio dai Tigrillos: per Torres, dopo un breve passaggio al San Francisco Fútbol Club, la vera occasione arriva nel 2006, quando il centrale firma per il Cortuluá, squadra colombiana. Basta un anno perché un altro trasferimento, quello più importante.
Nel 2007, infatti, il difensore firma per La Equidad, club di Bogotà. Non è una società tra quelle più importanti del panorama locale, ma Torres vince una coppa nazionale e ha anche più occasioni di partecipare alla Copa Sudamericana. Non solo, perché qualche prestito lo porta anche in altre squadre, sempre legate all'America Latina.
Dopo ben otto anni di contratto con gli Aseguradores - intervallati dai prestiti all'Atlético Junior, all'Atlético Nacional e a uno strano triennio con i Millionarios, ma non come giocatore di proprietà -, Román spicca finalmente il volo all'estero. Alcune squadre inglesi si erano interessate a lui, ma gli affari non erano mai andati in porto.
Invece, il 2015 è l'anno buono per lasciare il continente latino. A 29 anni, Torres si trasferisce ai Seattle Sounders in Major Soccer League. Lo fa ad agosto, nel bel mezzo della stagione, ma ci mette poco a integrarsi in un calcio superiore, ma sempre in via di sviluppo come quello americano. Anzi, farà molto di più.
Dopo appena un mese, Torres si rompe il crociato anteriore e deve sostanzialmente rimanere fuori dal campo per ben nove mesi, rientrando solo nel giugno 2016. Meglio però, perché un suo rigore - nella lotteria dei penalty contro il Toronto FC, nella finale della MLS Cup - regala il titolo a Seattle e ai Sounders, capaci di vincerla per la prima volta. 

Leyenda.

Se raccontassimo però solo la carriera di club di Torres, saremmo riduttivi. Il centrale è infatti il simbolo della nazionale panamense, che può contare su un gruppo esperto - Blas Pérez, Luis Tejada, Jaime Penedo, Gabriel Gómez e Felipe Baloy, per fare qualche nome - pronto a prendersi una meritata ricompensa, partecipando al prossimo Mondiale.
La sua carriera con Los Canaleros è iniziata da lontano: Torres era infatti tra i ragazzi che parteciparono al Mondiale U-20 del 2005, quello in cui Messi si fa conoscere al mondo. La nazionale guidata allora da Victor Mendieta viene eliminata nel girone con Cina, Ucraina e Turchia, ma per Torres è l'inizio di una grande avventura.
Panama si fa notare soprattutto nella Gold Cup. La Marea Roja ha centrato il secondo posto nel 2005 e nel 2013, perdendo in entrambi i casi la finale contro gli Stati Uniti. Sono però due storie molto diverse: nel 2005, Torres è giovanissimo e Panama conta ancora su Jorge Dely Valdés, con i suoi che perdono solo ai rigori.
Diversamente va nel 2013, quando Panama elimina il Messico in semifinale e perde la finale per 1-0. E poi c'è il 2015 e il roblo, ovvero il furto della semifinale del 2015: un gol di Torres porta avanti Panama, ma un rigore inesistente - fischiato per un presunto fallo del capitano, con tanto di rissa e sospensione - porta la gara ai supplementari, dove il Messico vincerà.
E i Mondiali? Panama è cresciuta, ma è arrivata da lontano. Pensate che, nelle qualificazioni per Germania 2006, Los Canaleros arrivano ultimi nel girone finale, l'Hexagonal, con appena due punti conquistati. Nel percorso per Sudafrica 2010, Panama esce addirittura al primo turno, perdendo la doppia sfida con El Salvador per 3-2.
Nelle qualificazioni a Brasile 2014, invece, arriva un'altra beffa: con Stati Uniti, Costa Rica e Honduras già qualificate, Panama può qualificarsi per lo spareggio intercontinentale con una serie di risultati. Un Messico in crisi sta perdendo in Costa Rica, mentre Panama va in vantaggio contro gli USA con un gol di Tejada.
Sembra tutto fatto grazie alla differenza reti, se non fosse che Klinsmann e i suoi ragazzi hanno altre idee. Le reti di Zusi e Johansson spostano gli equilibri e mandano Panama all'inferno, mentre il Messico supererà agilmente la Nuova Zelanda in 180'. Il Mondiale sembrava maledetto per Panama, ma qualcosa è cambiato nell'ultimo percorso di qualificazione.
La crisi degli Stati Uniti ha rimesso in discussione certi equilibri. Mentre Messico e Costa Rica hanno veleggiato verso la Russia, USA, Panama e Honduras si sono giocati l'ultimo posto all'ultima giornata. Gli USA stanno perdendo in Trinidad, mentre Honduras stava facendo il suo battendo il Messico in casa.
E Panama? Sotto in casa contro la selezione costaricana. Il pareggio è arrivato con un gol-fantasma di Pérez, convalidato seppur la palla non avesse passato la linea. All'88' è ancora tutto fermo e ci vuole un miracolo: quel miracolo ha la forma e le sembianze di un guerriero, lanciatosi all'attacco. Torres realizza un gol storico e porta Panama in Russia.
Torres ha recentemente ricordato le emozioni che prova in vista dell'evento estivo in Russia: «Ho lavorato duro e ho sacrificato tante cose per essere al Mondiale, voglio esserci senza alcun dubbio». Del resto, una Coppa del Mondo con Panama, ma senza il suo capitano e leader, la sua Muralla, sarebbe riduttiva.

Román Torres, 32 anni, con la maglia dei Seattle Sounders.