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21.2.19

J. LEAGUE ROUND-UP: Crescere (Part 2)

おはようございます!
Benvenuti alla nuova stagione in J. League: sarà il 27° anno in prima divisione, il 21° in seconda e il sesto per la terza categoria. E chissà che non sia la migliore di sempre, vista la tanta carne al fuoco che l'incombente annata proporrà. Volti nuovi, giovani in rampa d'ascesa, storie da raccontare: il 2019 sarà da ricordare. Ecco la prima parte di questa iper-preview.

La conferenza stampa di presentazione della stagione 2019 (via DAZN).

LE PREVISIONI

J1 League
Ci prepariamo forse alla stagione più bella nella storia della prima divisione nipponica, ma la favorita d'obbligo è una: il Kawasaki Frontale. I campioni in carica hanno vinto la Japanese Super Cup e puntano alla gloria continentale, ma non c'è dubbio che l'arrivo di Leandro Damião e la solidità mostrata sotto Oniki li mettano un filo avanti agli altri.
Dietro di loro, una serie di squadre che sperano di far bene per i motivi più disparati. C'è chi sarà impegnato in AFC Champions League, come Kashima Antlers e Urawa Red Diamonds: i primi dovranno rimediare ad alcune partenze, ma hanno una mentalità d'acciaio, vista in azione anche al Mondiale per club. I secondi, invece, contano sul tecnico Oswaldo de Oliveira per prolungare la forma del finale della scorsa stagione.
Un occhio va buttato anche al Nord, dove l'Hokkaido può finalmente sognare il titolo: persa la piazza d'onore - valida per l'ingresso in ACL -, il Consadole Sapporo ha chiuso la sua migliore stagione di sempre al quarto posto. Niente Champions, ma la rosa si è allargata e ora Petrovic può persino coltivare sogni di titolo, magari spezzando una sua personale maledizione.
E poi? Poi ci sono le grandi città, come Osaka e Yokohama. Il Gamba Osaka ha dato dei segnali importanti nel 2018, uscendo dalla zona retrocessione e resuscitando sotto Miyamoto: che siano loro il dark horse di questa stagione? Dall'altra parte, lo Yokohama F. Marinos è al secondo anno del progetto curato da Ange Postecoglou: l'anno scorso hanno sfiorato la retrocessione, ma i ragazzi guidati dal tecnico australiano vogliono di più in quest'annata.

Ange Postecoglou, 53 anni, al secondo anno del suo progetto Marinos a Yokohama.

Nel gruppone di mezzo, trovate la squadra che tutti i non-conoscitori di J. League segnalano come la più forte del campionato. Il Vissel Kobe - forte del progetto galattico di Mikitani, che ha aggiunto Villa a Iniesta e Podolski, oltre ad aver acquistato Nishi, Yamaguchi e Hatsuse - ha un attacco stellare, ma una mediana deboluccia e un pacchetto arretrato che non è certo da Top 4. Sarei sorpreso di vederli più in alto di questo.
Dietro di loro, il Nagoya Grampus spera di evitare l'andamento schizofrenico dell'anno scorso e di issarsi agevolmente a metà classifica. Per la squadra di Kazama vale lo stesso ragionamento del Vissel, seppur con minor stardom: l'enorme impatto offensivo non sembra poter reggere di fronte a un reparto arretrato meno stabile. Forse Jô sarà di nuovo capocannoniere, quello sì.
Alle loro spalle, mi sentirei di mettere due squadre di cui non si parlerà tanto in questa preview: il Cerezo Osaka si è notevolmente indebolito, ma proprio per questo piazzarsi a metà classifica sarebbe un buon risultato. Lotina è il tecnico giusto per far rendere adeguatamente una rosa indebolita; dall'altra parte, lo Shimizu S-Pulse ha cambiato qualcosa, ma ha guadagnato Elsinho e spera di salvarsi in anticipo.
Infine, due squadre dell'area del Kanto che vivranno però momenti notevolmente diversi. Se infatti l'11° posto sarebbe atteso, ma deludente per il FC Tokyo (che saluterà Takefusa Kubo a giugno e che ha fatto il mercato più deludente della J1), lo Shonan Bellmare viene da una stagione irripetibile e con i soldi del gruppo Rizap - nuovo proprietario del club - rischia seriamente di potersi stabilire in J1 come forza di metà classifica.

Dalla striscia positiva di metà anno alla quasi retrocessione: riusciranno i Nagoya Grampus a issarsi dalla zona retrocessione?

Questo gruppo, invece, dovrebbe preoccuparsi e guardarsi alle spalle. Il fatto di avere solo due posti per la retrocessione diretta - più uno per i play-off - dovrebbe lasciare un maggior spazio di manovra, ma queste sei squadre non devono stare tranquille per molteplici motivi.
Si parte dalla seconda miglior squadra della passata stagione: onestamente non mi aspetto il Sanfrecce Hiroshima ripetere l'incredibile annata del 2018, quando Jofuku e i suoi ragazzi sono arrivati ad avere due cifre di vantaggio in termini di punti sul Kawasaki, salvo buttar via tutto e completare l'annata con un finale terribile. Non ci sono stati grossi rinforzi e il preliminare di Champions League asiatica è stato un brutto aperitivo.
Diverso il problema per il Vegalta Sendai, che ha perso nuovamente alcuni giocatori durante l'inverno e spera ancora una volta di aver azzeccato il giusto mix per salvarsi e confermarsi in J1 per il decimo anno di fila. La speranza è sul mister, Susumu Watanabe, che è sottovalutato e ha fatto veramente un ottimo lavoro in questi anni.
Diverso il discorso dietro: molti vedono l'Oita Trinita come la vittima sacrificale di questa stagione e il loro reparto arretrato lascia parecchio a desiderare, ma il loro pacchetto offensivo e la guida di Tomohiro Katanosaka mi dà fiducia. Se la loro difesa si dimostrasse decente a questi livelli, si potrebbero salvare.
Diverso il discorso per il Matsumoto Yamaga, che è una squadra complessivamente più solida e che ha molte più speranze di rimanere in J1 rispetto alla prima annata nella massima divisione, datata 2015. L'allenatore è lo stesso, ma la spinta dei tifosi e i rinforzi arrivati in inverno potrebbero aiutare. E poi ci sono quelle che secondo me potrebbero andar giù.
Il Jubilo Iwata non ha fatto nulla durante quest'inverno: sette operazioni complessive sul mercato, Nanami confermato e sullo sfondo il play-out vinto contro il Tokyo Verdy a dicembre. A meno che i giovani non esplodano (Ogawa e Nakano su tutti), come possono cambiare il loro destino? Peggio va al Sagan Tosu, che non giocherà più quel football conservativo visto sotto Ficcadenti, ma non si sono rinforzati e Carreras mi pare una scelta poco ispirata.

L'Oita Trinita sembra destinato a retrocedere, ma ha tante risorse nel reparto offensivo.


J2 League
Nella rincorsa al ritorno in J1, c'è una squadra favorita sopra le altre: parliamo del Kashiwa Reysol, che ha deluso un po' tutti nel 2018, passando da club con possibilità persino di titolo a retrocessa eccellente. Tuttavia, il club ha trattenuto diversi asset fondamentali e ha riportato in panchina Nelsinho, quindi è certamente sopra le altre almeno sulla tabella di partenza.
Dietro di loro, vedo due club: da una parte il Tokushima Vortis, che - al terzo anno di gestione da parte di Ricardo Rodriguez - ha fatto un mercato interessante e propone sempre un gioco spumeggiante. Dall'altra, l'altra compagine appena retrocessa, il V-Varen Nagasaki, apparso solido e ora allenato da Makoto Teguramori.
Chi ha lasciato Nagasaki si è invece spostato a Saitama, sponda Omiya Ardija, che ha lasciato andare Masatada Ishii dopo una deludente stagione e si è affidato a Takuya Takagi, istituzione del V-Varen e ora col compito di riportare l'Omiya almeno ai play-off. Chiamato alla conferma anche lo Yokohama FC, che non ha ceduto nessuno e spera di ripetere l'ottima annata di cui è stato protagonista nel 2018.

Nelsinho Baptista, 68 anni, e la sua seconda esperienza al Kashiwa Reysol, pronta a iniziare.

Tra coloro che potrebbero sorprenderci, ci sono diverse squadre: a mio modo di vedere, Montedio Yamagata e Renofa Yamaguchi rappresentano due esperimenti interessanti, seppur con delle differenze. I primi hanno fatto un bel mercato, raccolto un buon ammontare di talento e sono allenati da un manager spesso sottovalutato come Takeshi Kiyama.
A Yamaguchi, invece, il luna park offensivo di Masahiro Shimoda - che aveva fruttato la testa della classifica fino alla cessione estiva di Onose al Gamba Osaka, ricordiamolo - ha cambiato interpreti in zone fondamentali del campo. Kudo si è infortunato, ma rappresenta una buona opzione per la J2, così come Tanaka dal Gifu. Basteranno a non modificare l'ecosistema offensivo?
Dietro di loro, il Ventforet Kofu si regge su un ottimo reparto avanzato: Junior Barros, Dudu, Peter Utaka, Koichi Sato e Hidetaka Kanazono. Personalmente mi è dispiaciuto l'addio di Nobuhiro Ueno, ma chissà. Assieme a loro un'altra delusa dalla passata stagione, l'Avispa Fukuoka, allenato da Fabio Pecchia e credo parecchio indebolito dopo la fine dell'era Ihara.
A completare questa potenziale catena di sorprese, due delle squadre che l'anno scorso arrivarono nelle prime sei, entrambe dalla capitale. Il Tokyo Verdy ha perso l'allenatore Lotina, ma la scelta di Gary White è la migliore per colmare le tante partenze che la rosa dovrà superare; dall'altra, il Machida Zelvia, che ha perso Hirato, ma si è rinforzato e soprattutto ha ancora il miglior manager della J2 2018, Naoki Soma.

Dostonbek Tursunov, 23 anni, un altro uzbeko pronto a giocarsi le sue chance in Giappone.

