Uno sguardo sul mondo calcistico, che sia italiano, europeo o internazionale. Per imparare a conoscere sempre meglio questo magnifico sport e le emozioni che ci regala.
«Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più» - Bill Shankly
Dopo due anni, ci siamo. Ancora, perché la Coppa d'Africa è l'unica competizione continentale - insieme alla Gold Cup - a disputarsi ogni due anni (e non quattro). Tuttavia, gli sconvolgimenti nelle gerarchie del calcio africano sono tali che comunque si arriva a qualche sorpresa: si riparte dalla Costa d'Avorio campione ai rigori contro il Ghana, ma è possibile - se non probabile - che ci ritroveremo con una novità il 5 febbraio prossimo.
Pierre-Emerick Aubameyang, 27 anni, simbolo e capitano del Gabon.
Girone A - Gabon, Burkina Faso, Camerun, Guinea-Bissau
Cinque anni dopo l'edizione co-ospitata con la Guinea Equatoriale, il Gabon balla da solo. Lo fa con un ragazzo che non è più una speranza, ma una star mondiale come Pierre-Emerick Aubameyang. La squadra è cresciuta come il movimento (vedi N'Dong e Lemina) e si spera di eguagliare i quarti di finale raggiunti nel 2012. L'unico dubbio? Il ct José Antonio Camacho, reduce da tre anni e mezzo d'inattività dopo la pessima esperienza con la Cina.
Dopo la finale raggiunta nel 2013, il Burkina Faso ha deluso le attese due anni più tardi, eliminata nella fase a gironi, dove spesso ha concluso la competizione nelle sue otto partecipazioni. Molti protagonisti di quella finale contro la Nigeria (tra cui il ct Paul Put) non ci sono più: si riparte da Pitroipa, Bancé (che personaggio) e Charles Kaboré, record-man per presenze e capitano dei Burkinabé.
Il Camerun è un grosso punto interrogativo. E lo rimarrà, perché il notevole potenziale viene superato dai casini della federazione, come dimostrato dall'esclusione di sette giocatori per quest'edizione (tra cui Eric Choupo-Moting e Joel Matip). Si riparte dal ct Hugo Broos e da quelli che ci saranno: Aboubakar, N'Koulou, Moukandjo, N'Jie. Dovrebbero passare, ma non mi stupirei se fallissero ancora (nelle ultime tre edizioni due mancate partecipazioni e un'uscita nella fase a gironi).
Un milione e mezzo di persone affacciate sull'Oceano Atlantico, che forse mai avrebbero sognato un traguardo del genere: Guinea-Bissau è alla prima partecipazione in Coppa d'Africa e sarà una vera e propria avventura. Qualcuno ha rifiutato la chiamata, ci sono giocatori soprattutto del campionato portoghese: dei 23 convocati, solo cinque hanno giocato una doppia cifra di partite internazionali, il massimo è 20! Il ct Baciro Candé avrà il suo da fare.
Girone B - Algeria, Tunisia, Senegal, Zimbabwe
Sono tra i grandi favoriti. In realtà, l'Algeria già due anni fa avrebbe potuto alzare il trofeo, ma la sconfitta nei quarti contro i futuri campioni della Costa d'Avorio ha interrotto qualunque velleità. Andato via Gourcuff, è arrivato Leekens: non il meglio, ma la squadra è il punto di forza. Nessuno ha in rosa Slimani, Mahrez (giocatore africano del 2016), Brahimi e tanti altri, potendosi permettere di lasciare a casa Feghouli. La top 4 sembra obbligatoria.
Sono lontani i tempi della tripla e consecutiva partecipazione al Mondiale: nel '98, a trascinare la Tunisia ci pensò proprio Henryk Kasperczak, che dal 2015 è tornato sulla panchina delle Aquile di Cartagine. Però la squadra non è la stessa e la Tunisia non ha fornito grossi segni di vita negli ultimi anni: se escludiamo qualche giocatore interessante - Abdennour, Mkasni, Khazri - c'è poco altro da segnalare.
Se c'è un dark horse che tanto scuro non è, quello è il Senegal. Due anni sono serviti a recuperare alcuni pezzi, sostituirne altri e a prendersi un ct come Aliou Cissé, capitano della generazione d'oro che arrivò a un passo dalle semifinali nel Mondiali 2002. Il resto lo fanno la squadra - Koulibaly, capitan Kouyaté, Keita Baldé, Mané, Kara Mbodji - e la motivazione, visto che il Senegal non supera i gironi dal 2006.
Squalificato dal percorso di qualificazione a Russia 2018, lo Zimbabwe può togliersi la soddisfazione di giocare la prima Coppa d'Africa in un decennio: sarà la terza partecipazione dopo il biennio 2004-06. Più che in un giocatore, la forza dei Warriors è soprattutto nel suo manager, quel Callisto Pasuwa che è un'istituzione in patria e ora ha riportato la nazionale alla competizione continentale.
