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17.11.17

Last chance.

Roma non è stata costruita in un giorno. E di certo, il Giappone non troverà rivelazioni improvvise da qui a giugno 2018: il dado è tratto e racconta di una squadra solida, ma totalmente diversa da quatro anni fa. Anche nel mood: nel 2013 c'era eccitazione, oggi sembra regnare la rassegnazione. L'EAFF East Asian Cup è l'ultima chance di cambiare registro.

La resa dei conti è arrivata per il ct Vahid Halilhodžić, 65 anni.

Intendiamoci: non avverrà. Finora Vahid Halilhodžić si è dedicato al suo sport preferito, ovvero il "blastare" la J. League in lungo e in largo. Se da una parte non c'è dubbio che ci sia bisogno di nuove figure dirigenziali, magari provenienti dal campo, dall'altra non si capisce cosa si aspettasse il tecnico bosniaco quando ha accettato l'incarico nel marzo 2015.
Si aspettava la Ligue 1? No, la J. League è già adesso uno dei 15 migliori campionati al mondo per organizzazione e livello tecnico, ma non siamo ancora lì. Si aspettava uno spirito calcistico sviluppato? Il professionismo è arrivato solo 25 anni fa in Giappone. Si aspettava più rispetto? Finora è stato persino poco pungolato.
A questo dobbiamo aggiungerci il fatto che la stessa natura dell'EAFF East Asian Cup, che non è un torneo importante, ma un modo per sperimentare giocatori che stanno in patria. Purtroppo non è facile farlo in tre partite. Prendiamo tre atteggiamenti diversi in esame.
Nel 2010, il torneo si disputa a febbraio, qualche mese prima del Mondiale sudafricano. L'allora ct Takeshi Okada decide di portare 23 giocatori: 16 di questi saranno poi sull'aereo per Città del Capo. C'è però una postilla non da poco: all'epoca di giapponesi in Europa ce n'erano pochi ed era più facile testare la nazionale che poi avrebbe giocato il Mondiale.
Nel 2013, con Alberto Zaccheroni sulla panchina nipponica, si fanno dei veri esperimenti, perché la situazione è cambiata: sono diventati tanti i giocatori impegnati in Europa e si gioca a luglio. Quel gruppo vincerà il torneo e sei di quei ragazzi andranno poi in Brasile: di fatto, in quelle tre gare diventa chiara l'importanza di Osako e Kakitani.
Vahid Halilhodžić ha già all'attivo una partecipazione, quella del 2015: il peggior risultato del Giappone, che arriva ultimo. Il nuovo ct chiama qualche volto nuovo, ma alcuni non vengono nemmeno schierati e di fatto si concentra su quelli che già fanno parte del gruppo. Un errore che probabilmente verrà ripetuto in vista dell'edizione di quest'anno.
Infatti il Giappone ospiterà a dicembre il torneo - che si tiene ogni due anni - e non escludo che Halilhodžić trolli tutti, portando una squadra che già conosce. La J. League sarà finita e lui avrà ampia scelta, ma non mi stupirei se vedessi una formazione così disposta: Nishikawa; G. Miura, Shoji, Makino, Kurumaya; Ideguchi, Yamaguchi, Nagasawa; Kurata, Sugimoto, Koroki.

Il punto più basso dell'ultima edizione, nel 2015: la sconfitta subita in rimonta dalla Corea del Nord. Quell'edizione la vincerà la Corea del Sud; Yuki Muto, il miglior giocatore per il Giappone in quella competizione, non verrà più convocato, ma ha comunque segnato 25 gol negli ultimi due campionati con l'Urawa.

La verità, però, è che questa competizione è l'ultima reale occasione di testare gente che la nazionale non l'ha mai vista, l'ha vista poco o non la vede da tanto tempo. So che il tecnico bosniaco non lo farà, ma io ci provo a immaginare una nazionale del tutto nuova, con giocatori che potrebbero rivelarsi, rientrare dopo diverso tempo o prendersi una sorta di riconoscimento alla carriera (per i giapponesi è un onore giocare in nazionale anche in tornei così).

Portieri - Non capirei il senso di chiamare sia Nishikawa che Higashiguchi, che sono nel gruppo da una vita e non hanno nulla da dimostrare. Che piaccia o meno a Hali, è il turno di Kosuke Nakamura (Kashiwa Reysol). Con lui, chiamare Akihiro Hayashi (FC Tokyo) e... bella domanda. 
Non ci sono tanti portieri giapponesi affidabili: premierei a sorpresa Hiroki Iikura (Yokohama F. Marinos), che è uno dei motivi per cui i Marinos si stanno ancora giocando un posto nella prossima Champions League asiatica.

Terzini - Va confermato Shintaro Kurumaya (Kawasaki Frontale), che ha esordito in nazionale e può beneficiare di una vetrina del genere. Con lui, ci sarebbe Tomoya Ugajin (Urawa Red Diamonds), che da terzino è meno affidabile che da esterno a tutto campo, ma andrebbe provato. A sinistra, anche le opzioni Fukumori e Matsubara sarebbero invitanti.
A destra Genta Miura (Gamba Osaka) è da tenere in queste brevi rotazioni, anche perché è già stato convocato. Accanto a lui, segnalerei Ryuta Koike (Kashiwa Reysol), un classe '95 che in tre anni è passato dal giocare in quarta divisione nel Renofa Yamaguchi all'esser titolare in J. League.

Centrali difensivi - Shoji e Makino, pur giocando in patria, non hanno bisogno di esser presenti. Sarebbe meglio testare Naomichi Ueda (Kashima Antlers) e Shinnosuke Nakatani (Kashiwa Reysol). Gli altri due nomi vedrebbero una sfida a tre, a mio modo di vedere.
Da una parte Yuta Nakayama (Kashiwa Reysol) e Tatsuki Nara (Kawasaki Frontale), che hanno certamente fatto meglio di Takuya Iwanami (Vissel Kobe); dall'altra, Kentaro Oi (Jubilo Iwata), per il quale la convocazione per questo torneo sarebbe un premio alla carriera e alla stagione 2017. Io andrei per un mix, a voi la scelta del giovane di turno.

Tanto per fare un nome a caso: Mu Kanazaki, 28 anni.

Centrocampisti - Kazuki Nagasawa (Urawa Red Diamonds) ha esordito con la nazionale nell'amichevole contro il Belgio: scelta random di Halilhodžić, visto che il centrocampista non aveva visto troppo spazio. Tuttavia, è giusto che rimanga nel pacchetto. A lui vanno affiancati subito due nomi facili.
Ryota Oshima e Shogo Taniguchi (Kawasaki Frontale) sono diversi, ma di fatto sono due giocatori a cui va dato più spazio. Entrambi hanno già giocato in nazionale (rispettivamente una e due presenze), ma continuare a ignorarli non fa bene a nessuno. Il primo è un play creativo, il secondo gioca in difesa, ma potrebbe esser schierato da mediano.
A loro vanno aggiunti Riki Harakawa (Sagan Tosu), che sotto Massimo Ficcadenti ha trovato il giusto pace, mentre Kazuya Yamamura (Cerezo Osaka) si è rifatto una reputazione giocando da semi-trequartista dopo una vita in difesa. L'ultimo nome è Kento Misao (Kashima Antlers), che sta silenziosamente prendendosi il suo spazio.

