26.4.14

L'impallinatore.

Nel silenzio generale, c'è qualcuno nel Bayern che ha raggiunto un record personale notevole: è Claudio Pizarro, centravanti peruviano della squadra di Guardiola. Con l'1-0 segnato sul campo dell'Eintracht Braunschweig sabato scorso, l'attaccante ha centrato un singolare obiettivo: Pizarro ha infatti segnato almeno un gol a tutte le 18 squadre che popolano la Bundesliga. Un record singolare, ma dovuto per il miglior marcatore straniero nella storia della massima divisione tedesca.


Pizarro arrivò in Germania quando si era ancora nel secondo millennio: il 1999 fu l'anno buono per la sua comparsa in Bundesliga. Allora, colui che era destinato a diventare il miglior marcatore straniero del campionato era Giovane Élber, attaccante del Bayern Monaco. E pensare che Pizarro condividerà la stessa maglia - quella del Bayern - per un biennio. Ma non prima di aver stupito l'intera Buli con la maglia del Werder Brema, il primo amore. I Die Werderaner furono i primi a vedere qualcosa in quel ragazzotto che sembrava grosso e sgraziato, ma che in realtà ci sapeva fare con i piedi. Il peruviano lo dimostrò nel biennio passato a Brema: tra il 1999 e il 2001, 38 reti con la maglia verde del Werder. Tante, tantissime. Così tante che molte squadre volevano assicurarselo, tra cui il Barcellona e l'Inter.
Alla fine ebbe la meglio il Bayern Monaco. Nonostante l'ottimo pedigree, in Baviera Pizarro era titolare, ma non indispensabile. Troppo forte quel Bayern, appena laureatosi campione d'Europa dopo la lotteria dei rigori contro il Valencia. Per carità, non sono mancate le soddisfazioni: in sei anni, l'attaccante ha vinto tre double tedeschi, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa nazionale. Ciò nonostante, al momento di rinnovare, Pizarro la sparò troppo grossa. Famosa un'uscita di Karl-Heinz Rumenigge sulle richieste del peruviano: «Se si vuole guadagnare come Shevchenko, bisogna giocare come Shevchenko». Ciò nonostante, l'attaccante non è mai andato sotto la doppia cifra con il Bayern in sei anni.
Notevole, ma non abbastanza: così la fuga verso Londra e il Chelsea di José Mourinho. In realtà, l'esperienza inglese è stata deludente per Pizarro: se mai fosse possibile, in quel Chelsea era ben più difficile giocare che nel Bayern Monaco. Se lo Special One lo riteneva importante, non fu lo stesso per Avram Grant. Inoltre, il rendimento di Pizarro fu deficitario: due gol in 32 partite giocate. Una miseria per uno come lui, che decise per il ritorno al primo amore. Il Werder lo prese in prestito per il 2008-09: fu un successo. Pizarrò segno 28 reti in tutta la stagione, aiutando il Brema sia nella vittoria in DFB-Pokal che in Coppa Uefa, dove il Werder arrivò in finale.
Comunque l'esperienza aveva dimostrato quanto Pizarro poteva ancora dare. Così il Werder pagò appena due milioni di euro per avere a titolo definitivo il peruviano. Pizarro non esitò a ripagare il club: altri 28 gol nella stagione successiva che significarono terzo posto e preliminari di Champions. In ogni caso, il vero momento di grazia si ebbe nell'ottobre 2010: con il gol al Borussia Mönchengladbach, Pizarro divenne il top-scorer straniero nella storia della Bundesliga. Una tendenza confermata anche al Bayern Monaco, dove è tornato nell'estate 2012 a parametro zero. Nonostante il compito di vice-Mandzukic, Pizarro ha avuto modo di fornire un suo contributo e ha aiutato il club a vincere la Champions League dell'anno scorso. Ora il suo score in Bundesliga è di 172 gol: una sorta di mito vivente.

Pizarro con la maglia del Werder, l'altra squadra-chiave della sua carriera.

Diciamo che la grande fortuna nei club tedeschi non l'ha seguito in nazionale: nonostante l'esser un punto di riferimento in patria, Pizarro ha ottenuto molto poco con la maglia del Perù. Anzi, è stato spesso criticato per il rendimento con la nazionale, che non era mai al livello di quello con i club. Il suo paese, paradossalmente, è riuscito a centrare il terzo posto in Copa America proprio quando il bomber del Werder non era presente alla manifestazione, lasciando spazio allo scatenato Guerrero di quei venti giorni dell'estate 2011. Pizarro si iscrive a forza alla pletora di grandi giocatori che non hanno mai disputato un campionato del mondo: a 35 anni, dubito che ci siano altre chance e il Perù d'oggi non è riuscito a qualificarsi a un Mondiale che vedrà sei sudamericane tra le trentadue partecipanti... difficile che ci riesca in futuro.
Tra l'altro, la carriera di Pizarro e l'Italia si sono incrociate diverse volte: doveva diventare un giocatore dell'Inter di Cuper nel 2001, ma scelse la Baviera. Quando poi ha sfidato le italiane in Europa, non ha mai esitato a bucarle. Che giocasse con il Bayern o con il Werder, non faceva differenza: tre gol al Milan (con due maglie diverse), quattro all'Inter (idem), uno all'Udinese, due alla Sampdoria e un altro alla Juventus. Inoltre, i suoi bisnonni sono italiani e Pizarro possiede il doppio passaporto: quello peruviano e quello... italiano, già. Viene quasi da chiedersi se qualcuno lo cercherà a breve.
Già, perché il contratto di Pizarro è in scadenza e il suo futuro è tutto da scrivere. Cosa poter chiedere dopo una carriera del genere, piena di soddisfazioni e traguardi? Lui dice che non ha fretta e che aspetta per decidere sul da farsi. Le opzioni sul tavolo, per lui, sono due: rimanere al Bayern Monaco un altro anno (la concorrenza non lo spaventa, neanche se si chiama Lewandowski) oppure andarsene fuori dalla Germania. Il peruviano proverebbe volentieri un'altra esperienza all'estero. Chissà cosa ne sarà di lui: l'impallinatore, intanto, attende.

Claudio Pizarro, 35 anni, il miglior realizzatore straniero nella storia della Bundesliga.

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