1.10.12

Il famoso "top-player".

La ricerca è stata lunga quanto infruttuosa. La Juventus si è adoperata tutta l'estate per cercare un giocatore che potesse dare un "plus" alla squadra: il famoso "top-player" che era sulla bocca di tutti. Dzeko, Van Persie, Tevez: vari i nomi che si sono susseguiti. Fino ad arrivare ad un nome che evocava di tutto, tranne che grande prestigio: Nicklas Bendtner, onesto mestierante della Premier League. Francamente, non sembra un giocatore in grado di solleticare i palati juventini. Che, nonostante questo, si stanno godendo una squadra fantastica, in grado di mettere paura a chiunque. Un'orchestra che suona una melodia traboccante di vittorie. E chissà, magari il top-player c'è già: solo che non ha i crismi del goleador o del fantasista.

Festante dopo un gol: Marchisio ha segnato nove volte nell'ultima stagione.

Claudio Marchisio ha fatti parecchi gol nella sua carriera. E siamo sicuri che continuerà a dimostrare una buona precisione sotto rete. Ma, al di là dei giocatori già famosi (Pirlo, Buffon, Chiellini), viene da farsi una domanda: che sia lui il vero "top-player" di questa Juventus? Attenzione quando si pone questa domanda. I top-player di questa Serie A mediocre non sono più i Batistuta, i Vieri, gli Inzaghi o i Totti. Oggi troviamo la risposta a questa definizione calcistica nei nomi di Cavani, Jovetic o Hernanes. Fra tutti questi, però, Marchisio sembra uno di quelli che non avrebbe sfigurato affatto neanche nell'epoca delle "sette sorelle", quando l'Italia dei club vinceva moltissimo.
Classe 1986, nato a Torino, Marchisio è un bianconero dentro. Perché è nato sotto la Mole, all'interno di una famiglia juventina fino al midollo ed è cresciuto interamente nei settori giovanili della Juventus. Ha solo sette anni quando conosce per la prima volta cosa rappresenta questo club, mentre Lippi sta per iniziare l'era gloriosa e controversa delle vittorie e della Triade. Il giovane centrocampista non si separa mai dal suo club e cresce molto bene, arrivando ad essere convocato da Capello nella stagione 2005/2006. Non scende mai in campo, ma è un inizio. Se con Capello conosce il Delle Alpi, con Deschamps - in Serie B - diventa un protagonista dell'Olimpico di Torino: colleziona 25 presenze nel suo primo anno da professionista e contribuisce al ritorno in Serie A della "vecchia signora" del calcio italiano.
La Juventus, per non pregiudicarne la crescita, lo presta all'Empoli insieme a Giovinco: la sua stagione è positiva e, nonostante la retrocessione dei toscani, Marchisio accumula ulteriore esperienza. Così, il Principino torna alla Juve, per non uscirne mai più. Gioca con personalità e comincia a farsi strada il paragone con Marco Tardelli, indimenticato idolo bianconero. La verità è che Marchisio sembra poter diventare ancora più forte. La prima stagione di Serie A con la squadra di Torino è positiva e, nell'estate del 2009, arriva la prima ricompensa: Lippi, allora C.T., lo chiama in nazionale per l'amichevole contro la Svizzera. Come successo nella Juve, Marchisio entra nel giro dell'Italia maggiore per non lasciarla mai.
Il suo gol contro l'Inter nel derby d'Italia del Dicembre 2009 è probabilmente la prima svolta della sua carriera. Non solo una rete decisiva, ma bellissima, che rimane nella mente dei tifosi e che fa pensare a molti che Marchisio non possa essere considerato unicamente un ottimo giocatore, ma un vero e proprio idolo della curva bianconera, una prosecuzione di una grande dinastia di giocatori che hanno scritto la storia della Juventus.



La seconda stagione di Marchisio con la maglia della Juve si trasforma in un trionfo quando Lippi, in vista dei Mondiali del 2010, decide di portarlo in Sudafrica. Il numero 8 bianconero gioca due partite nella debacle che porta all'eliminazione dell'Italia al primo turno, ma è una spedizione che lo porta ad accumulare ulteriore esperienza nel suo bagaglio tecnico e tattico. A Torino cambia ancora una volta l'allenatore, ma Marchisio è sempre lì in campo; i risultati di squadra sono pessimi (settimo posto per il secondo anno consecutivo), ma il numero 8 combatte come suo solito. Il suo gol all'Udinese è uno dei più belli del campionato e, a fine anno, lui è uno dei pochi salvarsi dalla feroce contestazione dei tifosi. Inoltre, la società punta su di lui, rinnovandogli il contratto fino al 2016 ed portando il suo ingaggio ad un livello più alto. Il resto è storia più recente. Conte è il nuovo allenatore della Juve e Marchisio alza il suo rendimento, diventando non solo importante, ma decisivo. Nel giro di un mese, prima firma con una doppietta la vittoria sui rivali del Milan, poi segna anche il gol-vittoria a San Siro contro l'Inter. Le marcature del Principino saranno nove a fine campionato, segnalando il suo buon apporto in zona realizzativa. Marchisio contribuisce in maniera tangibile alla conquista del 28° scudetto bianconero, titolo che torna a Torino dopo nove anni. Intanto, Prandelli lo ha reso una delle colonne della rifondazione azzurra, che ha portato il centrocampista bianconero ad essere una delle colonne della nazionale.
Il C.T. se lo porta all'Europeo, dove Marchisio è brillante e dimostra di essere uno dei migliori giocatori nella zona intermedia del campo; un vero e proprio "top-player", capace di reggere il confronto anche con mostri sacri come Xavi, Iniesta e Gerrard. Ed il ragazzo non si sta smentendo neanche nell'inizio di questa nuova stagione. A 26 anni, Marchisio sta dimostrando di aver raggiunto una maturità impressionante, risultando fondamentale per la sua squadra ogni volta che mette piede in campo. La prestazione fornita con la Roma è solo il manifesto di quanto lui (e la stessa Juve) abbia compiuto un percorso di maturazione importante.

Marchisio con la maglia della nazionale durante gli ultimi Europei.

Una cosa è sicura. Alla Juve, a causa di risultati altalenanti, si sono succeduti ben sei allenatori in sei anni. E nonostante questo, Marchisio è stato una delle certezze della Juventus. Andando a scorrere la colonna "presenze" con la maglia bianconera, non c'è una stagione in cui il centrocampista vada sotto le 26 presenze. Se poi guardiamo le sue stagioni in Serie A, non andiamo sotto le 32 nelle quattro stagioni con la Vecchia Signora. Inoltre, Marchisio ha garantito almeno un bottino di tre gol ogni anno. Oltre a sottolineare l'importanza del 26enne nello scacchiere bianconero, questi dati denotano l'ottima forma di un giocatore che subisce qualche stop ogni tanto, ma che - tutto sommato - è sempre a disposizione. Per questo, giunge spontaneo fare un paragone che possa rendere l'idea dell'importanza di Marchisio per il calcio italiano: sembra che lui sia la giusta sintesi tra Javier Zanetti e Steven Gerrard. Resistente, pericoloso in zona gol e duttile. Insomma, un giocatore moderno.
Del resto, lo stesso numero 8 bianconero ha confermato l'ammirazione per il capitano del Liverpool, sperando per lui in un futuro simile a quello del centrocampista inglese. Fedele al club per sempre e capace di portarlo a vincere numerosi trofei. Questo è Claudio Marchisio, il Principino. Anche se forse sarebbe meglio chiamarlo il "top-player".

Marchisio capitano: che possa essere il degno erede della tradizione juventina?

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