Nel gruppo di coloro che sperano di salvarsi senza troppi affanni (ricordiamo che ci sono due retrocessioni dirette anche quest'anno), sicuramente ci sono due giganti caduti che sperano di far meglio rispetto al 2018. Il primo è il JEF United Chiba, che ha cambiato diversi giocatori, ma non l'allenatore... e su Juan Esnaider - al terzo anno al JEF - mi tengo i miei dubbi.
Diverso il discorso per l'Albirex Niigata, che potrebbe avere qualche speranza in più di emergere dal gruppo di metà classifica. Gli acquisti sono interessanti, i giovani esplosi nel 2018 hanno in più d'esperienza e l'allenatore Koichiro Katafuchi - prima ad interim, ora confermato - ha fatto un'ottima seconda parte di stagione. Riuscirà a confermare quanto di buono ha fatto vedere?
Dietro di loro, Shigetoshi Hasebe spera di confermare il Mito HollyHock in quelle zone della classifica. L'anno scorso è stato probabilmente il migliore della storia del club per presenze allo stadio e risultati sul campo, ma sono cambiate diverse cose. A queste condizioni, è chiaro che mantenersi in J2 è la condizione minima.
Infine, due situazioni che più diverse non si potrebbe: da una parte il Kyoto Sanga, che ha un manager alla prima esperienza in solitaria (Ichizo Nakata) e dovrebbe dare alla vecchia capitale nipponica un motivo valido per entusiasmarsi per il calcio a quelle latitudini. Dall'altra, il Kagoshima United FC: neo-promosso, il club ha fatto un buon mercato e ha persino assunto Kim Jong-song, l'eroe che portato il FC Ryukyu in J2. Prevedo che possano salvarsi con largo anticipo.

Il Kagoshima United FC ai nastri di partenza, un'avventura da debuttante.

Tra le squadre candidate a occupare gli ultimi due posti, ci ho messo il FC Gifu, ma con un enorme asterisco, perché la squadra guidata da Takeshi Oki ha buone individualità e una proposta di gioco interessante: sono quelli elementi che probabilmente eviteranno una discesa che il club sembra rischiare ogni anno, salvo evitarla sempre.
A ruota, il Fagiano Okayama e l'Ehime FC: i primi hanno perso un'istituzione come Tetsu Nagasawa (l'uomo che li aveva portati ai play-off nel 2016) e dovranno ricostruire con un manager che non trovo così convincente. Dall'altra, a Ehime si teme l'arrivo del FC Imabari nel professionismo, eppure il club è riuscito miracolosamente a salvarsi nel 2018 grazie all'apporto di Kenta Kawai: il tecnico riuscirà a ripetere il miracolo?
Poi ci sono le ultime tre squadre, che stagliano sul fondo di questa preview per diversi motivi. Non avrei voluto metterci lo Zweigen Kanazawa - visto che la città meriterebbe di essere esposta il più possibile: un gioiello -, ma non so se Masaaki Yanagishita possa ottenere un'altra salvezza, visto quanto la rosa è uscita indebolita dal mercato.
Il discorso è diverso per il Tochigi SC, che ha il miglior marcatore di sempre in J2, ha fatto un discreto mercato e ha uno dei giocatori più eccitante della categoria (quel Kazuki Nishiya che l'anno scorso ha fatto benissimo da "10"). E anche la perdita di Yuji Yokoyama è stata impattata dall'arrivo di un manager preparato come Kazuaki Tasaka, però... il terreno di gioco è sempre in pessime condizioni e temo che il poco interesse locale per il club possa danneggiarlo a medio termine.
Infine, il FC Ryukyu, che è forse la squadra più a rischio per diversi motivi, tra cui non c'è la poca esperienza. Hanno perso il tecnico che li ha portati fin lì (dentro Yasuhiro Higuchi, che si è rifatto una verginità a Yokohama dopo il titolo perso con i Marinos nel 2013), hanno perso diversi giocatori-simbolo... ma chissà che l'enorme calderone di competenze portate in casa durante l'inverno - spuntano Koji Suzuki, Danny Carvajal e Keita Tanaka - possa fare il miracolo. Di sicuro, se il brand di football rimarrà lo stesso, ci divertiremo.

Ryoichi Maeda, 37 anni, pronto alla sua seconda stagione di sempre in J2.

J3 League
Sarà una stagione molto interessante per la J3 League, che vede ben tre nuove squadre, ovvero le due retrocesse e una neo-promossa. Non facciamo una vera e proprio graduatoria, ma citiamo qualche squadra. Nella corsa alla promozione, c'è una sola favorita, ovvero il Thespakusatsu Gunma, che ha fatto un mercato sontuoso per tornare in seconda divsione.
Alle sue spalle, un trio di squadre. La prima è il Kataller Toyama, che si è discretamente rinforzato e ha tenuto un buon tecnico come Ryo Adachi. La seconda è il Nagano Parceiro, che cerca di riprendersi dalle pesanti delusioni degli ultimi anni. La terza è una delle due retrocesse, ovvero il Roasso Kumamoto, che spera di regalare qualche soddisfazione ai suoi tifosi.
Nel gruppo delle squadre a rischio bassa classifica, invece, segnaliamo quattro casi. Il Fukushima United FC ha dovuto salutare diversi giocatori, tra cui Kazuto Ishido (storico capitano, ritiratosi) e Nildo (lasciato libero, un peccato). A seguire c'è il YSCC Yokohama, che non ha più né il tecnico né i giocatori che gli hanno fatto vivere 18 mesi sopra la media.

Kazuki Hara, 34 anni, ora al Roasso Kumamoto.

A seguire, c'è il Fujieda MYFC, guidato da Nobuhiro Ishizaki e soggetto all'ennesima rivoluzione invernale: dopo la terribile stagione 2018, il club ha bisogno di riprendersi. Infine, il Vanraure Hachinohe, neo-promosso dalla J3: non c'è la necessità di far bene fin da subito, ma il club allenato da Atsuto Oishi spera di ben figurare.

Infine, una riflessione sulla JFL: finalmente c'è stata una promozione, ma la speranza è che le evoluzioni non si fermino qui. Per ora la J3 è a 18 squadre con tre formazioni riserve: con la promozione di una tra FC Imabari, Tokyo Musashino FC e Nara Club, saremmo finalmente a 16 club per la terza divisione e forse ci si potrebbe liberare delle U-23.
Non solo, però, perché Tegevajaro Miyazaki e ReinMeer Aomori da qualche giorno si possono fregiare dello status iniziale nel 100-Year Plan, viatico per poi chiedere la licenza professionistica: che anche loro mirino alla scalata verso il professionismo? Lo scopriremo solo vivendo quest'annata. Buona J. League 2019 a tutti!

Yuichi Komano, 37 anni, e Hideo Hashimoto, 39, hanno rinforzato il FC Imabari.

20.2.19

J. LEAGUE ROUND-UP: Crescere (Part 1)

おはようございます!
Benvenuti alla nuova stagione in J. League: sarà il 27° anno in prima divisione, il 21° in seconda e il sesto per la terza categoria. E chissà che non sia la migliore di sempre, vista la tanta carne al fuoco che l'incombente annata proporrà. Volti nuovi, giovani in rampa d'ascesa, storie da raccontare: il 2019 sarà da ricordare. Ecco la prima parte di questa iper-preview.

La conferenza stampa di presentazione della stagione (via Japan Times).


IL MERCATO
Si fanno ancora sentire gli echi del maxi-accordo con DAZN, visto che la potenza di fuoco dei club della J. League è notevolmente aumentata. Persino club che non sono avvezzi a determinati colpi - penso al Kawasaki Frontale, al Consadole Sapporo o allo Shimizu S-Pulse - si sono potuti permettere colpi fuori dal proprio range. Sarà certamente eccitante vedere all'opera questi nuovi volti.

J1 League
Tra le tante squadre che hanno operato positivamente sul mercato, è stato difficile sceglierne tre. Pistola alla tempia, però, una prima copertina se la meritano i campioni in carica del Kawasaki Frontale. Molti penserebbero che il colpo maggiore sia quello di Leandro Damião, ma non è solo il centravanti brasiliano a nobilitare il contesto.
Toru Oniki sembra aver sostituito bene la partenza di Elsinho, visto che Maguinho promette bene e Mawatari è un colpo di cui si parla poco (il suo anno a Hiroshima ha cancellato la stagione da MVP a Tokushima?). Yamamura è un grimaldello necessario, ma in generale la squadra sembra molto più profonda, per cui pronta alla caccia dell'AFC Champions League.
L'Hokkaido Consadole Sapporo ha dato seguito alla grande stagione fatta nel 2018, dove ha ottenuto il miglior risultato di sempre in J1. Anzi, sarebbe potuto essere anche migliore, visto che dopo i primi 45' dell'ultima gara di campionato erano secondi; poi il pareggio del Sanfrecce Hiroshima li ha fatti scivolare in quarta posizione.
Ciò nonostante, la mancata qualificazione all'AFC Champions League potrebbe essere una blessing in disguise: senza l'impegno continentale e con una squadra rafforzata, a Sapporo possono sognare il titolo? Non lo escluderei, specie vista la lista di rinforzi: Musashi Suzuki, Iwasaki, la conferma di Komai, Nakano e Anderson Lopes sono ottime scelte.
Come ultimo club, avrei potuto premiare gli Urawa Red Diamonds o il rinnovamento a Yokohama, ma punto invece sull'Oita Trinita, dato da tutti non solo come retrocessa sicura, ma da ultima! Personalmente non capisco: la squadra ha un reparto arretrato inadeguato, ma la campagna di rafforzamento è stata notevole.
Quest'inverno all'Oita Dome sono arrivati - in prestito o a titolo definitivo - diversi giocatori interessanti:

Musashi Suzuki, 25 anni: back-up di Bothroyd o altra annata da rivelazione dopo Nagasaki?

