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29.1.18

ROAD TO JAPAN: Kotaro Omori (大森 晃太郎)

Buongiorno a tutti e benvenuti al numero uno del 2018 per "Road to Japan", la rubrica che vi consente di scoprire i giocatori che potrebbero interessarvi nel panorama del calcio nipponico. Oggi ci spostiamo nella capitale, dove da qualche settimana è arrivato un giocatore che potrebbe raddrizzare le sorti del FC Tokyo: stiamo parlando di Kotaro Omori.

SCHEDA
Nome e cognome: Kotaro Omori (大森 晃太郎)
Data di nascita: 28 aprile 1992 (età: 25 anni)
Altezza: 1.67 m
Ruolo: Esterno, ala
Club: FC Tokyo (2018-?)



STORIA
Kotaro Omori è un figlio di Osaka, nato e cresciuto precisamente nella municipalità di Yodogawa, situata nel nord della metropoli giapponese. Un quartiere all'avanguardia, nel quale Omori comincia a giocare e calcio, inserendosi ben presto nei vivai di una delle due squadre della città: è il 2005 quando il Gamba tessera il ragazzo.
Ha solo 13 anni, ma i neroazzurri vedono qualcosa di speciale in lui. Con lui si trovano altri due '92 eccellenti, come Takashi Usami (che poi anch'egli finirà al Gamba) e Gen Shoji (finito invece ai Kashima Antlers). I giovani di quel Gamba Osaka hanno conquistato alcuni titoli, ma c'è una differenza fondamentale tra Usami e Omori.
L'attaccante ha sempre avuto le stimmate del fuoriclasse, fin da quando ha esordito giovanissimo con la prima squadra. Omori, invece, ha dovuto conquistarsi spazio con calma. La prima presenza con il Gamba arriva per Omori ad agosto 2011: nell'ultimo anno dell'era Nishino, l'esterno gioca un minuto in campionato e un'ora in Coppa dell'Imperatore.
Non cambia molto nel 2012, nonostante due allenatori diversi: né José Carlos Serrão, né il suo rimpiazzo Masanobu Matsunami gli danno troppo spazio. E intanto la notizia più brutta arriva del campo, perché il club retrocede: un colpo duro per il Gamba, ma è il primo di tre elementi che cambieranno la carriera di Omori in qualche mese.
Il secondo elemento è l'arrivo di un nuovo tecnico: la dirigenza sceglie Kenta Hasegawa, leggenda - in campo e in panchina - dello Shimizu S-Pulse, rimasto per un po' fuori dal giro. La squadra gira, ma Omori è sostanzialmente una riserva. E pensare che nel girone d'andata non aveva giocato nemmeno una gara per infortuni.
L'ultimo elemento è il ritorno di Usami, che rimodella la squadra: più spazio per Omori e promozione con più presenze. Alla fine, il 2014 è l'anno magico per il Gamba: il Triplete conquistato sul campo vede Omori tra i maggiori protagonisti, visto che l'esterno realizza il gol decisivo per la conquista in rimonta della J. League Cup sul Sanfrecce Hiroshima.
Ciò nonostante, i due anni successivi sono più faticosi. Come abbiamo visto poi anche nel 2017, il ciclo Hasegawa aveva dato il massimo dal 2013 al 2015 - con la quasi finale in Champions League asiatica - ed era tempo di cambiare. Al Gamba l'hanno capito tardi, ma Omori ha colto la palla al balzo e si è trasferito al Vissel Kobe.
Sotto la guida di Nelsinho Baptista, l'inizio di Omori è stato da urlo: gol decisivi contro Vegalta e Jubilo, ma poi la squadra è collassata su sé stessa, perdendo terreno in campionato e la semifinale di Coppa dell'Imperatore per mano del Cerezo Osaka. Al FC Tokyo, sotto la guida dell'allenatore che l'ha lanciato, Omori conta di emergere una volta per tutte.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non eccezionale in qualcosa, ma dotato in tutto: così potremmo riassumere in breve le capacità tecniche di Omori, se escludiamo una capacità straordinaria nel saper riconoscere le migliori porzioni di campo nelle quali inserirsi durante lo sviluppo dell'azione. Sembra quasi che il suo gioco senza palla sia il tratto più riconoscibile del suo stare in campo.
La stagione 2017 e le nuove responsabilità ottenute nel passaggio al Vissel Kobe - non più quindi uno dei tanti al Gamba Osaka, ma un giocatore fondamentale per una squadra ricca, ma di metà classifica - hanno di fatto alzato il suo rendimento. Fisicamente non è straripante e tecnicamente sa far tutto bene, ma non ha una dote con il pallone tra i piedi che spicchi nella J. League.
Ciò nonostante, la crescita di Omori - durante i vari step della carriera - è stata causata dall'aumento di responsabilità. Ciò vuol dire che il ragazzo è soprattutto forte dal punto di vista psicologico e può gestire una certa mole di compiti. In questo senso, la stagione a Tokyo sarà fondamentale per confermare tale assioma.

