21.2.19

J. LEAGUE ROUND-UP: Crescere (Part 2)

おはようございます!
Benvenuti alla nuova stagione in J. League: sarà il 27° anno in prima divisione, il 21° in seconda e il sesto per la terza categoria. E chissà che non sia la migliore di sempre, vista la tanta carne al fuoco che l'incombente annata proporrà. Volti nuovi, giovani in rampa d'ascesa, storie da raccontare: il 2019 sarà da ricordare. Ecco la prima parte di questa iper-preview.

La conferenza stampa di presentazione della stagione 2019 (via DAZN).

LE PREVISIONI

J1 League
Ci prepariamo forse alla stagione più bella nella storia della prima divisione nipponica, ma la favorita d'obbligo è una: il Kawasaki Frontale. I campioni in carica hanno vinto la Japanese Super Cup e puntano alla gloria continentale, ma non c'è dubbio che l'arrivo di Leandro Damião e la solidità mostrata sotto Oniki li mettano un filo avanti agli altri.
Dietro di loro, una serie di squadre che sperano di far bene per i motivi più disparati. C'è chi sarà impegnato in AFC Champions League, come Kashima Antlers e Urawa Red Diamonds: i primi dovranno rimediare ad alcune partenze, ma hanno una mentalità d'acciaio, vista in azione anche al Mondiale per club. I secondi, invece, contano sul tecnico Oswaldo de Oliveira per prolungare la forma del finale della scorsa stagione.
Un occhio va buttato anche al Nord, dove l'Hokkaido può finalmente sognare il titolo: persa la piazza d'onore - valida per l'ingresso in ACL -, il Consadole Sapporo ha chiuso la sua migliore stagione di sempre al quarto posto. Niente Champions, ma la rosa si è allargata e ora Petrovic può persino coltivare sogni di titolo, magari spezzando una sua personale maledizione.
E poi? Poi ci sono le grandi città, come Osaka e Yokohama. Il Gamba Osaka ha dato dei segnali importanti nel 2018, uscendo dalla zona retrocessione e resuscitando sotto Miyamoto: che siano loro il dark horse di questa stagione? Dall'altra parte, lo Yokohama F. Marinos è al secondo anno del progetto curato da Ange Postecoglou: l'anno scorso hanno sfiorato la retrocessione, ma i ragazzi guidati dal tecnico australiano vogliono di più in quest'annata.

Ange Postecoglou, 53 anni, al secondo anno del suo progetto Marinos a Yokohama.

Nel gruppone di mezzo, trovate la squadra che tutti i non-conoscitori di J. League segnalano come la più forte del campionato. Il Vissel Kobe - forte del progetto galattico di Mikitani, che ha aggiunto Villa a Iniesta e Podolski, oltre ad aver acquistato Nishi, Yamaguchi e Hatsuse - ha un attacco stellare, ma una mediana deboluccia e un pacchetto arretrato che non è certo da Top 4. Sarei sorpreso di vederli più in alto di questo.
Dietro di loro, il Nagoya Grampus spera di evitare l'andamento schizofrenico dell'anno scorso e di issarsi agevolmente a metà classifica. Per la squadra di Kazama vale lo stesso ragionamento del Vissel, seppur con minor stardom: l'enorme impatto offensivo non sembra poter reggere di fronte a un reparto arretrato meno stabile. Forse Jô sarà di nuovo capocannoniere, quello sì.
Alle loro spalle, mi sentirei di mettere due squadre di cui non si parlerà tanto in questa preview: il Cerezo Osaka si è notevolmente indebolito, ma proprio per questo piazzarsi a metà classifica sarebbe un buon risultato. Lotina è il tecnico giusto per far rendere adeguatamente una rosa indebolita; dall'altra parte, lo Shimizu S-Pulse ha cambiato qualcosa, ma ha guadagnato Elsinho e spera di salvarsi in anticipo.
Infine, due squadre dell'area del Kanto che vivranno però momenti notevolmente diversi. Se infatti l'11° posto sarebbe atteso, ma deludente per il FC Tokyo (che saluterà Takefusa Kubo a giugno e che ha fatto il mercato più deludente della J1), lo Shonan Bellmare viene da una stagione irripetibile e con i soldi del gruppo Rizap - nuovo proprietario del club - rischia seriamente di potersi stabilire in J1 come forza di metà classifica.

Dalla striscia positiva di metà anno alla quasi retrocessione: riusciranno i Nagoya Grampus a issarsi dalla zona retrocessione?

Questo gruppo, invece, dovrebbe preoccuparsi e guardarsi alle spalle. Il fatto di avere solo due posti per la retrocessione diretta - più uno per i play-off - dovrebbe lasciare un maggior spazio di manovra, ma queste sei squadre non devono stare tranquille per molteplici motivi.
Si parte dalla seconda miglior squadra della passata stagione: onestamente non mi aspetto il Sanfrecce Hiroshima ripetere l'incredibile annata del 2018, quando Jofuku e i suoi ragazzi sono arrivati ad avere due cifre di vantaggio in termini di punti sul Kawasaki, salvo buttar via tutto e completare l'annata con un finale terribile. Non ci sono stati grossi rinforzi e il preliminare di Champions League asiatica è stato un brutto aperitivo.
Diverso il problema per il Vegalta Sendai, che ha perso nuovamente alcuni giocatori durante l'inverno e spera ancora una volta di aver azzeccato il giusto mix per salvarsi e confermarsi in J1 per il decimo anno di fila. La speranza è sul mister, Susumu Watanabe, che è sottovalutato e ha fatto veramente un ottimo lavoro in questi anni.
Diverso il discorso dietro: molti vedono l'Oita Trinita come la vittima sacrificale di questa stagione e il loro reparto arretrato lascia parecchio a desiderare, ma il loro pacchetto offensivo e la guida di Tomohiro Katanosaka mi dà fiducia. Se la loro difesa si dimostrasse decente a questi livelli, si potrebbero salvare.
Diverso il discorso per il Matsumoto Yamaga, che è una squadra complessivamente più solida e che ha molte più speranze di rimanere in J1 rispetto alla prima annata nella massima divisione, datata 2015. L'allenatore è lo stesso, ma la spinta dei tifosi e i rinforzi arrivati in inverno potrebbero aiutare. E poi ci sono quelle che secondo me potrebbero andar giù.
Il Jubilo Iwata non ha fatto nulla durante quest'inverno: sette operazioni complessive sul mercato, Nanami confermato e sullo sfondo il play-out vinto contro il Tokyo Verdy a dicembre. A meno che i giovani non esplodano (Ogawa e Nakano su tutti), come possono cambiare il loro destino? Peggio va al Sagan Tosu, che non giocherà più quel football conservativo visto sotto Ficcadenti, ma non si sono rinforzati e Carreras mi pare una scelta poco ispirata.

L'Oita Trinita sembra destinato a retrocedere, ma ha tante risorse nel reparto offensivo.


J2 League
Nella rincorsa al ritorno in J1, c'è una squadra favorita sopra le altre: parliamo del Kashiwa Reysol, che ha deluso un po' tutti nel 2018, passando da club con possibilità persino di titolo a retrocessa eccellente. Tuttavia, il club ha trattenuto diversi asset fondamentali e ha riportato in panchina Nelsinho, quindi è certamente sopra le altre almeno sulla tabella di partenza.
Dietro di loro, vedo due club: da una parte il Tokushima Vortis, che - al terzo anno di gestione da parte di Ricardo Rodriguez - ha fatto un mercato interessante e propone sempre un gioco spumeggiante. Dall'altra, l'altra compagine appena retrocessa, il V-Varen Nagasaki, apparso solido e ora allenato da Makoto Teguramori.
Chi ha lasciato Nagasaki si è invece spostato a Saitama, sponda Omiya Ardija, che ha lasciato andare Masatada Ishii dopo una deludente stagione e si è affidato a Takuya Takagi, istituzione del V-Varen e ora col compito di riportare l'Omiya almeno ai play-off. Chiamato alla conferma anche lo Yokohama FC, che non ha ceduto nessuno e spera di ripetere l'ottima annata di cui è stato protagonista nel 2018.

