4.3.14

L'universale.

Lui è come una legge fisica: travalica ogni universo, è valida ovunque. Un uomo per tutte le stagioni, un giocatore su cui poter contare in ogni momento della stagione. Continuo e solido, leggiadro e di classe, pesante eppure leggero, come il suo calcio. Yaya Touré non ha mancato di mettere il suo timbro sulla vittoria in League Cup dei citizens; l'ennesima firma dell'ivoriano, tanto per ribadire che è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo.

Touré con la maglia del Monaco, prima di farsi conoscere a livello internazionale.

Chi l'avrebbe mai detto, una decina di anni fa, che questo centrocampista sarebbe arrivato ai maggiori livelli del calcio mondiale? Forse in pochi, se non nessuno. Sono quasi quindici gli anni passati da quando il Beveren porto Touré in Europa, precisamente nel campionato belga. Poi i passaggi in Ucraina (Metalurh Donetsk), Grecia (Olympiakos) e Francia (anzi, Montecarlo). Tutto questo accadde prima che il Barcellona posasse gli occhi su di lui e Guardiola lo trasformasse nel giocatore devastante che oggi ammiriamo con occhi adoranti. L'ivoriano ha dimostrato di avere tutto in questi anni: a livello tecnico, non gli manca nulla. A livello tattico, ha mostrato grande versatilità durante la sua carriera. Altrettanto si può dire sul piano della personalità, visto che è uno dei leader del Manchester City di Manuel Pellegrini. E pensare che Arsène Wenger lo scartò nel 2003: dopo aver giocato un'amichevole contro il Barnet, il tecnico dell'Arsenal etichettò la sua prestazione da seconda punta come "nella media". Le difficoltà nell'ottenere un permesso di lavoro spinsero Touré ad accettare l'Ucraina. E da lì, sappiamo tutti come è andata.
Anni fa, quando i citizens lo presero dal Barcellona campione d'Europa, qualcuno storse il naso: 30 milioni di euro per portarlo dal Camp Nou all'Etihad Stadium. In più, l'ivoriano divenne il giocatore più pagato della Premier League. Una cifra esorbitante, ma giustificata secondo Roberto Mancini, che allora spinse per l'arrivo del centrocampista. Discorso diverso dopo tre anni, visto che Touré ha rinnovato il suo contratto con il City nell'aprile 2013: il suo stipendio annuale è arrivato a 15 milioni di euro. Tanto, forse troppo per molti: tuttavia, la verità è che in questo momento la qualità di Touré è fondamentale anche nel City di Pellegrini, che ha aiutato il centrocampista a valorizzarsi ulteriormente. Di solito, il numero 42 del City segnava una media di dieci reti a stagione; quest'anno è già a quota 17 e c'è ancora molto da giocare (e giocarsi). Chiaro, il gioco del tecnico cileno aiuta l'ivoriano a segnare di più, ma anche Yaya Touré sta valorizzando il calcio di Manuel Pellegrini.

Touré si prepara ad affrontare il terzo Mondiale con la sua nazionale.

Giocatore africano dell'anno nelle ultime tre stagioni, Touré ha ormai scavalcato anche il suo connazionale Didier Drogba nelle mente degli osservatori calcistici. La butto lì: è sicuramente uno dei giocatori africani più forti che il continente nero abbia mai conosciuto. Se continuasse così, l'etichetta di MVP nella storia del calcio africano sarebbe possibile, anche se superare mostri sacri come Abedi Pelé, George Weah o Samuel Eto'o è dura. L'ivoriano ha vinto molto e lo ha fatto da protagonista: il centrocampista ha segnato un gol in tutte le finali vinte dal City. Una sorta di talismano portafortuna. A segno nella F.A. Cup del 2011 (segnò sia in semifinale che in finale i gol decisivi), nella Charity Shield del 2012 e nella League Cup di domenica, quando ha segnato la rete che ha rimesso in carreggiata i citizens dopo il vantaggio del Sunderland. Gli manca un'affermazione con il Manchester City anche in Europa e sopratutto qualcosa da vincere con la nazionale.
Già, perché l'unica gioia mancante, come molti suoi connazionali, è con la sua Costa d'Avorio: ai Mondiali c'è sempre stata poca gloria, con gli elefanti inseriti in gironi di ferro sia in Germania che in Sudafrica. In Coppa d'Africa, Touré ha sfiorato due volte l'alloro, perdendo le finali del 2006 e del 2012, entrambe ai rigori. E allora il centrocampista tuttofare si gioca molto nel prossimo anno: a giugno la Coppa del Mondo, a gennaio 2015 la rassegna continentale in Marocco. Dove molti della sua generazione sono attesi all'atto conclusivo della loro militanza con gli elefanti: i vari Drogba, Kolo Touré, Barry, Zokora saranno all'ultima spiaggia per vincere qualcosa. Oltretutto, l'universale del City è da un decennio in nazionale e non vorrebbe lasciare senza alcun trofeo; magari potrà fare un altro Mondiale, quello russo del 2018, ma avrà 35 anni e una generazione di campioni ormai alle spalle. Del resto, lui è l'uomo che può fare di tutto in campo. Touré ha iniziato come attaccante, è diventato un centrocampista e giocò la finale di Champions League del 2009 da centrale difensivo: è un universale. E di giocatori così, il calcio ne ha dannatamente bisogno.

Yaya Touré, 30 anni, è l'uomo per tutte le stagioni del City.

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