Ali - Di ali potremmo sceglierne una marea, ma Shoma Doi (Kashima Antlers) merita una chance definitiva: al Mondiale per club ha fatto sfaceli, eppure la JFA e Halilhodžić continuano a ignorare gli Antlers. Con lui ci dev'essere a sinistra Hiroyuki Abe (Kawasaki Frontale), che lontano dal Gamba Osaka è esploso e ha giocato una stagione super.
A destra la situazione è più complessa. I due nomi sono facili: da una parte c'è Junya Ito (Kashiwa Reysol), un'iradiddio che per qualche motivo non è stato notato da nessuno; dall'altra la logica direbbe di scegliere un profilo nuovo, ma come si fa a non testare Yu Kobayashi (Kawasaki Frontale), che è stato il MVP indiscusso della J. League 2017?

Centravanti - La fredda realtà dirà che Halilhodžić chiamerà Shinzo Koroki e Kenyu Sugimoto, che però non sembrano aver bisogno di tale vetrina per dimostrare ciò che sanno o non sanno fare (per altro, Koroki c'era due anni fa con Halilhodžić in Corea).
La fantasia e la logica imporrebbero altri due nomi, entrambi in casa Kashima Antlers. Il primo è quello di Yuma Suzuki, che sarà un personaggio discusso, ma è un giocatore in divenire e sarà un buon attaccante in futuro. E l'altro nome crea persino più problemi.
Da quando è rientrato in Giappone con la maglia degli Antlers, Mu Kanazaki è stato il miglior giocatore che si sia visto in J. League per continuità ed efficacia. Eppure Halilhodžić l'ha preso per un po' in considerazione, poi l'ha scaricato a metà del 2016. C'è bisogno di lui: un jolly così non ce l'hai spesso tra le mani.

Uno come Junya Ito, 24 anni, nel 4-3-3 deve essere almeno provato.

Rosa completa (tra parentesi le presenze in nazionale):
GKs - Hayashi (0), Iikura (0), K. Nakamura (0)
FBs - Koike (0), Kurumaya (1), G. Miura (0), Ugajin (0)
CBs - Nakatani (0), Nara (0), Oi (0), Ueda (0)
DM/CMs - Harakawa (0), K. Misao (0), Nagasawa (1), Oshima (1), Taniguchi (2), Yamamura (1)
WGs - H. Abe (0), Doi (0), J. Ito (0), Y. Kobayashi (8)
CFs - Kanazaki (10), Y. Suzuki (0)

Divisione per squadre:
6 - Kawasaki Frontale
5 - Kashima Antlers
4 - Kashiwa Reysol
2 - Urawa Red Diamonds
1 - Cerezo Osaka, FC Tokyo, Gamba Osaka, Jubilo Iwata, Sagan Tosu, Yokohama F. Marinos

Presenze totali in JNT: 24

Good luck, Vahid. Sappiamo che ci deluderai.

Nishikawa verrà chiamato probabilmente per le buone prestazioni in campionato.

29.10.16

ROAD TO JAPAN: Naomichi Ueda

Buongiorno a tutti e benvenuti al decimo numero di "Road to Japan" per questo 2016, la rubrica che ci consente di scoprire i maggiori talenti del panorama giapponese. Oggi dobbiamo spostarci nella prefettura di Ibaraki, dove il Kashima attraversa un periodo contraddittorio, ma è tornato a vincere. Merito anche di Naomichi Ueda, centrale degli Antlers.

SCHEDA
Nome e cognome: Naomichi Ueda (植田 直通)
Data di nascita: 24 ottobre 1994 (età: 22 anni)
Altezza: 1.86 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Kashima Antlers (2013-?)



STORIA
Nato nel '94 a Uto, centro da 40mila anime nel profondo sud del Giappone, Naomichi Ueda ha mantenuto un profondo legame con la prefettura di Kumamoto. Colpita da un pesante terremoto nell'aprile scorso, Ueda si è ritrovato in lacrime durante un'intervista post-gara per quanto accaduto ai suoi corregionali.
Inizalmente Naomichi sembra indirizzato verso il taekwondo, nel quale ottiene ottimi risultati a livello nazionale sin da piccolo. Poi in terza elementare lo invitano a una partita di calcio: se ne innamora e non lo lascia più, fino alla Ohzu High School, dove il suo allenatore Kazunori Hiraoka dice di averne visti pochi come lui.
Fin dal primo anno è uno dei titolari, ma non basta: dopo aver portato il suo liceo al campionato nazionale, lo notano diverse squadre di J. League. Ad avere la meglio sono i Kashima Antlers, che possono contare anche su un fattore di famiglia: a Ibaraki hanno prelevato anche Yuya Toyokawa, stessa età e liceo di Ueda.
Gli Antlers non sono più quelli vincenti degli anni 2000, ma è proprio da talenti come Ueda che si può ripartire per costruire una generazione vincente. Sotto la guida di Toninho Cerezo, il difensore s'inserisce gradualmente nella rotazione: nel 2013 gioca solo tre gare, mentre l'anno successivo riesce anche a esordire in J. League.
Con l'arrivo di Masatada Ishii a metà del 2015, la sua crescita ha subito un'accelerata, grazie a una squadra dall'età-media più bassa. Pur avvicinato da diversi club, Ueda ha rifiutato la corte di Vissel Kobe e Sagan Tosu nell'inverno scorso perché voglioso di crescere a Ibaraki. Sarà un caso, ma da quando Ishii l'ha panchinato nel girone di ritorno, il rendimento degli Antlers è precipitato.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Ueda rappresenta una speranza per il Giappone per un semplice motivo: nel ruolo di difensore centrale, il paese del Sol Levante fatica a produrre interpreti di un certo tipo. Ciò nonostante, i ct succedutisi sulla panchina giapponese non hanno fatto ruotare gli elementi per provarne di nuovi, ma hanno semplicemente deciso di affidarsi alla coppia più in voga.
Se Yoshida e Morishige sono risultati più volte inadeguati (con colpe da scaricare soprattutto sul capitano del FC Tokyo), Ueda potrebbe essere il back-up ideale per Yoshida. Alto 186 centimetri e forte fisicamente, il centrale degli Antlers può contare su un'aggressività notevole: «Non ho paura di confrontarmi con avversari stranieri».
A questa forza fisica, si aggiunge un'inaspettata velocità, tanto da portare a termine i 50 metri in 6.1 secondi. E il suo modello è Carles Puyol, che una certa storia in questo ruolo l'ha anche scritta durante la sua carriera.

STATISTICHE
2013 - Kashima Antlers: 3 presenze, 0 reti
2014 - Kashima Antlers: 24 presenze, 0 reti
2015 - Kashima Antlers: 16 presenze, 1 rete
2016 - Kashima Antlers (in corso): 23 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Ueda ha già fatto tutta la trafila delle rappresentative giovanili: dall'U-16 all'U-23, passando per l'U-17 (con la quale ha disputato il Mondiale di categoria nel 2011) e soprattutto l'ultima Olimpiade, nella quale non ha impressionato e ciò nonostante è stato il più positivo in una linea difensiva altrimenti disastrosa durante quella competizione.
Dovrebbe prima o poi approcciare con la nazionale maggiore, visto che in realtà è stato già chiamato diverse volte. Addirittura Ueda è partito con la Nippon Daihyo di Aguirre per la Coppa d'Asia del 2015, sostituendo l'infortunato Uchida. Halilhodzic lo considera, ma intanto Ueda non ha ancora esordito nonostante diverse convocazioni.