STATISTICHE
2011 - Gamba Osaka: 2 presenze, 0 reti
2012 - Gamba Osaka: 7 presenze, 0 reti
2013 - Gamba Osaka*: 18 presenze, 1 rete
2014 - Gamba Osaka: 36 presenze, 7 reti
2015 - Gamba Osaka: 48 presenze, 6 reti
2016 - Gamba Osaka: 34 presenze, 3 reti
2017 - Vissel Kobe: 34 presenze, 4 reti
* = in J2 League

NAZIONALE
Difficile che improvvisamente si apra uno spazio per lui. Certo, Vahid Halilhodzic non sarà più il ct del Giappone dopo il Mondiale e chiunque gli succederà - probabilmente - penserà per prima cosa ad arruolare i giocatori più in forma per la Coppa d'Asia del gennaio 2019. Qualora così fosse e Omori mantenesse la forma vista a Kobe... chissà.

LA SQUADRA PER LUI
Non so se Omori farà effettivamente mai il salto dal Giappone all'Europa. Da una parte sembra uno di quei giocatori duttili e di buon livello che popolano la J. League, ma non tenterebbero mai il salto oltre oceano; dall'altra, però, proprio le sue capacità lo renderebbero un colpo eccellente per i campionati di seconda fascia. Molto dipenderà dal 2018 che avrà con il FC Tokyo.

31.1.17

ROAD TO JAPAN: Yosuke Ideguchi

Buongiorno a tutti e benvenuti a un anno nuovo, che ci porta in dote il primo numero del 2017 di "Road to Japan", la rubrica che ci consente di scoprire i talenti che popolano l'universo nipponico. Oggi ci spostiamo in casa Gamba Osaka, dove il 2016 ha lasciato una consapevolezza: la stagione che verrà sarà quella delle conferme per Yosuke Ideguchi, dinamo e motore del club.

SCHEDA
Nome e cognome: Yosuke Ideguchi (井手口 陽介)
Data di nascita: 23 agosto 1996 (età: 20 anni)
Altezza: 1.71 m
Ruolo: Mediano, centrocampista difensivo
Club: Gamba Osaka (2014-?)



