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20.11.16

Mr. Trinita says goodbye.

È una domenica chiaro-scura quella a Tottori. È appena finita la stagione di J3 League, che ha regalato la promozione all'Oita Trinita: la squadra del Kyushu - seguitissima e con un impianto fantastico - tornerà in J2 dopo appena un anno di purgatorio. Ma non c'è una festa totale, perché è anche l'ultima con l'Oita di Daiki Takamatsu, Mr. Trinita.

I tifosi dell'Oita Trinita celebrano il loro capitano in curva.

Classe 1981, Takamatsu è nato Ube, nella prefettura di Yamaguchi. Daiki frequenta la Takagawa Gakuen High School e nel '99 il Sanfrecce Hiroshima mette gli occhi su lui e un suo compagno di scuola, Genki Nakayama. Ma se quest'ultimo firmerà per il club di Hiroshima l'anno successivo, le cose andranno diversamente per Takamatsu.
Nakayama ha girato il Giappone tra Hiroshima, Sapporo, Hiratsuka e Yamaguchi, dove oggi è tornato: coetaneo di Takamatsu, ha smesso nel 2012 e oggi Nakayama è uno dei coach per l'U-18 del Renofa. C'è da sorridere pensando a come sarebbe andata la carriera di Takamatsu se fosse stato scelto dai Sanfrecce. Invece, Oita lo aspetta.
L'Oita Trinita si è appena affacciato al professionismo, visto che la squadra del Kyushu è uno dei dieci club originari nella stagione inaugurale della J2 League, la seconda divisione nipponica. Dal 2000 Takamatsu è entrato nel club, instaurando un rapporto straordinario con l'ambiente di Oita e con i tifosi del Trinita.
Non è mai stato un bomber: in carriera, Takamatsu ha superato la doppia cifra stagionale solo due volte, di cui solo una contando le reti in campionato. Tuttavia, ha sempre giocato parecchio durante tutti gli anni 2000, raggiungendo il massimo di 12 reti nella J1 League 2006. L'Oita per un po' è rimasto in prima divisione, poi è retrocesso.
Tuttavia, il momento più importante per Takamatsu è stato nella stagione 2008. Non solo per il miglior piazzamento nella storia del club (quarto e a un passo dalla qualificazione per l'AFC Champions League), ma soprattutto la vittoria nella J. League Cup, nella quale Takamatsu è stato fondamentale per alzare il trofeo più importnate.
Nella finale di Tokyo, Takamatsu segna il gol d'apertura contro lo Shimizu S-Pulse con un'incornata decisa. Quando viene sostituito al minuto 82, lui si toglie a fascia di capitano e il pubblico lo applaude. Qualche minuto più tardi, Ueslei segnerà il raddoppio e Takamatsu alzerà il secondo (e ultimo) trofeo nella breve storia del club.
Takamatsu ha fatto parte di un club che ha contribuito alla storia e allo sviluppo del calcio giapponese: quel 1° novembre 2008, l'Oita ha messo in campo Masato Morishige Mu Kanazaki. In panchina c'erano Akihiro Ienaga e Hiroshi Kiyotake, tutti giocatori che oggi - in patria o all'estero - hanno avuto una discreta, se non ottima carriera.


