5.12.12

La contro-riforma del calcio.

Si chiacchera, si discute, si parla, ma la soluzione non si trova. La situazione del calcio italiano è pessima, ma quella del panorama europeo non è certo migliore. Insomma, il pallone si trova ad una sorta di "anno zero", ma uscirne sembra quasi un gioco senza fine. Tra la legge sugli stadi ferma in Parlamento da diversi anni e Platini che parla di abolizione dell'Europa League, le cose vanno male. Ed il futuro di questo splendido gioco pare compromesso solo a sentire certe dichiarazioni o a vedere determinati scenari.

I tifosi del Cagliari a "Is Arenas": come molti, chiedono un nuovo stadio.

Partiamo da quel che è di attualità in casa italiana. Per citare un po' di proverbi romani, gli stadi di proprietà sembrano essere la famosa "Sora Camilla: tutti li vogliono, ma nessuno se li piglia." Limpido il caso del Cagliari, che - in attesa dell'autorizzazione del Comune sardo - cerca di sopravvivere nell'impianto di Quartu, chiamato "Is Arenas". Scendendo di categoria, lo sguardo diventa tragico: ogni anno, chi sale dalla Lega Pro, deve ridefinire le strutture dello stadio. Basti guardare il caso della Virtus Lanciano, che ha giocato a Pescara per un mese e mezzo prima di poter finalmente giocare nel proprio impianto. O quello del Portogruaro un paio d'anni addietro, costretto a giocare a Udine per diversi mesi.
Insomma, non il massimo: le quote degli spettatori sono calate del 21% negli ultimi dodici anni e l'età-media degli spettatori è salita fino a 61 anni; inoltre, il nostro diretto competitore nel ranking europeo, la Germania, ha fatto un balzo notevole nelle presenze agli stadi. Le prospettive sono grigie, se si calcola che la legge sugli impianti sportivi in Italia non è ancora passata e continua a fare un ballo tra Senato e Camera. E' chiaro che bisogna evitare le speculazioni edilizie, che spesso permettono di costruire edifici irregolari e non conformi a determinate norme. Tuttavia, il movimento calcistico nostrano necessita urgentemente di una legge sugli stadi. Anche perché, finora, solo la Juventus ne ha uno tutto suo, mentre l'Udinese partirà con i lavori di ristrutturazione nel Maggio prossimo.
A questo, va aggiunto anche il problema del numero di squadre nelle categorie principali: sono anni che si parla di ritorno ad una Serie A a 18 compagini e di una Serie B a 20. Ancor più complicato il caso della Lega Pro, dove vi sarà una riforma dei gironi di Prima e Seconda Divisione: per ora, ci sono quattro gironi con un totale 69 squadre. Ma la riforma - approvata dalla FIGC e che sarà attiva dal 2014 - vedrà 60 squadre divisi in tre gironi, creando così una nuova ed unica Lega Pro. Le promozioni saranno quattro, mentre le retrocessioni diverranno nove. Ma è veramente questa la soluzione? Guardiamo casi come l'Inghilterra: ogni stagione, i club delle prime quattro divisioni giocano il campionato ed almeno due coppe nazionali. Se analizziamo solamente i club di Premier ed escludiamo le partite europee, abbiamo un totale minimo di 40 match a stagione. Se scendiamo già in Championship, il numero si alza a 48. Eppure non sentiamo lamentele da Oltremanica sul numero di match ed i risultati nelle coppe sono stati di gran lunga migliori da parte dei club inglesi. E allora il problema dov'è? Forse non è nel numero eccessivo di partite, bensì nella scarsa capacità dei club italiani di fare turn-over, di rischiare i giovani nelle competizioni più importanti o di far ruotare in maniera intelligente tutti gli elementi di una rosa. Una mancanza che si risente anche nelle competizioni continentali, dove l'Italia colleziona figuracce grazie ad un uso malsano della rotazione dei giocatori. Ecco qual'è il vero problema.

Lo "Juventus Stadium", nuova casa della Vecchia Signora dall'Agosto 2011.

A mettere ulteriore carne al fuoco sul futuro del pallone, ci ha pensato Michel Platini. Il presidente dell'UEFA, in un'intervista di qualche giorno fa, ha parlato di come l'Europa League potrebbe sparire. Per far spazio a cosa? Il francese ha lasciata aperta la possibilità di una super-Champions League, con 64 squadre invece che 32 e la cancellazione della seconda competizione continentale. Affermare che questa sia una "boiata" è probabilmente un complimento per il capo del calcio europeo, poiché è importante che vi siano due competizioni. Altrimenti sparirebbe anche la Supercoppa Europea e la possibilità di vedere anche altri giocatori. V'immaginate diversi assi compressi nella stessa competizione? Probabilmente nessuno avrebbe notato l'exploit di giocatori come Falcao, Forlan e Hulk; di tecnici come Villas-Boas e Simeone; di squadre come Porto, Shakhtar Donetsk ed Atletico Madrid. Anzi, vado controcorrente: io sarei per la restaurazione della vecchia Coppa delle Coppe, che vedeva la partecipazione delle squadre vincitrici delle coppe nazionali. Re-introducendola e alleggerendo l'Europa League, le competizioni europee avrebbero più senso. Inoltre, si potrebbe ridistribuire i guadagni, facendo una divisione di questo genere: 50% Champions, 35% Europa League, 15% Coppa delle Coppe. Insomma, non ci vorrebbe molto.
Così come non ci vorrebbe granché nel decidersi sulla moviola in campo. Come dimostrato anche dalla Serie A, gli ulteriori due arbitri di porta non stanno aiutando nelle decisioni più importanti: il gol di Muntari in Milan-Juventus dello scorso campionato è l'esempio principe. La moviola potrebbe essere introdotta come il "Cyclops" nel tennis: ognuno ha tre chiamate massimo per episodi manifesti (gol-fantasma, espulsioni o calci di rigore) e l'arbitro pensa agli altri episodi di gioco. Sarebbe semplice togliere qualche minuto alle polemiche del post-partita e stare più concentrati sul campo. Ma, per Platini, anche molto più costoso: il presidente UEFA ha fatto notare come gli arbitri "costino" 10 milioni in cinque anni, la moviola quasi un centinaio. Peccato che, grazie al fair-play finanziario (se si realizzerà..), i soldi si potrebbero trovare una volta per tutte, almeno per le categorie professionistiche.
Forse, semplicemente, lo scenario è un altro: al presidente UEFA (e anche a molti altri delle tv) piace il teatrino di polemiche post-partita. Del resto, certe trasmissioni non esisterebbero se ci fosse la moviola. Con essa, non ci sarebbe il caso del giorno-dopo, presidenti che mettono gol-fantasma come sfondo del proprio cellulare o lamenti prolungati. Che dire: è la contro-riforma del calcio. Noi tifosi possiamo solo guardare.

Michel Platini, 57 anni, presidente dell'UEFA, vuole l'abolizione dell'Europa League.

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