1.7.12

ROAD TO JAPAN: Manabu Saito

Torna la rubrica che tratta i talenti del Sol Levante. E, dopo Hiroki Yamada, mi sento di dovermi premunire: oggi vi parlerò di una seconda punta, scattante, veloce, dotato di gran destro ed agilità da vendere. L'anno scorso è esploso nella J-League 2 (l'equivalente della nostra Serie B) in quel di Matsuyama con la maglia dell'Ehime F.C., grazie ad un'annata da ricordare; oggi, è in odore di nazionale maggiore. Ma, se qualcuno volesse capirne prima qualcosa in più, molto probabilmente lo vedremo alle Olimpiadi di Londra con la maglia dei Blue Samurai: sto parlando di Manabu Saito.

SCHEDA
Nome e cognome: Manabu Saito
Data di nascita: 4 Aprile 1990
Altezza: 1.69
Ruolo: Seconda punta
Club: Yokohama F. Marinos



STORIA DI UNA STELLA
Nato nella prefettura di Kanagawa (che ha per capitale proprio Yokohama), Saito frequenta fin da piccolissimo l'ambiente degli Yokohama F. Marinos, una delle squadre più importanti nella breve storia della J-League; Manabu fa tutta la trafila, dalle giovanili fino alla prima squadra con la quale esordisce nel 2008. Resta tre anni alla casa madre, senza però avere vere opportunità e giocare in maniera continuativa; anzi, il ragazzo colleziona appena 32 presenze ed un gol in tre anni con la maglia che indossa fin da piccolo.
Il prestito sembra essere la migliore soluzione: lo accoglie l'Ehime F.C., un piccolo club di Matsuyama, senza particolare storia alle spalle. La squadra crolla nel finale di stagione, ma è già salva grazie alle prodezze del piccolo Saito: il ragazzo finalmente esplode. Infatti, realizza 14 gol in 38 presenze complessive e si classifica terzo nella classifica cannonieri del campionato. Inoltre, realizza gol straordinari, come quello nella trasferta a Hiratsuka contro lo Shonan: sponda del compagno ed il ragazzo prodigio comincia a dribblare tutti. Uno, due, tre avversari: alla fine, batte implacabilmente il portiere con un bel destro e festeggia uno dei gol dell'anno.
Molti di quelli realizzati con l'Ehime sono di questa fattura tecnica: ora, Saito è tornato allo Yokohama Stadium e ha segnato - ad oggi - cinque gol in 14 partite. La squadra non gira, ma lui fa ciò che meglio gli riesce: del resto, accanto a Yuji Ono e Shunsuke Nakamura, forse ci si aspettava di più dagli Yokohama F. Marinos.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Forse si esagera, ma potremmo usare le parole di Yasuharu Sorimachi per descrivere le caratteristiche di Manabu Saito. Innanzitutto, chi è Sorimachi? Beh, al momento del grandissimo gol di Saito contro lo Shonan, era l'allenatore della squadra di casa. Dopo il gol di Saito, arrivò a coniare per lui la famosa espressione "Ehi-Messi" (cioè il Messi dell'Ehime, sfruttando un gioco di parole). La sproporzione del paragone è grossa, ma indicativamente risalta le caratteristiche del numero 11 dei Marinos: un'ottima capacità di dribbling nello stretto, un buon tiro dalla distanza con un destro preciso, ma sopratutto un discreto senso dell'assist messo in mostra nell'ultimo anno.

STATISTICHE
2008 - Yokohama F. Marinos: 8 presenze, 0 gol
2009 - Yokohama F. Marinos: 14 presenze, 0 gol
2010 - Yokohama F. Marinos: 10 presenze, 1 gol
2011 - Ehime F.C.: 38 presenze, 14 gol
2012 - Yokohama F. Marinos: 14 presenze, 5 gol (in corso)

NAZIONALE
Per lui ancora nessuna chiamata da Zac. Certo, può vantare l'aver fatto parte della squadra U-17 che partecipò ai Giochi Asiatici del 2006 ed ai Mondiali del 2007. Ma è poco per un ragazzo dalle sue doti; chiaramente non poteva essere chiamato senza giocare e, di conseguenza, crescere allo Yokohama Stadium. L'anno con la maglia dell'Ehime lo ha finalmente fatto esplodere e, adesso che è tornato nuovamente alla casa madre, tutti lo guardano con grande attenzione in prospettiva nazionale. Vedremo cosa ci dirà il futuro: intanto lo aspettano le Olimpiadi di Londra quest'estate con l'U-23.

