25.10.12

The Un-European Man.

Non ci deve aver dormito la notte. L'ultima serata di Champions League ha consegnato l'ennesima dramma europeo ad un uomo, un allenatore che in campo internazionale non ha riscosso grossi risultati: Roberto Mancini. Nonostante i suoi successi nei tornei nazionali (sia in Italia che in Inghilterra), il "Mancio" non riesce proprio ad avere un buon rapporto con le competizioni europee. Ogni anno è la stessa storia: si parte per vincere qualcosa o far bella figura e poi, invece, le sue squadre escono con le ossa rotte. Che sia Champions League, Europa League o la vecchia Coppa UEFA, poco importa. Basti pensare che il miglior risultato in campo europeo ottenuto da Mancini risale a 10 anni fa: un'eternità.

Qui il "Mancio" ai tempi della Samp: ne fu capitano ed uno dei più grandi giocatori.

Roberto Mancini, tecnico 47enne di Jesi, è stato un grandissimo giocatore; anzi, visti i suoi trascorsi con la maglia azzurra, forse ha raccolto anche poco dalla sua immensa classe. Con le maglie di Bologna, Sampdoria e Lazio, ha illuminato il campionato italiano con le sue magie per vent'anni; una volta appesi gli scarpini al chiodo, era chiaro che potesse fare l'allenatore. Il primo club è stato la Fiorentina, che ha portato a vincere una Coppa Italia nel 2001, ma ha anche accompagnato verso la retrocessione dell'anno successivo. Ciò nonostante, avere un'esperienza del genere a 36 anni è stato importante e ha dimostrato come Mancini avesse una grossa personalità, nonché la capacità di gestire il gruppo. Il passo successivo fu la Lazio, della quale fu tecnico dal 2002 al 2004. A Roma, il "Mancio" ottiene buoni risultati: un quarto ed un sesto posto, una partecipazione alla Champions, una semifinale di Coppa UEFA ed un'altra vittoria in Coppa Italia.
A quel punto, Massimo Moratti lo chiama all'Inter l'anno successivo. Con Mancini, i nerazzurri tornano a vincere lo scudetto dopo 17 anni, seppur esso sia stato assegnato a tavolino dopo lo scandalo di "Calciopoli". In ogni caso, nelle due stagioni successive, l'Inter conquista il campionato per altre due edizioni: nella prima vince dominando, nella seconda soffre fino all'ultima giornata contro la Roma di Spalletti. A questi trofei vanno aggiunte altre due Coppe Italia ottenute dal tecnico marchigiano, specialista in questa competizione: ne ha infatti vinte dieci in totale, quattro da allenatore e sei da giocatore. In entrambi i campi, detiene il record di Coppe Italia conquistate.
Nonostante i successi, Mancini viene allontanato dalll'Inter a causa delle dichiarazioni dopo Inter-Liverpool, partita che sancì l'ennesima eliminazione europea dei nerazzurri. La società decise di dare spazio a Mourinho e all'era del "Triplete", mentre Mancini rimase a piedi per poco più di un anno, finché non si comincia a parlare della possibilità di andare in Premier League. La possibile meta è il Manchester City: gli sceicchi vorrebbero infatti andare in Champions League, ma l'allenatore Mark Hughes non sta ottenendo i risultati previsti. Così, Mancini viene chiamato alla guida dei Citizens nel Dicembre 2009, risolvendo il suo contratto con l'Inter; purtroppo, neanche il tecnico di Jesi riuscì a centrare l'obiettivo, perdendo nella sfida decisiva contro il Tottenham e finendo quinto in classifica. Una posizione comunque utile per prender parte all'Europa League dell'anno successivo.
Nell'estate 2010, Mancini mette in piedi una rivoluzione, acquistando Balotelli, Yaya Touré, David Silva e facendo tornare Joe Hart alla base; inoltre, vengono messi da parte molti giocatori della gestione Hughes. In questo modo, il City fa un buon cammino in campionato, mentre in Europa esce ben presto dall'Europa League. A Maggio, però, i tifosi tornano a festeggiare un successo dopo 35 anni, ovvero la vittoria in F.A. Cup. A questo traguardo, si deve aggiungere la qualificazione diretta in Champions League per la prima volta nella storia, ottenuta grazie al terzo posto in campionato.
Le cose non fanno che migliorare l'estate successiva, quando il City acquista anche Sergio Aguero e Samir Nasri, spendendo 75 milioni di euro. Sono due giocatori che aumentano il potenziale dei Citizens, consentendogli di realizzare una stagione straordinaria. Nonostante un altro fallimento europeo, i ragazzi di Mancini si riscattano. Difatti conquistano la Premier League dopo 44 anni, in un finale assurdo nella partita contro il QPR del 13 Maggio 2012: sotto 2-1 all'inizio del 90', il City rimonta e vince con il gol decisivo del "Kun" Aguero, finendo davanti agli odiati cugini dello United. A questi trofei, va aggiunta la Charity Shield conquistata in Agosto contro il Chelsea.
La morale della favola qual'è, quindi? Ci troviamo di fronte ad un tecnico capace di vincere ben 12 trofei nazionali con quattro diverse squadre in 11 anni di carriera. Buon risultato, se non fosse che ci sono i sogni europei a tenere sveglio il "Mancio". Non a caso, egli dichiarò - all'inizio di questa stagione - che l'obiettivo a lungo termine del City era vincere la Champions; adesso, dalle parti dell'Etihad Stadium, non ne sono più tanto sicuri.