Nelsinho Baptista, 68 anni, e la sua seconda esperienza al Kashiwa Reysol, pronta a iniziare.

Tra coloro che potrebbero sorprenderci, ci sono diverse squadre: a mio modo di vedere, Montedio Yamagata e Renofa Yamaguchi rappresentano due esperimenti interessanti, seppur con delle differenze. I primi hanno fatto un bel mercato, raccolto un buon ammontare di talento e sono allenati da un manager spesso sottovalutato come Takeshi Kiyama.
A Yamaguchi, invece, il luna park offensivo di Masahiro Shimoda - che aveva fruttato la testa della classifica fino alla cessione estiva di Onose al Gamba Osaka, ricordiamolo - ha cambiato interpreti in zone fondamentali del campo. Kudo si è infortunato, ma rappresenta una buona opzione per la J2, così come Tanaka dal Gifu. Basteranno a non modificare l'ecosistema offensivo?
Dietro di loro, il Ventforet Kofu si regge su un ottimo reparto avanzato: Junior Barros, Dudu, Peter Utaka, Koichi Sato e Hidetaka Kanazono. Personalmente mi è dispiaciuto l'addio di Nobuhiro Ueno, ma chissà. Assieme a loro un'altra delusa dalla passata stagione, l'Avispa Fukuoka, allenato da Fabio Pecchia e credo parecchio indebolito dopo la fine dell'era Ihara.
A completare questa potenziale catena di sorprese, due delle squadre che l'anno scorso arrivarono nelle prime sei, entrambe dalla capitale. Il Tokyo Verdy ha perso l'allenatore Lotina, ma la scelta di Gary White è la migliore per colmare le tante partenze che la rosa dovrà superare; dall'altra, il Machida Zelvia, che ha perso Hirato, ma si è rinforzato e soprattutto ha ancora il miglior manager della J2 2018, Naoki Soma.

Dostonbek Tursunov, 23 anni, un altro uzbeko pronto a giocarsi le sue chance in Giappone.

Nel gruppo di coloro che sperano di salvarsi senza troppi affanni (ricordiamo che ci sono due retrocessioni dirette anche quest'anno), sicuramente ci sono due giganti caduti che sperano di far meglio rispetto al 2018. Il primo è il JEF United Chiba, che ha cambiato diversi giocatori, ma non l'allenatore... e su Juan Esnaider - al terzo anno al JEF - mi tengo i miei dubbi.
Diverso il discorso per l'Albirex Niigata, che potrebbe avere qualche speranza in più di emergere dal gruppo di metà classifica. Gli acquisti sono interessanti, i giovani esplosi nel 2018 hanno in più d'esperienza e l'allenatore Koichiro Katafuchi - prima ad interim, ora confermato - ha fatto un'ottima seconda parte di stagione. Riuscirà a confermare quanto di buono ha fatto vedere?
Dietro di loro, Shigetoshi Hasebe spera di confermare il Mito HollyHock in quelle zone della classifica. L'anno scorso è stato probabilmente il migliore della storia del club per presenze allo stadio e risultati sul campo, ma sono cambiate diverse cose. A queste condizioni, è chiaro che mantenersi in J2 è la condizione minima.
Infine, due situazioni che più diverse non si potrebbe: da una parte il Kyoto Sanga, che ha un manager alla prima esperienza in solitaria (Ichizo Nakata) e dovrebbe dare alla vecchia capitale nipponica un motivo valido per entusiasmarsi per il calcio a quelle latitudini. Dall'altra, il Kagoshima United FC: neo-promosso, il club ha fatto un buon mercato e ha persino assunto Kim Jong-song, l'eroe che portato il FC Ryukyu in J2. Prevedo che possano salvarsi con largo anticipo.

Il Kagoshima United FC ai nastri di partenza, un'avventura da debuttante.

Tra le squadre candidate a occupare gli ultimi due posti, ci ho messo il FC Gifu, ma con un enorme asterisco, perché la squadra guidata da Takeshi Oki ha buone individualità e una proposta di gioco interessante: sono quelli elementi che probabilmente eviteranno una discesa che il club sembra rischiare ogni anno, salvo evitarla sempre.
A ruota, il Fagiano Okayama e l'Ehime FC: i primi hanno perso un'istituzione come Tetsu Nagasawa (l'uomo che li aveva portati ai play-off nel 2016) e dovranno ricostruire con un manager che non trovo così convincente. Dall'altra, a Ehime si teme l'arrivo del FC Imabari nel professionismo, eppure il club è riuscito miracolosamente a salvarsi nel 2018 grazie all'apporto di Kenta Kawai: il tecnico riuscirà a ripetere il miracolo?
Poi ci sono le ultime tre squadre, che stagliano sul fondo di questa preview per diversi motivi. Non avrei voluto metterci lo Zweigen Kanazawa - visto che la città meriterebbe di essere esposta il più possibile: un gioiello -, ma non so se Masaaki Yanagishita possa ottenere un'altra salvezza, visto quanto la rosa è uscita indebolita dal mercato.
Il discorso è diverso per il Tochigi SC, che ha il miglior marcatore di sempre in J2, ha fatto un discreto mercato e ha uno dei giocatori più eccitante della categoria (quel Kazuki Nishiya che l'anno scorso ha fatto benissimo da "10"). E anche la perdita di Yuji Yokoyama è stata impattata dall'arrivo di un manager preparato come Kazuaki Tasaka, però... il terreno di gioco è sempre in pessime condizioni e temo che il poco interesse locale per il club possa danneggiarlo a medio termine.
Infine, il FC Ryukyu, che è forse la squadra più a rischio per diversi motivi, tra cui non c'è la poca esperienza. Hanno perso il tecnico che li ha portati fin lì (dentro Yasuhiro Higuchi, che si è rifatto una verginità a Yokohama dopo il titolo perso con i Marinos nel 2013), hanno perso diversi giocatori-simbolo... ma chissà che l'enorme calderone di competenze portate in casa durante l'inverno - spuntano Koji Suzuki, Danny Carvajal e Keita Tanaka - possa fare il miracolo. Di sicuro, se il brand di football rimarrà lo stesso, ci divertiremo.

Ryoichi Maeda, 37 anni, pronto alla sua seconda stagione di sempre in J2.

J3 League
Sarà una stagione molto interessante per la J3 League, che vede ben tre nuove squadre, ovvero le due retrocesse e una neo-promossa. Non facciamo una vera e proprio graduatoria, ma citiamo qualche squadra. Nella corsa alla promozione, c'è una sola favorita, ovvero il Thespakusatsu Gunma, che ha fatto un mercato sontuoso per tornare in seconda divsione.
Alle sue spalle, un trio di squadre. La prima è il Kataller Toyama, che si è discretamente rinforzato e ha tenuto un buon tecnico come Ryo Adachi. La seconda è il Nagano Parceiro, che cerca di riprendersi dalle pesanti delusioni degli ultimi anni. La terza è una delle due retrocesse, ovvero il Roasso Kumamoto, che spera di regalare qualche soddisfazione ai suoi tifosi.
Nel gruppo delle squadre a rischio bassa classifica, invece, segnaliamo quattro casi. Il Fukushima United FC ha dovuto salutare diversi giocatori, tra cui Kazuto Ishido (storico capitano, ritiratosi) e Nildo (lasciato libero, un peccato). A seguire c'è il YSCC Yokohama, che non ha più né il tecnico né i giocatori che gli hanno fatto vivere 18 mesi sopra la media.

Kazuki Hara, 34 anni, ora al Roasso Kumamoto.

A seguire, c'è il Fujieda MYFC, guidato da Nobuhiro Ishizaki e soggetto all'ennesima rivoluzione invernale: dopo la terribile stagione 2018, il club ha bisogno di riprendersi. Infine, il Vanraure Hachinohe, neo-promosso dalla J3: non c'è la necessità di far bene fin da subito, ma il club allenato da Atsuto Oishi spera di ben figurare.