LA SQUADRA PER LUI
Le squadre che si dovranno salvare l'anno prossimo in Serie A avrebbero un gran bisogno di questo ragazzo: in ambienti come Chievo, Siena o Atalanta potrebbe fare benissimo. Penso, però, che il calcio tedesco metterà presto gli occhi su questo ragazzo: il VVV-Venlo (squadra dell'olandese Eredivisie) lo ha già cercato, dopo aver dato casa a Honda e Yoshida.



24.6.12

Finalmente alla pari.

Ci sono sempre stati grandi duelli. In tutti i campi della vita. C'era la "guerra fredda" tra le due superpotenze Stati Uniti ed Unione Sovietica; c'era i grandi duelli nel campo della bicicletta di memoria italica, come Coppi contro Bartali; ci sono state maree di "staffette azzurre", con la sfida tra due campioni italiani per lo stesso ruolo in nazionale: Rivera contro Mazzola, Totti contro Del Piero, Buffon contro Toldo.
Chiramente non mancano neanche i duelli nel calcio internazionale: quante volte ci si è chiesti chi fosse - in un determinato momento - il calciatore più forte al mondo? Quanti ancora adesso professano il verbo del calcio nel nome di Pelé e quanti sostengono Maradona, dicendo che il brasiliano non ha mai giocato in Europa e "El Pibe de Oro" aveva vinto un Mondiale da solo?
La storia del calcio continua a scorrere, eppure questo tipo di dibattiti non accennano a diminuire. Se una persona uscisse oggi ed andasse in un bar, probabilmente causerebbe il caos facendo una sola domanda: "Messi o Ronaldo?"

Cristiano Ronaldo, 27 anni, e Lionel Messi, 25, in un'amichevole Portogallo-Argentina del 2011.


Già, perché il calcio degli ultimi anni è stato condito da quest'ultimo motivo di discordia: Lionel Messi contro Cristiano Ronaldo. Chi è più forte? Chi è più decisivo? Chi merita il titolo di nuovo padrone assoluto del calcio?
Numerose le discussioni a riguardo. Proviamo a raccapezzarci con il palmares.
Lionel Messi, argentino di Rosario, nato il 24 Giugno del 1987, è una seconda punta come tante se ne sono viste: gran controllo del pallone, buon tiro dalla distanza, un dribbling fantastico ed una capacità di concludere affinata negli ultimi anni, sotto la guida di Pep Guardiola al Barcellona, squadra per cui gioca da sempre. Per lui, ci sono stati maree di riconoscimenti: cinque Liga di Spagna, due Coppe del Re, cinque Supercoppe di Spagna, tre Champions League, due Supercoppe Europee e due Mondiali per Club. 19 trofei con la maglia blaugrana. Più misero il bottino con la nazionale "albiceleste": un oro olimpico a Pechino 2008, un mondiale U-20 nel 2005 ed un secondo posto in Copa America. Poco, troppo poco per colui che sembrava destinato a succedere a Diego Armando Maradona nella mente degli argentini: una successione giustificata anche dai tre Palloni d'Oro vinti negli ultimi tre anni.

Messi segna il 2-0 nella finale di Champions del 2009 a Roma contro il Manchester United.