Non è stato sempre facile, però. Nel 2011, quando il suo stipendio sembra troppo alto per le casse del club, Takamatsu va in prestito al F.C. Tokyo, retrocesso in seconda divisione. Solo cinque presenze a causa di un brutto infortunio, prima di tornare all'Oita Trinita. Takamatsu ha anche vestito la maglia del Giappone, disputando due gare con la Nippon Daihyo.
Tuttavia, l'età avanza per tutti e si pensava che prima o poi l'addio fosse pronosticabile, specie con la discesa dell'Oita in J3. L'annuncio del ritiro è arrivato dallo stesso attaccante in un blog che lui stesso gestisce: «Sono sicuro che l'Oita Trinita tornerà in alto anche senza di me. Sono contento di aver dato 16 anni alla causa del club. Grazie a tutti».
L'occasione per salutare tutti è arrivata nell'ultima gara in casa contro lo YSCC: l'Oita non solo ha festeggiato il sorpasso ai danni del Tochigi per la promozione diretta in J2 con un ottimo 3-0, ma ha potuto celebrare Takamatsu. Apparso commosso ai microfoni di fronte a 11mila persone, l'attaccante ha salutato i propri fan, anche se la J3 non era ancora conclusa.
Attenzione: non è che le occasioni per festeggiare Mr. Trinita fossero mancate. Già ad agosto scorso molti tifosi si erano riuniti per celebrare la storia di Takamatsu. E lo stesso club, in occasione dell'ultima gara casalinga, ha proiettato un breve filmato che riassumeva i 16 anni di Takamatsu al Trinita.
Oggi tutto si è concluso: Takamatsu non figurava neanche in panchina, ma la vittoria dell'Oita per 4-2 sul campo del Gainare Tottori ha permesso al club di tornare in J2. Un ritorno ben voluto, visto il pubblico appassionato del Kyushu. Ma ai gialloblu forse mancherà quel numero 13, che speriamo possa esser ritirato. Goodbye, Mr. Trinita.

Daiki Takamatsu, 35 anni, saluta l'Oita Trinita dopo 16 stagioni.

25.7.16

Duraymond "Mu" Gureen.

Chi segue questo blog, sa bene come sia mia abitudine evidenziare i maggiori talenti della J. League e delle serie inferiori (qualora sia necessario). Poi ci sono quei giocatori che rinascono, che magari non sono più in età giovanissima, ma che hanno una storia molto particolare. Tra questi, c'è da includere Mu Kanazaki, che sta vivendo una seconda giovinezza ai Kashima Antlers.

Kanazaki ai tempi dell'Oita Trinita, quando la sua stella cominciò a brillare.

Sembra strano notare come Mu Kanazaki sia il prodotto di una terra che non ha ancora familiarizzato con il calcio in Giappone, almeno a livello di club: la prefettura di Mie non presenta un club pro nella sua regione, eppure questo ragazzo di Tsu - famosa per aver dato i natali soprattutto alla lottatrice tre volte oro olimpico Saori Yoshida - si è fatto strada.
La madre l'aveva chiamato Mu ispirandosi al nome del continente perduto nel Pacifico, raccontato poi nelle traduzioni di un manoscritto Maya da parte di un abate fiammingo a metà del 19° secolo. Ma se di quel continente non fu mai data conferma geologica, la storia di Kanazaki è realtà. E comincia su un campo di futsal.
Una volta finito il percorso al liceo Takigawa, Mu è stato richiesto da qualche parte più a sud di Tsu, precisamente nel Kyushu. A metà anni 2000, il Giappone vedeva la crescita di una squadra giovane, che ha conosciuto il suo periodo migliore proprio quando i ragazzi del vivaio stavano venendo fuori. L'Oita Trinita si sta facendo largo nel panorama nipponico.
Assieme a lui, in quegli anni, all'Oita Dome esordiscono Masato Morishige, Shusaku Nishikawa, Hiroshi Kiyotake: tutti nomi che sono poi tornati buoni anche per la nazionale, che deve molto al vivaio del Trinita. Quando Mu esordisce, viene definito un super-sub per la sua capacità di subentrare a gara in corso ed esser utile a 18 anni.
L'Oita vive un momento florido: nel 2008, la squadra del Kyushu raggiunge il piazzamento migliore nella sua storia in J. League (quarti!) e vince la Nabisco Cup (l'equivalente della coppa di Lega). Non solo: Kanazaki viene nominato miglior giovane della competizione. Quel trequartista dai lineamenti un po' scavati e dal gioco incantevole decide di restare a Oita.
Purtroppo, il 2009 vede la squadra retrocedere e pian piano tutti andranno via, complice anche qualche difficoltà finanziaria per il club: una discesa iniziata da lontano, ma che è culminata con la retrocessione in J3 (la terza divisione). Kanazaki passa al Nagoya di Dragan Stojkovic, fiducioso che potrà conquistarsi il posto.
Al Toyota Stadium il ragazzo vive momenti contrastanti. Gioca spesso, ma non è sempre titolare. Vince subito la J. League e alza la Japanese Super Cup, ma Piksi gli cambia ruolo. Il tecnico dei Grampus lo dirotta sulla fascia: all'inizio sembra quasi mortificante per un giocatore così tecnico, ma il serbo ha diverse alternative (Ogawa, Tamada, Fujimoto, etc.).
La mossa di firmare per il Nagoya si rivela quasi contro-producente: dopo aver conquistato la nazionale con l'Oita, si ferma a cinque presenze. Okada non lo chiama più, Zaccheroni neanche lo vede. E allora, alla scadenza del triennale con i Grampus, Mu decide di partire e di non guardarsi più indietro. Direzione Norimberga.