Infine, una riflessione sulla JFL: finalmente c'è stata una promozione, ma la speranza è che le evoluzioni non si fermino qui. Per ora la J3 è a 18 squadre con tre formazioni riserve: con la promozione di una tra FC Imabari, Tokyo Musashino FC e Nara Club, saremmo finalmente a 16 club per la terza divisione e forse ci si potrebbe liberare delle U-23.
Non solo, però, perché Tegevajaro Miyazaki e ReinMeer Aomori da qualche giorno si possono fregiare dello status iniziale nel 100-Year Plan, viatico per poi chiedere la licenza professionistica: che anche loro mirino alla scalata verso il professionismo? Lo scopriremo solo vivendo quest'annata. Buona J. League 2019 a tutti!

Yuichi Komano, 37 anni, e Hideo Hashimoto, 39, hanno rinforzato il FC Imabari.

20.2.19

J. LEAGUE ROUND-UP: Crescere (Part 1)

おはようございます!
Benvenuti alla nuova stagione in J. League: sarà il 27° anno in prima divisione, il 21° in seconda e il sesto per la terza categoria. E chissà che non sia la migliore di sempre, vista la tanta carne al fuoco che l'incombente annata proporrà. Volti nuovi, giovani in rampa d'ascesa, storie da raccontare: il 2019 sarà da ricordare. Ecco la prima parte di questa iper-preview.

La conferenza stampa di presentazione della stagione (via Japan Times).


IL MERCATO
Si fanno ancora sentire gli echi del maxi-accordo con DAZN, visto che la potenza di fuoco dei club della J. League è notevolmente aumentata. Persino club che non sono avvezzi a determinati colpi - penso al Kawasaki Frontale, al Consadole Sapporo o allo Shimizu S-Pulse - si sono potuti permettere colpi fuori dal proprio range. Sarà certamente eccitante vedere all'opera questi nuovi volti.

J1 League
Tra le tante squadre che hanno operato positivamente sul mercato, è stato difficile sceglierne tre. Pistola alla tempia, però, una prima copertina se la meritano i campioni in carica del Kawasaki Frontale. Molti penserebbero che il colpo maggiore sia quello di Leandro Damião, ma non è solo il centravanti brasiliano a nobilitare il contesto.
Toru Oniki sembra aver sostituito bene la partenza di Elsinho, visto che Maguinho promette bene e Mawatari è un colpo di cui si parla poco (il suo anno a Hiroshima ha cancellato la stagione da MVP a Tokushima?). Yamamura è un grimaldello necessario, ma in generale la squadra sembra molto più profonda, per cui pronta alla caccia dell'AFC Champions League.
L'Hokkaido Consadole Sapporo ha dato seguito alla grande stagione fatta nel 2018, dove ha ottenuto il miglior risultato di sempre in J1. Anzi, sarebbe potuto essere anche migliore, visto che dopo i primi 45' dell'ultima gara di campionato erano secondi; poi il pareggio del Sanfrecce Hiroshima li ha fatti scivolare in quarta posizione.
Ciò nonostante, la mancata qualificazione all'AFC Champions League potrebbe essere una blessing in disguise: senza l'impegno continentale e con una squadra rafforzata, a Sapporo possono sognare il titolo? Non lo escluderei, specie vista la lista di rinforzi: Musashi Suzuki, Iwasaki, la conferma di Komai, Nakano e Anderson Lopes sono ottime scelte.
Come ultimo club, avrei potuto premiare gli Urawa Red Diamonds o il rinnovamento a Yokohama, ma punto invece sull'Oita Trinita, dato da tutti non solo come retrocessa sicura, ma da ultima! Personalmente non capisco: la squadra ha un reparto arretrato inadeguato, ma la campagna di rafforzamento è stata notevole.
Quest'inverno all'Oita Dome sono arrivati - in prestito o a titolo definitivo - diversi giocatori interessanti:

Musashi Suzuki, 25 anni: back-up di Bothroyd o altra annata da rivelazione dopo Nagasaki?

Già la seconda parte del 2018 non è stata delle migliori per il FC Tokyo, che a metà stagione era la diretta rivale del Sanfrecce Hiroshima. Poi un crollo verticale delle prestazioni ha fatto scivolare la compagine della capitale nipponica al sesto posto, ma sembra improbabile che la squadra di Hasegawa possa ripetere questa corsa.
Anzi, ci sarebbe da guardarsi alle spalle: il mercato del FC Tokyo è stato forse il più deludente di tutti, a esclusione dell'arrivo di Kyosuke Tagawa dal Sagan Tosu. Con il rischio che però il giovane attaccante non trovi comunque spazio, chiuso da due attaccanti brasiliani. E Takefusa Kubo? A giugno sarà su un aereo diretto a Barcellona.
Stesse difficoltà per il Cerezo Osaka, che ha dovuto salutare diversi pezzi fondamentali del suo scacchiere: via Kenyu Sugimoto (agli Urawa Red Diamonds), via Kazuya Yamamura (ai campioni uscenti del Kawasaki Frontale) e via Hotaru Yamaguchi (riferimento di lungo corso, ma passato al progetto galactico del Vissel Kobe).
E chi è arrivato? Quasi nessuno. Dentro due stranieri -  Leandro Luis Desábato e Bruno Mendes - e diversi buoni mestieranti come Tokura, Okuno e Fujita. Ci sono delle consolazioni: l'arrivo di Miguel Ángel Lotina in panchina darà solidità al club, mentre profili come Souza, Kiyotake e Maruhashi sono ancora in rosa per garantire un minimo di qualità.
Last but not least, non capisco cosa stia succedendo al Jubilo Iwata. Avevo la sensazione che il sesto posto del 2017 fosse parte di una stagione in over-performing, ma il salto indietro è stato notevole: costretti ai play-out, i ragazzi di Hiroshi Nanami si sono salvati solo dopo una secca vittoria per 2-0 contro il Tokyo Verdy.
Purtroppo non sembra che il mercato abbia portato chissà quale consiglio. I movimenti sono stati al lumicino: quattro in entrata e tre in uscita, con l'arrivo del lussemburghese Gerson Rodrigues a movimentare l'ambiente. La mia speranza è che a questo punto una coppia di giovani come Koki Ogawa e Seiya Nakano si prenda la titolarità a scapito di Kawamata e Okubo.

Gerson Rodrigues, 23 anni, è il primo lussemburghese a giocare in J. League.

J2 League
Sembra incredibile, ma le tre squadre a essersi mosse meglio non sono tra le contendenti più chiaccherate per la promozione. Al massimo possono rivelarsi valide scelte per una corsa ai play-off: tra di esse, c'è sicuramente il Ventforet Kofu, che ha fatto un mercato di spicco, rinforzandosi soprattutto davanti.
Non tutti hanno Peter Utaka, Dudu, Kanazono, Koichi Sato e Junior Barros nel proprio pacchetto offensivo. Un peccato che non sia Nobuhiro Ueno a guidarli, visto che è stato lasciato andare. Poco male, però, perché le aggiunte di Yokotani, Uchida e Takeoka daranno anche un po' d'esperienza a una squadra che ne ha bisogno.
Che il terzo anno sia quello buono per il Tokushima Vortis di Ricardo Rodriguez? L'inverno ha visto tanti cambiamenti, ma è anche vero che ci sono stati diversi arrivi di livello, nonostante partenze che possano far male. Non avere la coppia Barral-Utaka sarà un colpo per il tecnico spagnolo, che però si può consolare con diversi movimenti di mercato.
La lista è lunga: Diego, Nomura, Kishimoto, Nagai, Kawata, Kiyotake, Bujis, Fujita e Akiyama. Tutti elementi che si riveleranno funzionali al gioco del manager spagnolo, che è riuscito pure a tenersi due playmaker unici come Sisinio e Ken Iwao. Non escluderei la promozione diretta a fine anno, ma tutti gli elementi dovranno esser al loro posto.
Infine, il Kagoshima United FC: promosso per la prima volta in seconda divisone dopo aver concluso la J3 alle spalle dei vicini del FC Ryukyu, il club ha pensato in grande. L'ha fatto in panchina, ma l'ha fatto anche sul mercato: confermato Sonoda dal Tokushima Vortis, Kim Jong-song potrà contare anche su altri rinforzi per costruire il suo luna park sotto il Sakurajima.
Dentro Rei Yonezawa, Yuichiro Edamoto, Noriyuki Sakemoto, Shunsuke Tsutsumi, Kohei Hattanda e Kazuya Sunamori: tutti nomi che hanno fatto esperienza dentro la piramide calcistica giapponese e che allungano la rosa, necessità di fronte a un campionato da 42 partite. Penso che il Kagoshima ci sorprenderà, salvandosi in anticipo grazie a questo mercato.