Di fronte a questo pedigree, non sfigura di certo Cristiano Ronaldo, portoghese di Funchal, nato il 5 Febbraio 1985: lui nasce come ala, ma in carriera ha saputo dimostrarsi eclettico e si è trasformato in un jolly d'attacco, capace di giocare in qualunque posizione. Ala, seconda punta o anche centravanti: per CR7 non fa differenza. Le sue caratteristiche tecniche sono leggermente diverse da quelle della Pulce argentina: i suoi punti di forza sono una fisicità innata, una corsa meno tecnica, ma molto più muscolare rispetto all'argentino, e la capacità di segnare da ogni distanza, grazie ad un destro potente e fatato, capace di "impallinare" il portiere da qualunque angolo del campo. Figlio del prolifico vivaio dello Sporting di Lisbona, Cristiano Ronaldo ha sempre fatto tanti gol, fin dai tempi del Manchester United, quando con Rooney spaventava le difese europee e portava i Red Devils a vincere la terza Champions League della loro storia. Poi ci fu la follia di Florentino Perez: 94 milioni di euro per portarlo via a Sir Alex Ferguson e mettergli addosso la "camiseta blanca" dei Real Madrid, con tanto di presentazione galattica.
Insieme a lui, arrivano tanti campioni nella capitale spagnola e CR7 va a Madrid convinto di poter riportare la Champions League nella teca dei trofei blancos: finora, non ce l'ha fatta. Ad Aprile ci è andato vicino, ma l'eliminazione in semifinale da parte del Bayern (con tanto di rigore sbagliato nella lotteria dei penalties) fa il paio con l'altra cocente delusione subita nel 2011, sempre in semifinale, a causa del Barcellona di Messi.
Il suo pedigree non è però inferiore a quello del numero 10 dei bluagrana: in Inghilterra, ha vinto tre Premier League, una F.A. Cup, due League Cup, una Community Shield, una Champions League ed un Mondiale per Club; in Spagna, si è portato a casa una Liga ed una Coppa del Re. Sono 11 trofei di squadra. A questi, vanno aggiunti dei piazzamenti con la nazionale portoghese: la finale persa nell'Europeo di casa contro la Grecia nel 2004 ed un quarto posto nel Mondiale del 2006. La ciliegina sulla torta è il Pallone d'Oro del 2008.

Ronaldo segna il gol del momentaneo 1-0 contro il Chelsea nella finale di Champions del 2008 a Mosca.


A leggere queste poche righe, si parla di due grandissimi, due campioni assoluti che rimarranno nella storia del calcio, a prescindere da chi sarà il più forte. Ma, nel calcio, uno sente sempre il bisogno di indicare l'imbattibile, l'inarrivabile, il numero uno: negli ultimi anni, non si è fatta fatica nel trovare tale fenomeno in Leo Messi. Sotto la gestione di Pep Guardiola, il Barcellona è diventato la squadra da battere e Messi il suo esponente massimo, capace - tanto per far capire - di fare 211 gol negli ultimi quattro anni con la maglia blaugrana. E Ronaldo? Ha fatto il suo, ma ha sofferto molto il fatto di giocare nello stesso periodo di un fenomeno che, semplicemente, ha vinto più di lui. E che, con la sua squadra, oscurava qualunque altra impresa.
Tra l'altro, CR7 ha sofferto anche per l'omonimia: quando qualcuno vuole fare una top-11 dei sogni, spesso ci mette Ronaldo, precisando però: "Aspetta, io parlo del Ronaldo originale, non quello d'adesso..", riferendosi all'asso brasiliano che ha vestito le maglie di Inter, Barcellona, Real Madrid e Milan.
Insomma, non sembrava che ci fosse uno sbocco per il portoghese. Neanche in nazionale ha saputo dare una svolta positiva, dato che sia all'ultimo Mondiale che al precedente Europeo non aveva lasciato un segno indelebile su queste manifestazioni.

Messi segna nella Supercoppa di Spagna contro il Real: CR7 può solo guardare.


Ma ora sembra tutto cambiato. Non nei dati: Cristiano Ronaldo continua a segnare come ha sempre fatto. Semmai, è la squadra intorno a lui che è cresciuta in forza, maturità e consapevolezza della proprio forza, tanto che il Real ha finalmente riportato la Liga a Madrid dopo quattro lunghissimi anni ed innumerevoli milioni di euro spesi. Non solo: CR7 ha segnato il gol decisivo al Camp Nou per la vittoria del Real in casa del Barca per 2-1. E lo ha fatto con grande freddezza e cinismo. Insomma, è stato finalmente decisivo anche con la maglia dei blancos, dopo aver regalato - con un suo gol - la Coppa del Re dell'anno precedente.
Ma non è finita: Cristiano Ronaldo ha finalmente invertito la tendenza anche in nazionale. Le due prime manifestazioni alle quali ha partecipato con la maglia della nazionale portoghese - Euro 2004 e Mondiali 2006 - vedevano ancora la presenza in squadra di quei fenomeni che hanno fatto la storia del calcio portoghese: c'erano Luis Figo, Manuel Rui Costa, Jorge Andrade, Ricardo Carvalho, Maniche e Nuno Gomes. Pian piano, tutti questi grandi protagonisti si sono ritirati dalla nazionale e, quindi, ci si aspettava che Cristiano Ronaldo portasse la nazionale, grazie alla sua immensa classe, dove gli altri non erano riusciti. Ma non ci fu molto da fare: come già detto sopra, durante Euro 2008 ed i Mondiali del 2010, CR7 segna appena due gol e non risulta essere decisivo per il Portogallo, eliminato rispettivamente da Germania ai quarti e Spagna agli ottavi.