LA SQUADRA PER LUI
La miglior cosa sarebbe continuare a seguirlo: parliamo di un ruolo nel quale il Giappone non ha mai spiccato particolarmente. Quindi lasciarlo progredire sarebbe la mossa più intelligente, magari strappando un'opzione al Kashima qualora i suoi miglioramenti fossero tangibili. Di sicuro può avere un futuro anche all'estero se continuerà così.

25.7.16

Duraymond "Mu" Gureen.

Chi segue questo blog, sa bene come sia mia abitudine evidenziare i maggiori talenti della J. League e delle serie inferiori (qualora sia necessario). Poi ci sono quei giocatori che rinascono, che magari non sono più in età giovanissima, ma che hanno una storia molto particolare. Tra questi, c'è da includere Mu Kanazaki, che sta vivendo una seconda giovinezza ai Kashima Antlers.

Kanazaki ai tempi dell'Oita Trinita, quando la sua stella cominciò a brillare.

Sembra strano notare come Mu Kanazaki sia il prodotto di una terra che non ha ancora familiarizzato con il calcio in Giappone, almeno a livello di club: la prefettura di Mie non presenta un club pro nella sua regione, eppure questo ragazzo di Tsu - famosa per aver dato i natali soprattutto alla lottatrice tre volte oro olimpico Saori Yoshida - si è fatto strada.
La madre l'aveva chiamato Mu ispirandosi al nome del continente perduto nel Pacifico, raccontato poi nelle traduzioni di un manoscritto Maya da parte di un abate fiammingo a metà del 19° secolo. Ma se di quel continente non fu mai data conferma geologica, la storia di Kanazaki è realtà. E comincia su un campo di futsal.
Una volta finito il percorso al liceo Takigawa, Mu è stato richiesto da qualche parte più a sud di Tsu, precisamente nel Kyushu. A metà anni 2000, il Giappone vedeva la crescita di una squadra giovane, che ha conosciuto il suo periodo migliore proprio quando i ragazzi del vivaio stavano venendo fuori. L'Oita Trinita si sta facendo largo nel panorama nipponico.
Assieme a lui, in quegli anni, all'Oita Dome esordiscono Masato Morishige, Shusaku Nishikawa, Hiroshi Kiyotake: tutti nomi che sono poi tornati buoni anche per la nazionale, che deve molto al vivaio del Trinita. Quando Mu esordisce, viene definito un super-sub per la sua capacità di subentrare a gara in corso ed esser utile a 18 anni.
L'Oita vive un momento florido: nel 2008, la squadra del Kyushu raggiunge il piazzamento migliore nella sua storia in J. League (quarti!) e vince la Nabisco Cup (l'equivalente della coppa di Lega). Non solo: Kanazaki viene nominato miglior giovane della competizione. Quel trequartista dai lineamenti un po' scavati e dal gioco incantevole decide di restare a Oita.
Purtroppo, il 2009 vede la squadra retrocedere e pian piano tutti andranno via, complice anche qualche difficoltà finanziaria per il club: una discesa iniziata da lontano, ma che è culminata con la retrocessione in J3 (la terza divisione). Kanazaki passa al Nagoya di Dragan Stojkovic, fiducioso che potrà conquistarsi il posto.
Al Toyota Stadium il ragazzo vive momenti contrastanti. Gioca spesso, ma non è sempre titolare. Vince subito la J. League e alza la Japanese Super Cup, ma Piksi gli cambia ruolo. Il tecnico dei Grampus lo dirotta sulla fascia: all'inizio sembra quasi mortificante per un giocatore così tecnico, ma il serbo ha diverse alternative (Ogawa, Tamada, Fujimoto, etc.).
La mossa di firmare per il Nagoya si rivela quasi contro-producente: dopo aver conquistato la nazionale con l'Oita, si ferma a cinque presenze. Okada non lo chiama più, Zaccheroni neanche lo vede. E allora, alla scadenza del triennale con i Grampus, Mu decide di partire e di non guardarsi più indietro. Direzione Norimberga.

L'annata che l'ha rivalutato agli occhi di molti.

Kanazaki spera di sfruttare l'ondata giapponese che ha invaso la Bundesliga, oltre al fatto che il suo ex-compagno di squadra a Oita - Hiroshi Kiyotake - è una delle stelle del club. Il problema è che l'ambientamento è tutt'altro che facile. Il duo Wiesinger-Reutershahn non lo vede: quattro presenze e siamo già ai saluti, con tanto di annullamento del contratto.
La tappa successiva è sorprende: Portimão, Portogallo. Si gioca in seconda divisione, però Mu è contento: fa il titolare, incanta il pubblico dell'Estádio Municipal e sta bene lì. In un anno e mezzo nell'Algarve, segna 16 gol in 47 partite. In particolare, la prima parte del 2014/15 è andata benissimo. Finché qualcuno dal Giappone non lo richiama.
I Kashima Antlers vorrebbero riportarlo a casa: lui nicchia. Forse tornare in Giappone sarebbe un mezzo fallimento. Alla fine, la saudade lo convince: prestito al Kashima Antlers, dove però subirà una nuova trasformazione. Dopo il trequartista e l'ala, Toninho Cerezo vuole schierarlo come punta nel 4-2-3-1, supplendo così a una serie di infortuni.
Con tutto quello che ha imparato nella sua carriera, Kanazaki accetta. E la mossa è una benedizione per lui e per la squadra: al suo ritorno, gli Antlers vincono la Nabisco Cup e diventano una serie contendente per il titolo 2016; Kanazaki, invece, realizza 15 gol, la quota più alta in una stagione. Viene persino inserito nella top 11 del 2015.
L'inverno rischia di tenerlo in Portogallo (il Portimonense sperava di venderlo a migliori offerenti), ma alla fine il Kashima decide di pagare per riaverlo a Ibaraki. La scelta è di Masatada Ishii, che ha sostituito Cerezo a luglio 2015 sulla panchina degli Antlers e ha fatto di Kanazaki il suo 9. Una mossa che ha permesso al club vincere il 1st stage della J. League 2016.
Soprattutto, Kanazaki è tornato in nazionale: Halilhodzic l'ha osservato attentamente e l'ha messo in campo per le qualificazioni alla Coppa d'Asia. Subito un gol contro Singapore, poi un altro contro l'Afghanistan. E ora chi lo smuove più? Mu ha anche vinto il premio di MVP della J1 nel maggio scorso: è in un momento straordinario.
Questo suo momento ricorda quello di Draymond Green con i Warriors nella NBA. Due personalità diverse, ma due percorsi simili: entrambi si sono dovuti evolvere, migliorare, adattare per rendersi indispensabili. Il ct del Giappone lo considera un universale, un giocatore che può fare da regista e da centravanti al tempo stesso. E di questi tempi non è facile trovare uno così.

Mu Kanazaki, 27 anni, l'universale dei Kashima Antlers.