Atsushi Kawata, 26 anni: il no. 9 che cercavano a Tokushima?

Tra le squadre che si sono mosse peggio, c'è sicuramente il Tokyo Verdy. La smobilitazione c'è stata ed è inutile negarla: perdere i gol di Alan Pinheiro e Douglas Vieira avrà delle conseguenze, specie se non ci sarà la continuità tecnica garantita da Lotina sull'ultimo biennio. White è la scelta giusta per la successione, ma ripetere i play-off sarà dura.
Anche le partenze di capitan Ibayashi e Kagawa rischiano di indebolire quello che è stato un paradigma dei Verdy nell'ultimo biennio, ovvero la difesa (che è stata la seconda meno battuta, con soli 41 gol subiti nel 2018). Riusciranno i giovani a sopperire a questo rinnovamento? Lo scopriremo durante la stagione.
Seguono due casi simili tra loro: Zweigen Kanazawa ed Ehime FC possono contare su due guide tecniche che si sono rivelate solide - Masaaki Yanagishita nel primo caso, Kenta Kawai nel secondo -, ma non sappiamo quanto possa bastare per confermarsi in seconda divisione. C'è spesso tempo per aggiustare il tiro, ma non sempre è possibile.
Lo Zweigen ha perso Koichi Sato e Kiwara Miyazaki, liberandosi anche di ?, che ha scelto di trasferirsi in Corea del Sud. Basterà una squadra imbottita di prestiti, giovani e potenziali meteore (Giovanni Clunie, o la va o la spacca) a salvarsi? E riusciranno in casa Ehime a superare la perdita di alcuni senatori, come Jun Ando e Junki Koike?

Yoichi Naganuma, 21 anni, uno dei pochi volti nuovi a Ehime, in prestito dal Sanfrecce Hiroshima.

J3 League
Qui cerchiamo di esser più circoscritti: cito solo due squadre. Mi ha stupito il mercato del Thespakusatsu Gunma, in grandi difficoltà economiche giusto due anni fa, ma in grado quest'inverno di mettere insieme una corazzata per risalire in seconda divisione. Grazie alle mosse fatte in sede di mercato, mi sembrano i netti favoriti per la J3.
Basti guardare il reparto avanzato: Aoki, Tsuji, Okada, Kato e Nakamura. Una follia, nessuno si può neanche lontanamente paragonare a questa potenza di fuoco offensivo. Inoltre, la squadra si è ringiovanita - molti senatori hanno salutato, ritirandosi o passando ad altre categorie - e ha pure qualche innesto dalla cintola in giù.
Assieme al Thespa, considererei quanto fatto dal SC Sagamihara. La rivoluzione è stata notevole, ma ha portato un innalzamento della qualità-media, servendosi anche dell'esperienza di veterani come Inamoto, Tomisawa, Ito e Sueyoshi. Se anche solo uno dei tre brasiliani che hanno in squadra ingrana - con Joao Gabriel sempre presente -, potrebbero avere una chance per la promozione.
Note negative? Non mi sembra che il Gainare Tottori abbia dato seguito a quanto fatto nel 2018. La società non ha confermato l'allenatore che li ha portati al quarto posto, ha perso Kato e Leonardo - capo-cannoniere dell'ultima stagione -, il tutto senza averlo sostituito adeguatamente. Ha sì preso Misawa dal YSCC Yokohama, ma sembra poco.
Stessa cosa dalle parti della prefettura di Kagawa, dove il retrocesso Kamatamare Sanuki ha preferito impostare un mercato basato sulla gioventù e sui cavalli di ritorno (come Ryosuke Kojima, che l'anno scorso era al Maruyasu Okazaki). Non credo basterà a sognare un'immediata promozione in J2, ma forse sarà una strategia valida a medio-termine.

Shota Aoki, 28 anni, nuova arma a disposizione del Thespakusatsu Gunma.

LE PANCHINE
Anche qui andiamo con tre curiosità riguardanti panchine recentemente rinnovate, dividendoci tra ciò che ci incuriosirà con il passare della stagione e ciò che potrebbe rivelarsi una mossa avventata.

  • Non c'è un vero e proprio arrivo che entusiasmi in J1 League, ma vedere il Gamba Osaka in mano a Tsuneyasu Miyamoto fin dall'inizio potrebbe essere entusiasmante. Così come non mi stupirei nel vedere la squadra nerazzurra volare verso un improbabile titolo; eppure il mercato è stato buono, Miyamoto si è dimostrato capace e conosce benissimo l'ambiente. Sono molto curioso di vederlo all'opera per un'intera annata;
  • Ero indeciso tra lui e Kim Jong-son (passato da Ryukyu al Kagoshima United FC), ma l'arrivo di Gary White a Tokyo - sponda Verdy - attrae necessariamente attenzione. Dopo aver fatto miracoli con le nazionali di Guam e Hong Kong, il manager inglese arriva finalmente in J. League e lo fa con un club di grande tradizione. Per colmare i tanti profili persi sul mercato, non si poteva fare scelta migliore;
  • Ammetto che avrei parlato volentieri di Tetsu Nagasawa alla guida del FC Tokyo U-23, ma visto che non consideriamo l'esistenza delle squadre U-23, l'attenzione si sposta su Atsuto Oishi, che riparte quest'anno dal Vanraure Hachinohe. C'erano pochi allenatori migliori di Oishi liberi per guidare una squadra che debutterà nel professionismo; per anni il tecnico ha fatto miracoli al Fujieda MYFC, chissà che non si ripeta anche al Nord.
Tsuneyasu Miyamoto, 42 anni, è alla prova del nove con il Gamba Osaka.
  • Devo esser cieco, perché mi sembra che il Sagan Tosu - attacco stellare a parte: un trio formato da Shimaya, Torres e Kanazaki non è da tutti - mi sembra destinato a faticare clamorosamente nel 2019. E non vedo come la scelta di Lluís Carreras per la panchina debba migliorare questo scenario. La sua carriera iberica da allenatore sembra tutt'altro che positiva e l'affidamento dell'incarico all'ex Atlético Madrid sembra solo un modo per ingraziarsi i piaceri della stella indiscussa della squadra;
  • Per sostituire un'istituzione come Nagasawa - l'uomo che li ha portati ai play-off nel 2016 -, forse il Fagiano Okayama avrebbe potuto fare di meglio che scegliere Kenji Arima. Il nome del tecnico è legato inesorabilmente al terribile biennio allo YSCC Yokohama, arrivato ultimo con margine nelle prime due stagioni di J3. Il Fagiano è in continuo rinnovamento e cambiare allenatore sarà comunque complicato, sebbene il mercato non sia stato malvagio;
  • Lo YSCC Yokohama è notoriamente la squadra con il minor budget dell'intero arco professionistico. Così piccolo che potrebbe tranquillamente essere una squadra di JFL, visto che a Yokohama ci sono già due squadre. Eppure Yasuhiro Higuchi - ora al Ryukyu - ha fatto miracoli e ha cresciuto diversi talenti. La scelta per la successione - Yuki Stalph, ex giocatore tedesco di origini giapponesi con un passato al JEF United Chiba - potrebbe esser letale se l'ingranaggio non funzionasse al meglio, specie dopo le tante cessioni dell'ultimo inverno.
Kenji Arima, 46 anni, non è chiamato a un compito facile al Fagiano Okayama.

