24.6.12

Finalmente alla pari.

Ci sono sempre stati grandi duelli. In tutti i campi della vita. C'era la "guerra fredda" tra le due superpotenze Stati Uniti ed Unione Sovietica; c'era i grandi duelli nel campo della bicicletta di memoria italica, come Coppi contro Bartali; ci sono state maree di "staffette azzurre", con la sfida tra due campioni italiani per lo stesso ruolo in nazionale: Rivera contro Mazzola, Totti contro Del Piero, Buffon contro Toldo.
Chiramente non mancano neanche i duelli nel calcio internazionale: quante volte ci si è chiesti chi fosse - in un determinato momento - il calciatore più forte al mondo? Quanti ancora adesso professano il verbo del calcio nel nome di Pelé e quanti sostengono Maradona, dicendo che il brasiliano non ha mai giocato in Europa e "El Pibe de Oro" aveva vinto un Mondiale da solo?
La storia del calcio continua a scorrere, eppure questo tipo di dibattiti non accennano a diminuire. Se una persona uscisse oggi ed andasse in un bar, probabilmente causerebbe il caos facendo una sola domanda: "Messi o Ronaldo?"

Cristiano Ronaldo, 27 anni, e Lionel Messi, 25, in un'amichevole Portogallo-Argentina del 2011.


Già, perché il calcio degli ultimi anni è stato condito da quest'ultimo motivo di discordia: Lionel Messi contro Cristiano Ronaldo. Chi è più forte? Chi è più decisivo? Chi merita il titolo di nuovo padrone assoluto del calcio?
Numerose le discussioni a riguardo. Proviamo a raccapezzarci con il palmares.
Lionel Messi, argentino di Rosario, nato il 24 Giugno del 1987, è una seconda punta come tante se ne sono viste: gran controllo del pallone, buon tiro dalla distanza, un dribbling fantastico ed una capacità di concludere affinata negli ultimi anni, sotto la guida di Pep Guardiola al Barcellona, squadra per cui gioca da sempre. Per lui, ci sono stati maree di riconoscimenti: cinque Liga di Spagna, due Coppe del Re, cinque Supercoppe di Spagna, tre Champions League, due Supercoppe Europee e due Mondiali per Club. 19 trofei con la maglia blaugrana. Più misero il bottino con la nazionale "albiceleste": un oro olimpico a Pechino 2008, un mondiale U-20 nel 2005 ed un secondo posto in Copa America. Poco, troppo poco per colui che sembrava destinato a succedere a Diego Armando Maradona nella mente degli argentini: una successione giustificata anche dai tre Palloni d'Oro vinti negli ultimi tre anni.

Messi segna il 2-0 nella finale di Champions del 2009 a Roma contro il Manchester United.


Di fronte a questo pedigree, non sfigura di certo Cristiano Ronaldo, portoghese di Funchal, nato il 5 Febbraio 1985: lui nasce come ala, ma in carriera ha saputo dimostrarsi eclettico e si è trasformato in un jolly d'attacco, capace di giocare in qualunque posizione. Ala, seconda punta o anche centravanti: per CR7 non fa differenza. Le sue caratteristiche tecniche sono leggermente diverse da quelle della Pulce argentina: i suoi punti di forza sono una fisicità innata, una corsa meno tecnica, ma molto più muscolare rispetto all'argentino, e la capacità di segnare da ogni distanza, grazie ad un destro potente e fatato, capace di "impallinare" il portiere da qualunque angolo del campo. Figlio del prolifico vivaio dello Sporting di Lisbona, Cristiano Ronaldo ha sempre fatto tanti gol, fin dai tempi del Manchester United, quando con Rooney spaventava le difese europee e portava i Red Devils a vincere la terza Champions League della loro storia. Poi ci fu la follia di Florentino Perez: 94 milioni di euro per portarlo via a Sir Alex Ferguson e mettergli addosso la "camiseta blanca" dei Real Madrid, con tanto di presentazione galattica.
Insieme a lui, arrivano tanti campioni nella capitale spagnola e CR7 va a Madrid convinto di poter riportare la Champions League nella teca dei trofei blancos: finora, non ce l'ha fatta. Ad Aprile ci è andato vicino, ma l'eliminazione in semifinale da parte del Bayern (con tanto di rigore sbagliato nella lotteria dei penalties) fa il paio con l'altra cocente delusione subita nel 2011, sempre in semifinale, a causa del Barcellona di Messi.
Il suo pedigree non è però inferiore a quello del numero 10 dei bluagrana: in Inghilterra, ha vinto tre Premier League, una F.A. Cup, due League Cup, una Community Shield, una Champions League ed un Mondiale per Club; in Spagna, si è portato a casa una Liga ed una Coppa del Re. Sono 11 trofei di squadra. A questi, vanno aggiunti dei piazzamenti con la nazionale portoghese: la finale persa nell'Europeo di casa contro la Grecia nel 2004 ed un quarto posto nel Mondiale del 2006. La ciliegina sulla torta è il Pallone d'Oro del 2008.

Ronaldo segna il gol del momentaneo 1-0 contro il Chelsea nella finale di Champions del 2008 a Mosca.