Ronaldo deluso dopo l'eliminazione dall'ultimo Mondiale contro la Spagna.


Poi, la svolta. Tutto nasce da quest'Europeo, al quale Ronaldo arriva ancora più caricato dai successi con il Real. Eppure, le prime due partite sono un disastro: sopratutto, due errori incredibili sotto porta nella partita contro la Danimarca rischiano di escludere il Portogallo dalla fase ad eliminazione diretta. Ma, nell'ultima partita del girone contro l'Olanda, CR7 si prende le proprie responsabilità e da capitano trascina i lusitani ai quarti, con una doppietta che garantisce al Portogallo la qualificazione ai quarti di finale.
Tutto ciò avviene a pochi giorni da un episodio curioso avvenuto proprio nel match contro la Danimarca: i tifosi avversari lo insultano durante la partita. Ma non con i soliti strumenti, con insulti a familiari o antenati, no.. i cori sono "Messi, Messi, Messi". Ed allora qualcosa scatta in CR7. Si trasforma in una furia e lo dimostra nella partita dei quarti di finale contro la Repubblica Ceca: prende due pali, gioca una partita straordinaria e, alla fine, trova il gol di testa che trascina il Portogallo alla semifinale, che i lusitani giocheranno contro la Spagna campione uscente.
E pensare che la risposta di Cristiano Ronaldo ai cori sopracitati è stata: "Sapete dov'era Messi a quest'ora? Fuori dalla Copa America giocata in casa, dopo aver perso ai rigori con l'Uruguay. Noi siamo ancora in corsa. Mi pare peggio, no?"
Non sappiamo, certamente CR7 è finalmente alla pari con Messi. Anzi, forse è arrivato il tempo di mettere la freccia e compiere il sorpasso: una vittoria contro la Spagna, magari con gol, sarebbe la garanzia.

Cristiano Ronaldo esulta dopo il gol decisivo alla Repubblica Ceca: sarà suo l'Europeo?

19.6.12

Foot-Beautiful.

Di Euro 2012 avevo abbondantemente parlato all'inizio di questo mese, con varie previsioni sull'esito della rassegna continentale e la possibilità di avere una finale spettacolare. Beh, dopo una decina di giorni dall'inizio del torneo, abbiamo già qualche risposta a quali sarebbero stati gli sviluppi della competizione: i padroni di casa con il girone più facile sono già fuori, CR7 è rimasto in corsa a sorpresa e l'Armata Orange è stata rispedita a casa con tre sconfitte e zero punti fatti. Mica male come inizio!
Oggi, però, vorrei soffermarmi su ciò che può essere considerato bello all'interno di questo Europeo. Sono tre gli aspetti che potrei evidenziare.. ma andiamo con ordine.

Grecia - Una contro-indicazione sui greci: mai darli per morti. Sono un popolo che ha un grandissimo passato, che non si può seppellire con un colpo di spugna. Sembra una massima valida anche per la loro nazionale: il cammino della squadra del C.T. Fernando Santos sembrava finito dopo la sconfitta nella seconda partita del girone contro la Repubblica Ceca. Anzi, personalmente pensavo che il rigore sbagliato da Karagounis nella partita d'esordio contro la Polonia fosse un passaggio ancora più pesante sulla possibile eliminazione degli ellenici.Ed invece, il miracolo della classifica avulsa ed una partita diligente contro la Russia hanno portato avanti la Grecia. Diciamolo pure, una partita "alla greca": poco possesso palla, tanta difesa, buone ripartenze ed un pò di fortuna nei momenti chiave. Qualcuno ha azzardato: "Questa nazionale può rifare l'impresa del 2004".