LA CHAMPIONS LEAGUE
Il Giappone è riuscito a tenersi il trofeo, con il Kashima Antlers che si è tolto il grosso peso di non aver mai vinto la competizione continentale. Nel farlo, gli Antlers hanno fatto anche una buona figura al Mondiale per club, prima che il ciclone Bale abbattesse qualunque sicurezza e di fatto rendesse la finale per il terzo posto un match facile per il River Plate.
Kashima Antlers e Urawa Red Diamonds sono sicuramente squadre da guardare, ma ancora più attenzione va posta al Kawasaki Frontale. A cosa saranno più interessati dalle parti del fiume Tama: un terzo titolo consecutivo - impresa riuscita solo al Kashima Antlers tra 2007 e 2009 - o finalmente la gloria sul massimo palcoscenico asiatico?
La quarta squadra rischiava di non esserci, perché il Sanfrecce Hiroshima ha rischiato tanto nei play-off. E nonostante un girone abbordabile - Guangzhou Evergrande, ma soprattutto Daegu FC e Melbourne Victory -, la squadra di Jofuku ha una brutta tradizione in ACL. Persino sotto Moriyasu i risultati non arrivavano mai: perché la tendenza dovrebbe cambiare con questo strano 2019?

Un rovinoso 0-0 per poco non esclude il Sanfrecce Hiroshima dalla fase a gironi. La squadra di Jofuku ha avuto la meglio del Chiangrai United solo ai rigori.

5.1.19

Winter is coming: la Coppa d'Asia 2019 (Parte 2)

Se il resto del mondo sembra viaggiare in direzione ostinata e contraria, ci sono due confederazioni che stanno facendo dei veri passi avanti nell'organizzazione delle proprie competizioni. Se la FIFA punta al Mondiale a 48 squadre già per il 2022 e la CONMEBOL invita squadre a caso per la Copa América, AFC e CONCACAF si comportano diversamente.

Se per la confederazione nord e centro-americana bisognerà attendere la prossima estate per vedere la nuova Gold Cup all'opera, la rinnovata versione della Coppa d'Asia - a 24 squadre e con un nuovo trofeo, seppur negli Emirati Arabi (che hanno qualche problemino di affluenza negli stadi) - promette molto bene.

Ecco la seconda parte della preview, con una revisione dei gironi D, E e F (in corsivo le mie qualificate, non mi pronuncerò sulle terze: meccanismo troppo complesso). In più, alcune considerazioni finali nell'ultima parte del pezzo.

Alireza Jahanbakhsh, 26 anni, stella dell'Iran di Queiroz.

Gruppo D - Iran, Iraq, Vietnam, Yemen

 Vado o non vado? Resto o non resto? Carlos Queiroz è stato in dubbio a lungo durante e dopo il Mondiale 2018. L'Iran ha fatto un figurone in Russia, rischiando persino di eliminare il Portogallo; proprio per questo, il Team Melli è tra i favoriti per la vittoria di quest'edizione. E il suo c.t. è uno dei motivi principali.
L'Iran pre-Queiroz ha sofferto enormi difficoltà, ma otto anni più tardi la squadra è tra le migliori d'Asia e viene da due Mondiali consecutivi giocati nel 2014 e nel 2018. La crescita è evidente, sia quella della squadra che quella dei singoli giocatori: pensate solamente alla carriera di ragazzi come di Ansarifard, Azmoun o Jahanbakhsh.
L'Iran è probabilmente la squadra con l'identità più definita, con i propri giocatori nel prime delle loro carriere e con uno dei migliori c.t. della competizione. Cosa potrebbe andar storto? Qualcosa può accadere, ma per me l'Iran è la nazionale favorita per alzare il trofeo il 1° febbraio.

 A distanza di quattro anni dalla partita più pazza della Coppa d'Asia 2015, l'Iraq ritrova l'Iran, stavolta nel girone. La crescita della nazionale si è un filo fermata, sebbene tornare a giocare negli impianti del proprio paese sia stata un'indubbia conquista. E anche la scelta del coach non mi sembra personalmente delle più felici.
Ricordo Srečko Katanec come uno dei primi ricordi legati alla mia squadra del cuore (la Sampdoria), ma la sua carriera da selezionatore mi sembra tutt'altro che fulgida. Quattro anni grigi con la Slovenia, poco o niente con gli Emirati Arabi; l'ultimo risultato di successo è proprio con la Slovenia, quando la portò a Euro 2000 e al Mondiale 2002.
Su cosa si possono poggiare le speranze dell'Iraq? Sostanzialmente su una certa tradizione, su alcuni giocatori di livello (il promettente Mohanad Ali, Ali Adnan, Ahmed Yasin) e su un gruppo ringiovanito dopo la mancata qualificazione a Russia 2018.

 Se questo torneo non fosse stato a 24 squadre, avrei rischiato un pronostico: il Vietnam sopra l'Iraq. Perché la crescita del paese dal punto di vista calcistico è nettissima: laureatasi campione nell'AFF Championship del 2018, la nazionale del Sud-Est asiatico rischia di essere una delle maggiori sorprese di questo torneo.
Molto del merito va a Park Hang-seo, di cui ho già scritto su MondoFutbol.com al tempo della loro incredibile avventura negli Asian Games dell'anno scorso. Non solo, perché ci sono giocatori interessanti come Trần Đình Trọng e soprattutto Nguyễn Quang Hải, di cui ho già scritto qui in un recente Under The Spotlight.

 Lo Yemen è già felice di esser qui, dato che nel 2014 era al 186° posto del ranking FIFA. La qualificazione non è stata una sorpresa - nel terzo round di qualificazione era chiaro che ci fosse una chance -, ma data l'incredibile situazione di guerriglia che il paese vive... è un risultato straordinario. Tuttavia, un twist finale doveva esserci.
Sono rimasto sorpreso di non ritrovare l'etiope Abraham Mebratu alla guida della squadra, mentre il suo sostituto sarà Ján Kocian, che ha una carriera da giocatore di tutto rispetto, ma non mi è sembrato allo stesso livello da manager. Unica speranza? Se lo Yemen arrivasse secondo e l'Arabia Saudita vincesse il suo girone, sarebbe pazzesco.

Salman Al-Faraj, 29 anni, una delle note positive dell'Arabia Saudita al Mondiale,

Gruppo E - Arabia Saudita, Qatar, Libano, Corea del Nord

 L'Arabia Saudita ha vissuto su un otto volante emozionale nell'ultimo anno e mezzo: dal glorioso ritorno al Mondiale dopo 12 anni d'assenza grazie al lavoro di Bert van Marwijk all'addio del c.t. olandese, passando per l'inglorioso intermezzo di Edgardo Bauza e l'arrivo di Juan Antonio Pizzi, visto come una sorta di caso.
Eppure qualcosa di positivo in Russia si è visto, con l'Arabia Saudita capace di vincere l'ultima gara del girone con un buon calcio (seppur a un ritmo blando). Ci sono giocatori molto interessanti, come Al-Muwallad, Al-Faraj, Al-Dawsari e Al-Shahrani. Forse manca un centravanti per sperare nel trofeo finale, ma la testa del girone è un obiettivo fattibile.

 Chi segue questo blog sa dei mille dubbi che ho sull'avventura qatariota, partita con l'assegnazione del Mondiale 2022 e proseguita con l'implementazione dell'Aspire Academy e l'acquisto di diversi club. L'impressione è che qualche passo avanti ci sia stato, ma non quelli necessari per gli investimenti compiuti.
Il Qatar è a tre anni dal Mondiale e non sembra poter rientrare nell'élite del calcio asiatico, perché Giappone, Corea del Sud e Iran - senza contare l'Australia - sembrano lontane e irraggiungibili. Persino un santone da quelle parti come Jorge Fossati ha dovuto mollare a un certo punto, con il tecnico delle giovanili qatariote, Félix Sánchez, pronto a continuare l'andazzo.
C'è da dire che il Qatar ha ottenuto il miglior piazzamento della sua storia nel ranking Elo del dicembre 2018 (76° posto), sono arrivate vittorie prestigiose in amichevoli (contro Ecuador e Svizzera) e che alcuni profili sono interessanti (come Akram Afif). Mi tengo i miei dubbi e riparleremo di tutto il 31 dicembre 2022.