L'annata che l'ha rivalutato agli occhi di molti.

Kanazaki spera di sfruttare l'ondata giapponese che ha invaso la Bundesliga, oltre al fatto che il suo ex-compagno di squadra a Oita - Hiroshi Kiyotake - è una delle stelle del club. Il problema è che l'ambientamento è tutt'altro che facile. Il duo Wiesinger-Reutershahn non lo vede: quattro presenze e siamo già ai saluti, con tanto di annullamento del contratto.
La tappa successiva è sorprende: Portimão, Portogallo. Si gioca in seconda divisione, però Mu è contento: fa il titolare, incanta il pubblico dell'Estádio Municipal e sta bene lì. In un anno e mezzo nell'Algarve, segna 16 gol in 47 partite. In particolare, la prima parte del 2014/15 è andata benissimo. Finché qualcuno dal Giappone non lo richiama.
I Kashima Antlers vorrebbero riportarlo a casa: lui nicchia. Forse tornare in Giappone sarebbe un mezzo fallimento. Alla fine, la saudade lo convince: prestito al Kashima Antlers, dove però subirà una nuova trasformazione. Dopo il trequartista e l'ala, Toninho Cerezo vuole schierarlo come punta nel 4-2-3-1, supplendo così a una serie di infortuni.
Con tutto quello che ha imparato nella sua carriera, Kanazaki accetta. E la mossa è una benedizione per lui e per la squadra: al suo ritorno, gli Antlers vincono la Nabisco Cup e diventano una serie contendente per il titolo 2016; Kanazaki, invece, realizza 15 gol, la quota più alta in una stagione. Viene persino inserito nella top 11 del 2015.
L'inverno rischia di tenerlo in Portogallo (il Portimonense sperava di venderlo a migliori offerenti), ma alla fine il Kashima decide di pagare per riaverlo a Ibaraki. La scelta è di Masatada Ishii, che ha sostituito Cerezo a luglio 2015 sulla panchina degli Antlers e ha fatto di Kanazaki il suo 9. Una mossa che ha permesso al club vincere il 1st stage della J. League 2016.
Soprattutto, Kanazaki è tornato in nazionale: Halilhodzic l'ha osservato attentamente e l'ha messo in campo per le qualificazioni alla Coppa d'Asia. Subito un gol contro Singapore, poi un altro contro l'Afghanistan. E ora chi lo smuove più? Mu ha anche vinto il premio di MVP della J1 nel maggio scorso: è in un momento straordinario.
Questo suo momento ricorda quello di Draymond Green con i Warriors nella NBA. Due personalità diverse, ma due percorsi simili: entrambi si sono dovuti evolvere, migliorare, adattare per rendersi indispensabili. Il ct del Giappone lo considera un universale, un giocatore che può fare da regista e da centravanti al tempo stesso. E di questi tempi non è facile trovare uno così.

Mu Kanazaki, 27 anni, l'universale dei Kashima Antlers.

2.1.13

J-LEAGUE RESUME 2012: 20 anni di sorprese.