STORIA
Nato a Fukuoka (non la prefettura, proprio la città) nell'agosto 1996, Yosuke Ideguchi cresce in una famiglia calcistica: il fratello maggiore e classe '88 Masaaki, infatti, è stato legato allo Yokohama FC prima di spostarsi in Vietnam. Il piccolo Yosuke potrebbe giocare con l'Avispa Fukuoka, squadra della regione, ma decise di sposare la causa del Gamba Osaka.
Da sempre, i nerazzurri hanno un grandissima tradizione in fatto di giovane e vivai (sebbene il Cerezo abbia fatto meglio, ALMENO in questo campo). Fin dal 2009, Ideguchi avanza nelle varie rappresentative, vincendo un paio di premi individuali e arrivando alla tanto agognata registrazione in prima squadra nel 2013. Ha solo 17 anni all'epoca, ma già se ne parla un gran bene e il Gamba lo coltiva con pazienza.
Non a caso, Kenta Hasegawa lo schiera per la prima da professionista e da titolare in J. League Cup contro il Sagan Tosu: un esperimento ripetuto per mezz'ora sul campo dei Kashima Antlers. Intanto, il Gamba concede Ideguchi alla selezione U-22 della J. League, una squadra mista che partecipa alla J3 League e dove il giovane centrocampista colleziona appena tre presenze.
Una soluzione ripetuta per la prima parte della stagione 2015, quando Hasegawa lo fa esordire in campionato sul campo del Matsumoto Yamaga, ma per lo più lo presta alla J. League U-22, dove realizza anche il primo gol da pro contro il SC Sagamihara. Nella seconda parte di campionato, però, il tecnico del Gamba gli concede più spazio: sette partite in J. League (di cui due da titolare), comparsate nelle coppe.
Soprattutto Hasegawa schiera Ideguchi tra i titolari in due fondamentali match contro gli Urawa Reds: il primo è la semifinale del J. League Championship, con il Gamba che viola il Saitama Stadium per 3-1; il secondo è la finale di Coppa dell'Imperatore, dove il giovane mediano parte titolare ed esce solo dopo 78'. Inutile dire che il 2016 è continuato su questa tendenza, con Ideguchi è cresciuto proporzionalmente al minutaggio concessogli.
Lo score dell'ultima stagione parla da sé: ben 34 presenze in cinque diverse competizioni, soprattutto sono arrivati i primi gol da professionista, che evidenziano una dote finora rimasta nascosta. Quel tiro, per altro con entrambi i piedi (anche se Ideguchi è un destro), che potrebbe diventare un'ulteriore freccia nell'arsenale offensivo del giovane centrocampista. A questo, si aggiungono i premi di miglior giovane sia in coppa di lega che in J. League.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Ripartiamo allora proprio da qui: tecnicamente parlando, Ideguchi potrebbe essere un nuovo Kazuyuki Toda, ma in realtà è molto più tecnico. L'avanzamento del calcio nipponico e la scuola del Gamba gli hanno conferito un livello di fondamentali di gran lunga migliore. C'è curiosità, perché se la crescita dovesse continuare su questo livello, Ideguchi potrebbe rappresentare un'opzione a basso costo per tanti.
Ne ha parlato persino FourFourTwo, descrivendolo così: «Con la sua abilità di controllo della palla e le ottime capacità di passaggio nel breve e nel medio, Ideguchi ha l'abilità di creare chance per i suoi compagni da varie posizioni». In realtà, questa parte andrà perfezionata: per ora il tabellino alla voce "assist" recita un misero due, ma non sarebbe un classe '96 se fosse già fatto e finito come giocatore.
Intanto, la vera curiosità è dal punto di vista tattico: parliamo di un mediano, una forza motrice in grado di estirpare palloni, ma che ha anche una tecnica di base. Ogni tanto Hasegawa l'ha persino utilizzato da esterno, ma accanto a Yasuhito Endo - capitano e simbolo del Gamba - Ideguchi ha preso il posto di Konno (riciclato in quel ruolo) e ora sembra non volerlo lasciare più. 