Già la seconda parte del 2018 non è stata delle migliori per il FC Tokyo, che a metà stagione era la diretta rivale del Sanfrecce Hiroshima. Poi un crollo verticale delle prestazioni ha fatto scivolare la compagine della capitale nipponica al sesto posto, ma sembra improbabile che la squadra di Hasegawa possa ripetere questa corsa.
Anzi, ci sarebbe da guardarsi alle spalle: il mercato del FC Tokyo è stato forse il più deludente di tutti, a esclusione dell'arrivo di Kyosuke Tagawa dal Sagan Tosu. Con il rischio che però il giovane attaccante non trovi comunque spazio, chiuso da due attaccanti brasiliani. E Takefusa Kubo? A giugno sarà su un aereo diretto a Barcellona.
Stesse difficoltà per il Cerezo Osaka, che ha dovuto salutare diversi pezzi fondamentali del suo scacchiere: via Kenyu Sugimoto (agli Urawa Red Diamonds), via Kazuya Yamamura (ai campioni uscenti del Kawasaki Frontale) e via Hotaru Yamaguchi (riferimento di lungo corso, ma passato al progetto galactico del Vissel Kobe).
E chi è arrivato? Quasi nessuno. Dentro due stranieri -  Leandro Luis Desábato e Bruno Mendes - e diversi buoni mestieranti come Tokura, Okuno e Fujita. Ci sono delle consolazioni: l'arrivo di Miguel Ángel Lotina in panchina darà solidità al club, mentre profili come Souza, Kiyotake e Maruhashi sono ancora in rosa per garantire un minimo di qualità.
Last but not least, non capisco cosa stia succedendo al Jubilo Iwata. Avevo la sensazione che il sesto posto del 2017 fosse parte di una stagione in over-performing, ma il salto indietro è stato notevole: costretti ai play-out, i ragazzi di Hiroshi Nanami si sono salvati solo dopo una secca vittoria per 2-0 contro il Tokyo Verdy.
Purtroppo non sembra che il mercato abbia portato chissà quale consiglio. I movimenti sono stati al lumicino: quattro in entrata e tre in uscita, con l'arrivo del lussemburghese Gerson Rodrigues a movimentare l'ambiente. La mia speranza è che a questo punto una coppia di giovani come Koki Ogawa e Seiya Nakano si prenda la titolarità a scapito di Kawamata e Okubo.

Gerson Rodrigues, 23 anni, è il primo lussemburghese a giocare in J. League.

J2 League
Sembra incredibile, ma le tre squadre a essersi mosse meglio non sono tra le contendenti più chiaccherate per la promozione. Al massimo possono rivelarsi valide scelte per una corsa ai play-off: tra di esse, c'è sicuramente il Ventforet Kofu, che ha fatto un mercato di spicco, rinforzandosi soprattutto davanti.
Non tutti hanno Peter Utaka, Dudu, Kanazono, Koichi Sato e Junior Barros nel proprio pacchetto offensivo. Un peccato che non sia Nobuhiro Ueno a guidarli, visto che è stato lasciato andare. Poco male, però, perché le aggiunte di Yokotani, Uchida e Takeoka daranno anche un po' d'esperienza a una squadra che ne ha bisogno.
Che il terzo anno sia quello buono per il Tokushima Vortis di Ricardo Rodriguez? L'inverno ha visto tanti cambiamenti, ma è anche vero che ci sono stati diversi arrivi di livello, nonostante partenze che possano far male. Non avere la coppia Barral-Utaka sarà un colpo per il tecnico spagnolo, che però si può consolare con diversi movimenti di mercato.
La lista è lunga: Diego, Nomura, Kishimoto, Nagai, Kawata, Kiyotake, Bujis, Fujita e Akiyama. Tutti elementi che si riveleranno funzionali al gioco del manager spagnolo, che è riuscito pure a tenersi due playmaker unici come Sisinio e Ken Iwao. Non escluderei la promozione diretta a fine anno, ma tutti gli elementi dovranno esser al loro posto.
Infine, il Kagoshima United FC: promosso per la prima volta in seconda divisone dopo aver concluso la J3 alle spalle dei vicini del FC Ryukyu, il club ha pensato in grande. L'ha fatto in panchina, ma l'ha fatto anche sul mercato: confermato Sonoda dal Tokushima Vortis, Kim Jong-song potrà contare anche su altri rinforzi per costruire il suo luna park sotto il Sakurajima.
Dentro Rei Yonezawa, Yuichiro Edamoto, Noriyuki Sakemoto, Shunsuke Tsutsumi, Kohei Hattanda e Kazuya Sunamori: tutti nomi che hanno fatto esperienza dentro la piramide calcistica giapponese e che allungano la rosa, necessità di fronte a un campionato da 42 partite. Penso che il Kagoshima ci sorprenderà, salvandosi in anticipo grazie a questo mercato.

Atsushi Kawata, 26 anni: il no. 9 che cercavano a Tokushima?

Tra le squadre che si sono mosse peggio, c'è sicuramente il Tokyo Verdy. La smobilitazione c'è stata ed è inutile negarla: perdere i gol di Alan Pinheiro e Douglas Vieira avrà delle conseguenze, specie se non ci sarà la continuità tecnica garantita da Lotina sull'ultimo biennio. White è la scelta giusta per la successione, ma ripetere i play-off sarà dura.
Anche le partenze di capitan Ibayashi e Kagawa rischiano di indebolire quello che è stato un paradigma dei Verdy nell'ultimo biennio, ovvero la difesa (che è stata la seconda meno battuta, con soli 41 gol subiti nel 2018). Riusciranno i giovani a sopperire a questo rinnovamento? Lo scopriremo durante la stagione.
Seguono due casi simili tra loro: Zweigen Kanazawa ed Ehime FC possono contare su due guide tecniche che si sono rivelate solide - Masaaki Yanagishita nel primo caso, Kenta Kawai nel secondo -, ma non sappiamo quanto possa bastare per confermarsi in seconda divisione. C'è spesso tempo per aggiustare il tiro, ma non sempre è possibile.
Lo Zweigen ha perso Koichi Sato e Kiwara Miyazaki, liberandosi anche di ?, che ha scelto di trasferirsi in Corea del Sud. Basterà una squadra imbottita di prestiti, giovani e potenziali meteore (Giovanni Clunie, o la va o la spacca) a salvarsi? E riusciranno in casa Ehime a superare la perdita di alcuni senatori, come Jun Ando e Junki Koike?

Yoichi Naganuma, 21 anni, uno dei pochi volti nuovi a Ehime, in prestito dal Sanfrecce Hiroshima.

J3 League
Qui cerchiamo di esser più circoscritti: cito solo due squadre. Mi ha stupito il mercato del Thespakusatsu Gunma, in grandi difficoltà economiche giusto due anni fa, ma in grado quest'inverno di mettere insieme una corazzata per risalire in seconda divisione. Grazie alle mosse fatte in sede di mercato, mi sembrano i netti favoriti per la J3.
Basti guardare il reparto avanzato: Aoki, Tsuji, Okada, Kato e Nakamura. Una follia, nessuno si può neanche lontanamente paragonare a questa potenza di fuoco offensivo. Inoltre, la squadra si è ringiovanita - molti senatori hanno salutato, ritirandosi o passando ad altre categorie - e ha pure qualche innesto dalla cintola in giù.
Assieme al Thespa, considererei quanto fatto dal SC Sagamihara. La rivoluzione è stata notevole, ma ha portato un innalzamento della qualità-media, servendosi anche dell'esperienza di veterani come Inamoto, Tomisawa, Ito e Sueyoshi. Se anche solo uno dei tre brasiliani che hanno in squadra ingrana - con Joao Gabriel sempre presente -, potrebbero avere una chance per la promozione.
Note negative? Non mi sembra che il Gainare Tottori abbia dato seguito a quanto fatto nel 2018. La società non ha confermato l'allenatore che li ha portati al quarto posto, ha perso Kato e Leonardo - capo-cannoniere dell'ultima stagione -, il tutto senza averlo sostituito adeguatamente. Ha sì preso Misawa dal YSCC Yokohama, ma sembra poco.
Stessa cosa dalle parti della prefettura di Kagawa, dove il retrocesso Kamatamare Sanuki ha preferito impostare un mercato basato sulla gioventù e sui cavalli di ritorno (come Ryosuke Kojima, che l'anno scorso era al Maruyasu Okazaki). Non credo basterà a sognare un'immediata promozione in J2, ma forse sarà una strategia valida a medio-termine.

Shota Aoki, 28 anni, nuova arma a disposizione del Thespakusatsu Gunma.

LE PANCHINE
Anche qui andiamo con tre curiosità riguardanti panchine recentemente rinnovate, dividendoci tra ciò che ci incuriosirà con il passare della stagione e ciò che potrebbe rivelarsi una mossa avventata.

  • Non c'è un vero e proprio arrivo che entusiasmi in J1 League, ma vedere il Gamba Osaka in mano a Tsuneyasu Miyamoto fin dall'inizio potrebbe essere entusiasmante. Così come non mi stupirei nel vedere la squadra nerazzurra volare verso un improbabile titolo; eppure il mercato è stato buono, Miyamoto si è dimostrato capace e conosce benissimo l'ambiente. Sono molto curioso di vederlo all'opera per un'intera annata;
  • Ero indeciso tra lui e Kim Jong-son (passato da Ryukyu al Kagoshima United FC), ma l'arrivo di Gary White a Tokyo - sponda Verdy - attrae necessariamente attenzione. Dopo aver fatto miracoli con le nazionali di Guam e Hong Kong, il manager inglese arriva finalmente in J. League e lo fa con un club di grande tradizione. Per colmare i tanti profili persi sul mercato, non si poteva fare scelta migliore;
  • Ammetto che avrei parlato volentieri di Tetsu Nagasawa alla guida del FC Tokyo U-23, ma visto che non consideriamo l'esistenza delle squadre U-23, l'attenzione si sposta su Atsuto Oishi, che riparte quest'anno dal Vanraure Hachinohe. C'erano pochi allenatori migliori di Oishi liberi per guidare una squadra che debutterà nel professionismo; per anni il tecnico ha fatto miracoli al Fujieda MYFC, chissà che non si ripeta anche al Nord.
Tsuneyasu Miyamoto, 42 anni, è alla prova del nove con il Gamba Osaka.
  • Devo esser cieco, perché mi sembra che il Sagan Tosu - attacco stellare a parte: un trio formato da Shimaya, Torres e Kanazaki non è da tutti - mi sembra destinato a faticare clamorosamente nel 2019. E non vedo come la scelta di Lluís Carreras per la panchina debba migliorare questo scenario. La sua carriera iberica da allenatore sembra tutt'altro che positiva e l'affidamento dell'incarico all'ex Atlético Madrid sembra solo un modo per ingraziarsi i piaceri della stella indiscussa della squadra;
  • Per sostituire un'istituzione come Nagasawa - l'uomo che li ha portati ai play-off nel 2016 -, forse il Fagiano Okayama avrebbe potuto fare di meglio che scegliere Kenji Arima. Il nome del tecnico è legato inesorabilmente al terribile biennio allo YSCC Yokohama, arrivato ultimo con margine nelle prime due stagioni di J3. Il Fagiano è in continuo rinnovamento e cambiare allenatore sarà comunque complicato, sebbene il mercato non sia stato malvagio;
  • Lo YSCC Yokohama è notoriamente la squadra con il minor budget dell'intero arco professionistico. Così piccolo che potrebbe tranquillamente essere una squadra di JFL, visto che a Yokohama ci sono già due squadre. Eppure Yasuhiro Higuchi - ora al Ryukyu - ha fatto miracoli e ha cresciuto diversi talenti. La scelta per la successione - Yuki Stalph, ex giocatore tedesco di origini giapponesi con un passato al JEF United Chiba - potrebbe esser letale se l'ingranaggio non funzionasse al meglio, specie dopo le tante cessioni dell'ultimo inverno.
Kenji Arima, 46 anni, non è chiamato a un compito facile al Fagiano Okayama.

