8.10.12

Werder-mann.

Il concetto di "bandiera" è molto relativo. Se si parla poi del mondo del calcio, appare difficile trovare qualcuno veramente legato al proprio club d'appartenenza. In Italia, le eccezioni si contano sulle dita di una mano: Javier Zanetti, Francesco Totti e pochi altri. Guardando nel resto del mondo, però, si può trovare un uomo che ha dedicato la sua intera carriera calcistica ad un'unica squadra. E lo ha fatto anche quando ha appeso gli scarpini al chiodo: un'avventura paragonabile a quella di Guy Roux a Auxerre. In quel di Brema, vi sarà facile trovare un signore che ha dedicato molta della sua vita al Werder. Quel signore corrisponde al nome di Thomas Schaaf, quest'anno alla sua quarantesima (!) stagione all'interno della squadra biancoverde.



Quarant'anni sono tanti. Sono così tanti da rischiare di perdersi nei ricordi; ma Thomas Schaaf non è così. Lui è sempre al lavoro, al servizio del Werder, con cui ha passato 40 dei suoi 51 anni di vita. Controllando la lista dei "one men-club" (i giocatori fedeli ad una squadra per tutta la loro carriera), non se ne trova neanche uno come l'attuale allenatore del Werder Brema. Nessuno è stato in grado di giocare nelle giovanili, nella prima squadra e poi allenare nello stesso ambiente. Eppure, Schaaf è il classico esempio di come la riconoscenza, unita a delle buoni doti, possa dare i risultati sperati.
Nato a Mannheim il 30 Aprile 1961, l'allora 11enne entrò nelle giovanili del Werder Brema, per poi diventare professionista nel 1978. Difensore arcigno, Schaaf collezionò poche presenze nei primi quattro anni di attività, salvo  entrare - dal 1982 - in pianta stabile fra gli undici titolari. La cosa incredibile è che quando il giovane Thomas entra in prima squadra, i "Green-Whites" cominciano una grande epopea di successi; anzi, la maggior parte delle vittorie ottenute dalla squadra di Brema nella sua storia coincidono con la presenza di Schaaf all'interno del club, al di là del ruolo che effettivamente ricoprisse.
Come giocatore, il centrale difensivo vince una 2. Bundesliga nel 1981, due Bundesliga (1988 e 1993), tre supercoppe nazionali, due coppe tedesche e - sopratutto - coglie la prima vittoria europea del Werder, con il trionfo nella Coppa delle Coppe del 1992, ottenuto a Lisbona per 2-0 ai danni del Monaco. Quando Schaaf si ritira, all'età di 33 anni, egli può vantare 358 presenze e 18 gol con la maglia degli anseatici. Sembra la fine dell'amore con Brema, ma Schaaf si sta preparando per una nuova avventura già da tempo.
Durante i suoi ultimi anni da giocatore al Werder, già dimostra di voler tentare la carriera da allenatore: quando vince la prima Bundesliga, chiede ed ottiene di essere l'allenatore dell'U-19 della squadra di Brema, mentre dal 1993 diventa assistente nello staff tecnico della prima squadra. Insomma, Schaaf dimostra di saper coniugare il calcio giocato al sogno di diventare allenatore. Comunque, non dovrà attendere molto prima di avere un'occasione..

1992: Schaaf festeggia la vittoria del Werder nella Coppa delle Coppe di quell'anno.