28.2.16

ROAD TO JAPAN: Takuma Asano

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Road To Japan", la rubrica che vi presenta i migliori talenti del Sol Levante. Oggi ci spostiamo a Hiroshima, visto che questo secondo numero del 2016 parlerà di Takuma Asano, la stellina di casa Sanfrecce e che rappresenta (forse) il miglior prodotto della prefettura di Mie, una delle poche a non avere una squadra pro in Giappone.

SCHEDA
Nome e cognome: Takuma Asano (浅野拓磨)
Data di nascita: 10 novembre 1994 (età: 21 anni)
Altezza: 1.71 m
Ruolo: Seconda punta, prima punta
Club: Sanfrecce Hiroshima (2013-?)



STORIA
Nato a Komono (nella prefettura di Mie) nel 1994, Asano si appassiona al calcio grazie alla sua numerosa famiglia: sette figli, di cui sei maschi. Il calcio è il passatempo preferito in casa sua e così il giovane Takuma comincia a giocare fin dalle elementari. Passione che continua anche alle medie, nonostante Mie non abbia rappresentative esterne alla prefettura.
Per continuare a giocare, Asano si sposta da qualche chilometro: da Komono a Yokkaichi, dove ha sede il Mie Prefectural Yokkaichi Central Technical High School, che Asano frequenta al liceo. È il 2012 quando comincia a notarlo qualcuno dalla J. League: insieme al suo amico Shota Tamura (oggi allo Shonan Bellmare), gli osservatori scrutano qualcosa in lui.
Ai campionati delle superiori, Asano partecipa per tre volte: nel 2012 è capocannoniere e porta l'istituto di Mie addirittura in finale. L'anno successivo è ancora nella squadra del torneo: è naturale che Yokohama Marinos e Sanfrecce Hiroshima gli stiano dietro. Ad avere la meglio sono i Purple Archers, che si assicurano Asano per la stagione 2013.
Non sapendolo, i Sanfrecce in quell'inverno mettono le basi per il futuro. Il club è reduce dal primo titolo in J. League e acquista diversi giovani: non solo Asano, ma anche Gakuto Notsuda, trequartista dal passo interessante. Il 2013 è un anno d'apprendimento, perché Asano rimane per lo più in panchina mentre il Sanfrecce si conferma campione.
Cinque le presenze concesse da Moriyasu al classe '94, di cui una decina di minuti in campionato contro il Kawasaki Frontale e quattro comparsate in Coppa dell'Imperatore. Nel 2014 le presenze moltiplicano, ma Asano segna una sola volta, contro lo Yokohama F. Marinos in Supercoppa. Gioca solo due gare per intero e non sembra esplodere.
Tutto cambia nel 2015: la staffetta con Hisato Sato - capitano e simbolo dei Sanfrecce - gli consente di entrare quando le squadre sono ormai stanche. Il ruolo di super-sub gli calza, tanto da decidere alcune gare, come quella contro il FC Tokyo. Segna in tutte le competizioni ben 14 reti e decide anche la contesa per il titolo con la rete decisiva contro il Gamba Osaka.
Il 2016 presenta una sfida complessa, perché confermarsi non è mai facile. Ora che si è anche preso il 10, il rischio è che l'esplosione diventi stardom. Il tutto tramite altre belle prestazioni in J. League e le conferme anche in campo continentale, visto che il Sanfrecce deve dimostrare di poter fare bene anche in Champions League asiatica.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Tatticamente Asano sta crescendo velocemente: ci sono pochi che in Giappone possano giocare con così tanta applicazione in più ruoli. L'ideale per lui sarebbe avere spazi, per cui partire da seconda punta per poter sfruttare la sua velocità (lo chiamano Jaguar e lui esulta con gli artigli), ma può giocare anche da centravanti o da esterno in un attacco a tre.
Dal punto di vista tecnico, Asano può migliorare, ma il talento grezzo che si ritrova promette bene. Non è semplicemente un proiettile in campo, ma un giocatore capace di sfruttare la profondità come un vero centravanti. Con queste doti, potrà sicuramente andare lontano. Anche più della stessa Hiroshima.

STATISTICHE
2013 - Sanfrecce Hiroshima: 5 presenze, 0 reti
2014 - Sanfrecce Hiroshima: 19 presenze, 1 rete
2015 - Sanfrecce Hiroshima: 42 presenze, 14 reti
2016 - Sanfrecce Hiroshima (in corso): 2 presenze, 1 rete

NAZIONALE
Per essere un ragazzo di 21 anni, di strada in nazionale ne ha già fatta. L'U-23 di Teguramori si è recentemente qualificata alle Olimpiadi di Rio 2016 e nel pre-olimpico asiatico Asano c'ha messo lo zampino. Soprattutto in finale, dove i suoi due gol contro la Corea del Sud sono valsi il successo finale e il pass asiatico da primi della classe.
Diverso il percorso in nazionale: una volta esplose le sue potenzialità, è stato Halihodzic a chiamarlo in nazionale. Prima per un training camp, poi per la Coppa delle nazioni orientali, in cui Asano ha giocato tutte e tre le gare. Ci si augura che quest'anno possa avere qualche chance ufficiale, anche nelle gare di qualificazione al Mondiale e alla Coppa d'Asia.

LA SQUADRA PER LUI
Come detto ieri in un pezzo uscito su L'Ultimo Uomo, penso che il 2016 sarà l'anno delle conferme. Asano è un talento interessante, capace di crescere ancora e che ha un'identità ben precisa. Può giocare in più ruoli dell'attacco e sa rendersi utile in più posizioni.
Sembra inevitabile che possa esser notato, specie con le Olimpiadi alle porte (a Rio il Giappone ci sarà). La Germania o - meglio ancora - l'Olanda sarebbero le destinazioni ideali. In terra teutonica, Asano potrebbe adattarsi bene al calcio tedesco anche in Zweite.

29.11.15

ROAD TO JAPAN: Yuki Muto

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Road to Japan", la rubrica che ci consente di scoprire i talenti che transitano sui maggiori palcoscenici del Sol Levante. La stagione è praticamente finita, se si escludono le appendici dei vari play-off, play-out e del final stage che caratterizza la J1. A questa ha partecipato anche Yuki Muto, la rivelazione di questo 2015.

SCHEDA
Nome e cognome: Yuki Muto (武藤 雄樹)
Data di nascita: 7 novembre 1988 (età: 27 anni)
Altezza: 1.70 m
Ruolo: Seconda punta, ala, prima punta
Club: Urawa Red Diamonds (2015-?)