LA CHAMPIONS LEAGUE
Il Giappone è riuscito a tenersi il trofeo, con il Kashima Antlers che si è tolto il grosso peso di non aver mai vinto la competizione continentale. Nel farlo, gli Antlers hanno fatto anche una buona figura al Mondiale per club, prima che il ciclone Bale abbattesse qualunque sicurezza e di fatto rendesse la finale per il terzo posto un match facile per il River Plate.
Kashima Antlers e Urawa Red Diamonds sono sicuramente squadre da guardare, ma ancora più attenzione va posta al Kawasaki Frontale. A cosa saranno più interessati dalle parti del fiume Tama: un terzo titolo consecutivo - impresa riuscita solo al Kashima Antlers tra 2007 e 2009 - o finalmente la gloria sul massimo palcoscenico asiatico?
La quarta squadra rischiava di non esserci, perché il Sanfrecce Hiroshima ha rischiato tanto nei play-off. E nonostante un girone abbordabile - Guangzhou Evergrande, ma soprattutto Daegu FC e Melbourne Victory -, la squadra di Jofuku ha una brutta tradizione in ACL. Persino sotto Moriyasu i risultati non arrivavano mai: perché la tendenza dovrebbe cambiare con questo strano 2019?

Un rovinoso 0-0 per poco non esclude il Sanfrecce Hiroshima dalla fase a gironi. La squadra di Jofuku ha avuto la meglio del Chiangrai United solo ai rigori.

28.8.18

ROAD TO JAPAN: Kyosuke Tagawa (田川 亨介)

Buongiorno a tutti e benvenuti a "Road To Japan", la rubrica che vi permette di scoprire i ragazzi più promettenti del panorama nipponico. Nell'ottavo numero del 2018, ci spostiamo nel Kyushu e precisamente al Sagan Tosu. Tutti si concentrano su Fernando Torres, ma prima del suo arrivo Kyosuke Tagawa si è dimostrato molto promettente.

SCHEDA
Nome e cognome: Kyosuke Tagawa (田川 亨介)
Data di nascita: 11 febbraio 1999 (età: 19 anni)
Altezza: 1.81 m
Ruolo: Prima punta
Club: Sagan Tosu (2017-?)



STORIA
Nato nel febbraio '99 nella prefettura di Nagasaki, Kyosuke Tagawa ha vissuto praticamente tutta la sua (fin qui breve) carriera nella parte più meridionale del Giappone. Infatti, è il Sagan Tosu a inserirlo nella sua formazione U-18, con il tecnico Massimo Ficcadenti che arriva a promuoverlo in prima squadra nel maggio 2017.
Nelle prime gare del 2017, il manager del Sagan l'aveva comunque coinvolto nella rotazione. Forse poco convinto da Toyoda (che rimane comunque un attaccante da 90 gol in J. League), Tagawa guadagna gradualmente spazio: nelle prime sette in J1, il classe '99 entra dalla panchina per poi esordire dal 1' il 2 luglio, quando il Sagan pareggia sul campo del Ventforet Kofu.
La sorpresa arriva nella seconda parte di stagione, quando Tagawa diventa un titolare accanto a Ibarbo: ha già segnato il primo gol da pro contro l'Albirex Niigata a marzo, ma ne trova altri tre nel finale di campionato (tra cui una doppietta sul campo degli Urawa Red Diamonds, poi campioni continentali qualche mese più tardi).
Anche in questa stagione, Tagawa ha dimostrato utilità e creatività, come quando ha deciso la gara contro il Nagoya Grampus all'ultimo secondo. Tuttavia, gli arrivi di Fernando Torres e Mu Kanazaki - uniti al ritorno di Yohei Toyoda, andato in prestito in Corea del Sud, ma tornato a Saga - gli hanno ristretto il minutaggio (31' giocati nelle ultime sei gare).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non fatevi ingannare da una struttura fisica che sembra quella di un fenicottero elegante: Tagawa ha segnato un tempo di 6" netti sui 50 metri. Il che aiuta anche in ottica futura, potendo così lavorare su un ragazzo ancora giovanissimo - 19 anni sono pochi, anche per la J. League -, ma che può migliorare esponenzialmente a medio-lungo termine.
Tatticamente parlando, c'è anche spazio per capire come il ragazzo potrà giocare in cmapo: Ficcadenti l'ha provato un po' ovunque (persino da ala, magari alternando la sua posizione in campo con Ibarbo), ma spero che Tagawa possa evolversi in una prima punta capace di leggere bene il campo e di spezzare le difese avversarie in transizione.

STATISTICHE
2017 - Sagan Tosu: 28 presenze, 4 reti
2018 - Sagan Tosu (in corso): 24 presenze, 2 reti

NAZIONALE
L'esperienza guadagnata al Sagan Tosu ha permesso a Tagawa di presenziare per le varie rappresentative giovanili: l'attaccante ha giocato per diverse formazioni under, dall'U-16 all'U-20, con cui ha giocato il Mondiale del 2017. Non nego che ho grosse attese per l'U-23, visto che le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono dietro l'angolo e Tagawa è un prospetto interessante per quella competizione.

LA SQUADRA PER LUI
Penso che per giudicare il futuro di Tagawa - un futuro che in ogni caso ritengo promettente - serva soprattutto capire come si concluderà il campionato del Sagan Tosu. Qualora il club retrocedesse, ho dei dubbi che possano rimanere Toyoda, Kanazaki e Torres tutti insieme. Più probabile che i primi due possano trovare un'altra sistemazione.
In tal modo, forse, rimanere a Saga avrebbe un senso. Ma qualora il Sagan si riuscisse a salvare da una retrocessione che sembrava certa, allora le permanenze nel reparto d'attacco si farebbero certe. E Tagawa dovrebbe cercare un'altra squadra: in ogni caso, il giovane attaccante ha bisogno di un altro anno in Giappone prima di lanciarsi altrove.

30.6.18

ROAD TO JAPAN: Takuma Nishimura (西村 拓真)

Buongiorno a tutti e benvenuti al sesto numero di "Road to Japan", la rubrica che ci consente di scoprire i talenti sparsi per il panorama nipponico. Oggi ci spostiamo a Sendai, dove il Vegalta è la squadra di riferimento. Un club ogni anno pronosticato per la retrocessione e che anche quest'anno si sta allontanando da questo rischio. Anche grazie ai gol di Takuma Nishimura.

SCHEDA
Nome e cognome: Takuma Nishimura (西村 拓真)
Data di nascita: 22 ottobre 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Seconda punta, ala
Club: Vegalta Sendai (2015-?)



STORIA
Nato a Nagoya (città principale della prefettura di Aichi) nell'ottobre '96, Takuma Nishimura viene introdotto al calcio alla giovanissima età di quattro anni. La sua infanzia dovrebbe svilupparsi nella città d'origine, ma poi si ritrova a Toyama per frequentare lì il liceo, visto che l'omonima prefettura è anche il posto in cui vivono i suoi nonni.
Presente con la squadra persino alla Prince Takamado Cup (una prestigiosa competizione per squadre U-18 e U-15), Nishimura viene selezionato per giocare in una selezione proveniente dalla macro-regione del Hokushinetsu, disputando qualche gara nel 92° torneo nazionale. Finiti i propri doveri, è il Vegalta Sendai a selezionarlo per entrare in squadra.
Nel suo primo anno da professionista, di fatto Nishimura non gioca mai. Esordisce nei pro con la selezione J. League U-22, che è al primo anno in J3. Gioca contro il Renofa Yamaguchi, poi tre giorni più tardi esordsice anche con il Vegalta, giocando ben 78' dell'ultima gara del girone in J. League Cup contro il Kawasaki Frontale.
Mentre molti vengono sballottati tra prima squadra e J. League U-22, Nishimura rimane per giocarvi almeno tre-quattro mesi. E proprio in una trasferta vittoriosa sul campo dello YSCC Yokohama, il giovane attaccante trova il primo gol da professionista: Nishimura segna il 3-0, con la stessa squadra che vede Shindo e Miyoshi tra i ranghi.
Al Vegalta Sendai, l'allenatore è Susumu Watanabe, ancora oggi alla guida della squadra della prefettura di Miyagi. Tornato al Vegalta a pieno regime, il tecnico decide di dare più fiducia al classe '96: 15 presenze in tutte le competizioni, compresa la prima rete con il Vegalta, realizzata contro il Ventforet Kofu per l'1-1 finale.
Per la stagione 2017, però, Watanabe perde quasi tutto il reparto offensivo: salutano Wilson, Kanazono e soprattutto Ramon Lopes, l'uomo che di fatto aveva messo il suo marchio sulla salvezza della stagione precedente. Arrivano Ishihara, Crislan e il veterano Hirayama. Tuttavia, Watanabe sa che è tempo di lanciare Nishimura.
Le presenze si impennano improvvisamente, diventando 39 nel 2017: Nishimura non segna molto (appena quattro reti), ma ha solo 21 anni e il suo compito è principalmente quello di ruotare attorno a Crislan o Ishihara per consentire di loro concentrarsi sulla realizzazione, mentre il numero 30 pressa tutto ciò che c'è nella sua zona di competenza.
Il 2017 è stato un anno di importante apprendimento per Nishimura: quando Crislan - 13 gol, fondamentale per la salvezza - saluta per andare allo Shimizu S-Pulse e Hirayama si ritira, Watanabe non fa altro che dare più compiti a Nishimura. Che sta ripagando la fiducia del suo allenatore: 21 presenze, già 11 reti (di cui sei in campionato).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Vincitore del "New Hero Award" nella J. League Cup 2017 (dove il Vegalta ha sfiorato la semifinale), Nishimura è tatticamente collocabile in diverse posizioni: la sua capacità di sacrificio gli permette di giocare da ala e non escludo che possa schierarsi anche da esterno di centrocampo in una linea a quattro in situazioni di vera emergenza.
Al Vegalta, in realtà, Watanabe lo schiera davanti, schierandolo da seconda o prima punta a seconda del compagno d'attacco. Ciò che colpisce è la fluidità dei suoi movimenti, consequenziali ma sempre ben pensati. La facilità di tiro, che quest'anno sta uscendo fuori con prepotenza: basti guardare i gol contro il Nagoya Grampus per capirlo al volo.
Su cosa può migliorare? Certamente ha bisogno di rinforzare il proprio fisico, perché in Europa farebbe fatica. E forse anche un miglioramento del decision-making aiuterebbe. Ma nulla che un classe '96 non possa veramente aggiustare.