 A distanza di otto anni, il Libano è tornato alla Coppa d'Asia, pronto a vivere la sua seconda partecipazione alla Coppa d'Asia. Il merito va soprattutto a Miodrag Radulović, che lavora con la nazionale dal 2015 e ha portato la squadra a questa competizione per la prima volta tramite il percorso di qualificazione.
Non un'impresa facile, dato che l'ultima e unica partecipazione al torneo continentale risaliva al 2000; sono passati 19 anni e dubito che il Libano possa superare il gruppo, ma al tempo stesso questa squadra presenterà alcuni profili di valore (come il capitano Hassan Maatouk) e spera di poter centrare la prima vittoria di sempre (nel 2000 due pareggi e una sconfitta).

 La Corea del Nord è un punto interrogativo, se non altro perché il cambio in panchina - con l'addio di Andersen e l'arrivo di Kim Yong-jun (35 anni, era in campo nell'edizione 2011) - potrebbe aver compromesso la struttura del gruppo. Non è un caso che la Corea del Nord non sia riuscita a centrare la qualificazione all'EAFF E-1 Football Championship 2019.
Ci sono i soliti noti, come il capitano e portiere Ri Myong-guk; ci sono dei discreti profili, come Han Kwang-song e Pak Kwang-ryong; ci sono anche alcune assenze, come Pak Song-chol e An Byong-jun. Sarà la terza partecipazione di fila (la quinta assoluta in Coppa d'Asia), ma non vedo la Corea del Nord proseguire a lungo in quest'edizione.

Takumi Minamino, 23 anni, colonna tecnica di un Giappone in evoluzione.

Gruppo F - Giappone, Uzbekistan, Oman, Turkmenistan

 La recente notizia della mancanza di Shoya Nakajima - infortunato, sarà sostituito da Takashi Inui - lascia un pochino di rammarico per il Giappone. Ciò nonostante, la Nippon Daihyo è pronta ad affrontare l'edizione 2019 con una discreta dose di fiducia: il Mondiale è stato un intermezzo positivo e ora viene il bello.
Il rinnovamento - quello che sarebbe dovuto arrivare con Vahid Halilhodzic e che non si è mai visto - potrebbe esser iniziato sotto Hajime Moriyasu. Seppur le prime uscite in amichevoli siano state contro avversari di poco conto, il Giappone ha raccolto quattro vittorie e un pareggio con il Venezuela. Non male per un gruppo cambiato rispetto a un anno fa.
Hasebe e Honda si sono ritirati, Kawashima e Kagawa non sono più sul radar, mentre Shoji, Kosuke Nakamura e Nakajima non ci saranno. Qualora il Giappone riuscisse veramente a vincere la competizione nonostante il rinnovamento e le assenze -, ci troveremmo di fronte a un lavoro eccellente e a un'iniezione di fiducia per il prossimo Mondiale.

 La mancata qualificazione a Russia 2018 ha rappresentato un altro melodramma per l'Uzbekistan, un movimento calcistico solido, ma a cui manca una vera gratificazione. Il quarto posto del 2011 sembrava l'inizio di qualcosa, ma è mancato l'ultimo passo. E ora c'è da coltivare una nuova generazione, che si spera possa tenere un certo passo.
Per dire, l'Uzbekistan è stato in grado di fare meglio rispetto a movimenti calcistici che hanno speso molte più risorse - Cina e Qatar, per esempio -, ma ora c'è bisogno di un risultato. Se guardiamo il breve termine, l'arrivo di Hector Cuper è la mossa giusta. Personalmente non credo sia l'uomo migliore per far crescere i giovani, ma per puntare alle Top 4 negli Emirati... quello sì.
Non ci saranno molti senatori - Denisov, Haydarov, Tursunov -, così come non ci sarà un attaccante giovane e prolifico come Sergeev. Basteranno Rashidov, Ahmedov e Shomurodov a far brillare la nazionale di Cuper?

 Parliamo di un'altra nazionale che rischia di vedere i propri sogni infranti, soprattutto dopo aver appreso dell'assenza di Ali Al-Habsi, storico capitano e portiere della nazionale, nonché noto frequentatore del calcio inglese tramite la sua carriera. Il c.t. Pim Verbeek avrebbe fatto a meno di tale assenza, ma l'Oman dovrà superare questo problema.
Alla quarta partecipazione assoluta, l'Oman è ormai una presenza fissa come forza media dello scacchiere calcistico in Asia. Il calendario delle recenti amichevoli è stato molto positivo: l'Oman ha giocato 19 partite dal settembre 2017 e ne ha perse solamente due, vincendo per altro la Gulf Cup 2017. Potrebbero rivelarsi un ostico avversario nel girone.

 Come lo Yemen e il Kirghizistan, il Turkmenistan festeggia anche solo la presenza a questa competizione, la seconda in assoluto e la prima a distanza di 15 anni. La squadra allenata da Ýazguly Hojageldyýew sarà contenta anche di strappare un punto in un gruppo del genere e non è nemmeno detto che non ci riesca. 
La squadra conterà soprattutto sulla stella del gruppo, quel Ruslan Mingazow che da anni gioca in Repubblica Ceca e che ora potrà mostrarsi sul palcoscenico continentale.


Non me la sento di fare pronostici, mentre quello che posso fare è creare tre gruppi nei quali inserire altrettante squadre a seconda di come usciranno da questa competizione e delle aspettative di cui sono riposte.

A RISCHIO - Qatar, Cina, Corea del Sud
Per motivi diversi, nessuna delle tre può fallire nei suoi obiettivi per quest'edizione. Sarebbe particolarmente grave per le ultime due di queste tre squadre, visto che il Qatar lavora in vista del Mondiale 2022 e ha ancora un residuo spazio di sterzata.

IN CORSO D'OPERA - Iran, Thailandia, Australia
L'Iran deve cogliere l'attimo, ma il lavoro fatto da Queiroz porterà benefici anche per i prossimi 5-10 anni. La Thailandia ha dei giocatori molto interessanti, ma l'attitudine difensiva di Rajevac rischia di snaturare il loro marchio di calcio. L'Australia, invece, ha bisogno di capire come ripartire dopo un ciclo che ha dato molto, ma che ha svuotato i Socceroos dei propri interpreti principali.

IN FIDUCIA - Giappone, Vietnam, India
Sicuramente il Giappone ha dovuto iniziare un processo di rinnovamento a lungo rinviato, ma c'è molto entusiasmo e il potenziale è lì, a disposizione di Moriyasu. Il Vietnam viene da un bellissimo percorso nell'ultimo biennio e potrà solo fare esperienza negli Emirati; infine, l'India deve sfruttare questo ritorno per lanciare definitivamente il calcio nel proprio paese.



Winter is coming: la Coppa d'Asia 2019 (Parte 1)

Se il resto del mondo sembra viaggiare in direzione ostinata e contraria, ci sono due confederazioni che stanno facendo dei veri passi avanti nell'organizzazione delle proprie competizioni. Se la FIFA punta al Mondiale a 48 squadre già per il 2022 e la CONMEBOL invita squadre a caso per la Copa América, AFC e CONCACAF si comportano diversamente.
Se per la confederazione nord e centro-americana bisognerà attendere la prossima estate per vedere la nuova Gold Cup all'opera, la rinnovata versione della Coppa d'Asia - a 24 squadre e con un nuovo trofeo, seppur negli Emirati Arabi (che hanno qualche problemino di affluenza negli stadi) - promette molto bene. 
Ecco la prima parte della preview, con una revisione dei gironi A, B, e C (in corsivo le mie qualificate, non mi pronuncerò sulle terze: meccanismo troppo complesso).

Alberto Zaccheroni, 65 anni, pronto all'avventura con gli Emirati Arabi.