E' il 2013, ma è tempo di guardare al 2012 trascorso nell'universo del calcio giapponese e, in particolare, del suo campionato. La 20esima stagione della J-League è stato un anno pieno di sorprese, a cominciare dai vincitori del campionato, i Sanfrecce di Hiroshima, che hanno trovato i giusti equilibri; oppure la retrocessione del Gamba Osaka e del Vissel Kobe, a sorpresa dirottati nella prossima J-League 2. La risalita immediata del Ventforet Kofu, insieme ai giovani dello Shonan Bellmare ed alla favola dell'Oita Trinita, nuovamente in J-League e con i conti a posto. La prima retrocessione dalla J2 del Machida Zelvia e la promozione del V-Varen Nagasaki. Un anno pieno di avvenimenti, aspettandone un altro ancora più emozionante e ricco di eventi.

Team dell'anno
Sanfrecce Hiroshima
Perso Mihailo Petrovic, l'uomo della retrocessione, della risalita e della qualificazione alla Champions League asiatica, il Sanfrecce è ripartito da una delle sue colonne negli anni '90, Hajime Moriyasu. Il tecnico, alla prima esperienza in assoluto, ha sconvolto il banco delle pretendenti alla J-League 2012: in un campionato già strano di suo, i viola di Hiroshima si sono ritrovati in un duello contro il Vegalta Sendai, vinto alle ultime curve. Un sistema di gioco perfetto (3-4-2-1), coronato da interpreti straordinari, ha permesso di conquistare il primo titolo della storia. E Hisato Sato ha tirato fuori una delle sue migliori stagioni in carriera.

Sagan Tosu
Il Sagan era uno dei dieci team che formarono in origine la J-League 2 nel 1999. Da allora, la squadra era sempre rimasta in quella categoria, fino alla promozione dell'anno scorso. Si pensava che quest'ultima fosse arrivata sopratutto grazie ai gol di Yohei Toyoda, ma la compagine di Tosu si è saputa ripetere e ha disputato un campionato fantastico: la quinta posizione finale nel suo primo anno in J1 è stata merito dell'allenatore coreano Yoon Jung-Hwan, che a Tosu ha concluso la sua carriera da giocatore ed è da sei anni in città. Dopo la promozione, ci si aspettava una salvezza tranquilla; invece, per poco non è arrivata la partecipazione alla Champions League..

Oita Trinita
Quando penso all'Oita, mi vengono sempre in mente i grandi talenti che questa squadra del sud ha saputo proporre: Kiyotake, Higashi, Nishikawa, Kanazaki e tanti altri provengono dal "Big Eye", il bellissimo stadio che ospita le partite di questa compagine. Nel 2008 vinsero la J-League Cup ed arrivarono quarti; purtroppo, nell'anno successivo retrocedettero ed ebbero numerosi problemi finanziari. Si pensava fosse la fine di una bellissima favola, la prima squadra del Kyushu a vincere un titolo nazionale; invece, dopo qualche stagione in J2, l'Oita ha vinto i play-off di quest'anno, tornando finalmente in J1. Non posso che esserne felice, anche perché il loro impianto è uno dei più belli al mondo.

I Sanfrecce Hiroshima alzano al cielo il primo titolo nella loro storia in J-League.

Flop dell'anno
Gamba Osaka
Che dire, è stato un terremoto. Nel 2011, la squadra di Osaka era arrivata terza; poi gli addii di vari senatori, ma sopratutto di Akira Nishino, colui che aveva conquistato a casa ben sette trofei in dieci stagioni da tecnico del Gamba, tra cui una Champions League asiatica ed il primo campionato. Le tre vittorie nell'intero girone d'andata sono state una condanna, nonostante una buona seconda parte di stagione. E così il Gamba saluta la J-League dopo 17 anni, sebbene sia stato nel 2012 il team più prolifico dell'intera lega (67 gol realizzati). Non è bastata la finale di Coppa dell'Imperatore a salvare questa stagione..