STATISTICHE
2015 - Vegalta Sendai: 1 presenza, 0 reti / → J. League U-22: 14 presenze, 1 rete
2016 - Vegalta Sendai: 15 presenze, 1 rete
2017 - Vegalta Sendai: 39 presenze, 4 reti
2018 - Vegalta Sendai (in corso): 21 presenze, 11 reti

NAZIONALE
Peccato che Nishimura non sia in età da Tokyo 2020, altrimenti sarebbe stato uno da chiamare senza alcun dubbio. E invece dovrà rinunciarvi, a meno che non partecipi come fuori quota. Poco male, perché dopo il Mondiale inizierà un nuovo ciclo, con sei amichevoli pre-Coppa d'Asia. Onestamente una chiamata la farei se le prestazioni continuano a esser di questo tipo.

LA SQUADRA PER LUI
Nishimura è una di quelle operazioni che si può fare a costi bassi e ragionevoli: vedrei bene una squadra belga a prelevarlo alla fine della stagione, specie se confermasse la forma su cui si sta attestando.
Per altro, un'esperienza all'esterno non sarebbe nemmeno una novità per Nishimura, che ne ha già fatta una: sul finire del 2016, il Vegalta ha scelto lui e altri cinque giocatori per un erasmus calcistico al Fortuna Köln. Una doppia cifra di reti in J1 League potrebbe spingere qualche club a osservare più attentamente le sue prestazioni.

31.5.18

ROAD TO JAPAN: Taro Sugimoto (杉本太郎)

Buongiorno a tutti e benvenuti al quinto numero del 2018 per "Road to Japan", la rubrica che vi porta a scoprire i possibili talenti che sbocciano nel panorama giapponese. Oggi ci spostiamo a Tokushima, dove un prodigio cresciuto dai Kashima Antlers si sta lentamente imponendo, crescendo bene sotto la guida di Ricardo Rodríguez: Taro Sugimoto.

SCHEDA
Nome e cognome: Taro Sugimoto (杉本太郎)
Data di nascita: 28 dicembre 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.62 m
Ruolo: Trequartista
Club: Tokushima Vortis (2017-?)



STORIA
Nato nell'estrema coda del 1996 nella prefettura di Gifu, precisamente a Tajimi (famosa soprattutto per la produzione di un particolare tipo di ceramiche, le Mino ware), Sugimoto ha avuto modo di girare il Giappone. Fin da piccolo è stato notato per le sue capacità, tanto che non sono stati pochi i club che hanno messo gli occhi su di lui.
Passato per le formazioni giovanili di Nagoya Grampus e FC Gifu, Sugimoto si è poi iscritto a un liceo di Kani, città situata nella prefettura dov'è nato. Tuttavia, qualcun altro aveva messo gli occhi su di lui: i Kashima Antlers, da sempre attenti sul territorio nazionale, lo tesserano a soli 17 anni per inserirlo direttamente in prima squadra.
Non solo: dopo aver giocato un paio di gare con la selezione J. League U-22 (molto sotto-età per i suoi standard), Sugimoto riesce persino a esordire in campionato. Gioca due partite di fila subentrando a gara in corso sia sul campo degli Urawa Red Diamonds che contro i campioni uscenti del Sanfrecce Hiroshima.
A lanciarlo è Toninho Cerezo, che ha un certo intuito per i talenti. Qualcosa cambia, però, quando Cerezo viene esonerato: al suo posto c'è Masatada Ishii, promosso alla guida della prima squadra dal settore giovanile. Conosce bene Sugimoto, ma nel 2015 non gli concede troppo spazio: eppure il fantasista trova il primo gol da pro in Coppa dell'Imperatore.
Conscio delle potenzialità dei suoi giovani, Ishii ha poi dato molto più spazio a Sugimoto: 21 presenze e due reti nel 2016, ma il ragazzo si è reso conto di avere troppe stelle davanti. E allora si è trasferito in prestito a Tokushima, dove il Vortis ha appena ingaggiato Ricardo Rodriguez, voglioso di implementare il suo gioco di posizione.
Sugimoto è un elemento perfetto e così il ragazzo è cresciuto gradualmente, in un ambiente più tranquillo e con un buon maestro di calcio. Quest'anno si è anche preso il "10", dato che Junya Osaki si è trasferito al Renofa Yamaguchi e lui - seppur infortunato nelle ultime gare - promette benissimo.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non è solo bardato con il "10" da quest'anno, ma è un diez a tutti gli effetti: Sugimoto preferisce spaziare sulla trequarti, muoversi liberamente per poi concludere l'azione o magari trovare lo spazio giusto per servire un compagno. Ha delle capacità tecniche fuori dal comune (specialmente nel corto) e rappresenta alla perfezione il classico fantasista nipponico.
Fisicamente e atleticamente, deve ovviamente migliorare, specie se dovesse decidere un giorno di scavallare il continente e trasferirsi in Europa. Per il modo di giocare, è uno di quei giocatori che mi piacerebbe forse vedere di più in Sud America, magari in qualche club del calcio brasiliano. Persino la Nike si è accorta di lui...

STATISTICHE
2014 - Kashima Antlers: 4 presenze, 0 reti /  J. League U-22 Selection: 6 presenze, 0 reti
2015 - Kashima Antlers: 3 presenze, 1 rete
2016 - Kashima Antlers: 21 presenze, 2 reti
2017 - Tokushima Vortis: 41 presenze, 6 reti
2018 -  Tokushima Vortis (in corso): 9 presenze, 1 rete

NAZIONALE
La sfortuna è che non sarà disponibile - se non come fuori-quota - per le Olimpiadi di Tokyo 2020, dato che è nato nel dicembre '96 (quattro giorni out!). Nel frattempo, però, Sugimoto ha attratto l'attenzione delle nazionali giovanili: ha giocato il Mondiale U-17 nel 2013 ed è stato il miglior giocatore del campionato asiatico U-16 nel 2012.
Forse è un peccato non averlo visto con l'U-23 in questi anni, visto che il suo talento era già visibile. Quando lo potremo vedere in nazionale maggiore? Semmai questo dovesse accadere, tutto passerà dal ritorno in J1. Se sarà con il Tokushima Vortis o rientrando ai Kashima Antlers, questo potrà dircelo soltanto il futuro.

LA SQUADRA PER LUI
Chiunque abbia a disposizione uno scout concentrato sul mondo del Sud-Est asiatico, dovrebbe buttare un occhio sul ragazzo. Che è un classe '96, ma ha già diversa esperienza tra i professionisti ed è stato cresciuto da una delle scuole di calcio migliori in Giappone, ovvero quella residente a Ibaraki, dove sfornano professionisti con la P maiuscola.
Dove potrebbe andare Sugimoto? La Portuguese Liga sarebbe la destinazione migliore. Se c'è una lezione che ci hanno lasciato le avventure di Kanazaki e Nakajima al Portimonense - entrambi giocatori con un notevole QI calcistico -, è che quella lega lascia spazio al talento, libero di crescere. Proprio ciò che serve a Taro.

29.4.18

ROAD TO JAPAN: Riki Harakawa (原川 力)

Buongiorno a tutti e benvenuti al quarto numero del 2018 di "Road to Japan", la rubrica che vi guida tra i maggiori talenti del calcio giapponese. Oggi ci spostiamo in un'insolita e felice isola della J1, ovvero il Sagan Tosu. Guidato da Massimo Ficcadenti, il club sopravvive in prima divisione e sviluppa diversi talenti. Il prossimo nella lista per un salto in Europa è Riki Harakawa.

SCHEDA
Nome e cognome: Riki Harakawa (原川 力)
Data di nascita: 18 agosto 1993 (età: 24 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Regista, centrocampista centrale
Club: Sagan Tosu (2017-?)




STORIA
Nato a Yamaguchi (capitale dell'omonima prefettura) nel luglio del '93, il giovane Riki entra nel vivaio dell'oggi Renofa Yamaguchi. All'epoca il club non era neanche lontanamente vicino al professionismo, ma era certamente il punto più vicino per sviluppare le proprie capacità.
Iscrittosi alla Yamaguchi Shiritsu Konan Junior High School, Harakawa incrocia sulla sua strada un altro grande talento della sua generazione, coetaneo e conterraneo: Yuya Kubo. Negli spazi del Ishinhyakunen Memorial Park, i due maturano e crescono assieme. E non solo, perché finiranno per condividere anche la prima parte di carriera.
Infatti entrambi vengono tesserati dal Kyoto Sanga, in cerca di talento fresco per tentare una risalita in prima divisione. Da qui, però, le traiettorie dei due divergono: Kubo esordisce presto, fa un figurone nella corsa del Kyoto Sanga nella Coppa dell'Imperatore 2011 (il club perde in finale contro il FC Tokyo) e di fatto crea i presupposti per un trasferimento in Europa.
Diverso il discorso per Harakawa, che deve aspettare il luglio 2012 per esordire in seconda divisione e non trova molto spazio nel primo biennio da pro sotto Takeshi Oki: appena 11 presenze tra il 2012 e il 2013. Così il giovane centrocampista opta per il prestito in una piazza sicura: a Ehime, Hirakawa risplende e torna a Kyoto forte delle sue nuove consapevolezze.
Il periodo passato sotto Kiyotaka Ishimaru gli ha fatto bene e, inoltre, il suo nuovo allenatore a Kyoto è proprio lo stesso del prestito a Ehime. Sotto Ishimaru, il centrocampista diventa un perno centrale del nuovo Kyoto Sanga, che però non riesce a risalire la china. Anzi, la stagione è tragicomica (17°!) e Harakawa opta per un trasferimento.
Il Kawasaki Frontale di Yahiro Kazama ha deciso di assicurarsi le sue prestazioni, ma Harakawa non sembra ancora pronto per quel tipo di salto e non c'è troppo spazio in squadra. Appena otto presenze in tre competizioni e così il giovane Riki decide per un altro prestito. Stavolta si va nel Kyushu, al Sagan Tosu, bisognoso di un centrocampista talentuoso.
L'apprendistato sotto Massimo Ficcadenti dura poco: Harakawa si rivela un perno centrale del progetto calcistico dell'ex tecnico di Cagliari e Cesena, trovando anche continuità sotto porta (sette reti in campionato). A fine anno, il Sagan Tosu ha deciso di riscattare il classe '93 e oggi Harakawa spera di confermarsi in prima divisione.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Molti hanno fatto fatica nel capire quali fossero le vere potenzialità del ragazzo. Ai tempi del Kawasaki Frontale, Yahiro Kazama non voleva sacrificare la forza e l'equilibrio di Eduardo Neto, così comincio a testare Harakawa come terzino destro: una mossa folle, che forse ci ha quasi fatto perdere un ottimo talento.
Per recuperarlo, Ficcadenti ha sostanzialmente deciso quanto Ishimaru aveva stabilito anni prima, tra Ehime e Kyoto: Harakawa è un regista, tuttalpiù una mezzala, e così va schierato. I risultati si sono visti: buone doti tecniche, corsa, visione di gioco ben applicata sul campo.
Le doti balistiche del ragazzo - unite a una rinnovata convinzione nelle sue doti - gli hanno anche permesso di aumentare il contributo sotto porta. Solo così si può passare dal segnare una rete in cinque anni di carriera alle sette del 2017.