La risposta è "assolutamente no". Ero più piccolo, ma ricordo bene la nazionale del C.T. Rehhagel, il suo modo di giocare e sopratutto lo stato di forma straordinario con il quale si presentò all'Europeo in Portogallo: un altro paio di maniche. Ed i vari Charisteas, Seitaridis, Zagorakis, Dellas hanno fatto carriere più gloriose degli interpreti della Grecia di quest'Europeo. Ma sopratutto: ci sono imprese che non possono essere ripetute, proprio perché straordinarie nella loro unicità.
E allora accontentiamoci dei reduci di quell'Europeo, Katsouranis e sopratutto capitan Karagounis, che stanno dando il meglio per questa nazionale. Il primo, nei momenti di difficoltà, s'è riscoperto centrale difensivo oltre che mediano; il secondo, ormai capitano della nazionale, sta giocando alla grande. Aggiungo che è sempre stato un buon giocatore: semplicemente, nessuno c'ha mai creduto abbastanza. L'unico peccato è che sarà squalificato per i quarti. E adesso, in quello che è considerata ben più di una partita di calcio, i greci sfideranno i tedeschi, favoriti per la vittoria dell'Europeo.

Giorgos Karagounis, 35 anni: un capitano indomabile per la Grecia ai quarti.


Germania - Già, i teutonici. Molti credevano nella squadra di Loew, ma la dimostrazione di forza nel famoso "girone di ferro" è stata anche più esplicita di quanto si pensava. La Germania ha dimostrato cinismo e pragmaticità, tipici tratti del calcio teutonico, ma ha anche regalato spettacolo, con un'organizzazione di gioco da far invidia a molte squadre del mondo. Insomma, non solo si sono confermati i favoriti, ma i tedeschi hanno anche dato l'impressione di poter battere chiunque. Persino gli spagnoli, campioni europei e mondiali, ma meno brillanti del solito.
Lo strapotere della Germania nasce da lontano: avevo già detto che Loew era l'uomo giusto per ottenere risultati. Gli mancava però la vittoria della consacrazione: chissà che non possa finalmente arrivare in quest'Europeo. L'impianto della squadra è migliorato: Hummels, difensore del BVB, sta dimostrando di non essere inferiore a Thiago Silva o Piqué; la coppia di centrali difensivi con lui e Badstuber è un notevole miglioramento rispetto al duo Friederich-Mertesacker dell'ultimo Mondiale; Klose, ancora in forma ma in là con l'età, ha trovato il suo erede in Mario Gomez, finalmente sbloccatosi anche in nazionale. Aggiungiamoci anche che la Germania ha una seconda squadra che probabilmente arriverebbe minimo in semifinale ed il quadro delle sicurezze teutoniche è completo.
I tedeschi aspettano la Grecia, ma la verità è che si guarda molto più avanti..

Mario Gomez, 26 anni: finalmente è esploso anche in Nazionale.

Irlanda - Qui le cose più belle si sono viste fuori dal campo. La nazionale del Trap non era certo pronosticata al passaggio del turno: un girone con Spagna, Italia e Croazia era difficilmente passabile. Anche perché l'Irlanda ha un grosso problema: segnare. Un gol in tre partite è poco per sperare di avanzare nella più difficile delle competizioni della FIFA. Forse gli Europei sono stati un ostacolo difficile per un gruppo esperto, ma offensivamente incapace di regalare grossi pericoli. Anche ieri, nella partita con l'Italia, lo schema era (purtroppo) sempre lo stesso: lancio in area e speriamo che vada tutto bene.. se ne riparlerà per il Mondiale del 2014, sebbene il gruppo in cui è inserita l'Irlanda sia molto difficile. Non sarà facile cavarsela contro Germania, Svezia ed Austria per arrivare in Brasile.
Detto questo, lo spettacolo vero lo hanno offerto i tifosi irlandesi: semplicemente fenomenali. Una lezione di cultura sportiva che fa riflettere molti. Non solo noi, ma anche paesi che sono più avanzati nella cultura del tifo.
Dispiace dirlo per il nostro "povero" calcio, ma vedere gli irlandesi cantare - nonostante i quattro gol presi dalla Spagna - è un momento straordinario di calcio. Così come assistere alla ripartizione dello stadio di Poznan in occasione di Italia-Irlanda: 2/3 dello stadio erano colorati di verde, nonostante gli irlandesi fossero già eliminati.
Queste immagini sono molto più belle di quelle di un gol, di una giocata straordinaria o di un trofeo. Perché sono cose che restano nella mente di tutti e non solo su un almanacco di calcio.