Vissel Kobe
Fece scalpore la sensazione d'inizio anno in quel di Kobe: sembrò, per la prima volta, che si sarebbe speso qualcosa anche per il calcio e non solo per il baseball, sport più prestigioso nel paese. Così sono arrivati Nozawa, Tashiro ed altri, per migliorare il nono posto ottenuto nel 2011. Invece, niente da fare: la squadra ha cominciato male fin dall'inizio. Delle volte è stata anche sfortunata (Vissel-F.C. Tokyo è il manifesto di questa condizione), ma il team non si è rialzato neanche con Nishino. E così la retrocessione è arrivata come un mannaia: vedremo chi rimarrà per tentare la risalita in J1.

Kyoto Sanga F.C.
Difficile crederlo, ma in J-League 2 l'anno prossimo giocherà anche il Kyoto Sanga: eppure non sembrava un'ipotesi possibile, visto la squadra densa di talento che si ritrovava quest'anno. Tuttavia, esso non è bastato a far risalire nella massima serie i ragazzi di Oki, colpevoli di troppe occasioni mancate. Il pareggio contro un Ventforet già campione all'ultima di campionato non gli ha permesso di agguantare la promozione diretta; ai play-off, poi, il Kyoto ha subito il Morishima-show ed il poker dell'attaccante dell'Oita gli ha chiuso le porte della risalita. Ci proverà l'anno prossimo: le squadre dell'area del Keihanshin saranno le favorite.

Non sono bastati i gol di Leandro, 27 anni, e Akihiro Sato, 26, a salvare il Gamba.

MVP
Hisato Sato
22 gol in campionato non sarebbero una novità, se non fosse che stavolta sono valsi un trofeo. Da sette anni è a Hiroshima, ha riportato la squadra in J-League dopo la retrocessione del 2007, insomma è un simbolo: si meritava questo riconoscimento e ha vinto la J1 dopo aver vinto il titolo di seconda categoria sempre con il Sanfrecce. Sono 29 le reti segnate in tutta la stagione, lo ha anche cercato la Dinamo Kiev, nonostante i suoi trent'anni d'età: insomma, una leggenda. Peccato per la poca fortuna con la maglia della nazionale.

Yohei Toyoda
Se Sato era una sicurezza, su Toyoda si aveva qualche dubbio: i suoi gol in J2 sono stati frutto di un'annata fortunosa oppure è veramente un fattore che cambia il gioco? Come disse il Quelo di Guzzanti, "la seconda che hai detto": dopo le 23 marcature nella seconda categoria, quest'anno ne sono arrivate altre 19. A questo punto, si attende per vedere se Zac penserà a lui: in fondo, a questo Giappone manca dannatamente un numero 9.

Davi
Il Ventforet Kofu era appena retrocesso dalla J1 ed aveva perso Havenaar, andato al Vitesse. Così, in quel di Kofu hanno visto Davi e hanno pensato che potesse andare bene come sostituto. Mai scelta fu più saggia: arrivato in prestito dai qatarioti dell'Umm-Salam, il brasiliano ha realizzato 32 gol, andando a segno in ben 25  dei 38 match giocati. Una macchina da guerra che non si è mai fermata e che adesso potrebbe portare la squadra di Kofu ancora più in alto.

Davi, 28 anni, ha realizzato 32 gol in 38 partite con il Ventforet Kofu.

Rivelazione
Yojiro Takahagi
Il numero 15 del Sanfrecce è sempre stato un giocatore dotato di talento, ma gli mancava quel "quid" per spiccare nella lega: ora l'ha trovato. Il suo 2012 è stato importante ed il trequartista ha contribuito pesantemente al primo titolo nella storia della squadra di Hiroshima: 17 assist in stagione! Inoltre, Takahagi segnò nello scontro diretto contro il Vegalta Sendai, i principali rivali al titolo. Insomma, se trova la continuità di cui ha bisogno, ne sentiremo parlare; tutto ciò nonostante abbia già 26 anni.

Toshihiro Aoyama
Ammetto che il suo rendimento non mi aveva stupito fino a quest'anno. Ma Aoyama si è superato: in questa stagione, oltre a segnare uno dei gol migliori della J-League 2012, si è presentato come perno di centrocampo nel modulo di Moriyasu. Lo ha fatto con una personalità tale da sembrarmi pronto come possibile ricambio di Endo in nazionale. Insomma, da provare. E anche al Mondiale per club ha fatto bene, aprendo le marcature contro l'Auckland City.