STATISTICHE
2012* - Kyoto Sanga: 3 presenze, 0 reti
2013* - Kyoto Sanga: 8 presenze, 0 reti
2014* - → Ehime FC: 32 presenze, 1 rete
2015* - Kyoto Sanga: 32 presenze, 0 reti
2016 - Kawasaki Frontale: 8 presenze, 0 reti
2017 - → Sagan Tosu: 36 presenze, 7 reti
2018 - Sagan Tosu (in corso): 12 presenze, 0 reti
* = in J2 League

NAZIONALE
Forse ha pagato la reputazione da late bloomer in nazionale: questo talento manifesto, ma che fatica a emergere, ha limitato anche la sua presenza con le rappresentative giovanili. Presente nel trionfo dell'U-23 in Qatar nel gennaio 2016 al campionato di categoria, Harakawa era anche a Rio, ma di fatto ha giocato solo la prima gara contro la Nigeria.
Da lì, è stato ignorato. La sua crescita non è stata premiata nemmeno nell'EAFF Asian Cup del dicembre scorso, dove tutti i giocatori della J. League hanno avuto una chance. A breve ci sarà la Coppa del Mondo, che sarà il canto del cigno per capitan Hasebe: la speranza è che ci sia spazio per testarlo nel nuovo corso che verrà.

LA SQUADRA PER LUI
Harakawa sta crescendo a ritmi vertiginosi e non mi stupirei se si ritrovasse in nazionale nel gruppo post-Mondiale 2018. Ciò nonostante, è importante che prosegua la sua crescita a Saga, dove Ficcadenti gli ha cucito addosso un vestito adatto: il prossimo passo è riuscire a emergere per più stagioni, magari contribuendo a un'altra salvezza miracolosa del Tosu.

31.3.18

ROAD TO JAPAN: Ryuta Koike (小池 龍太)

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Road to Japan", la rubrica che vi porta in giro per il Giappone a scoprire alcuni talenti nascosti. Nel terzo numero ci spostiamo a Chiba e precisamente a Kashiwa, dove i Reysol stanno crescendo bene. E tra loro potrebbe esserci il primo giocatore a comparire in nazionale pur avendo giocato in J3: Ryuta Koike.

SCHEDA
Nome e cognome: Ryuta Koike (小池 龍太)
Data di nascita: 29 agosto 1995 (età: 22 anni)
Altezza: 1.69 m
Ruolo: Terzino destro
Club: Kashiwa Reysol (2017-?)

© J. League

STORIA
Nato in uno dei quartieri più rinomati di Tokyo (Hachiōji), Ryuta Koike cresce calcisticamente sotto le cure dello Yokogawa Musashino FC (recentemente rinominato Tokyo Musashino City Football Club, che gioca in Japan Football League), finché nel 2008 non riesce a entrare nel programma della federazione giapponese, che ammette il giovane in una delle sue academy.
Sono cinque anni di crescita, che lo preparano al meglio al calcio professionistico. Con lui, in quel di Fukushima, ci sono altri giocatori che oggi popolano la J. League: Shota Kaneko (che sta crescendo allo Shimizu S-Pulse), Akira Ando (ora al Matsumoto Yamaga) e Masahide Hiraoka (che, dopo qualche esperienza in J3, ha deciso di legarsi al progetto Iwaki FC).
Tuttavia, l'inizio di Koike - il primo impatto in solitaria - è nel 2014, quando viene tesserato dal Renofa Yamaguchi, club all'epoca militante in Japan Football League, la neonata quarta divisione e la prima non-pro nella piramide del calcio giapponese. Un progetto interessante, come ho raccontato qualche tempo fa in quest'articolo.
Il Renofa rappresenta infatti una zona del Giappone che può avere un futuro nel panorama dei professionisti e il tecnico dell'epoca, Nobuhiro Ueno, non ha esitazione nel dare spazio al ragazzo. Ha solo 18 anni, ma impara velocemente. Koike forse si aspettava altro: dopo essersi laureato nel programma della JFA, sperava di andare in J. League.
Ma nel 2014 non arrivano offerte e per questo ha scelto il Renofa. Purtroppo, lo stipendio non bastava per mantenerlo, perché è pur sempre mondo dilettantistico. E allora Ryuta fa il coach part-time in una scuola calcio per mantenersi. Dirà di averlo fatto perché «volevo sentirmi responsabile» e allora a Yamaguchi era l'unica chance per tenere fede a quell'impegno.
Tuttavia, il Renofa riesce a centrare la promozione in J3 e l'anno dopo mette in campo forse la più spettacolare stagione disputata da un club nel calcio professionistico giapponese. Gli arancioni di Yamaguchi realizzano 96 reti in 36 gare disputate (vincono partite anche 5/6-0), ma rischiano comunque di farsi sfuggire la promozione diretta. 
Un gol nel finale dell'ultima giornata a Tottori regala la doppia promozione. Intanto Koike ha giocato altre 31 partite e si è fatto notare: in J2, è stabilmente il titolare e gioca 45 gare. Il Renofa viene smontato alla fine del 2016 e se ne vanno quasi tutti: l'avanzamento più alto di carriera spetta proprio a lui, che si trasferisce ai Kashiwa Reysol.
All'inizio c'è qualche dubbio che possa imporsi. Il tecnico Shimotaira lo gestisce e gli preferisce momentaneamente l'esperto Jiro Kamata, ma nella trasferta di Sendai contro il Vegalta - è la quarta giornata di campionato - Koike si prende il posto da titolare per non mollarlo più. In quattro anni è passato dall'impiego part-time alla prima divisione.

CARATTERISTICHE TECNICHE
La storia buffa è che Koike sarebbe dovuto essere un esterno d'attacco: è stato il programma della JFA Academy a Fukushima a decidere per un cambio di ruolo. Ala fino ai 16 anni, Koike diventa un terzino e viene riqualificato in quella posizione. Deve molto a chi ha pensato a quella mossa, perché gli ha spalancato le porte per una carriera migliore.
Atleticamente interessante, Koike è un terzino equilibrato: non c'è una dote nella quale eccelle particolarmente, bensì è un giocatore completo, capace di fare un po' tutto. Il conto degli assist è piuttosto buono (tre nel 2017, tre nel 2016): forse dovrà migliorare fisicamente e difensivamente, ma non c'è limite alla provvidenza di chi ha fatto così tanta strada.

STATISTICHE
2014 - Renofa Yamaguchi: 17 presenze, 0 reti
2015 - Renofa Yamaguchi: 31 presenze, 1 rete
2016 - Renofa Yamaguchi: 45 presenze, 3 reti
2017 - Kashiwa Reysol: 38 presenze, 0 reti
2018 - Kashiwa Reysol (in corso): 9 presenze, 0 reti

N.B.: 2014 in JFL, 2015 in J3 League, 2016 in J2 League

NAZIONALE
Koike non ha mai giocato per nessuna rappresentativa. Rimasi parecchio stupito quando non fu considerato per le Olimpiadi di Rio: all'epoca è vero che era alla prima esperienza in seconda divisione, ma quella posizione - di terzino destro - era particolarmente povera e l'avrei visto bene come una sorta di outsider.
Nel frattempo, la condizione della Nippon Daihyo - una volta forte in questo ruolo, capace di presentare 5-6 interpreti per entrambe le fasce - sta peggiorando. Una new entry sembra necessaria: se a sinistra Kurumaya (ne abbiamo parlato qui) si è guadagnato attenzione, sotto un nuovo ct e nel post-Mondiale, Koike potrebbe rappresentare un'opzione.

LA SQUADRA PER LUI
La forza di Koike è stata crescere gradualmente in questi anni: prima l'esordio nei professionisti, poi in seconda divisione, infine il salto in J1. E quest'anno il terzino si misurerà anche con una dimensione continentale, visto che i Kashiwa Reysol stanno disputando (male, ma ci sono) la Champions League asiatica.
Visto che a quasi 23 anni il suo percorso sembra esser lineare, io non escluderei un arrivo in Europa nel 2019. Mi piacerebbe che concludesse un'altra stagione a Chiba e poi tentasse il grande salto, magari in Portogallo: la Liga Nos - come dimostrano i casi Kanazaki e Nakajima (quest'ultimo suo parente) - si è rivelata un buon trampolino di lancio per i nipponici.

28.2.18

ROAD TO JAPAN: Shintaro Kurumaya (車屋 紳太郎)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a "Road To Japan", la rubrica che illustra i migliori talenti del panorama del calcio nipponico. Oggi ci spostiamo verso Tokyo, precisamente a Kawasaki, municipalità della grande area metropolitana della capitale. Lì ci sono i campioni uscenti del Kawasaki Frontale, che devono molto alla crescita di Shintaro Kurumaya.

SCHEDA
Nome e cognome: Shintaro Kurumaya (車屋 紳太郎)
Data di nascita: 5 aprile 1992 (età: 25 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Terzino sinistro
Club: Kawasaki Frontale (2014-?)