I tifosi irlandesi cantano ancora dopo il 4-0 subito dalla Spagna: encomiabili.



15.6.12

UNDER THE SPOTLIGHT: Christian Benitez

Avevo annunciato, qualche settimana fa, che avrei lanciato due rubriche. Una l'avete già vista: è "Road To Japan", nella quale provo a consigliarvi i giocatori giapponesi in lancio, pronti ad esplodere ed essere portati in Europa (sempre che ne abbiano voglia). Qui, invece, il principio è lo stesso, ma il contenuto è diverso: nella rubrica di cui mi occuperò da oggi e che avrà luogo ogni metà del mese, proverò a consigliarvi i giocatori che potrebbero sfondare e che provengono da campionati poco famosi o conosciuti. Questa rubrica si chiamerà "Under The Spotlight" ("Sotto la luce della ribalta", ndr) ed il protagonista di oggi è Christian Benitez.

N.B.: All'inizio, la rubrica doveva essere inaugurata parlando di Jackson Martinez, attaccante colombiano del Jaguares de Chiapas. Purtroppo, il Porto è molto più veloce di me e l'ha comprato, facendo quello che - secondo me - sarà un affarone. Martinez esploderà, purtroppo non ho avuto il tempo di parlarne.

SCHEDA
Nome e cognome: Christian Rogelio Benitez Betancourt
Data di nascita: 1 Maggio 1986
Altezza: 1.68
Ruolo: Seconda punta
Club: Club America (2011-?)



STORIA
La storia di Cristian Benitez - conosciuto anche come Chucho - comincia a Quito, capitale dell'Ecuador. Figlio dell'Ermer che già aveva collezionato 19 presenze con la maglia della nazionale durante gli anni '80, Benitez esordice con la maglia dell'El Nacional nel massimo campionato ecuadoregno già a 18 anni. L'esplosione si realizzò nei due anni successivi, quando a 20 anni aveva già realizzato 22 gol in due campionati. Con la capacità di portare l'El Nacional agli ottavi di Copa Libertadores, arrivarono anche i primi interessamenti europei da parte di club come il Villareal e la Stella Rossa di Belgrado.
Nell'estate del 2007, Benitez sorprende tutti e sceglie il Messico come prossima meta da esplorare, con la maglia del Santos Laguna, club con pochi successi nel calcio messicano. La scelta è quella giusta: Benitez gioca due stagioni da favola e porta il club al titolo di Clausura del 2008. Il suo contributo è talmente ampio da ricevere il premio di miglior giocatore della stagione. E pensare che, ad inizio anno, aveva rifiutato un'offerta giunta addirittura da Lisbona, sponda Benfica. 35 gol in due anni, però, attirano molte più attenzioni ed allora il trasferimento in Europa diventa una realtà concreta quando arriva l'offerta giusta.
Quest'offerta è quella del Birmingham City, squadra di Premier League che aveva appena riconquistato la massima categoria del calcio inglese: Benitez viene pagato 7 milioni di euro, con un riscatto che sarebbe stato completato con  4 milioni aggiuntivi alla fine della stagione. Poi, le visite mediche scoprono problemi alla caviglia, che fanno sì che il Birmingham City ri-negozi l'accordo per prendere il giocatore: viene pagato inizialmente un milione e mezzo di euro, con la possibilità di stracciare l'accordo nel caso di significativi problemi fisici durante il primo anno; nel caso la sua tenuta fisica fosse confermata, il Birmingham dovrebbe pagare nove milioni e mezzo di euro per il riscatto.
Ma l'ecuadoregno non si trova bene nel calcio inglese e le statistiche sono impietose: quattro gol in 36 presenze stagionali sono pochini. Il Birmingham lo vorrebbe tenere, ma non riscattarlo alla cifra stabilita: il Santos Laguna non vuole sentire ragioni e Benitez torna così in Messico.
L'ultima svolta della carriera del "Chucho" è nell'estate 2011, quando firma per il pluri-titolato Club America, uno dei più famosi team all'interno del panorama del calcio messicano. Vincerà il titolo di capocannoniere e si confermerà "troppo bravo" per il calcio messicano. Come se fosse pronto per un altro tentativo nel Vecchio Continente..