STORIA
Nato a Zama (città della prefettura di Kanagawa) nel novembre 1988, Yuki Muto non è da confondere con il suo più famoso omonimo Yoshinori. La sua carriera da professionista è iniziata a soli 23 anni: nei quattro anni precedenti, Muto frequenta con successo la Ryutsu Keizai University e il suo club, che milita in Japan Football League.
Nel 2010 diventa anche il capitano della squadra, finché quest'ultima non viene sciolta e allora Muto rimane svincolato. A notarlo è Makoto Teguramori, oggi ct della selezione olimpica del Giappone: il tecnico lo vuole per i suoi Vegalta Sendai, all'epoca realtà in notevole crescita, nella quale Muto militerà per il successivo quadriennio.
Allo Yurtec Stadium la crescita del ragazzo è graduale: il primo anno gioca appena nove gare, ma segna tre reti e dimostra di poter esser utile alla causa. Con il passare degli anni, il club di Sendai si ritrova addirittura a giocarsi testa a testa il titolo della J. League nel 2012: intanto, Muto è diventato un titolare a tutti gli effetti.
La sua esperienza con il Vegalta si è chiusa nel dicembre 2014: dopo 96 presenze e cinque reti a Sendai, Muto ha deciso di lasciare il club che l'ha lanciato per trasferirsi agli Urawa Red Diamonds, soliti bulimici sul mercato. Si era pensato che potesse diventare una riserva fissa a Saitama. Invece, Muto si è messo in mostra con i Reds.
Che il 2015 sia stata l'annata migliore della sua vita lo dimostra un dato: solo in questa stagione ha segnato più reti che in tutto il resto della sua carriera professionistica (14 contro le precedenti 10). Nel 3-5-2 di Mihailo Petrović, si è preso subito il posto di seconda punta, nel quale ha fatto spesso coppia con uno tra Koroki e Ljubijankić.
Il risultato è stato straordinario: un'esplosione improvvisa e luminosa, tanto che a giugno 2015 Muto è stato nominato MVP del mese per aver realizzato una straordinaria striscia di quattro gol segnati in altrettante partite sul finire della primavera. Tutto sta ora nel capire se è stato un anno straordinario o se abbiamo sotto agli occhi un giocatore fatto e finito.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Dal punto di vista tattico, Yuki Muto è un tesoro per qualunque allenatore. Infatti il ragazzo è in grado di giocare praticamente in tutte le posizioni dell'attacco: esterno nel 3-4-3, 4-3-3 o 4-2-3-1, forse anche nel 4-4-2. Può svolgere anche il ruolo di prima punta in casi di emergenza, ma è il ruolo di seconda punta a stargli meglio addosso.
L'ha dimostrato anche all'Urawa quest'anno, dove ha potuto mettere in mostra un discreto bagaglio tecnico. Una buon senso del gol accompagnato da un innato senso della posizione gli permettono di giocare anche da punta: a queste doti, Muto accompagna una discreta forza sia fisica che sopratutto atletica.

STATISTICHE
2011 - Vegalta Sendai: 9 presenze, 3 reti
2012 - Vegalta Sendai: 21 presenze, 2 reti
2013 - Vegalta Sendai: 29 presenze, 0 reti
2014 - Vegalta Sendai: 37 presenze, 5 reti
2015 - Urawa Red Diamonds (in corso): 40 presenze, 14 reti

NAZIONALE
Fino al giugno 2015, Yuki Muto non aveva mai vestito la maglia della nazionale giapponese, neanche con le rappresentative giovanili. Il suo non è mai sembrato un profilo molto attraente. Poi con il rendimento di quest'anno, tutto è stato possibile. E per questo il ct Vahid Halilhodzic l'ha premiato con una chiamata per la EAFF Asian Cup di luglio.
Lui l'ha sfruttata bene, se pensiamo che ha segnato gli unici due gol del Giappone nell'intera competizione. Muto è andato in rete sia contro la Corea del Nord che contro la Cina. In una spedizione fallimentare e spenta, l'attaccante degli Urawa è stato forse l'unica nota lieta. Da lì non è stato più convocato: speriamo che a marzo ci sia spazio per lui.

LA SQUADRA PER LUI 
Sembrava difficile ipotizzare una sua esplosione. Invece, il suo 2015 è stato straordinario. Azzarderei che è stato il giocatore più migliorato in quest'anno solare. E che sarebbe meglio rimanere all'Urawa almeno per un'altra stagione, per capire se la sua è stata un one-hit season oppure se c'è stato veramente un miglioramento sensibile e completo.

30.5.15

ROAD TO JAPAN: Shūichi Gonda

Buongiorno a tutti e benvenuti al quinto numero di "Road To Japan" in questo 2015, la rubrica che vi racconta i migliori talenti provenienti dal paese del Sol Levante. Oggi ci spostiamo nella capitale Tokyo e precisamente nel Football Club Tokyo, l'unica squadra della capitale in prima divisione. Ci occupiamo del suo portiere, Shūichi Gonda.

SCHEDA
Nome e cognome: Shūichi Gonda (権田修一)
Data di nascita: 3 marzo 1989 (età: 26 anni)
Altezza: 1.87 m
Ruolo: Portiere
Club: F.C. Tokyo (2007-?)



STORIA
Classe '89, il giovane Shūichi nasce a Setagaya, il secondo quartiere più grande nella capitale Tokyo, in una famiglia di sportivi (i genitori sono entrambi ex cestisti). Dalle parti di Kanagawa il suo nome è conosciuto e lui entra a soli cinque anni nel Saginuma Soccer Club. Molti lo vorrebbero nelle proprie giovanili: Kawasaki Frontale e Yokohama Marinos lo osservano, mentre lo Shonan Bellmare invita il piccolo Shuichi addirittura per un provino. C'è chi però scavalca tutti: è l'F.C. Tokyo, che inserisce Gonda nella sua U-15 fin dal 2001.
Il successo è immediato: da portiere titolare, vince con le giovanili rossoblu il torneo U-15 del 2003. Passato all'U-18, Gonda frequenta il Kokushikan Junior High School. Tuttavia, il club non ha dubbi sul suo talento e nel 2007 lo fa passare in prima squadra come giocatore designato. In quegli anni, il numero 1 dell'F.C. Tokyo è Hitoshi Shiota, che però comincia ad avere problemi fisici. Prima dell'inizio della stagione 2009, a Shiota viene rilevata un'ipertermia, che poi si trasforma in appendicite. I tempi di recupero si allungano, anche perché ci sono delle complicanze riguardante l'ileo.
Shiota deve star fermo a lungo e Gonda ne approfitta, diventando il titolare dell'F.C. Tokyo. Da quel giorno, non mollerà più il ruolo di numero uno del club. A 19 anni gioca la sua prima annata da professionista in J-League: non aveva mai esordito nei quattro anni da designated player. E non fa affatto male: Gonda alza subito la Nabisco Cup, dove è protagonista di una grande prestazione nel 2-0 in finale contro il Kawasaki Frontale. Il presidente dell'F.C. Tokyo, Kenji Onitake, arriva a definire la sua prestazione da fuoriclasse.
Anche se ormai è il titolare, ci sono alti e bassi. Con il club vince anche la Suruga Bank Championship del 2010 ai rigori. Contro la Liga de Quito (vincitrice della Copa Sudamericana), Gonda si supera e para un penalty. Diverso l'andamento in campionato, dove l'F.C. Tokyo retrocede a sorpresa. Il 2011 è un anno particolare: Gonda gioca solo 25 partite a causa degli impegni con la nazionale olimpica, impegnata nella corsa verso Londra. Shiota prende il suo posto e lui sembra indisporsi, ma alla fine le cose si ricompongono e l'F.C. Tokyo fa il colpo grosso: promozione e vittoria in Coppa dell'Imperatore.
A metter a posto tutto ci pensa Ranko Popović, nuovo allenatore del club e per due anni manager dell'FCT: «Gonda? Per me è il portiere migliore che c'è in Giappone». Ripresosi il posto da titolare, Gonda ha giocato quasi ogni minuto degli ultimi tre campionati. La maturazione è stata notevole, se è vero - com'è vero - che nell'ultima stagione è stato il portiere che ha salvato più tiri nel 2014. Quest'anno si è preso il numero 1 (anche concretamente) e ora punta a diventare il migliore nel suo paese sotto la guida di Massimo Ficcadenti. Anche perché Gonda ha voglia di vincere.