STORIA
Nato nel profondo Sud (precisamente a Kumamoto, la prefettura che ha dato i natali anche al collega e attuale compagno di squadra Shogo Taniguchi), Shintaro Kurumaya cresce nell'omonima capitale della zona, spinto dal fratello all'età di cinque anni verso questo splendido gioco.
Passato per la Kumamoto Shiritsu Nagamine Junior High School e la Kumamoto Kenritsu Ozu High School, Kurumaya decide di frequentare la University of Tsukuba a 18 anni. L'università ha un'ottima squadra di calcio e così il giovane Shintaro può accostare gli studi alla passione calcistica (cosa per altro abbastanza comune nella formazione giapponese).
Sembra ironico, ma ad allenarlo è quello che poi si è rivelato anche il tecnico che l'ha lanciato da professionista: all'epoca, infatti, Yahiro Kazama è il manager dell'università ed è ancora un po' lontano dall'allenare il Kawasaki Frontale. Dal canto suo, le prestazioni di Kurumaya lo fanno notare subito nelle gare della Kanto University Football Association.
Mentre Kazama passa ad allenare un club della J. League, Kurumaya procede silenziosamente nella sua crescita: il terzino gioca le Universiadi di Kazan del 2013 e spinge il Giappone al terzo posto finale. L'unico passo falso arriva in semifinale, dove i nipponici perdono ai rigori contro i pari-età francesi, prima di sconfiggere la Russia per il bronzo.
Le prestazioni di Kurumaya sono manifeste e molti club di J. League se lo contendono: tuttavia, Kazama non ha dimenticato quel ragazzo che allenava alla University of Tsukuba. E così il Kawasaki Frontale si aggiudica i diritti sul terzino per il 2015, facendogli però giocare le ultime due giornate del campionato 2014 (contro Ventforet e Vissel).
In quelle due partite - che non contano nulla per il Kawasaki, fuori da tutto -, Kazama capisce che Kurumaya sarà il suo terzino titolare nella stagione successiva. Il tecnico ha visto confermate le premesse che si era fatto sul ragazzo, visto che l'ha schierato per ben 87 partite nei due anni successivi (trovando anche le prime reti).
Si pensava che il cambio di panchina - Kazama a Nagoya, dentro Oniki - potesse modificare l'approccio del Kawasaki, che in realtà è rimasto (quasi) lo stesso: stesso modulo, ma più attenzione in fase difensiva, pur mantenendo una buona produzione sotto porta. Risultato? Primo titolo della storia e Kurumaya inserito nella Top 11 del 2017 (otto assist).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Ciò che si può dire immediatamente è che il ragazzo sia dotato di ottime doti atletiche e tecniche, ma soprattutto che lo si vede spesso in avanzata offensiva. Oggi gioca nel 4-4-2, ma un domani sfruttare Kurumaya da esterno a tutta fascia potrebbe essere la soluzione migliore: il ragazzo diventerebbe il più votato dai mediani.
Questo perché Kurumaya è sempre lì in sovrapposizione, pronto a offrirti una sponda per un passaggio pulito, oltre che un dribbling potente più che tecnico. Capace di arrivare sul fondo più e più volte nel corso di una gara, viene da chiedersi se difensivamente possa migliorare ed esser continuo con la stessa abilità in entrambe le fasi.
Dal punto di vista tattico, finora Kurumaya ha giocato da terzino, ma può comparire anche come esterno a tutto campo o centrale difensivo, soprattutto nella zona sinistra di una retroguardia a tre. Deve ancora evitare alcune ingenuità frettolose, come l'intervento su Koroki che gli è costato il rosso nei quarti della scorsa AFC Champions League: in inferiorità numerica, il Kawasaki è crollato ed è uscito incredibilmente dalla competizione.

STATISTICHE
2014 - Kawasaki Frontale: 2 presenze, 0 reti
2015 - Kawasaki Frontale: 36 presenze, 0 reti
2016 - Kawasaki Frontale: 41 presenze, 2 reti
2017 - Kawasaki Frontale: 50 presenze, 0 reti
2018 - Kawasaki Frontale (in corso): 3 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Con mia grande sorpresa, Vahid Halilhodžić ha dimostrato di guardare ai novelli campioni della J. League e ha così convocato Kurumaya, che era già stato chiamato per un paio di training camp durante gli ultimi anni. La prima presenza è arrivata nell'ottobre 2017, quando il terzino ha esordito contro Haiti in un'amichevole.
Il c.t. del Giappone ha poi confermato l'esterno basso anche per l'EAFF East Asian Cup, dove Kurumaya ha giocato due gare contro Corea del Nord e Corea del Sud. La squadra era sfilacciata e piena di volti nuovi, ma non c'è dubbi che il terzino del Kawasaki abbia ancora qualche chance di arraffare un biglietto per Russia 2018.

LA SQUADRA PER LUI
Credo che il 2018 sia fondamentale per lui. Kurumaya ha chiaramente bisogno di crescere ancora e può farlo con calma e sicurezza in quel di Kawasaki. Ovviamente non sarà facile, ma il suo ruolo sta vivendo un ricambio generazionale in patria e forse anche fuori: lui si può inserire, magari sfruttando quel canale belga che ha lanciato diversi talenti negli ultimi 10 anni.

21.2.18

J. LEAGUE ROUND-UP: Nell'anno del Mondiale (Part II)

おはようございます!
Benvenuti a una nuova annata di J. League: il 2018 punta a confermare la natura sorprendente del campionato nipponico. I soldi ricevuti dal primo anno dell'accordo con DAZN - nonostante le chiare mancanze a livello di trasmissione - si stanno facendo sentire. E in più ci saranno nuovi formati, cambiamenti di divisione e la possibilità di altre sorprese. Ecco la seconda parte di questa iper-preview.

Un 3-2 che dice parecchio.

LE PREVISIONI

J1 League
Il gruppone per il titolo rischia di essere meno nutrito di quello che appariva all'inizio del 2017. Anzi, rischia di essere praticamte lo stesso uscito dalla scorsa stagione, con le squadre impegnate in Champions League asiatica a esser praticamente le favorite per il titolo 2018 (per un tiro al bersaglio facile, su Twitter ho postato le mie predizioni all'hashtag #JPred).
Partiamo dal Cerezo Osaka, che abbiamo visto all'opera in sede di mercato. Se vincere t'insegna a vincere, allora è naturale che si punti al bersaglio grosso nel 2018: J. League o Champions League asiatica? Più facile la prima, con un gruppo che potrà esser ruotato, nella speranza che la corsa al titolo duri fino alla fine.
Poi ci sono i campioni uscenti del Kawasaki Frontale e quelli mancati dei Kashima Antlers. Entrambe le squadre hanno un organico ampio e pratiche di gioco consolidate. Diverso il discorso per i Kashiwa Reysol, l'ultimo club che metterei in questo gruppo: paradossalmente, se uscissero dall'AFC Champions League, potrebbero trovare lo sprint giusto in J. League.

Atsuto Uchida, 29 anni, è tornato in Giappone dopo otto anni.

Poi ci sono le inseguitrici, quelle che potrebbero sorprendere tutti non avendo impegni continentali. In questo gruppo ci mettiamo subito due club: da una parte il Júbilo Iwata, che ha confermato Nanami in panchina, perso Kawabe sul campo, ma che ha prelevato Taguchi dal Nagoya; dall'altra, ci sono i campioni asiatici degli Urawa Red Diamonds, che hanno rivoluzionato un po' il roster e saranno una squadra ben diversa sotto Hori.
A seguire tre squadre che dovrebbero avere percorsi diversi, ma che sembrano molto vicine in questo momento. Partiamo con il Gamba Osaka, che riparte da una sorta di "anno zero": la rivoluzione sarebbe dovuta arrivare già nel 2017, ma Hasegawa ha lasciato Osaka in ritardo. Tre gli elementi dai quali ripartire: il genio di Yajima, i giovani e la guida di Levir Culpi.
E poi quelle che potrebbero sembrare due sorprese, ma io ci voglio credere. Prima i Nagoya Grampus, perché un attacco con Jô e Gabriel Xavier promette di divertire moltissimo. Però siamo di fronte all'ennesima rivoluzione - via Simovic, Taguchi e altri rincalzi -, nonché a problemi difensivi che non sembrano esser stati risolti durante l'inverno. Potrebbe esser un successo o un disastro.
Dietro, c'è l'Hokkaido Consadole Sapporo. Io nutro molta fiducia. L'arrivo di Petrovic, gli acquisti interessanti e funzionali al suo 3-4-2-1, la conferma di giocatori fondamentali come Fukumori, Bothroyd e Tokura, una squadra dal roster largo per essere in lotta per la salvezza: tutti elementi che potrebbero portare a una sorpresa.

Magari esagero e mi sbaglierò, ma il passaggio di Shinya Yajima, 24 anni, al Gamba Osaka è una delle migliori operazioni di quest'inverno.

La metà classifica potrebbe veder coinvolte squadre inaspettate. A cominciare dal Vissel Kobe, che non mi sembra abbia né un allenatore, né una squadra tale da impressionare. Insieme a loro, lo Yokohama F. Marinos, che dovrà contare sul gruppo dei giocatori esperti e sulla guida di un tecnico navigato come Ange Postecoglou. 
Non tirerei fuori da questo gruppo nemmeno il FC Tokyo: avere uno come Kenta Hasegawa è molto importante (visto quanto ottenuto dal tecnico a Osaka, sponda Gamba), ma è anche vero che lo stesso allenatore è stato co-responsabile dei disastri del 2017, venendo persino fischiato al momento dei saluti, nonostante i tanti successi con il club. Basterà l'ennesima rivoluzione?
Infine, Vegalta SendaiSagan Tosu. Non capisco perché qualcuno metta il Vegalta in zona retrocessione: gli acquisti sono stati tutti funzionali, Shoji giocherà finalmente in prima divisione, le conferme di Ishihara e Nakano sono fondamentali. Non c'è più Crislan, ma non è solo suo il merito della salvezza dell'anno scorso.
E poi c'è la squadra allenata da Massimo Ficcadenti, che tanto sorpresa non è, visto quanto bene ha fatto il tecnico italiano nella passata stagione. La squadra è stata toccata il minimo sindacale: Toyoda via in prestito, ma ci sono stati un paio di acquisti interessanti (e se Takahashi rinascesse sotto il tecnico italiano?). 

Yoshihiro Nakano, 24 anni, ha fatto benissimo a Sendai. Il Vegalta l'ha comprato a titolo definitivo dal Kawasaki Frontale.

