8.8.12

Il fu Golden Boy.

E pensare che dieci anni fa aveva il mondo ai suoi piedi. I suoi gol facevano il giro del mondo, il valore del suo cartellino era inestimabile ed ogni volta che entrava in quel di Anfield erano fuochi d'artificio. E' cambiata parecchio la vita di Michael Owen: se dieci anni fa era uno dei giocatori più forti del mondo, con il futuro nelle sue mani, oggi è solo uno dei tanti svincolati che offre un mercato dominato dalla crisi economica e dagli sceicchi pigliatutto. Ma cos'è successo a questo straordinario giocatore per arrivare fino a questo punto?

Michael Owen nasce a Chester il 14 Dicembre del 1979: la leggenda racconta che il ragazzo sarebbe dovuto, in realtà, nascere in Galles, ma l'ospedale più vicino era a Chester, in Inghilterra, e questo fu il motivo grazie al quale gli inglesi l'hanno potuto ammirare moltissimo durante le sue partite con la nazionale dei Tre Leoni. Figlio di un calciatore, Michael muove i primi passi da calciatore dentro la Deeside Primary School, che ha una squadra di calcio per giovanissimi e nella quale Owen infrange tutti i record. Infatti, il giovane realizza ben 97 gol in una stagione: un record battuto, che prima era detenuto da Ian Rush con 72 gol. A 12 anni, il Liverpool si accorge di lui e decide di tesserarlo, nonostante si racconti che il piccolo Owen fosse tifoso dell'Everton, la rivale cittadina dei Reds; dopo essersi diplomato, firma il primo contratto professionistico per il Liverpool a 17 anni appena compiuti, entrando a far parte di una storia gloriosa, ma buia in quegli anni, in cui il Liverpool fatica a tornare al successo degli anni '80. Il suo esordio, intanto, è vicino: dopo aver portato il Liverpool alla vittoria nella FA Youth Cup del 1996, Michael veste per la prima volta la maglia del Liverpool in competizioni ufficiali in Wimbledon-Liverpool del 6 Maggio 1997, nel quale trova anche il primo gol di una lunga carriera.
Dalla stagione 1997/1998, anche a causa di un infortunio subito dal bomber Robbie Fowler, Owen entra definitivamente nei ranghi della prima squadra per non uscirne più. La sua prima stagione da professionista, a 18 anni, è fenomenale: 23 gol in 44 partite giocate in tutte le competizioni con la maglia dei Reds. A quel punto, Glenn Hoddle - C.T. dell'Inghilterra - non può ignorare questo exploit e chiama il "Wonder Boy" per i Mondiali del 1998 in Francia. Segna in un'amichevole con il Marocco nel pre-Mondiale, diventando così il più giovane marcatore nella storia della nazionale inglese (record poi battuto da Wayne Rooney): la sua popolarità diventa così ampia da chiedere che Owen sia il titolare accanto a Shearer. E, alla fine, Hoddle cede, venendo anche ricompensato per l'azzardo: il ragazzino fa un Mondiale straordinario. Realizza un gol e colpisce un palo nella gara persa contro la Romania e, negli ottavi di finale contro l'Argentina, illumina il mondo con un gol che lo consacra a livello internazionale.