Mancini e la Coppa Italia, un legame speciale: 10 vittorie per lui in questa competizione.

Sconfitta al Bernabeu contro il Real, pareggio fortunoso in casa contro il Borussia e sconfitta all'Amsterdam Arena contro l'Ajax. Un punto in tre partite: questo è il bilancio europeo del City nella Champions di quest'anno. Per carità, non è tutto perduto, ma compromesso sì. Del resto, il problema principale del tecnico italiano è stato sempre l'Europa, nonostante una forte ambizione anche in campo internazionale. Come direbbe qualcuno usando un tormentone di Internet, "mai una gioia".
L'esordio di Mancini in Europa avviene con la Fiorentina nel 2001: con la conquista della Coppa Italia, i viola hanno diritto a giocare in Coppa UEFA. Sarà un'avventura breve: al terzo turno, i gigliati vengono eliminati dal Lilla, già giustiziere del Parma nei preliminari di Champions. Va meglio con la Lazio, dove Mancini arriva fino alla semifinale di Coppa UEFA nel 2003, prima di cedere ai futuri campioni del Porto, allenati da un certo José Mourinho. La Champions attende i biancocelesti nella stagione successiva, ma l'esperienza si conclude nella fase a gironi, dove la Lazio termina all'ultimo posto.
Poco importa: all'Inter lo aspettano quattro partecipazioni consecutive alla Champions, in modo da poter dimostrare di essere capace anche in campo europeo. Purtroppo, non sarà esattamente questo lo scenario degli anni interisti: due quarti di finale i massimi risultati ottenuti da Mancini in Europa con i nerazzurri. A questi, vanno aggiunti altri due ottavi di finale. Insomma, poco o niente per la potenza tecnica ed economica che l'Inter sprigiona. Ed è proprio l'ultimo fallimento di Champions, targato Liverpool, ad incrinare definitivamente i rapporti tra la dirigenza e Mancini, tanto che quest'ultimo verrà allontanato a fine stagione.
Una volta poi giunto a Manchester, si pensa che Mancini abbia l'occasione d'oro per riscattarsi in Europa; i soldi degli sceicchi e gli investimenti pesanti gli permettono di avere una signora squadra. Ciò nonostante, già nel 2010/2011 - in Europa League - le cose non vanno per il verso giusto ed il City viene incredibilmente eliminato negli ottavi di finale dalla Dinamo Kiev. Nella stagione successiva, arriva il tanto atteso esordio in Champions in un girone di ferro: Bayern Monaco, Napoli e Villareal. Ma i Citizens paiono avere le carte in regola almeno per passare il turno; invece, il Napoli di Mazzarri sorprende i ragazzi di Mancini, che finiscono terzi e ripescati in Europa League. Dove le cose, come al solito, non vanno meglio. Sebbene il City abbia una squadra in grado di vincere la competizione a mani basse, la squadra di Manchester esce ancora, sempre negli ottavi di finale, contro lo Sporting di Lisbona. 
Insomma, l'Europa è una maledizione per Mancini. E serve a poco avere la faccia tosta di dire che non hai una Ferrari su cui sederti, perché gli sceicchi hanno speso ancora quest'estate: stavolta sono arrivati Nastasic, Javi Garcia e Rodwell. Cosa c'è da migliorare in una squadra del genere, se si vuole vincere in Europa? Forse una sola cosa: l'allenatore. Già, perché il calcio difensivo di Mancini può sicuramente andar bene per l'Inghilterra e l'Italia, patrie del "football" poco propositivo, ma non in Europa. Dove il Real ti prende a pallonate al Bernabeu dal primo all'ultimo minuto; dove il Borussia di Klopp domina a Manchester, ma non vince per pura sfortuna; dove l'Ajax dei giovani non sarà forte come altri anni, ma ha più voglia dei tuoi giocatori. Dove, insomma, ci vuole ben altro approccio: un Di Matteo che vince la Champions capita una volta ogni vent'anni. E Mancini sicuramente non può vincere la coppa dalle "grandi orecchie" in questa maniera. Anche perché i numeri parlano chiaro: la percentuale media di vittorie, escludendo il periodo a Firenze, è più alta in campo nazionale che internazionale. Ed il distacco fra queste due cifre è aumentato nelle esperienze con l'Inter e con il City. Continua così la maledizione europea per il tecnico marchigiano; a questo punto, tanto varrebbe rinominarlo "The Un-European Man".

Un Mancini abbattuto all'Amsterdam Arena: l'Europa è una maledizione per lui.

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