Gruppo A - Emirati Arabi Uniti, Thailandia, India, Bahrain

 A distanza di quattro anni da un'incredibile terzo posto in Australia, tutto sembra esser cambiato per gli Emirati Arabi Uniti. Il treno per la grande generazione è passato, niente Mondiale in Russia e niente da fare per Mahdi Ali, che ha dovuto rinunciare all'incarico dopo un fallimentare percorso verso Russia 2018.
L'attesa che questa squadra lasciava intravedere quattro anni fa è alle spalle e ora si spera che Alberto Zaccheroni - nuovo c.t. e vincitore di questa competizione nel 2011 - possa portare la squadra almeno alle semifinali, se non vincere. Ho dei seri dubbi al riguardo, sebbene il c.t. italiano si dica fiducioso sulla sua squadra.
Questa squadra ha un'età media piuttosto alta, con soli quattro U-23 su 23 convocati. Mancherà Omar Abdulrahman, uno dei giocatori più talentuosi del panorama asiatico, purtroppo infortunatosi nel novembre scorso. E non inganni l'ottimo percorso dell'Al-Ain al Mondiale per club: la Coppa d'Asia rischia di essere un brusco risveglio per la nazionale.

  A modo suo, anche la Thailandia rischia qualcosa a questa Coppa d'Asia. In realtà, si è formato un grosso hype per questa nazionale, ma le dimissioni di Kiatisuk Senamuang e l'assenza di Kawin Thamsatchanan - in una competizione falcidiata dagli infortuni di grosse e medie star - rischiano di rovinare i piani della Thailandia.
I giocatori che possono esser decisivi ci sono, come Chanathip Songkrasin e Teerasil Dangda, capaci di ritargliarsi uno spazio importanti in J. League, ma la nuova leadership del c.t. serbo Milevan Rajovac sembra aver imposto un impianto troppo conservativo per una squadra che invece si è evoluta soprattutto grazie al suo brand offensivo. Basterà?

 Non sembrava così scontato vedere l'India a questa competizione, alla quale torna a distanza di otto anni. Nel 2011, la nazionale indiana fece sostanzialmente da sparring partner per le rivali nel girone; stavolta, invece, l'obiettivo e il sogno sono quelli di passare il turno, sfruttando anche la nuova struttura della competizione.
Con la possibilità per le terze di passare il girone, l'India di Stephan Constantine - vero guru di questo miracolo calcistico - vorrebbe raggiungere gli ottavi di finale. Per dov'era il calcio indiano anche solo due-tre anni fa, sarebbe già un enorme successo. Molto dipenderà anche dalla classe di Sunil Chhetri, vero portabandiera del movimento indiano.

 Il Bahrain parte da fanalino di coda, anche perché la situazione nel paese non è migliorata e la golden generation - quella che per intenderci ha sfiorato la partecipazione al Mondiale 2010 - non è più nel prime dei suoi anni. La vera chiave potrebbe essere il c.t., quel Miroslav Soukup che ha portato la Repubblica Ceca U-20 quasi sul tetto del mondo e che ha aiutato lo Yemen a sopravvivere dal punto di vista calcistico per più di due anni.

L'Australia si appoggerà ancora su Robbie Kruse, 30 anni.

Gruppo B - Australia, Siria, Palestina, Giordania

 Già dall'addio di Ange Postecoglou - avvenuto appena raccolta la qualificazione a Russia 2018 -, avevo immaginato come il futuro dell'Australia sarebbe stato difficile. Postecoglou ha portato a termine un lavoro complicato: rinnovare la nazionale, superare il trauma dell'addio della miglior generazione di sempre e persino vincere la Coppa d'Asia in casa.
Gli è riuscito tutto, ma il cammino per qualificarsi al Mondiale 2018 è stato tremendo e ha messo a fuoco le difficoltà del calcio australiano di saper proporre nuovi talenti, capaci di eguagliare quelli della precedente generazione. E tutto è ancora più difficile se uno dei pochi in grado di farlo, come Aaron Mooy, si infortuna e deve saltare la Coppa d'Asia.
L'Australia può chiaramente passare il girone sotto la guida dell'esperto Graham Arnold, ma è IMHO quella che rischia di più tra le grandi di subire un grosso contraccolpo. Con Jedinak e Cahill ritiratisi prima della competizione e Arzani lasciato a casa, faccio fatica a trovare motivi di entusiasmo per i Socceroos.

 A proposito di Australia, chissà se la Siria avrà voglia di prendersi una rivincita. Molti dei giocatori che saranno negli Emirati per la Coppa d'Asia erano lì, a Sydney, quando in un pomeriggio d'ottobre i sogni di andare in Russia si sono infranti su un palo. Nei supplementari, all'ultimo minuto; eppure alcune cose sono cambiate da allora.
Il c.t. non è più Ayman Hakeem, ma il tedesco Bernd Stange, passato dal ritiro alla nuova esperienza con la Siria. E ora alcuni di quei ragazzi sono andati all'estero: mancherà lo storico capitano Firas Al-Khatib, ma Omar Kharbin e Omar Al-Soma sono pronti a prendere in mano la squadra. In cinque precedenti partecipazioni, la Siria non ha mai superato la fase a gironi: che sia la volta buona per provarci?

 Quattro anni possono cambiare diverse cose. La Palestina è arrivata alla prima storica qualificazione in Coppa d'Asia nel 2015, ma solo dopo aver vinto la Challenge Cup, una competizione riservata alle nazioni in via di sviluppo. La prima esperienza è stata un trauma, ma è arrivato il primo gol nella storia della competizione.
Nel 2019, la nazionale si ripresenta molto più esperta e pronta addirittura a sperare in un salto nelle ultime 16 (re-incrociando proprio la Giordania nel girone). Guidata dall'algerino Noureddine Ould Ali, la Palestina ha svolto una preparazione fitta, con diverse amichevoli. Basterà per superare il turno e sognare gli ottavi?

 La Giordania è diventata ormai una squadra abituata a presenziare a questa competizione. Dopo l'exploit del percorso di qualificazione a Brasile 2014 (quando sfidò l'Uruguay, pareggiando stoicamente nella gara di Montevideo), la nazionale guidata da Vital Borkelmans (ex assistente di Wilmots nel Belgio) spera di centrare la qualificazione al turno successivo.
I risultati delle ultime amichevoli non sono tra i più incoraggianti - otto gare giocate, una sola vittoria -, ma è anche vero che l'abitudine a certi palcoscenici potrebbe giocare a favore della Giordania, visto che è la loro ? partecipazione consecutiva. Personalmente attendo al varco Musa Al-Taamari, classe '97 molto promettente, al momento impegnato a Cipro con l'Apoel.

Hwang Ui-jo, 26 anni, ha vissuto un'annata straordinaria tra club e nazionale.

Gruppo C - Corea del Sud, Cina, Kirghizistan, Filippine

 Ci sono due nazionali che portano con sé una pressione spaventosa a questa Coppa d'Asia. Due tipi diversi di pressioni, but still... la Corea del Sud è una delle due. Dopo che molti hanno evitato la leva militare tramite il successo agli Asian Games dell'ultimo autunno, la logica vorrebbe che i Taeguk Warriors puntino dritti al successo.
Il trofeo continentale manca in Corea del Sud dal 1960; nel frattempo, diverse nazionali si sono imposte. Alcune, come il Giappone, han persino creato delle dinastie. Eppure alla Corea del Sud non mancano le stelle; molti direbbero Son Heung-min, io aggiungere Hwang Ui-jo, Jung Woo-young e Lee Jae-sung.
Se Uli Stielike è andato a un passo dal vincerla in Australia quattro anni fa, può Paulo Bento riuscire dove altri hanno fallito? Mi tengo i miei personali dubbi, ma è certa una cosa: con la situazione contingente, per la Corea del Sud è un'occasione d'oro. E se Son non dovesse esser decisivo, più di una domanda sarebbe da porre sulla sua capacità d'incidere a livello internazionale.