Girone C - Costa d'Avorio, RD Congo, Marocco, Togo
La logica del campione in carica spesso funziona al contrario per la Coppa d'Africa. E non credo che la Costa d'Avorio sia un'eccezione: senza Hervé Renard, gli Elefanti dovranno riconfermarsi ad alto livello. Se sta crescendo una nuova generazione (Seri, Bailly, Kessiè) per sostituire chi ha lasciato (Romaric, Copa Barry, Doumbia, ma soprattutto Gervinho e Yaya Touré), la scelta di Micheal Dussuyer come nuovo ct è incerta (anche se con la Guinea ha fatto bene due anni fa). E il girone è tosto.
Delle quattro squadre in questo girone, è quella che ha subito meno sconvolgimenti, con il gruppo più solido e le prospettive meno impazzite. La RD Congo - arrivata terza due anni fa - non avrà Yannick Bolasie (infortunato) e Benik Afobe (naturalizzato, ma con i documenti sbagliati...), però il core del gruppo è lo stesso, con due anni d'esperienza in più. Inoltre, c'è Florent Ibengé, probabilmente uno dei migliori tecnici africani, che ha anche vinto l'African Nations Championship nel 2016.
Ammetto che ero pronto a dare il Marocco nelle top 4, contro tutto e tutti. Purtroppo le ultime notizie - con gli infortuni di Belhanda e Tannane, che salteranno la coppa, a cui si è aggiunta l'assenza devastante di Sofiane Boufal - mettono i magrebini in difficoltà. Non mi sentivo di escludere l'upset sulla Costa d'Avorio - a causa dell'esclusione dall'edizione di due anni fa per il virus ebola (il Marocco che avrebbe dovuto ospitare l'evento) e per Hervé Renard - ma ora è dura. Forse impossibile pure per il ct francese.
Piccolo tra i leoni, il Togo punta a fare buona figura. Solo un 5-0 al Djibouti ha permesso alla nazionale di arrivare alla fase finale tra le migliori seconde: se le tue colonne sono due free agent - eccellenti, ma due disoccupati come Agassa e Adebayor - qualcosa non va. La panchina, però, è uno spettacolo: Claude Le Roy è alla sua nona Coppa d'Africa con sei nazionali diverse. Come non amarlo?
Girone D - Ghana, Mali, Egitto, Uganda
Assieme all'Algeria, il Ghana è una di quelle squadre in danger zone per quest'edizione: il talento c'è, ma qualcosa sembra frenare l'alchimia e le possibilità di vincere. Nel caso delle Black Stars, la generazione d'oro sembra passata e il Ghana non cresce alla stessa velocità di prima. La squadra ha i soliti volti noti, tra cui quell'Avram Grant che si sarà stancato di perdere finali. Così come il Ghana: nelle ultime cinque edizioni, altrettanti posizioni nella top 4.
Ricostruire: questa è la chiave per il Mali. Guidati da Alain Giresse (tornato al ruolo di ct dopo due anni), la squadra ha solo due over-30, ha lasciato alle spalle Seydou Keita e la miglior generazione della sua storia. Difficile passare questo gruppo.
L'Egitto ha vissuto un decennio difficile: dopo i tre titoli continentali tra 2006 e 2010, la nazionale si è rialzata dopo tempi difficili per la situazione del paese. Ora con Héctor Cúper - rinato dopo una serie di terribili avventure dopo la discesa iniziata con l'Inter - l'Egitto sembra in corsa persino per vincere la Coppa d'Africa (mancava dal 2010!) e tornare ai Mondiali dopo 28 anni.
Gruppo giovanissimo (solo due over-30 e 12 U-23!), l'Uganda torna in Coppa d'Africa dopo 39 anni e un secondo posto nel 1978. Merito di Milutin Sredojević, tecnico serbo che ha riportato le Cranes alla competizione continentale. Non credo abbiano chance di passare il girone, ma chiunque incontrerà l'Uganda faticherà, perché sono una squadra interessante.
Come al solito, giochino dei pronostici: nel 2013 avevo previsto la finale Costa d'Avorio-Ghana (fu Nigeria-Burkina Faso), due anni fa Camerun-Algeria (fu Costa d'Avorio-Ghana). Sbaglierò di nuovo, già lo so. Però mi diverto troppo, quindi ecco come si formerebbero gli eventuali quarti di finale:
Gabon-Algeria / Egitto-Costa d'Avorio
Senegal-Camerun / RD Congo-Ghana
L'Algeria eliminerebbe i padroni di casa, mentre l'Egitto farebbe fuori i campioni in carica. L'altra semifinale vedrebbe di fronte un Senegal capace di superare il Camerun e la RD Congo, magari capace dell'upset sul Ghana. Le semifinali andrebbero così:
Algeria-Egitto
Senegal-RD Congo
Una finale Egitto-Senegal? Visti i miei precedenti, ne dubito. Ma sarebbe bello: l'Egitto dimostrerebbe di esser rinato dopo gli ultimi e terribili sette anni, mentre il Senegal cercherebbe l'assalto alla prima Coppa d'Africa della sua storia dopo aver vinto una sfida di grosso prestigio. Buona Coppa d'Africa a tutti!