Purtroppo, l'avventura inglese a quei Mondiali finirà in quella partita. Ma Owen è ormai lanciato verso la gloria e con il Liverpool continua a stupire: nelle due stagioni post-Mondiale, il ragazzo di Chester firma 35 gol in 70 partite, con una media precisa di una marcatura ogni due incontri. Se ormai la stella inglese è sotto gli occhi di tutti, Owen s'impone definitivamente nel 2001, il suo anno di grazia. Ad Euro 2000 segna ancora con la nazionale inglese, ma nel 2001 il Liverpool vince cinque trofei: Carling Cup, F.A. Cup, Coppa UEFA, Charity Shield e Supercoppa Europea. Nella stagione 2000/2001, Owen non partecipa alla finale del primo trofeo, ma realizza due gol nella finale di F.A. Cup che battono l'Arsenal e poi crea un assist nella finale di Dortmund contro l'Alaves, in una Coppa UEFA nella quale realizza quattro gol. Come se non bastasse, Michael decide la Supercoppa Inglese contro il Manchester United e quella Europea contro il Bayern Monaco: insomma, un anno da dio del calcio. La ciliegina finale, nonostante cinque trofei con i Reds, la mette il 1° Settembre 2001, quando segna una tripletta nella trionfante sfida dello Stadio Olimpico di Monaco, in cui l'Inghilterra batte la Germania a domicilio per 5-1.
Inevitabile l'epilogo finale: per Owen, arriva il Pallone d'Oro 2001 senza se e senza ma. Battuti Raul, Kahn, Beckham, Totti e Figo: del resto, con un anno così, era impossibile non dargli questo riconoscimento. Da quel momento in poi, l'apice della carriera di Owen è già raggiunto. Continua ad andare regolarmente in gol, sia nel Liverpool (75 gol in 135 partite, spalmate in tre stagioni) che in nazionale (14 gol in 34 partite), ma non arriva nessun altro alloro, se non un'altra Carling Cup con il Liverpool. Con la nazionale, arrivano le grosse delusioni: al Mondiale del 2002, l'Inghilterra esce ai quarti con il Brasile campione del mondo; ad Euro 2004, gli inventori del football devono arrendersi al Portogallo padrone di casa, dopo una lunga battaglia conclusasi ai rigori. Owen segna due reti al Mondiale ed una all'Europeo, ma non riesce a trascinare la nazionale come avrebbe fatto una volta..
Così, s'inizia a vociferare di un'imminente partenza del campione in maglia Reds, dato che Gerard Houllier non è più l'allenatore del Liverpool dal Maggio 2004 ed al suo posto è arrivato Rafael Benitez, che ha appena portato a termine il "doblete" Coppa UEFA-Liga con il Valencia. L'allenatore spagnolo vorrebbe ripartire da Owen, ma il numero 10 del Liverpool viene piazzato in panchina affinché possa giocare in Europa con la squadra che lo comprerà. E quella squadra si chiama Real Madrid: i blancos lo acquistano per 10 milioni di euro più Antonio Nunez, che effettua il percorso inverso rispetto al campione inglese.



Arrivato al Santiago Bernabeu, Owen non è altro che l'ennesimo "pezzo da novanta" comprato dal Real nella solita faraonica campagna estiva di Florentino Perez. Ma gli inizi con la maglia dei blancos della capitale sono duri: i tifosi spagnoli si lamentano della sua scarsa forma e così per Michael non sono tempi facili. Tuttavia, con un po' di tempo ad oliarne l'inserimento in squadra, Owen comincia a segnare, fino a realizzare 18 marcature in 41 match stagionali: l'inglese ha il miglior rapporto gol/minuti giocati fra tutti gli attaccanti del Real Madrid. Ciò nonostante, lo squadrone della capitale non si risparmia nella campagna acquista estiva, prendendo Julio Baptista dal Siviglia e Robinho dal Santos. Così l'avventura di Michael Owen in una delle squadre più forti della storia del calcio è già finita e l'ex Pallone d'Oro decide di tornare in Premier League: ad attenderlo c'è il Newcastle United.
I Magpies spendono la bellezza di 21 milioni di euro per riportare Owen in Inghilterra ed il Real riesce nella rarissima impresa di realizzare una plusvalenza. Lasciata Madrid, il bambino prodigio del Liverpool vuole tornare a stupire e la maglia del Newcastle gli serve per garantirsi la titolarità ai prossimi Mondiali di Germania del 2006. Ben 20.000 persone si precipitano a vedere la presentazione del Golden Boy e molti si chiedono quale potrà essere il vero apporto di Owen dopo l'annus horribilis di Madrid. E' una stagione travagliata: vari infortuni limitano il potenziale del giocatore, che però tiene una media-gol invidiabile, con sette reti segnate in 11 partite. Gioca poco, diversi imprevisti rischiano di eliminarlo dalla corsa ad un posto nella nazionale inglese per il Mondiale; Owen ce la fa e gioca le prime due partite, prima di infortunarsi gravemente nel match contro la Svezia. La diagnosi non lascia scampo: la caviglia si gira e l'attaccante inglese si rompe il legamento anteriore del crociato. Il risultato? Un anno di stop, lontano dal calcio giocato e dai suoi gol. E se il caso Owen scatena una diatriba infinita tra la Football Association (la federazione calcistica inglese) ed il club, voglioso di recuperare i soldi che si perderanno per l'infortunio di Owen, Michael torna ad allenarsi solo nel Febbraio del 2007. Tre partite senza alcun gol rappresentano il bilancio della stagione 2006/2007: un disastro.
Nel frattempo, Freddy Shepherd, presidente del club, comincia ad ipotizzare che ci sia una seria possibilità di partenza per il ragazzo, sebbene precisi che nessuno dei quattro grandi club inglesi lo voglia. Ma Owen decide di non sfruttare la clausola di rescissione (10 milioni di euro) che gli permetterebbe di andarsene, bensì si rimbocca le maniche e riparte da zero per la stagione successiva. Ancora una volta, sulla sua strada si parano numerosi infortuni, che limitano le presenze del numero 10 dei Magpies: tuttavia, Owen segna 13 gol in 33 partite stagionali e dimostra quanto meno di esserci. Le notizie negative, però, arrivano dalla nazionale: con l'arrivo di Fabio Capello come C.T. della nazionale, Owen viene escluso dalla squadra, vista la presenza di una punta sola nel nuovo modulo dell'Inghilterra. E in quel ruolo c'è già Wayne Rooney. Finisce così, con 40 gol in 89 presenza, l'avventura di Michael Owen con la maglia della nazionale dei Tre Leoni.