CARATTERISTICHE TECNICHE
Dico sempre che i video di YouTube sono indirizzati al mettere in luce determinate caratteristiche. Ciò che non traspare, invece, sono i difetti del giocatore. Ma siamo fortunati: in un'epoca dove è possibile seguire giocatori oltreoceano, è uno strumento straordinario d'informazione calcistica.
Detto questo, Benitez è una seconda punta dagli straordinari riflessi: dove c'è una palla vagante, lui è sempre presente. Con questa particolare dote d'area di rigore, il suo profilo si avvicina a quello del centravanti atipico. Ma Benitez è anche altro: molta corsa, una discreta tecnica ed un tiro niente male. I rigori sono il suo pane.

STATISTICHE (sono comprese le presenze ed i gol anche in coppe nazionali ed internazionali)
2004 - El Nacional: 1 presenza, 0 gol
2005 - El Nacional: 30 presenze, 6 gol
2006 - El Nacional: 36 presenze, 16 gol
2007 - El Nacional: 15 presenze, 7 gol
2007/2008 - Santos Laguna: 40 presenze, 17 gol
2008/2009 - Santos Laguna: 28 presenze, 18 gol
2009/2010 - Birmigham City: 36 presenze, 4 gol
2010/2011 - Santos Laguna: 39 presenze, 21 gol
2011/2012 - Club America: 36 presenze, 22 gol

NAZIONALE
Benitez ha un buon rapporto con la sua nazionale: venne convocato a sorpresa per il Mondiale del 2006 in Germania, anche se solo 21enne. Per lui, ci fu solo una presenza in una sfida persa contro i padroni di casa per 3-0. Ha giocato anche le tre partite della Copa America del 2007, con l'Ecuador subito eliminato. E' un punto di riferimento per la nazionale. Del resto, basta vedere quanto sia decisivo negli ultimi tempi: dal Giugno 2011, ha segnato sette gol con la maglia dell'Ecuador, di cui molti sono risultati decisivi per le vittorie della nazionale. Grazie al suo contributo, l'Ecuador ha sconfitto - nell'ultimo mese - Perù, Venezuela e sopratutto Colombia nel girone sudamericano di qualificazione al Mondiale del 2014.

LA SQUADRA PER LUI
Le seconde punte veloci e con un buon tiro rappresentano una categoria in sovrabbondanza. Tuttavia, c'è pur sempre qualche squadra che ne è sprovvista: penso che nel gioco di Zeman, tanto per dirne una, sarebbe un giocatore fantastico. Veloce, con i riflessi pronti ed una resistenza ottima. Certo, bisognerebbe anche sapere cosa ne penserebbe Benitez su un'altra esperienza europea: l'età è dalla sua (26 anni), sembra che lo stesso Benitez voglia riprovare l'avventura europea, poiché lo stesso calciatore afferma che ci sono state offerte dall'Europa. Nonostante ciò, sarà difficile portare a termine questo trasferimento, anche perché il Club America chiede ben 9 milioni di euro. Logico per chi non vuole separarsi da quello che potrebbe essere un potenziale crack.





11.6.12

Una favola dell'altro mondo.

Polinesia francese. Per molti, questo paese dirà poco in generale: verrà da pensare, probabilmente, isole che la compongono ed agli splendidi paesaggi che regalano, con il mare blu della Barriera Corallina e le viste dalle isole di Bora Bora. Se restringiamo il campo geografico, l'isola più importante è Tahiti, famosa per le sue vedute mozzafiato e per l'essere un'isola di origine vulcanica, oltre che importante centro turistico.
La domanda sorge spontanea: siete per caso impazziti e pensate d'esser finiti su un blog di consigli per le vacanze? Non è così, tranquilli. Semplicemente, Tahiti verrà a breve ricordata anche per altri eventi: quelli calcistici.

