18.11.15

Una lunga storia d'amore.

Se fosse accompagnato da una musica di sottofondo, sarebbe "Funeral March of a Marionette" di Charles Gounod. Perché con quell'aria un po' da ispettore, un po' da santone non sembra ben voluto e su di lui le nubi si addensano sempre. Eppure è un pezzo di storia della Danimarca, ma da ieri sera Morten Olsen non è più il ct della nazionale dopo 15 anni alla guida.

La Danimarca del Mondiale '86: Olsen (a sinistra) è il capitano.

Non è che l'addio alla panchina fosse una novità: lo stesso ct l'aveva ampiamente preannunciato, affermando sei mesi fa che avrebbe lasciato la nazionale dopo Euro 2016. Olsen sperava ovviamente di farlo in altra maniera, magari facendo bella figura in Francia. Invece, il tecnico ha dato l'addio ieri sera dopo la sconfitta nei play-off con la Svezia.
Ma come si fa a separare Morten Olsen dalla Danimarca? È molto difficile, specie se si pensa che - tra campo e panchina - l'uomo di Vordingborg ha dedicato 34 anni (!) della sua esistenza per la causa danese. È grazie a persone come lui che la Danimarca ha potuto costruire una squadra da titolo per l'Europeo del 1992: lui con i fratelli Laudrup ci ha anche giocato.
Da giocatore è stato un esempio di professionalità, considerato un vero gentleman all'interno del rettangolo verde. Ha giocato in Belgio e in Germania, ha disputato un Mondiale e due Europei. Olsen era il capitano di quella Danimarca degli anni '80: ha smesso di giocare solo a quasi quarant'anni, congedandosi con gol in uno strano Danimarca-Brasile 4-0, un'amichevole valida all'epoca per festeggiare il centenario della federazione danese.
Basta un anno perché passi dal campo alla panchina: giocatore versatile nella sua carriera (ha iniziato da ala e ha finito da libero...), Olsen ha dimostrato una certa elasticità mentale anche in panchina. Non è un caso che abbia fatto bene sia col Brøndby che col Colonia: due titoli danesi e tre salvezze consecutive in Bundesliga.
Poi arriva la svolta della sua carriera: l'Ajax lo chiama per la successione a Louis van Gaal, che nel frattempo ha lasciato Amsterdam per Barcellona. All'inizio le cose vanno bene: il 1997-98 è l'anno del double, ma nella stagione successiva lo spogliatoio gli rema contro e così arriva il terzo esonero della sua carriera da manager.
Sembra finito. Per qualche mese non lo cerca nessuno, poi la Danimarca ha bisogno di lui e lo chiama a guidare la nazionale: contratto biennale. In realtà, dopo la qualificazione a Euro 2000, arriveranno altre soddisfazioni e la DBU non si è più separata da lui. Neanche nei momenti peggiori, come per le mancate qualificazioni ai Mondiali 2006 e 2014.
Eppure Olsen può vantare alcuni traguardi di prestigio: a parte la partecipazione della Danimarca a due Mondiali e due Europei sotto la sua guida, ci sono alcune prestazioni che vanno ricordate. Come il raggiungimento dei quarti di finale nel Mondiale '98 o l'ottimo Europeo 2004, dove però la Danimarca incontrò sulla sua strada le squadre migliori di quei due tornei, ovvero rispettivamente il Brasile e la Repubblica Ceca.

Schmeichel, i fratelli Laudrup, un giovane Martin Jorgensen: a Nantes si è sfiorata l'impresa.

Certo, l'eliminazione da Euro 2016 è forse il punto più basso della sua gestione. Sebbene l'impresa dell'Albania sia stata grande, la Danimarca era la squadra più interessante del girone, anche in prospettiva (la sua U-21 è arrivata in finale nell'Europeo di categoria). Eppure si è arrivati agli spareggi. Poi la Svezia - anzi, Ibrahimovic! - ha chiuso l'avventura di Olsen.
Il 4-3 totale in favore degli scandinavi non cancella comunque i tanti talenti consacrati da Olsen in nazionale. E non solo talenti, ma in generale giocatori che hanno fatto la storia della nazionale: da Martin Laursen a Christian Poulsen, da Dennis Rommendahl a Nicklas Bendtner, passando per Simon Kjær e Daniel Agger. E nel 2010, per il Mondiale sudafricano, ebbe il coraggio di portare un 18enne di belle speranze, tale Christian Eriksen.
Rimaniamo con le sue parole all'annuncio del suo addio: «Non ho mai visto questo come un lavoro, ma come uno stile di vita. Ne sono sempre andato fiero». Eppure ieri sera la commozione c'era alla 165° gara con la Danimarca: «Negli ultimi mesi le nostre prestazioni sono state discontinue. Mi prendo la responsabilità: sento una sensazione di vuoto».
Ora il destino della nazionale danese è tutto da stabilire. Il materiale tecnico sembra esserci: la Danimarca può contare su una squadra relativamente giovane e talentuosa, anche più della Svezia che l'ha eliminata. Basti pensare a Vestergaard, Christiensen, Højbjerg, Fischer, Sisto. Lo stesso Eriksen ha comunque 23 anni e una carriera in nazionale davanti a sé.
Olsen si è in passato augurato che il suo successore sia Michael Laudrup, che oggi è libero dopo un'esperienza in Qatar. Al di là di chi sarà il nuovo ct, nessuno potrà sostituire nella memoria calcistica di molti danesi la figura di Morten Olsen: una lunga storia d'amore non può finire perché il suo sguardo da ispettore non siederà più sulla panchina della Danimarca.

Morten Olsen, 66 anni, lascia la panchina della Danimarca.

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