 Dicevamo della pressione? E che dire della Cina? Il gruppo scelto da Marcello Lippi - anche lui in fuga da quello che ormai sembra essere un paradiso in decadimento - è uno dei più vecchi della competizione e la situazione non sembra granché diversa da quattro anni fa, sebbene nel frattempo il calcio cinese abbia vissuto diverse situazioni.
Il terribile cammino per Russia 2018, l'addio di un c.t. che avrebbe dovuto costituire l'ossatura del futuro, l'incertezza sul futuro economico di uno scenario che sembra poco sostenibile... cosa ne sarà del calcio cinese dopo questa Coppa d'Asia? Un risultato negativo - che IMHO è un'eliminazione prima dei quarti di finale - potrebbe essere la spinta finale verso l'implosione (a meno che Wu Lei non salvi tutti un'altra volta).

 Ecco, nel caso del Kirghizistan bisogna essere onesti: parliamo di una delle poche squadre che potrebbe tornare a casa con tre sconfitte e aver comunque imparato qualcosa. La nazionale allenata da Aleksandr Krestinin - allenatore russo con un 48,8% di vittorie da quando è alla guida - ha fatto un miracolo a esserci.
Per altro, la federazione ha anche perseguito un pesante programma di naturalizzazione per rafforzarsi, soprattutto sulla sponda ghanese e tedesca. Viktor Maier si è fatto male prima della Coppa d'Asia, ma il Kirghizistan potrà contare su Daniel Tagoe, Vitalij Lux ed Edgar Behrnardt, tutti facenti parte della nazionale da diversi anni.

 Ciò che poteva essere un successo assoluto è diventato un esperimento a metà: le Filippine han sorpreso tutti, qualificandosi alla Coppa d'Asia sotto la guida di Thomas Dooley. Purtroppo, il tecnico statunitense non è stato confermato e al suo posto ci sarà Sven-Goran Eriksson, in un cambio che sembra soltanto una pensione dorata.
E che dire della gestione di Neil Etheridge, portiere che oggi gioca in Premier League, ma che non ci sarà in Coppa d'Asia con le Filippine? Una terribile mancanza, che mina molto del potenziale che la nazionale avrebbe portato negli Emirati. Sarà comunque una buona occasione per vedere all'opera Phil Younghusband, uno dei simboli nascosti del calcio asiatico.

Phil Younghusband, 31 anni, capitano e simbolo delle Filippine.

(continua domani...)

27.9.18

ROAD TO JAPAN: Hayato Nakama (仲間 隼斗)

Buongiorno a tutti e benvenuti al nono numero del 2018 per "Road To Japan", la rubrica che tenta di farvi scoprire talenti e giocatori che si stanno distinguendo nel panorama nipponico. Oggi ci spostiamo in una zona insolita del Giappone, Okayama: lì c'è il Fagiano, club di seconda divisione nel quale milita Hayato Nakama, una wild card non più giovanissima.

SCHEDA
Nome e cognome: Hayato Nakama (仲間 隼斗)
Data di nascita: 16 maggio 1992 (età: 26 anni)
Altezza: 1.70 m
Ruolo: Mezzala, esterno di centrocampo, box-to-box
Club: Fagiano Okayama (2018-?)



STORIA
Nato a Higashiagatsuma (prefettura di Gunma) nel maggio 1992, Hayato Nakama è stato per cinque anni nelle giovanili dei Kashiwa Reysol, uno dei vivai più floridi nell'ultimo decennio di calcio giapponese. Uno dei suoi compagni di squadra era Kosuke Taketomi, poi diventato giocatore della prima squadra e oggi agli Urawa Red Diamonds.
Tuttavia, il suo talento non è bastato ad aprirgli le porte nel top team, che per altro stava per cominciare la stagione che avrebbe portato il primo titolo nazionale a Chiba. Tuttavia, c'è chi ha notato il suo potenziale: il Roasso Kumamoto lo vuole, ma lui deve prima completare la cerimonia per il diploma e resta in panchina al debutto.
A credere in lui è Takuya Takagi, oggi tecnico storico del V-Varen Nagasaki, ma all'epoca al lavoro in quel di Kumamoto. Le prime due stagioni sono d'apprendimento, ma poi Nakama trova un posto da titolare e 10 gol in 72 presenze complessive con il Roasso. Tuttavia, lo attende un'avventura un po' più a nord, nella prefettura di Kagawa.
Lì gioca infatti il Kamatamare Sanuki, guidato da Makoto Kitano. La squadra si è appena salvata in un sanguinoso doppio relegation play-off contro il Nagano Parceiro. C'è bisogno di corsa, intelligenza tattica e applicazione: il profilo perfetto, visto che Nakama s'integra bene nel club e gli permette tre permanenze in J2 piuttosto tranquille.
In particolare, è il 2016 la stagione giusta per mostrarsi alla J2: Nakama realizza nove reti, ma soprattutto si dimostra duttile e funzionale alla causa del club. Viste le difficoltà di classifica, però, nell'ultimo inverno Nakama si è trasferito al Fagiano Okayama, dove sta confermando quanto di buono ha fatto vedere negli ultimi anni.

CARATTERISTICHE TECNICHE
La caratteristica peculiare di Nakama è la sua duttilità: il centrocampista non è mai stato solamente questo. Anzi, è stato in grado di adattarsi a diversi ruoli, specie nel periodo trascorso al Kamatamare. Partito come ala o esterno di centrocampo a Kumamoto, in quel di Kagawa è stato provato da "10", centravanti d'emergenza, mezzala. Un po' ovunque.
Ciò che sorprende di Nakama è l'ottima capacità di reazione e decision making rispetto alle sue doti naturali. Il centrocampista ha un discreto tiro, una buona lettura del gioco e una sufficiente tecnica, ma eleva il suo rendimento con l'intuito, la comprensione anticipata di come l'azione potrebbe svilupparsi da lì a pochi momenti.
Il tutto è avvenuto nonostante Nakama non abbia certo il fisico dalla sua: minuto ed esiguo, l'ex Roasso è però riuscito a imporsi in un campionato frenetico come la J2 League. E non è detto che in futuro non abbia finalmente la sua chance nel massimo campionato giapponese; in alternativa, riscriverà i libri dei record in J2 (quasi 250 gare all'attivo).

STATISTICHE
2011 - Roasso Kumamoto: 16 presenze, 1 rete
2012 - Roasso Kumamoto: 17 presenze, 1 rete
2013 - Roasso Kumamoto: 42 presenze, 6 reti
2014 - Roasso Kumamoto: 30 presenze, 4 reti
2015 -  Kamatamare Sanuki: 41 presenze, 4 reti
2016 - Kamatamare Sanuki: 40 presenze, 7 reti
2017 - Kamatamare Sanuki: 41 presenze, 2 reti
2018 - Fagiano Okayama (in corso): 31 presenze, 7 reti

NAZIONALE
In questo momento (e forse anche in futuro), la nazionale è un traguardo irraggiungibile per Hayama. Almeno per ora, rimanendo in una squadra di seconda divisione, sarà così: gli unici a esser convocati in nazionale nonostante la J2 sono stati i giocatori di Gamba Osaka e FC Tokyo nei rispettivi anni di purgatorio. Difficile che possa accadere per un ragazzo che gioca a Okayama.

LA SQUADRA PER LUI
Per Nakama, viene in mente un paragone eccellente, ma giusto per alcuni tratti: Shinji Kagawa. I due non condividono lo stesso ruolo, né la stessa età in cui sono potenzialmente andati via dal Giappone. Ma Kagawa - come Nakama ora - ha firmato per il Borussia Dortmund non da giocatore dominante in J1, ma da 21enne che aveva tante presenze in seconda divisione.
E allora un altro paragone può venire in mente, accostando Nakama stavolta a un ragazzo più giovane di lui: Yuya Toyokawa ha firmato per l'Eupen e sta impressionando in questi primi mesi in Belgio. Il talento scuola Antlers ha lasciato proprio Okayama per teoricamente tornare agli Antlers, salvo prendere un aereo per l'Europa. 
Nakama ha le potenzialità per il salto europeo, magari proprio in un campionato di seconda fascia come il Belgio. Il costo del suo cartellino e un eventuale proposta dal Vecchio Continente rappresentano un buon incrocio stellare per prendersi un centrocampista duttile e affidabile a pochi spicci.