Dopo quattro anni come coach delle riserve, Schaaf viene chiamato per dirigere la prima squadra durante il 1998/1999. Siamo ormai a Maggio ed il Werder naviga in pessime acque: la dirigenza ha appena licenziato Felix Magath ed il club di Brema naviga sul fondo-classifica, rischiando addirittura la retrocessione. All'ex giocatore viene chiesto sostanzialmente un miracolo; per Schaaf, tuttavia, non è un problema. Conosce l'ambiente, i giocatori e come uscirne fuori. E ci riesce, dato che il Werder si salva nelle ultime giornate, grazie a sei punti nelle ultime tre gare della stagione. Non solo: il nuovo manager degli anseatici porta a casa anche la DFB-Pokal, dopo la vittoria ottenuta ai calci di rigore contro il Bayern Monaco.
Insomma, chi ben comincia è a metà dell'opera. Schaaf, infatti, regalerà altre gioie ai suoi tifosi, anche grazie alla partnership con Klaus Allofs, ex giocatore della squadra di Brema; quest'ultimo è general manager dal 1999, poi nel 2009 ha assunto anche la carica di amministratore delegato. Intanto, il Werder viaggia tra la nona e sesta posizione tra il 1999 ed il 2003 ed arriva nuovamente in finale di DFB-Pokal nel 2000, continuando a scalare le gerarchie del calcio tedesco.
Il ritorno all'antica gloria è vicino: nel 2004, Schaaf mette in piedi un capolavoro e realizza il "Double" campionato-coppa. Il cammino del Werder è memorabile; la squadra è così forte da ottenere la vittoria del campionato in casa del Bayern, con un 2-0 nel decisivo scontro diretto. Le firme di Micoud e del capocannoniere Ailton mettono il sigillo sulla conquista della Bundesliga, dopo 11 anni di attesa. Più facile il cammino nella coppa nazionale, dove il Werder piega la rivelazione Alemannia Aachen in finale per 3-2.
Da quel momento in poi, la squadra di Brema si stabilisce nell'elite del calcio tedesco, raggiungendo per cinque volte consecutive l'accesso diretto alla fase finale della Champions League. Anche in Europa, il calcio del Werder porta buoni risultati; magari minori alle gioie nazionali, ma sempre memorabili. Il miglior risultato dell'era Schaaf nella massima competizione europea saranno gli ottavi di finale, raggiunti tra il 2005 ed il 2006.
Andrà meglio in Coppa UEFA, dove il Werder raggiunge le semifinali nel 2007; il club tedesco raggiungerà poi la finale nel 2009, dopo aver eliminato - tra le altre - Milan ed Udinese. Nello scenario di Istanbul, Schaaf non riesce a ripetere quanto aveva fatto da giocatore: gli anseatici perdono la finale contro gli ucraini dello Shaktar per 2-1, dopo i tempi supplementari. Un parziale riscatto avrà luogo qualche giorno dopo, quando il Werder vince l'ennesima DFB-Pokal, battendo per 1-0 il Bayer Leverkusen.

2004: Schaaf festeggia la vittoria in Bundesliga. Vincerà anche la DFB-Pokal.

Nelle sue tredici stagioni da allenatore del Werder, Schaaf non è mai andato al di sotto della 13° posizione in campionato, mancando la top-ten solo in una stagione. E' un ottimo risultato, se si pensa che è normale che ci possa essere un calo di prestazioni con un tecnico presente per tante stagioni sulla stessa panchina. Inoltre, grazie alla funzionale e perfetta intesa con Allofs, la squadra di Brema ha potuto ammirare diversi grandi giocatori: da Ailton a Klose, da Micoud a Diego, passando per i fedelissimi Borowski, Frings e Pizarro.
Brema è una piazza di uomini leali all'ambiente. Chi vi è stato, di solito, tende a ritornarci; chi vi milita da molto tempo, decide di rimanerci. Insomma, un ottimo posto per fare calcio, con un pubblico sempre vicino alla squadra. Sarà per questo che Schaaf ha rinnovato ancora, firmando un contratto che scadrà nel Giugno 2014. Nei suoi quarant'anni al Werder, è anche difficile trovare un errore compiuto dall'uomo di Mannheim. Che ha fatto del suo meglio, ogni volta, per la causa degli anseatici. La storia è stata scritta e vi sono 14 trofei (nove da giocatore, cinque da manager) a confermarla. Comunque vada a finire, "Werder-mann" rimarrà nella memoria di tante generazioni di tifosi biancoverdi.


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