12.8.13

Guerra e pace (the Iraqi version).

C'è una notizia che è passata un po' sotto silenzio, almeno per quanto riguarda il panorama calcistico asiatico: nel giugno 2013, dopo la mancata qualificazione della sua nazionale al prossimo Mondiale, Younis Mahmoud ha annunciato il suo ritiro dal calcio. Per molti, questo nome sembrerà non solo sconosciuto, ma difficilmente ricongiungibile ad un volto o ad una determinata impresa calcistica. Invece, Mahmoud ha rappresentato una pietra miliare nella storia del calcio asiatico degli ultimi 10 anni.

29 luglio 2007: Mahmoud (al centro) alza la Coppa d'Asia, di cui sarà MVP.

Già, perché Mahmoud è stato uno di quelli che ha scritto la storia, seppur non tra le patinate copertine che l'Europa ed il Sud America possono procurarti. Non ha vinto una Champions League come Park Ji-Sung, non sta incantando l'Europa come hanno fatto già Nakata e Kagawa e non ha neanche partecipato ad un Mondiale, magari segnando un gran gol, come fece Al-Owairran nel 1994. Tuttavia, l'iracheno è stato importante per il suo popolo, segnando e capitanando non solo la sua squadra, ma forse un'intera nazione, che ha sofferto tanto nell'ultimo decennio e che ha trovato un po' di sollievo solo grazie alle imprese della nazionale.
Cresciuto con il Kirkuk FC e affermatosi con il Talaba Sporting Club, Mahmoud ha girato per gli Emirati Arabi e sopratutto in Qatar, dove l'Al-Gharafa è stato il club più importante della sua carriera. Ma se si vuole illuminare la storia di questo giocatore, bisogna necessariamente parlare del suo rapporto con la nazionale e di quanto è stato fondamentale per quest'ultima, in diverse occasioni. Affermatosi come prima punta, Mahmoud ha fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili, venendo convocato prima per l'U-19, poi per l'U-23: intanto, però, l'allora 19enne veniva chiamato anche per la rappresentativa maggiore. Qui comincia anche il suo legame con l'Italia, dato che Mahmoud segna il suo primo gol in un'amichevole contro il Cagliari, mentre la nazionale irachena è in ritiro nel nostro paese. Un altro pezzo di storia, invece, lo scrive nel torneo olimpico di calcio che si svolge nel 2004 a Atene: l'Iraq è qualificato, ma riesce a fare di più. Nel girone eliminatorio, gli asiatici buttano fuori il Portogallo, che aveva in squadra un certo Cristiano Ronaldo; poi l'Iraq batte anche l'Australia ed ottiene un insperato quarto posto. I legami con l'Italia si ripresentano, dato che gli asiatici vengono sconfitti proprio dagli azzurri nella finalina per il terzo posto.
A quel punto, Mahmoud non è più uno sconosciuto e diventa un punto di riferimento indispensabile per la propria nazionale: l'Iraq vince i giochi dell'Asia dell'ovest nel 2005, mentre lui comincia a farsi notare anche in Qatar con la maglia dell'Al-Gharafa. Non sarà presente ai Mondiali del 2006, ma Mahmoud sa che l'anno dopo ci sarà la Coppa d'Asia e vuole che l'Iraq faccia bella figura. In realtà, quella competizione diventerà il suo trampolino di lancio verso una fugace notorietà: l'Iraq, capitanato da Mahmoud, riesce ad avanzare nella fase ad eliminazione diretta da prima classificata del girone A, battendo addirittura l'Australia, appena entrata nella confederazione asiatica. Dopo di che, gli asiatici fanno fuori anche i padroni di casa del Vietnam, proprio con una doppietta dell'attaccante, e volano in semifinale. A quel punto, dovendo affrontare la Corea del Sud, la favola sembra giungere al termine; non è così, perché l'Iraq è tosto e porta la partita fino ai rigori, dove la squadra di Younis prevale sui più titolati sudcoreani. Sarebbe già un miracolo, visto che il miglior piazzamento dell'Iraq in Coppa d'Asia, fino ad allora, era un quarto posto: eppure, Mahmoud è incontentabile e segna il gol decisivo nella finale contro l'Arabia Saudita.


In quel colpo di testa del numero 10 iracheno si forma un momento straordinario, specie se si pensa quanto in difficoltà potesse (e può) essere il popolo iracheno. Loro avevano bisogno di distrarsi un attimo dalla guerra, dagli attacchi statunitensi, da una difficoltà nel vivere il quotidiano che forse solo un'impresa del genere poteva ripristinare parzialmente: la vittoria in quella competizione portò gli iracheni sparsi per il mondo a festeggiare. Lo stesso C.T. della squadra, il brasiliano Viera, disse: «Questo non è calcio, è qualcosa di molto più importante [...] Questo non riguarda il calcio, riguarda gli esseri umani». Inoltre, per Mahmoud ci sono valanghe di riconoscimenti, a dimostrazione di come la vittoria dell'Iraq nella Coppa d'Asia del 2007 è importante per molti: vince il premio "Facchetti" della "Gazzetta dello Sport", arriva secondo nel premio per il miglior giocatore asiatico dell'anno e viene addirittura nominato per il Pallone d'Oro di quell'anno, sebbene raccolga solo due voti e finisca 29°. Poco importa: se l'iracheno finisce davanti ad Eto'o, Giggs, Tevez e van Persie, è comunque un bel segnale.
Mentre continua a giocare in Qatar, Younis fa un po' fatica in nazionale (quattro gol tra il 2008 ed il 2010), che intanto è pronta anche per la Confederations Cup del 2009: l'Iraq viene eliminato e non segna nessun gol, ma la partecipazione ad una manifestazione così sentita è di grande impatto. Ma si sa: il vino, se invecchia, diventa ancora più buono. E così l'ormai 27enne Mahmoud, maturato e forgiato da diverse esperienze, ricomincia a segnare con la nazionale, trascinandola anche alla qualificazione in Coppa d'Asia del 2011, dove l'Australia elimina l'Iraq ai quarti di finale, vendicandosi di quattro anni prima. Purtroppo, poi, non è andata meglio nelle qualificazioni al Mondiale brasiliano: l'Iraq, arrivato all'ultima fase, è finito in un girone difficile, con Australia e Giappone. L'eliminazione è arrivata con una giornata d'anticipo e Mahmoud ha deciso così di chiudere la sua avventura l'11 giugno 2013; non solo con la nazionale, ma persino con il club, ritirandosi definitivamente dal calcio. Un peccato se si pensa che il capitano iracheno era arrivato a giocare in coppia con Raul Gonzalez Blanco, nell'Al-Sadd.
Younis Mahmoud lascia il calcio e l'Iraq dopo 116 presenze e 47 gol, dietro alla leggenda Hussein Saeid, leader in entrambe le classifiche e calciatore della nazionale negli anni '80. Rimarrà, come molte altre leggende periferiche del calcio, uno dei tanti giocatori a non giocare mai un Mondiale; certo, ha avuto molto dalla sua carriera, ma l'augurio che gli faccio è quello di esser eanche importante per il suo paese. Perché no, anche da C.T., se gli capiterà. E spero anche che Mahmoud possa essere ancora un eroe per l'Iraq, magari in un contesto che non sia quello di guerra e pace conviventi nello stesso tempo.

Younis Mahmoud, 30 anni, lascia il calcio nel giugno scorso.

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