Wataru Endo
In J2, sopratutto ad inizio campionato, capitava spesso di trovare questo giocatore nel tabellino dei marcatori. Nonostante faccia il difensore centrale di professione, Endo ha ben guidato la retroguardia dello Shonan Bellmare, risultato fondamentale per la promozione dei verdi. Molto giovane (19 anni), Endo può disimpegnarsi anche da centrocampista difensivo e calcia persino i rigori: chissà che Zac non lo noti in futuro.

Yojiro Takahagi, 26 anni: è nel "Best 11" della J-League di quest'anno.

Il ritiro
Masashi "Gon" Nakayama
Peccato dire addio ad un giocatore che ha così tanto significato per il Giappone. Masashi Nakayama dice basta nel dicembre 2012, all'età di 45 anni, dopo aver giocato il suo ultimo match con la maglia dei Consadole Sapporo. Perlomeno, egli ha avuto la fortuna di concludere la sua carriera in una partita di J-League 1, dove ha speso la maggior parte del suo tempo giocato. "Gon", così come è stato soprannominato dai tifosi durante gli anni, ha segnato la bellezza di 258 gol in carriera tra nazionale e campionato; i tempi migliori sono stati al Jùbilo Iwata, la squadra della sua vita, con cui ha vinto nove titoli. Inoltre, Nakayama verrà ricordato come il primo giocatore giapponese a segnare in una fase finale dei Mondiali: insomma, una leggenda al livello di Kazu Miura. Ora dice addio a causa dei troppi infortuni, una delle cause per cui ha giocato poco negli ultimi anni (17 partite dal 2009): è stato bello, "Gon". Grazie di tutto.

Masashi Nakayama, 45 anni, chiude la sua carriera nel dicembre 2012.

28.9.12

ROAD TO JAPAN: Keigo Higashi

Eccoci nuovamente insieme per un altro appuntamento con la speciale rubrica "Road To Japan". Nell'articolo di oggi metterò in luce uno dei talenti più interessanti che il Sol Levante ha recentemente prodotto e che si è fatto ben valere anche durante l'ultimo torneo olimpico di calcio. Con il Giappone guidato da Sekizuka, il ragazzo è riuscito ad imporsi come trequartista in 4-2-3-1. In quell'occasione aveva la maglia numero 10 ed il suo nome è Keigo Higashi.

SCHEDA
Nome e cognome: Keigo Higashi
Data di nascita: 20 Luglio 1990
Altezza: 1.79
Ruolo: Trequartista, centrocampista centrale
Club: Omiya Ardija (2011-?)