Intanto, le cose non vanno meglio neanche al Newcastle. Il 2008/2009 è una stagione terribile: l'attaccante perde tutto il ritiro pre-campionato a causa degli orecchioni, i Magpies sprofondano in classifica ed il suo contratto è all'ultimo anno. Mentre Owen decide di posticipare il rinnovo alla fine della stagione, si susseguono le voci di un suo ritiro ed il Newcastle, a fine anno, retrocede incredibilmente, nonostante una squadra che aveva nei suoi ranghi giocatori come Given, Coloccini, Nolan, Martins, Geremi e N'Zgobia, oltre allo stesso Owen. Così, Michael fugge da Newcastle, per finire a sorpresa al Manchester United. Lo stesso attaccante afferma sempre di "essere stato sorpreso dalla proposta di Ferguson, venuta fuori dal nulla"; l'ex Liverpool firma per due anni con la squadra dei Red Devils, ritagliandosi un ruolo da rincalzo. Inoltre, Owen si prende una responsabilità pesante, ereditando il numero 7 di quel Cristiano Ronaldo volato a Madrid per 95 milioni di euro e che era già stato vestito da grandi giocatori come Best, Cantona e Beckham.
I momenti buoni per Michael Owen al Manchester United si possono contare sulle dita di una mano e sono quasi tutti concentrati nella prima stagione con la maglia dei Red Devils: il gol decisivo nel derby di Manchester per il 2-1 finale, la tripletta in Champions League in casa del Wolfsburg (a otto anni di distanza dall'ultima..) ed il gol di apertura nella finale di Carling Cup contro l'Aston Villa, vinta poi dal Manchester United per 2-1. I ricordi positivi finiscono qui: in mezzo, tantissimi infortuni, poco minutaggio e gol ancora più rari. Se nella prima stagione sono nove, nel 2009/2010 sono solo cinque. Ferguson gli propone un estensione di un anno del contratto ed Owen accetta, ma nell'ultima stagione l'attaccante inglese è sembrato messo da parte e ha giocato solo quattro partite, con tre gol all'attivo. Il suo contratto si è concluso e, a 32 anni, cerca un altro posto dove poter rinascere e dimostrare che tutto quello che ha dato nei primi anni della sua folgorante carriera non è solo un lontano ricordo.
Molti tifosi del Liverpool ne sognano il ritorno. Ma la domanda è un'altra: rivedremo mai il Golden Boy che saltava Ayala come un birillo e sparava il pallone all'incrocio? Speriamo di sì.


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