Gruppo retrocessione? Quattro squadre sicure. Partiamo dalle due che si sono salvate, ma che non hanno fatto grandi passi in avanti, anche se in modo diverso. Lo Shimizu S-Pulse ha aggiunto Crislan, ma cambiare Shinji Kobayashi per Jan Jönsson non sembra proprio il massimo della vita. Li vedo non male, bensì malissimo.
A loro si aggiunge il Sanfrecce Hiroshima, per cui va fatto però un discorso diverso. La squadra è anche interessante - aggiungere Kawabe, Mawatari, Watari e Dangda è tantissima roba -, ma è Hiroshi Jofuku la scelta giusta? Forse sarebbe servito un altro tipo di tecnico, capace di praticare un gioco più offensivo e spettacolare.
Infine, le due neo-promosse. Come detto nella prima parte, lo Shonan Bellmare ha cambiato tantissimo e deve sperare che molti dei nuovi acquisti ingranino subito, fornendo immediatamente il contributo richiesto. Cho è una garanzia, ma ci sono diversi dubbi: Umesaki è arruolabile? Mikic ha ancora qualcosa da dare? Stevanovic e Lee funzioneranno?
Per il V-Varen Nagasaki è diverso. Dopo l'incredibile promozione della passata stagione, la squadra di Takuya Takagi è l'unica che non deve veramente promettere nulla. Il mercato è stato funzionale, ma fatto con quel che si poteva. Ciò nonostante, sono sicuro che a Nagasaki la preoccupazione non sia quella di tornare in seconda divisione: sarà comunque un'avventura.

Crislan, 25 anni, è l'unica speranza assieme a capitan Jong Tae-se per evitare una seconda retrocessione in casa Shimizu S-Pulse.


J2 League
Come al solito, la corsa verso il ritorno in J1 sarà nutrita e lunghissima: 42 giornate sono molte e trovare il giusto ritmo non è mai semplice. In ogni caso, un gruppo di quattro favorite si staglia sopra le altre.
L'Omiya Ardija mi sembra l'unica squadra che possa sperare nella lotta per il ritorno immediato. L'allenatore è quello giusto (Masatada Ishii, l'ex demiurgo dei Kashima Antlers), il mercato - nonostante tante partenze - è stato discreto. Soprattutto l'arrivo di Robin Simovic sembra la pedina giusta per sperare nel meglio.
A ruota, troviamo tre recenti conoscenze della J1. L'Avispa Fukuoka si è affidata ancora a Masashi Ihara (che non credevo sarebbe rimasto ancora nel Kyushu) e ha fatto un mercato di rilievo, soprattutto davanti. Ha perso Tomiyasu e Kamekawa, ma è arrivato Wako e Ihara davanti ha tantissime scelte. Se mantiene la coesione del finale di 2017...
Anche il Tokushima Vortis dovrà mantenere una certa struttura vista nell'anno passato: per sostituire Watari si è scelto Sonoda ed è un'ottima idea. Nathan Junior può esser la sorpresa, mentre Sisinio darà ulteriore vigore al centrocampo. La garanzia vera, però, è in panchina: il primo anno di Ricardo Rodriguez al Vortis è stato interessante.
Infine, il Matsumoto Yamaga. Mi sarei aspettato un cambio di allenatore, ma evidentemente Yasuharu Sorimachi gode di tanta fiducia e il mercato è stato il migliore della J2. C'è così tanta qualità che faccio fatica a immaginare un fallimento.

Naoki Wako, 28 anni, è la prospettiva migliore che l'Avispa poteva avere dallo scambio con i Kashiwa Reysol per il cartellino di Kamekawa.

Nel gruppone di quelli che potrebbero certamente centrare i play-off, ci sono certamente le altre due retrocesse, seppur con storie diverse. Al Ventforet Kofu hanno una buona squadra e hanno sostituito bene le partenze (acquisti interessanti quelli di Kozuka e Dinei), ma è Yoshida il tecnico giusto per risalire? Ho dei dubbi.
Diverso il discorso per l'Albirex Niigata, che ha (forse) il tecnico e la piazza giusta per riprovarci, ma la squadra è uscita parecchio indebolita dal mercato invernale. C'è l'incognita dei brasiliani (tre in squadra, tra cui Bruno Meneghel...) e del roster in generale, smontato e rimontato praticamente per intero. Insomma, non sarà facile.
A seguire, chi ai play-off c'è già stato, come JEF United Chiba e Tokyo Verdy. La squadra di Esnaider volava nel finale del 2017 e si è pure rinforzata, ma siamo sicuri che questa grande decaduta non inciamperà di nuovo in futuro? Per la compagine di Lotina, invece, abbiamo detto del mercato nella prima parte: vedremo come reagirà alla mancanza di due terzini come Koki e Kazuki Anzai (anche se davanti c'è un arsenale di guerra).
Infine c'è l'Oita Trinita, altra squadra che ha fatto molto bene al ritorno in seconda divisione. Io muoio letteralmente dalla curiosità nel vedere una coppia come Kosuke Goto e Noriaki Fujimoto insieme: potenzialmente valgono 35 gol insieme. Se li faranno, Oita potrebbe ritrovarsi nella lotta per il titolo per tutto il 2018.

39 reti e due titoli di capocannoniere in J3 League: il CV di Noriaki Fujimoto è piuttosto interessante.

A centro classifica, ci sono molte facce note. A partire dal Fagiano Okayama, che ha optato per la solita rivoluzione estiva (vi invito a vederla), ma sembra comunque aver trovato alcuni elementi interessanti. Diverso il discorso per lo Yokohama FC, che ha invece spostato il minimo indispensabile e spera che Ibba Lajaab si ripeta in termini realizzativi.
Il Kyoto Sanga spera che i due acquisti uruguayani possano fruttare anche dal punto di vista del gioco, perché la squadra di Kurobe è brutta da guardare. Assieme a loro, l'Ehime FC di Shuichi Mase - anche qui, altra rivoluzione, ma sembra funzionare per loro - e lo Zweigen Kanazawa, malvisto da molti, ma che può contare su un bomber di categoria (Koichi Sato) e su un tecnico preparato (Yanagishita ha fatto un buon lavoro l'anno scorso).
In questo gruppo, possiamo trovare anche due casi diversi. Nella prima parte della preview, mi sono mostrato preoccupato per il futuro del Montedio Yamagata, che comunque non credo sarà coinvolto nella lotta per non retrocede. Lo stesso si può dire per il Tochigi SC, ma in senso positivo: il mercato è stato molto convincente e non tutti hanno Masashi Oguro in squadra.

Con l'addio di Tetsuya Okubo alla seconda divisione, Masashi Oguro (37 anni) può diventare il miglior marcatore all-time della J2 League.

Infine, ci sono le candidate a non retrocedere. Metto leggermente avanti il FC Gifu e il Machida Zelvia: la squadra di Oki viene da un buon 2017 e ha cambiato molto. Se supererà le difficoltà dovute ai ricambi nel roster, dovrebbe necessariamente trovare la strada per salvarsi un'altra volta. Diverso il discorso per i Zelvisti, che sembrano in discesa, ma hanno un ottimo tecnico.
Poi c'è il Mito HollyHock, che ha una serie di problemi strutturali: i tanti cambi - in campo e in panchina -, la situazione di perenne team da seconda divisione, una possibile difficoltà nell'inanellare risultati. A ruota c'è il Renofa Yamaguchi, che ha l'incognita tecnico, ma ha un organico con due-tre giocatori che potrebbero rivelarsi azzardi vincenti.
Le candidate per la retrocessione sono sostanzialmente due: da una parte il Kamatamare Sanuki, che ha perso Baba, Kijima e Hayama e spera che Kitano tiri fuori l'ennesimo miracolo. Dall'altra, il Roasso Kumamoto, che ha trovato un buon tecnico in Shibuya, ma che si vede l'organico ulteriormente impoverito. Sarà durissima.

Ryuji Hirota, 24 anni, è stata una delle poche luci nel Gainare Tottori degli ultimi anni: ora la promozione con il Renofa Yamaguchi.

J3 League
Sembra strano, ma non vedo grosse sorprese per il 2017 in J3 League. Questa è la prima annata in cui nessuna squadra è riuscita a salire dalla Japan Football League e quindi le 17 società non sono state rimpolpate da un nuovo arrivo nella minima serie professionistica. Si intravede all'orizzonte un duello per il titolo.
Il Blaubliz Akita ha fatto tutto per bene, confermando il gruppo e potenziandolo. Dall'altra parte, non posso pensare che il Kagoshima United FC - pur avendo perso Fujimoto, in partenza per Oita - rimanga indietro. Anzi, l'ultimo mercato non ha sostituito bene il bomber, ma ha di fatto rinforzato il resto della squadra, soprattutto con l'arrivo di Fujisawa dal FC Ryukyu.
Alle loro spalle, si muovono almeno quattro squadre che sperano in una risalita (come il Kataller Toyama o il Thespakusatsu Gunma) o in una nuova esperienza (come Azul Claro Numazu e Nagano Parceiro). Queste ultime due sembrano più attrezzate, sebbene l'Azul Claro abbia perso 36 dei 60 gol segnati nella passata stagione e a Nagano non sia arrivato nessun profilo di rilievo.

Noritaka Fujisawa, 29 anni, per me il candidato a essere il MVP del 2018.

Dietro si muovono due diversi gruppi. Il primo è quello formato da chi spera in un'annata rivelazione per arrivare alle zone alte della classifica: dalle nobili decadute - come Giravanz Kitakyushu e SC Sagamihara - a quelle formazioni che stanno sorprendendo negli ultimi anni nonostante i budget ridotti, come Fujieda MYFC e FC Ryukyu.
Dietro a loro, le squadre U-23 (che quest'anno potrebbero avere una notevole discesa nel rendimento) e quattro club che al solito giocheranno per l'onore. Il Gainare Tottori sembra incastrato su sé stesso, il Grulla Morioka spera che qualche ragazzo colga l'occasione per emergere. Il YSCC Yokohama ha cambiato parecchio, mentre il Fukushima United FC è la squadra più attrezzata (e con il tecnico migliore).

Ryuji Bando, 38 anni, inizia una nuova avventura a Okinawa.

A queste previsioni, voglio aggiungere una riflessione finale. Spero veramente che la Japan Football League possa regalare due o più promozioni per la J3 League nel 2018. La terza serie ha bisogno di liberarsi delle squadre U-23 - un danno clamoroso, che di fatto falsa il campionato - e la stagione imminente regala diverse squadre che potrebbero dare un serio contributo al calcio giapponese.
Penso ad almeno due club sicuramente pronti - il FC Imabari e il Vanraure Hachinohe -, senza contare altri club che stanno facendo bene in sede di mercato, ma non so se avranno le licenze necessarie per salire (quelle strutturali, come ReinMeer Aomori e Tegevajaro Miyazaki, o quelle tecniche, come il Nara Club). L'inizio della stagione è vicino: godetevi tutto.