STORIA DI UNA STELLA
Keigo Higashi nasce a Kitakyushu, città della prefettura di Fukuoka, il 21 Luglio del 1990. La stessa terra che ha dato i natali a molti buoni giocatori giapponesi, del presente e del passato. Da Sota Hirayama all'immenso Masashi Motoyama, ancora adesso bandiera dei Kashima Antlers.
Nel Sud del Giappone, Higashi trova ben presto la consacrazione, facendosi così notare dall'Oita Trinita, squadra che militava allora in J-League. Gli osservatori non si lasciano sfuggire il ragazzo e lo prendono, inserendolo nelle giovanili della squadra di Oita. In quegli anni, Higashi continua nei suoi progressi e viene inserito in un club sulla cresta dell'onda. Difatti, l'Oita vince la J-League Cup nel 2008, piazzandosi anche al quarto posto in campionato. E' il miglior piazzamento nella storia del club ed è la prima squadra dell'isola di Kyushu a vincere qualcosa dopo quasi 40 anni. In questa cornice di talenti, Higashi viene gradualmente inserito.
Il suo esordio in J-League avviene l'anno successivo, in cui il club comincia a scendere nei risultati. L'Oita Trinita perde 14 (!) gare consecutive e retrocede già in Ottobre. Nonostante ciò, Higashi riesce a ritagliarsi un notevole spazio in prima squadra, sebbene abbia solo 18 anni. Per lui, sono 29 le presenze, condite da quattro gol. Inoltre, il ragazzo segna anche un gol nella sfida tra l'Oita e l'Internacional di Porto Alegre, nella sfida che vede contrapposti i vincitori della J-League Cup e quelli della Copa Sudamericana. Un inizio niente male, che viene confermato anche la stagione seguente. Nella J-League 2 del 2010, l'Oita arriva solo 15°, ma il giovane Keigo segna altri sette gol ed attrae l'attenzione dei club della massima divisione giapponese.
Ad assicurarsi le sue prestazioni è l'Omiya Ardija, squadra di bassa classifica in J-League. Con gli "scoiattoli", il ragazzo vive una stagione di grandi prestazioni: 29 presenze e ben otto gol, confermando di aver un certo feeling con il gol. Grazie al suo contributo, l'Omiya ottiene il 12° posto in campionato ed una salvezza tranquilla, finendo anche davanti ai "cugini" degli Urawa Red Diamonds.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Higashi è un giocatore moderno. Nasce come trequartista, ma è in grado di destreggiarsi anche da centrocampista centrale. Parlando delle sue doti, la cosa che più ha impressionato di lui in questi anni è il grande rapporto che ha con il gol. Higashi, in tre stagioni complete da professionista, ha realizzato la bellezza di 19 gol: una media di 6,3 reti a campionato. Avere un centrocampista in grado di garantire almeno sei marcature a stagione sarebbe un bene per qualunque squadra; figuriamoci per club come l'Omiya Ardija, che lottano ogni anno per salvarsi. Ricorda - con le dovute proporzioni - Claudio Marchisio: è un centrocampista, ma più lo metti vicino alla porta e più lui è in grado di alzare il suo rendimento. L'inserimento offensivo è il suo marchio di fabbrica.

STATISTICHE
2009 - Oita Trinita: 29 presenze, 4 gol
2010* - Oita Trinita: 31 presenze, 7 gol
2011 - Omiya Ardija: 29 presenze, 8 gol
2012 - Omiya Ardija (in corso): 20 presenze, 1 gol
*in J-League 2

NAZIONALE
Se la consacrazione nazionale è già arrivata in campionato, diverso è il percorso che Higashi ha intrapreso in nazionale. Nel 2006, il ragazzo partecipò a diverse amichevoli con l'Under 17 nipponica. Quattro anni dopo, Keigo è stato convocato dal C.T. dell'U-23, Takashi Sekizuka, per disputare i Giochi Asiatici con la maglia dei Blue Samurai. Non solo è stato uno dei perni della squadra, ma anche realizzato la rete decisiva per il passaggio del turno nei quarti di finale, segnando contro la Thailandia. Da quel momento in poi, non è più uscito dalla rotazione di Sekizuka, diventando uno degli elementi fondamentali dell'U-23 giapponese. Lo stesso C.T. l'ha poi convocato anche per l'Olimpiade 2012 di Londra. Nel torneo di calcio di quest'estate, il Giappone ha giocato con il 4-2-3-1 e Higashi è stato il trequartista della squadra nipponica. Con il numero 10, ha riscosso un buon successo, sebbene gli sia mancata la propensione al gol mostrata con la maglia dell'Omiya in J-League.

LA SQUADRA PER LUI
Un giocatore così sarebbe utile per molte squadre. Di centrocampisti che sanno inserirsi non ne esistono più molti, si punta molto di più sul fisico e meno sull'intuito. Higashi è dotato di quest'ultimo e sa quando inserirsi senza palla per cercare la via del gol. Guardando all'Italia, una squadra come la Roma di Zeman potrebbe trarne profitto, visto che nel 4-3-3 zemaniano ci vuole molto movimento senza palla e tagli da parte dei centrocampisti. Guardando invece all'Europa, nel 4-2-3-1 dell'Arsenal sarebbe perfetto per gli inserimenti dietro alla punta. Si era vociferato dell'interesse di qualche squadra tedesca durante quest'anno; vedremo se si ripresenterà qualcuno alla porta del club di Saitama.