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9.9.15

Ritorno dal passato.

Bastava un punto, è arrivata una vittoria roboante. All'Austria serviva un pareggio per qualificarsi direttamente a Euro 2016. Das Team, invece, è andato molto più in là: 4-1 sul campo della Svezia di Ibrahimovic (che dovrà soffrire fino alla fine). E ora i biancorossi riabbracciano una competizione internazionale dopo 18 anni.

David Alaba, 23 anni, stella dell'Austria finalmente rinata.

Quando erano stati effettuati i sorteggi per i gironi (parliamo del gennaio 2014), l'Austria era a malapena rientrata in terza fascia. Dietro a nazionali che magari allora non rappresentavano il meglio del continente, ma che forse avevano fatto di più nelle qualificazioni degli ultimi anni (Ungheria, Romania, persino Israele: tutte ancora in corsa per Euro 2016).
Una situazione che ha fatto male a una della nazionali più gloriose tra gli anni '30 e '50, quando l'Austria arrivò quarta al Mondiale 1934 e terza a quello del 1954. In mezzo, la medaglia d'argento all'Olimpiade di Berlino 1936. E tanti, tanti giocatori che fino agli anni '90 hanno giocato in giro per l'Europa, dimostrando la bontà del movimento calcistico.
Gli anni 2000 sono stati traumatici: se escludiamo la partecipazione all'Europeo del 2008, l'Austria manca da un torneo internazionale dal 1998, quando la truppa di Polster e compagni si fece vedere al Mondiale di Francia. Quell'avventura non fu brillante: due pareggi e la sconfitta con l'Italia. Da allora, l'Austria non ha più disputato un torneo internazionale.
La fortuna e la programmazione hanno voluto che in Austria nascessero finalmente altri talenti. I giocatori che giocano in casa sono pochi, perché Rapid Vienna e Sturm Graz non hanno più lo stesso appeal di una volta. Il Red Bull Salisburgo si è fatto onore in Europa, ma la squadra è composta prevalentemente da giocatori stranieri.
Così la stella della nazionale è un ragazzo di origini nigeriane e gioca nel Bayern Monaco: David Alaba avrà pure 23 anni, ma ha l'esperienza di un veterano e la duttilità dei grandi. Assieme a lui, nomi come quelli di Dragović, capitan Fuchs, Arnautović, Junuzović, Sabitzer e Janko creano un caso simile a quello della Svizzera: nazionale forte e multi-etnica.

Un successo autorevole. Una sorta di avvertimento a chi li troverà all'Europeo.

La continuità dell'Austria si è vista lungo tutta la fase del girone: dopo il pareggio nella gara d'esordio contro la Svezia, la squadra biancorossa ha conquistato ben sette vittorie consecutive. Un ruolino di marcia da record (solo l'Inghilterra ha fatto di meglio) e che ha garantito la conquista della qualificazione diretta alla rassegna francese.
Non è un caso che il movimento austriaco sia rinato. La certificazione è arrivata anche dal Ranking FIFA: chi mi legge spesso, sa quanto ho criticato quest'istituto e come credo che l'Elo Ranking sia più affidabile. Tuttavia, nel settembre di quest'anno l'Austria ha raggiunto il 13° posto, la posizione più alta mai raggiunta nella sua storia.
Quello dell'Austria sarà anche un "vero esordio" all'Europeo. Das Team si è qualificato per sette volte al Mondiale, ma l'unica partecipazione alla rassegna continentale è arrivata nel 2008. E quella volta l'Austria giocò l'Europeo solo perché lo co-ospitò insieme alla Svizzera. Per altro andò malissimo: un solo gol segnato (su rigore), un punto conquistato.
Ben diverso è lo scenario che si apre per Francia 2016. La nazionale è decisamente in crescita e può contare su un gruppo tecnicamente ben dotato. Il merito va sopratutto a Marcel Koller, che ha preso l'incarico da ct nel novembre 2011. A quel tempo, l'Austria sembrava ormai alla deriva: invece, la sua guida ha riportato il gruppo sulla retta via.
Il suo bilancio da 53% di vittorie parla per lui, così come gli ottimi stint con Colonia e Bochum negli anni 2000. Ora il suo obiettivo è fare bene a giugno: «Pensare che abbiamo vinto sul campo della Svezia per 4-1 è qualcosa di pazzesco. Un caloroso ringraziamento va anche a tutti i tifosi che ci hanno supportato. Posso affermare che siamo una buona squadra e possiamo rilanciare il calcio austriaco». L'Austria è tornata, statene certi.

Marcel Koller, 54 anni, tecnico dell'Austria dal 2011.

10.2.15

Darwinismo applicato al calcio.

Nato esterno di centrocampo, esploso da terzino e utilizzato ora anche da interno di centrocampo. Nero ma fieramente austriaco, nonché il più giovane esordiente con la maglia della nazionale (a soli 17 anni). Classe '92, ha già vinto tutto quello che un giocatore di club possa sognare con il Bayern Monaco. David Alaba ha recuperato da un lungo stop e sabato è andato anche a segno in quel di Stoccarda.