CARATTERISTICHE TECNICHE 
Gonda punta a esser un certo tipo di portiere. Lo capisci quando gli chiedi quali sono i suoi modelli nel ruolo: la risposta del giapponese è doppiamente importante, perché i due modelli sono Peter Schmeichel e Manuel Neuer. Il numero 1 dell'F.C. Tokyo vuole quindi essere un portiere moderno, di quelli che non si vergognano a impostare l'azione e a creare gioco da liberi aggiunti. In effetti, la personalità raggiunta in questo 2015 sembra andare in questa direzione. Gonda non è un portiere esplosivo: spesso costruisce le sue parate con un'attenta lettura dell'azione piuttosto che con un intervento straordinario.

STATISTICHE 
2007 - F.C. Tokyo: 0 presenze, 0 reti subite
2008 - F.C. Tokyo: 0 presenze, 0 reti subite
2009 - F.C. Tokyo: 45 presenze, 48 reti subite
2010 - F.C. Tokyo: 40 presenze, 45 reti subite
2011 - F.C. Tokyo: 25 presenze, 17 reti subite
2012 - F.C. Tokyo: 36 presenze, 43 reti subite
2013 - F.C. Tokyo: 35 presenze, 48 reti subite
2014 - F.C. Tokyo: 36 presenze, 31 reti subite
2015 - F.C. Tokyo (in corso): 18 presenze, 17 reti subite

NAZIONALE
Strano come si possa essere una colonna della nazionale senza in realtà mai giocarci. Gonda conta a oggi appena tre presenze con il Giappone, ma ha fatto parte della spedizione per il Mondiale brasiliano, di quella per la Confederations Cup 2013 e della Coppa d'Asia vinta nel 2011. Da notare come tutte queste presenze sono arrivate sotto la reggenza di Alberto Zaccheroni, spesso visto a Tokyo per osservare le prestazioni del portiere. In quel ragazzo che è passato in tutte le rappresentative giovanili del Giappone Zac vedeva il futuro.
Tuttavia, l'esordio con la Nippon Daihyo è arrivato quando il c.t. era Takeshi Okada, santone del calcio nipponico: in una trasferta senza significati di classifica per le qualificazioni alla Coppa d'Asia del 2011, Gonda è il numero 1 del Giappone in Yemen. Se Aguirre l'ha un po' ignorato, Halilhodzic l'ha ri-convocato dopo alcuni mesi e l'ha anche lodato nella sua prima partita giapponese: «Il portiere del Tokyo non ha giocato male...». Per lui anche un torneo olimpico a Londra 2012 con l'Under 23, nel quale ha mantenuto la porta del Giappone imbattuta in quattro gare consecutive.

LA SQUADRA PER LUI
Sul fatto che sia pronto non ci sono dubbi: è maturato notevolmente. Chissà che non ci sia una chance anche in Italia: nel dicembre 2012, Gonda ha fatto una settimana di prova sia con lo Stoccarda che con l'Hellas Verona, all'epoca in B. E in effetti gli scaligeri avrebbero bisogno di un portiere dal rendimento sicuro. Gonda si era anche sbilanciato: «A me piacerebbe giocare qui: la città è bella e la gente è simpatica». Chissà che Setti non ci ripensi di fronte all'alternanza Rafael-Benussi.

28.4.15

ROAD TO JAPAN: Ryota Oshima

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Road to Japan", la rubrica che vi consiglia i migliori prospetti cresciuti nel paese del Sol Levante. Oggi ci spostiamo nella prefettura di Kanagawa e precisamente a Kawasaki, città situata poco più a sud di Tokyo. Lì giocano i Frontale, che hanno in squadra un ragazzo dal futuro assicurato: Ryota Oshima, professione centrocampista.

SCHEDA
Nome e cognome: Ryota Oshima (大島 僚太)
Data di nascita: 23 gennaio 1993 (età: 22 anni)
Altezza: 1.68 m
Ruolo: Centrocampista centrale, trequartista
Club: Kawasaki Frontale (2011-?)



STORIA
Nato a Shizuoka nel dicembre 1993, Ryota Oshima si fa notare per la prima volta alla Prince Takamado Cup, la competizione che vede le migliori formazioni U-18 e U-15 sfidarsi tra loro. Nell'edizione del 2010, Oshima gioca con la maglia della Shizuoka Gakuen School, la scuola nella quale il ragazzo si è iscritto. La formazione scolastica fa un sacco di strada, arrivando fino alle semifinali, perse contro l'U-18 dei Sanfrecce Hiroshima. Tra i migliori centrocampisti del torneo, accanto a due "illustri sconosciuti" come Gaku Shibasaki e Yoshinori Muto, c'è anche Oshima.
Dovrebbe andare all'università, ma in realtà le squadre di J-League l'hanno già adocchiato e lui così deve subito scegliere quale sarà il club per il suo esordio da professionista. La spuntano i Kawasaki Frontale, desiderosi di trasformarlo nel riferimento del club. Nei Frontale, Oshima ha il piacere di imparare da due mostri sacri della storia recente del calcio giapponese come Kengo Nakamura e Junichi Inamoto.
Nel suo anno da rookie, Naoki Soma lo schiera più del dovuto e alla fine sono 14 le presenze stagionali di Oshima. Non male, ma si può coinvolgerlo di più. Lo capisce Yahiro Yazama, che è il nuovo allenatore dei Frontale dopo la cacciata di Soma nell'aprile 2012. Con lui si gioca un calcio offensivo, più votato all'attacco, quello che si è portato dietro dall'università di Tsukuba. Un 4-3 e fantasia, dove i tre davanti si spostano continuamente, non dando dei veri punti di riferimento agli avversari.
Nel 2012 arriva anche il primo gol da professionista contro lo Jùbilo Iwata. Da lì, la strada è in discesa: Oshima cresce insieme alla squadra, tanto che i Kawasaki arrivano terzi nella J-League 2013, ad appena tre punti dal titolo. Gli infortuni hanno condizionato quella stagione per Oshima, ma alla fine i miglioramenti non si sono fermati. Con l'occasione di partecipare alla Champions League asiatica l'anno scorso (con il Kawasaki eliminato agli ottavi di finale), il centrocampista si è preso anche la ribalta continentale.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Ciò che gli manca in termini fisici lo colma con una visione del campo di altra categoria. Seppur abbia solamente 22 anni, Oshima ha già avuto modo di accumulare parecchia esperienza con la sua squadra. E giocare accanto a un mostro del centrocampo come Kengo Nakamura - che con gli anni ha lasciato la posizione di mezzala e si è trasformato in una sorta di metodista - lo aiuterà certamente nel proseguo della sua carriera.
Credo sia indicativo il fatto che i tifosi dei Frontale l'abbiano rinominato Kengo II: per il suo gioco, Oshima assomiglia molto al suo capitano, con l'eccezione che atleticamente il giovane Ryota sembra avere doti migliori rispetto a Kengo. Centrocampista creativo, è capace con la sua visione di gioco di aprire il campo come pochi altri in Giappone. L'ha dimostrato nella sua ultima stagione (dati Football Lab: è il primo della graduatoria).
Può giocare anche da esterno destro, come gli ha fatto fare Soma nel suo primo anno da professionista. O a sinistra, dove ogni tanto l'ha impiegato Kazama. Tuttavia, lasciarlo in mezzo al campo a creare gioco è la soluzione migliore.