Già, perché la nazionale di Tahiti ha messo una pietra nella propria storia e, in generale, in quella della FIFA: con la vittoria in finale contro la Nuova Caledonia per 1-0 nella giornata di ieri, la squadra nazionale di Tahiti ha guadagnato l'accesso per partecipare alla Confederations Cup del Giugno del prossimo anno. Ebbene sì: accanto a Brasile, Spagna, Uruguay.. vedremo anche i ragazzi dell'arcipelago polinesiano misurarsi con alcuni dei migliori campioni al mondo.
Come è successo? Molti si chiederanno se un team composto da giocatori non-professionisti possa permettersi di partecipare ad un impegno del genere. Credo, invece, che sia bellissimo vedere una favola simile: Tahiti, oggi, rappresenterà di più di quel che ha mai dato al mondo dello sport in anni.



La FIFA Confederations Cup è un torneo ufficiale organizzato dalla massima organizzazione calcistica per testare i preparativi in vista del Mondiale dell'anno successivo. E' un torneo che esiste dal 1997, quando fu disputata la prima edizione. Sono state sei le edizioni disputate, anche se solo tre potrebbe esser veramente catalogate come FIFA Confederations Cup, ovvero quelle disputate esattamente un anno prima del Mondiale nel luogo dove esso si sarebbe svolto. Parliamo quindi delle edizioni del 2001, del 2005 e del 2009. Le altre tre furono più passerelle calcistiche che vere competizioni, seppur riconosciute come tali: nel 1997 fu disputata in Arabia Saudita, nel 1999 in Messico e nel 2003 in casa della Francia. Per completare il quadro, va ricordato come la Confederations Cup ospiti le vincitrici di tutte le massime competizioni continentali: vincitori di Europei, Coppa d'Africa, Coppa d'Asia, Gold Cup (Nord America), Copa America (Sud America), OFC Nations Cup (Oceania), Coppa del Mondo e padroni di casa si sfidavano per la conquista di questo trofeo.

Tra questi contendenti, spesso la nazione vincitrice nella zona oceanica risultava essere la più debole. A turno, Australi e Nuova Zelanda hanno provato ad impressionare: ma se i secondi sono arrivati solo tre volte alla competizione, gli australiani arrivarono secondi nel 1997 e terzi nel 2001. Non male. Ma da quando la Federazione Asiatica ha spostato l'Australia nei suoi ranghi (2007), si è pensato che la Nuova Zelanda avrebbe infilato un filotto di partecipazioni consecutive alla Confederations Cup da far girare da testa. Del resto, gli All Whites non avevano demeritato agli ultimi Mondiali, portando a casa tre pareggi e rimanendo - incredibilmente - l'unica squadra imbattuta in tutto il mondiale sudafricano.

Ma la sorpresa era dietro l'angolo. L'OFC Nations Cup 2012 ha visto la partecipazione di otto squadre. A sorpresa, la Nuova Zelanda è stata eliminata in semifinale: uno shock nel movimento calcistico oceanico, dato che la differenza sembrava piuttosto evidente tra i "kiwi" e le altre squadre della competizione. Dall'altra parte del tabellone, Tahiti ha sbaragliato la concorrenza, vincendo la semifinale contro le Isole Salomone e raggiungendo l'atto finale della competizione. Grazie anche al lavoro del coach, Eddy Etaeta, in grado di dare una certa fisionomia alla squadra.

La squadra nazionale di Tahiti era - all'inizio del torneo - numero 179 del Ranking FIFA ed era la sesta in graduatoria delle otto arrivate al torneo. Insomma, non sembrava neanche lontanamente possibile una loro vittoria, pensando che quattro anni prima neanche erano arrivati alla fase finale. E non era lecito immaginarla riflettendo anche sul fatto che la squadra ha un'età media giovanissima e che nessuno, tranne Nuova Zelanda ed Australia, aveva vinto questa coppa. Invece, Tahiti ha riscritto la storia, vincendo la finale contro la Nuova Caledonia e garantendosi il diritto ad un viaggio in Brasile. A giocare contro Xavi, Neymar e Cavani. E se pensate che, tra i più esperti, uno gioca in Francia, in un campionato amatoriale (che è il quinto livello della piramide del calcio francese), e l'altro nella terza divisione belga, beh.. capirete di quale favola fantastica stiamo parlando.

Chiaro che il loro viaggio rischia di venire sepolto sotto una valanga di gol, ma storie come queste solo il calcio le sa raccontare. E speriamo che loro se la possano vivere al meglio.

I giocatori di Tahiti festeggiano la vittoria nella OFC Nations Cup 2012.