Buongiorno a tutti e benvenuti al primo (e anticipato) numero di "Under the Spotlight", la rubrica con la quale scopriamo i talenti che crescono in giro per il mondo. Oggi parliamo di un portiere, di uno che ha avuto come garante Samuel Eto'o e che è cresciuto nell'universo Barcellona. A 21 anni, Fabrice Ondoa è un riferimento per la sua nazionale.
SCHEDA
Nome e cognome: Joseph Fabrice Ondoa Ebogo
Data di nascita: 24 dicembre 1995 (età: 21 anni)
Altezza: 1.85 m
Ruolo: Portiere
Club: Sevilla Atlético (2016-?)
STORIA
Nato nel dicembre '95, Ondoa è uno dei protegè di Samuel Eto'o, che nel 2009 si è appena trasferito dal Barcellona all'Inter. Tuttavia, la sua accademia a Yaoundè produce discreti talenti: tra questi, Ondoa è un portiere che milita nell'academy dell'attaccante dal 2006 al 2009, quando il Barcellona lo prende, battendo la concorrenza dell'Atlético Madrid.
Cinque anni nella Masia sono tanti, ma alla fine il camerunense riesce ad accedere alla squadra riserve del Barcellona dopo aver vinto la Youth League. Arriva persino il rinnovo fino al 2017, come se il Barca pensasse di aver trovato l'ideale successore di Victor Valdes. Poi gli arrivi di Bravo e ter Stegen hanno sostanzialmente tolto spazio ai giovani in quel ruolo.
Non è andata meglio con il Barca B: una sola presenza nel 2014-15, ad agosto, contro il Sabadell. Addirittura la squadra è retrocessa dalla Liga Adelante, scendendo nuovamente in terza divisione. Lì Ondoa ha trovato un filo di spazio in più (cinque presenze), ma non la continuità di cui aveva bisogno. E allora addio Barca, tanto da rescindere il contratto.
Allora Ondoa firma fino al giugno 2019 con il Gimnàstic di Tarragona, che milita in Liga Adelante e forse gli può dare più spazio. In realtà, il Nastic è in corsa per la promozione e lo relega in panchina. Così quest'anno è arrivato il prestito al Siviglia-B (con opzione di riscatto), anch'esso in cadetteria, ma per ora zero presenze sono un dato misero per Ondoa.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Non è la prima volta che il Camerun produce discreti portiere: Thomas N'Kono, Jacques Songo'o e Carlos Kameni sono solo degli esempi di come questo paese incastrato sull'Oceano Atlantico possa regalare grandi talenti o persino campioni. Ondoa segue questa dinastia e ci sono alcune chance che possa continuarla onorevolmente.
Fisicamente sembra maestoso, anche se la tecnica deve ovviamente subire qualche progresso. Se sotto quel punto di vista può sembrare grezzo, Ondoa ha un'esplosività marcatamente africana, che lo porta a compiere miracoli e sciocchezze. Ma è proprio un lavoro attento su un ragazzo - che rimane un classe '95! - che nasconde un potenziale fenomeno.
STATISTICHE
2014/15 - Barcellona B: 1 presenza, 1 rete subita
2015/16 - Barcellona B: 5 presenze, 10 reti subite
2015/16 - Gimnàstic : 0 presenze, 0 reti subite
2016/17 - Sevilla Atlético (in corso): 0 presenze, 0 reti subite
NAZIONALE
Proprio il rendimento in nazionale fa crescere i rimpianti per Ondoa, che sta forse sbagliando qualche scelta di troppo nella sua carriera di club. Già, perché l'estremo difensore ha raccolto appena sei presenze da professionista, ma con il Camerun ha giocato ben 21 partite, di fatto diventando il titolare della sua nazionale.
La cosa è incredibile a tratti: perché mai un semi-pro dovrebbe sopravvanzare gente come Carlos Kameni? Beh, il portiere del Malaga non è più tra i convocati da un bel po' e un classe '95 cresce solo facendolo giocare. Il Camerun ha adottato quest'approccio sin dal 6 settembre 2014, quando Ondoa esordisce con una clean sheet contro la RD Congo.
In questi due anni, il Camerun è rimasto immerso nella confusione vista al Mondiale 2014, tra chiamate mancate e occasioni perse. Ha anche cambiato ct - da Volker Finke a Hugo Broos, passando per l'interim di Alexandre Belinga - ma Ondoa è rimasto un riferimento, giocando persino da titolare contro la Francia e nella Coppa d'Africa 2015.
Confermato nel roster per l'appuntamento 2017, Ondoa dovrà dimostrare di valere qualcosa. Anche perché l'altro fenomeno del calcio camerunense - quell'André Onana che sta facendo bene all'Ajax - sarà un avversario temibile.
LA SQUADRA PER LUI
Il fatto di aver giocato così poco nei club può in realtà essere un benefit sul mercato: quante storie potrà fare il Nastic per lasciarlo andare? Poche, in realtà. Una squadra piccola potrebbe puntarci, magari sfruttando anche lo status da spagnolo di Ondoa. Penso a qualche club di Serie B che potrebbe fare un colpaccio, visto che transfermarkt valuta il camerunense 300mila euro.