STATISTICHE
2011 - Kawasaki Frontale: 14 presenze, 0 gol
2012 - Kawasaki Frontale: 26 presenze, 3 gol
2013 - Kawasaki Frontale: 17 presenze, 0 gol
2014 - Kawasaki Frontale: 41 presenze, 2 gol
2015 - Kawasaki Frontale (in corso): 9 presenze, 0 gol

NAZIONALE
Se Hasebe e Shibasaki sono il meglio che il Giappone ora possa mettere in campo per la sua coppia di centrocampo, per il futuro ci sono Oshima e colui che lo completa meglio, ovvero quel Wataru Endo capitano dello Shonan Bellmare (ne parlai qui). Una chiamata nella Nippon Daihyo del nuovo ct Halihodzic (o nel Dzic Japan, come lo chiamano ora) non andrà forzata.
Non ce n'è bisogno, anche perché Oshima sarà una delle colonne dell'U-23 di Teguramori, che sta cercando la qualificazione per l'Olimpiade di Rio 2016. Se il Giappone sarà presente in Brasile, Oshima sarà certamente chiamato. Ma il futuro è in mano sua. E poi il centrocampista dei Frontale ha già fatto tutta la trafila giovanile: U-18, U-19 e U-22.

LA SQUADRA PER LUI
In questo momento, rimanere a casa Frontale è per lui la cosa migliore. Specie perché un talento del genere non nasce spesso e va cullato. Un intero 2015 in Giappone rappresenta la scelta più giusta. Poi qualche club potrebbe farsi venire l'acquolina in bocca prima che parta l'Olimpiade di Rio, magari comprando Oshima e lasciandolo in J-League fino al torneo olimpico.

9.3.15

Coach Vahid.

Il Giappone si è risvegliato male in questo 2015: dopo un Mondiale deludente, è arrivata anche l'eliminazione ai quarti della Coppa d'Asia nel gennaio scorso. In più, Javier Aguirre - ct dal luglio scorso - è stato esonerato per il coinvolgimento nel caso spagnolo delle scommesse riguardante il Real Zaragoza. Ora però c'è una (quasi) certezza da cui ripartire: Vahid Halilhodžić sarà il nuovo ct della Nippon Daihyo dal 12 marzo.

Javier Aguirre, 56 anni, esonerato da ct del Giappone nel febbraio 2015.

Il Giappone si è separato da Javier Aguirre dopo l'ultima Coppa d'Asia. No, i risultati non c'entrano nulla. Il tecnico messicano - sin dal suo insediamento dopo il Mondiale - era tra i sospettati in un'indagine della federazione spagnola su alcune partite truccate. Lui ha sempre negato di esser stato coinvolto in una combine durante la Liga 2010-11: nell'ultima giornata di quel campionato, il suo Real Zaragoza si salvò con un 2-1 sul Levante. 
Un caso che ha coinvolto persino Gabi, capitano dell'Atlético Madrid. Molti hanno spesso pensato che quella gara fosse truccata. Quando il messicano è stato iscritto al registro degli indagati nel processo che è partito a febbraio, la JFA ha fatto quello che molti ipotizzavano: licenziamento di Aguirre e ricerca di un nuovo ct. La JFA sapeva quanto quest'ipotesi fosse concreta: ciò nonostante, si è preso il rischio e ora tocca ricominciare da capo.
Il tecnico messicano lascia il Giappone con un 70% di vittorie e la sensazione che (forse) il suo lavoro avrebbe potuto portare la nazionale a un nuovo livello. Non ne abbiamo la certezza, ma sicuramente si è visto qualcosina di diverso rispetto a Zaccheroni. Personalmente preferisco il 4-2-3-1 dell'ex tecnico di Udinese e Milan, ma il 4-1-4-1 di Aguirre ha permesso al Giappone di dominare ancor di più le gare della Coppa d'Asia. 
Dopo una sconfitta contro l'Uruguay alla prima da ct e una batosta firmata Neymar contro il Brasile, la squadra si era adattata a questo tipo di formazione. Tuttavia, nei momenti decisivi, è mancato quel killer-instinct che da sempre latita tra i giocatori nipponici. Credo che i quarti contro gli Emirati Arabi Uniti (qui le statistiche) parlino da soli nel dimostrarlo.
Nonostante le lodi, qualche difetto Aguirre l'ha palesato. Si è dimostrato incapace di far ruotare la squadra, tanto che molti giocatori sono arrivati esausti ai quarti di finale. Non è una giustificazione, ma ha pesato. Inoltre, qualche freccia al suo arco dalla panchina in più l'avrebbe potuta avere.
Nonostante tutte le critiche che si è preso nei pochi minuti giocati, Yohei Toyoda in certe gare - specie come quella dei quarti di finale - poteva esser utile. Il fatto che non abbia segnato in quei 65' giocati non vuol dire che non fosse da provare. Stessa cosa vale per Shibasaki, decisivo ma forse impiegato tardi. Infine, la scelta di far giocare Kagawa da mezz'ala e Honda esterno sono IMHO dei suicidi, ma è inutile piangere sul latte versato.


Per ripartire, la JFA ha scelto un generale tra diversi candidati. Un uomo dai toni duri ma che - se seguito in maniera compatta - trasforma un gruppo in invincibile. Vahid Halilhodžić ha una carriera che parla per lui: ex grande attaccante yugoslavo degli anni '80, il bosniaco è diventato un tecnico conosciuto a cavallo tra anni '90 e 2000. 
Halilhodžić prende il Lille, allora impelegato nella zona retrocessione in Ligue 2: li salva, li fa promuovere e poi li porta persino al terzo posto della Ligue 1 alla stagione d'esordio. Memorabile l'arrivo in Champions League nel 2001-02: da lì Halilhodžić diventa Coach Vahid, che però lascia a fine anno, accusando i suoi dirigenti di non avere abbastanza ambizione.
Da lì Rennes, PSG, Trabzonspor, un biennio con la Costa d'Avorio e infine la Dinamo Zagabria. Ma il vero capolavoro di Halilhodžić è rappresentato dall'Algeria. Prende il comando delle Volpi del Deserto nel luglio 2011, dopo aver lasciato Zagabria. 
Gli inizi sono incoraggianti, ma il progetto sembra naufragare dopo la Coppa d'Africa 2013, nella quale l'Algeria esce nella fase a gironi e senza vittorie. La federazione algerina decide di tenersi Halilhodžić: scelta saggia, visto che il bosniaco porta la squadra in Brasile.
Io stesso pensavo che l'Algeria sarebbe stata una delle squadre più deboli della competizione. Anzi, ricordo una discussione con un utente su Facebook riguardo le possibilità dei nord-africani. Lui era convinto che sarebbero andati avanti. E aveva ragione: ignorando le parole dell'Avvocato Buffa, Halilhodžić mi ha dimostrato come la sua Algeria valesse molto. 
Pareggio con il Belgio, grandissima vittoria con la Corea del Sud e un punto con la Russia per passare. Poi l'Algeria è stata anche l'avversaria che più ha fatto tremare la Germania nel suo cammino verso la Coppa del Mondo: un 2-1 ai supplementari molto sofferto. Insomma, il cammino dei nord-africani è stato straordinario.
Halilhodžić è un uomo di concretezza, che è stato capace di affrontare il Mondiale con diversi moduli (da un 3-4-3 difensivo a un 5-4-1). Il bosniaco è tornato in estate a Trebisonda, ma il suo secondo stint non è andato bene e le parti si sono separate a novembre. Già dalle prime scelte che farà per le prossime amichevoli capiremo che tipo di taglio vorrà dare al suo Giappone. 
Il ct è atteso da due match: il 27 marzo la Tunisia a Oita, il 31 l'Uzbekistan a Tokyo. Intanto, a definire Halilhodžić ci ha pensato una sua citazione: «It is better to win ten times 1-0 than to win once 10-0». Se non è concretezza questa... quella che al Giappone sarà certamente utile. いらっしゃい, coach Vahid!