A leggere queste poche righe, si parla di due grandissimi, due campioni assoluti che rimarranno nella storia del calcio, a prescindere da chi sarà il più forte. Ma, nel calcio, uno sente sempre il bisogno di indicare l'imbattibile, l'inarrivabile, il numero uno: negli ultimi anni, non si è fatta fatica nel trovare tale fenomeno in Leo Messi. Sotto la gestione di Pep Guardiola, il Barcellona è diventato la squadra da battere e Messi il suo esponente massimo, capace - tanto per far capire - di fare 211 gol negli ultimi quattro anni con la maglia blaugrana. E Ronaldo? Ha fatto il suo, ma ha sofferto molto il fatto di giocare nello stesso periodo di un fenomeno che, semplicemente, ha vinto più di lui. E che, con la sua squadra, oscurava qualunque altra impresa.
Tra l'altro, CR7 ha sofferto anche per l'omonimia: quando qualcuno vuole fare una top-11 dei sogni, spesso ci mette Ronaldo, precisando però: "Aspetta, io parlo del Ronaldo originale, non quello d'adesso..", riferendosi all'asso brasiliano che ha vestito le maglie di Inter, Barcellona, Real Madrid e Milan.
Insomma, non sembrava che ci fosse uno sbocco per il portoghese. Neanche in nazionale ha saputo dare una svolta positiva, dato che sia all'ultimo Mondiale che al precedente Europeo non aveva lasciato un segno indelebile su queste manifestazioni.

Messi segna nella Supercoppa di Spagna contro il Real: CR7 può solo guardare.


Ma ora sembra tutto cambiato. Non nei dati: Cristiano Ronaldo continua a segnare come ha sempre fatto. Semmai, è la squadra intorno a lui che è cresciuta in forza, maturità e consapevolezza della proprio forza, tanto che il Real ha finalmente riportato la Liga a Madrid dopo quattro lunghissimi anni ed innumerevoli milioni di euro spesi. Non solo: CR7 ha segnato il gol decisivo al Camp Nou per la vittoria del Real in casa del Barca per 2-1. E lo ha fatto con grande freddezza e cinismo. Insomma, è stato finalmente decisivo anche con la maglia dei blancos, dopo aver regalato - con un suo gol - la Coppa del Re dell'anno precedente.
Ma non è finita: Cristiano Ronaldo ha finalmente invertito la tendenza anche in nazionale. Le due prime manifestazioni alle quali ha partecipato con la maglia della nazionale portoghese - Euro 2004 e Mondiali 2006 - vedevano ancora la presenza in squadra di quei fenomeni che hanno fatto la storia del calcio portoghese: c'erano Luis Figo, Manuel Rui Costa, Jorge Andrade, Ricardo Carvalho, Maniche e Nuno Gomes. Pian piano, tutti questi grandi protagonisti si sono ritirati dalla nazionale e, quindi, ci si aspettava che Cristiano Ronaldo portasse la nazionale, grazie alla sua immensa classe, dove gli altri non erano riusciti. Ma non ci fu molto da fare: come già detto sopra, durante Euro 2008 ed i Mondiali del 2010, CR7 segna appena due gol e non risulta essere decisivo per il Portogallo, eliminato rispettivamente da Germania ai quarti e Spagna agli ottavi.

Ronaldo deluso dopo l'eliminazione dall'ultimo Mondiale contro la Spagna.


Poi, la svolta. Tutto nasce da quest'Europeo, al quale Ronaldo arriva ancora più caricato dai successi con il Real. Eppure, le prime due partite sono un disastro: sopratutto, due errori incredibili sotto porta nella partita contro la Danimarca rischiano di escludere il Portogallo dalla fase ad eliminazione diretta. Ma, nell'ultima partita del girone contro l'Olanda, CR7 si prende le proprie responsabilità e da capitano trascina i lusitani ai quarti, con una doppietta che garantisce al Portogallo la qualificazione ai quarti di finale.
Tutto ciò avviene a pochi giorni da un episodio curioso avvenuto proprio nel match contro la Danimarca: i tifosi avversari lo insultano durante la partita. Ma non con i soliti strumenti, con insulti a familiari o antenati, no.. i cori sono "Messi, Messi, Messi". Ed allora qualcosa scatta in CR7. Si trasforma in una furia e lo dimostra nella partita dei quarti di finale contro la Repubblica Ceca: prende due pali, gioca una partita straordinaria e, alla fine, trova il gol di testa che trascina il Portogallo alla semifinale, che i lusitani giocheranno contro la Spagna campione uscente.
E pensare che la risposta di Cristiano Ronaldo ai cori sopracitati è stata: "Sapete dov'era Messi a quest'ora? Fuori dalla Copa America giocata in casa, dopo aver perso ai rigori con l'Uruguay. Noi siamo ancora in corsa. Mi pare peggio, no?"
Non sappiamo, certamente CR7 è finalmente alla pari con Messi. Anzi, forse è arrivato il tempo di mettere la freccia e compiere il sorpasso: una vittoria contro la Spagna, magari con gol, sarebbe la garanzia.

Cristiano Ronaldo esulta dopo il gol decisivo alla Repubblica Ceca: sarà suo l'Europeo?

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