A 22 anni è difficile chiedere di più, ma tutto quello che Alaba ha conquistato nella sua sin qui breve carriera è stato meritato. Nato a Vienna, la sua famiglia è una miscela di culture diverse: sua madre è filippina, mentre suo padre è un nigeriano Yoruba, gruppo originario della parte sud-ovest del paese, nonché ex rapper e oggi dj. I suoi emigrarono a Vienna e diedero al loro bambino il secondo nome di Olatokunbo, che nella lingua Yoruba significa «ricchezza da una terra straniera». Mai un middle name fu così azzeccato da quelle parti.
Una ricchezza che però è arrivata solo dopo aver lavorato duro. Alaba cresce nelle giovanili del Rapid Vienna e gioca pure con la sua squadra riserve. Quando il salto in prima squadra sembra imminente, il Bayern Monaco intuisce il potenziale del giovane David e lo porta in Baviera nell'estate del 2008. Un anno speso tra U-17 e U-19, poi l'arrivo nella compagine delle riserve del Bayern. Il debutto in 3. Liga e le prime chiamate di van Gaal. Alaba prende il numero 27, che non sarà più abbandonato dall'austriaco.
L'esordio in prima squadra nel febbraio 2010 in una trasferta a Furth per la DFB-Pokal è solo l'inizio. E che inizio: entrato da un minuto, al suo secondo pallone toccato Alaba serve l'assist per il 3-2 di Ribéry. Tuttavia, van Gaal non lo vuole bruciare e così il Bayern presta il giovane austriaco all'Hoffenheim per sei mesi. Una buona esperienza, poi il ritorno a Monaco e le vittorie con Jupp Heycknes in panchina. Alaba non era in campo nella finale di Champions a Monaco di Baviera del 2012, ma è titolare in quella di Wembley dell'anno successivo.
Tuttavia, è stato Pep Guardiola a dimostrare l'importanza di David Alaba nello scacchiere del Bayern Monaco. Nel 4-3-3 o 3-4-3 dello spagnolo, Alaba ha giocato un po' ovunque: terzino mancino, esterno di centrocampo, mezzala, centrale sinistro di difesa e persino ala. E proprio Pep ha spinto perché il ragazzo rinnovasse nel dicembre del 2013: oggi Alaba si gode un contratto con il Bayern fino al giugno 2018. Sempre con Guardiola, l'austriaco è stato nominato per due volte consecutive nello UEFA Team of the Year. Quest'anno un infortunio l'aveva messo fuori gioco per due mesi, Guardiola si è esposto, affermando che Alaba è uno dei migliori al mondo.


Quattro volte calciatore austriaco dell'anno nell'ultimo quadriennio, Alaba ha raggiunto in questa speciale graduatoria un mito come Ivica Vastić. Ed è diventato ormai fondamentale anche per la sua nazionale: l'Austria non gioca un torneo internazionale dal Mondiale 1998, ma c'è da dire che con l'allargamento dell'Europeo a 24 squadre qualche chance ora c'è. La rassegna francese del 2016 potrebbe essere un buon palcoscenico per una nazionale piena di talento come quella austriaca. E sinora, guardando la situazione del gruppo G dopo quattro gare giocate, l'Austria è prima con 10 punti. E Alaba è stato decisivo contro Svezia e Moldavia.
Essere un punto di riferimento al Bayern Monaco di oggi ed essere il più forte giocatore della propria nazionale a soli vent'anni è qualcosa di straordinario. E Alaba è un giocatore straordinario. La cosa bella (o brutta per i suoi avversari) è che questo ragazzo può ancora migliorare. Può diventare uno dei 10 giocatori più forti al mondo. Ed è completo: basti pensare che cinque anni fa le sue doti migliori erano la velocità e un buon tiro dalla distanza. Oggi Alaba sa far tutto. Merito di Guardiola e di chi lo ha allenato, ma questo è dovuto anche un talento che non s'insegna, ovvero quello di saper leggere le partite in maniera chiara.
La sua maturazione è stata tale da poter azzardare su di lui il principio del darwinismo applicato al calcio. Grazie alla sua teoria sulla selezione naturale, sappiamo che Charles Darwin affermava come non sono i più forti a sopravvivere, ma coloro che sanno adattarsi meglio all'ambiente che cambia. E chi meglio di Alaba può rappresentare questo principio? Con un compagno di squadra come Philip Lahm (esempio di dedizione), l'austriaco sta attraversando una trasformazione alla Gianluca Zambrotta. Con il rischio di rimanere molto di più negli annali della storia non tanto per i trofei vinti, quanto per l'assoluto dominio tecnico-atletico che esercita sulla partita. Danke, David. Danke.

David Alaba, 22 anni, giovane stella austriaca del Bayern Monaco.