Vahid Halilhodžić, 62 anni, è il nuovo ct del Giappone.

16.10.14

Senza paura.

A maggio aveva abbandonato la casa di sempre: addio al Lorient, dopo un quarto di secolo di onorata carriera con i Merluzzi tra i 4 da giocatore-allenatore e i 21 da manager. Christian Gourcuff sembrava far bene solo allo Stade du Mustoir, ma da ct dell'Algeria sta dimostrando quanto di buono ha fatto vedere a Lorient. Doveva sostituire Halilhodžić e tenere il rendimento mostrato al Mondiale brasiliano, ma per ora Gourcuff non ha deluso: la qualificazione alla Coppa d'Africa è in cassaforte.

25 maggio 2014: Gourcuff lascia il Lorient dopo 25 anni insieme.

Classe '55, Gourcuff è un ex insegnante di matematica che ha trovato nel calcio la sua salvezza. In Italia, a molti il suo nome dirà qualcosa in quanto padre di Yohan, ex giocatore del Milan e che ora milita nell'Olympique Lione. In realtà, la carriera di Gourcuff padre è più ricca di quella del più famoso figliolo. Da giocatore si unisce prima al Rennes, poi trascorre quattro anni a Brema, dove si prepara per entrare all'università. Nel 1982 arriva la svolta con l'arrivo al Lorient. Insegna e contemporaneamente svolge il ruolo di giocatore-allenatore per il club della città, militante all'epoca in terza divisione. In quattro anni li porta alla promozione, ma la storia d'amore di Gourcuff sr. con i Merluzzi non finisce lì.
A fine carriera - nel 1991 - torna al Lorient. Ci rimarrà per un altro decennio, dove riporta nuovamente il club in seconda divisione e poi lo trascina alla promozione in Ligue 1 nel 1998. Un miracolo per la squadra. Poi il manager commette forse l'unico errore della sua carriera: nel 2001, Gourcuff ha l'offerta della vita da parte dell'Olympique Marsiglia, ma preferisce unirsi ai rivali regionali dello Stade de Rennes. La stagione andrà male e per tutta quell'annata si sentirà il peso dell'esser un simbolo del Lorient. Dopo un breve passaggio in Qatar, c'è il ritorno al Lorient. Dove Gourcuff sr. ha speso altri 13 anni della sua vita, facendo crescere tanti giocatori: ricordiamoci che il tecnico francese ha lanciato Gameiro, Ciani, Jallet, Gignac, Amalfitano e Koscielny.
Altra promozione con il Lorient e il ritorno in Ligue 1, dove il club della Bretagna è rimasto stabilmente. Anzi, il 4-4-2 e il gioco spettacolare di Gourcuff hanno portato un settimo posto nel 2009-10 (miglior risultato nella storia del club) e due ottavi posto nelle ultime due stagioni. Nel 2013-14, si è consacrato anche Vincent Aboubakar, poi ceduto al Porto nel mercato estivo. per la "modica" cifra di otto milioni di euro.
Tuttavia, il contratto di Gourcuff era in scadenza nel giugno scorso e l'intera stagione è stata condizionata da difficili rapporti con il presidente del Lorient, Loïc Fery, e con il suo vice Sylvain Ripoll. Con il primo i contrasti sono riguardati la cessione invernale di Mario Lemina all'OM, mentre Gourcuff ha sempre pensato che il suo secondo lavorasse contro di lui. Alla fine, è stata inevitabile la separazione e proprio Ripoll ha preso il posto di Gourcuff sulla panchina del Lorient. Adesso vedremo se il club saprà reggersi senza l'artefice dei suoi miracoli. Intanto, per allargare i suoi orizzonti, Gourcuff ha accettato la sfida dell'Algeria. Giunta agli ottavi nell'ultimo Mondiale, i magrebini hanno assunto il tecnico francese come nuovo ct della nazionale al posto del dimissionario Vahid Halilhodžić.


Dopo un Mondiale del genere, per l'Algeria era importante dare continuità ai risultati brasiliani. E così è andata, tanto che le Volpi del Deserto sono la prima squadra - in co-abitazione con Capo Verde - a essersi già qualificata alla prossima Coppa d'Africa. In realtà, non bisogna nascondersi: i magrebini attendono con ansia l'appuntamento di gennaio in Marocco, perché è una grande occasione per tornare a vincere la rassegna continentale. L'ultima volta è stata nel 1990 (in casa) e la nazionale vista in Brasile è tranquillamente tra le favorite. Con Gourcuff, anzi, potrebbe essere proprio LA favorita, visto il gioco offensivo del tecnico francese.
Una speranza forte, anche perché nelle ultime cinque edizioni della Coppa d'Africa l'Algeria ha fatto pochino. Solo un quarto posto nel 2010, mentre nel 2013 è stata eliminata al girone. Per non parlare delle edizioni 2006, 2008 e 2012: per quelle rassegne continentali, l'Algeria non si è nemmeno qualificata. Ma da quando l'ex tecnico del Lorient si è seduto sulla panchina dell'Algeria, i risultati sono netti: su quattro partite giocate, quattro vittorie, otto gol fatti, uno solo subito. E in un girone con Mali, Malawi ed Etiopia, la qualificazione è già cosa fatta.
Del resto, il giorno della sua presentazione come commissario tecnico degli algerini Gourcuff è stato chiaro: «Voglio mantenere vivo questo momento e costruire un certo stile di gioco per questa squadra». La voglia di costruire un altro piccolo miracolo - sulla falsa riga di quanto fatto in quel di Lorient - è tanta. Ed è possibile, perché il movimento calcistico algerino ha avuto anni molto bui, ma ora sembra essersi risvegliato e l'ultimo Mondiale è la dimostrazione pratica di quanto si può far bene con questi giocatori. Christian Gourcuff ha voglia di aggiungere un'altra tacca alla sua reputazione di miracle-man. Forse in Francia qualcuno rimpiangerà la sua figura a fine anno, specie se a Lorient non arrivasse la tanto sospirata salvezza. Il ct ha lodato i suoi giocatori dopo l'ennesimo buon risultato e qualche settimana fa, nonostante il clima difficile nel paese, ha detto: «Non ho paura di vivere in Algeria». Siamo sicuri che non avrà paura nemmeno delle sfide che lo attendono nel gennaio prossimo.

Christian Gourcuff, 59 anni, tenta un altro miracolo da ct dell'Algeria.