STATISTICHE
2014 - Gamba Osaka: 2 presenze, 0 reti
2014 -  J.League U-22 Selection: 3 presenze, 0 reti
2015 - Gamba Osaka: 20 presenze, 0 reti
2015 -  J.League U-22 Selection: 8 presenze, 1 rete
2016 - Gamba Osaka: 34 presenze, 4 reti

NAZIONALE
E qui viene il bello: attualmente Ideguchi è nel giro della nazionale maggiore, ma ha soltanto ricevuto una chiamata per gli stage e una convocazione (senza scendere in campo). Eppure la nazionale avrebbe bisogno di un profilo come lui, visto che capitan Hasebe sta giocando il miglior football della sua carriera, ma in un'altra posizione, e i suoi eredi non sembrano all'altezza.
Solitamente restio a volti nuovi, Vahid Halilhodzic ne ha parlato bene: «Voglio dare spazio a giocatori che finora non ne hanno avuto, ma che mi hanno impressionato in campionato». Ideguchi ha già fatto tutta la trafila delle rappresentative nipponiche: protagonista della vittoria del campionato asiatico U-23 nel gennaio 2016, ha poi fatto parte della squadra olimpica a Rio.

LA SQUADRA PER LUI
La tentazione di lasciarlo esplodere definitivamente a Osaka un altro anno c'è, ma qui dico sempre che c'è una maniera per ottenere la botte piena e la moglie ubriaca: lo si compra - attualmente transfermarkt ne dà una valutazione di 350mila euro (aggiornata però al febbraio 2016...) - e si lascia Ideguchi un altro anno al Gamba, dove certamente sarà protagonista. Ligue 1 o Belgio sarebbero dei buoni punti di partenza.

31.12.14

ROAD TO JAPAN: Kosuke Ota

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ultimo numero annuale di "Road to Japan", la rubrica che vi segnala i migliori talenti nel panorama del calcio giapponese. Oggi ci spostiamo nella capitale Tokyo e precisamente nell'F.C. Tokyo, squadra attualmente allenata da Massimo Ficcadenti. Tra i giocatori gestiti dal tecnico italiano, c'è un terzino che è cresciuto moltissimo nelle ultime due stagioni, dal passo buono e dal mancino letale: è Kosuke Ota.

SCHEDA
Nome e cognome: Kosuke Ota (太田 宏介)
Data di nascita: 23 luglio 1987 (età: 27 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Terzino sinistro, esterno alto
Club: F.C. Tokyo (2012-?)



STORIA
Classe '87 di Machida - città dell'area metropolitana della capitale Tokyo - Kosuke Ota inizia a giocare a calcio alla tenera età di cinque anni. Cresciuto nell'Azabu University High School, il giovane Kosuke ha come modello d'ispirazione Alessandro Santos (detto "Alex"), esterno mancino brasiliano che gioca anche un Mondiale con la nazionale giapponese. All'epoca potrebbe giocare con le squadre universitarie, come la Kokushikan University o la Tokyo University of Agriculture. Ma c'è qualcuno che gli ha messo gli occhi addosso: è Kazuyoshi Miura, LA leggenda del calcio giapponese a metà degli anni 2000.
Già 39enne all'epoca, King Kazu ha osservato i progressi del ragazzo e convince Ota a unirsi allo Yokohama FC, la seconda squadra della città. Nel 2006 il club è in seconda divisione, ma ottiene la promozione in J-League: così, ad appena vent'anni, Ota si prende la soddisfazione di giocare nella massima categoria professionistica del calcio giapponese. Venti presenze sono un buon bottino. L'esperienza lo forma a tal punto che a fine anno, quando lo Yokohama scende nuovamente in J2, Ota diventa titolare. Il Sanfrecce Hiroshima e l'Omiya Ardija chiedono informazioni su di lui, ma è lo Shimizu S-Pulse a prelevarlo dalla J2.
C'è grande fiducia intorno a Ota. Al suo arrivo al'IAI Stadium Nihondaira, il titolare è Arata Kodama: giocatore esperto, egli è anche vice-capitano della squadra. Tuttavia, Kodama è colpito da un brutto infortunio al legamento crociato e il tecnico Kenta Hasegawa punta molto su Ota. Anche il suo successore, Afshin Ghotbi, conterà sempre sulla costanza di Ota: il mancino non scende mai sotto le 30 presenze stagionali in tre anni con la maglia dello Shimizu. Non solo: vince anche il premio per il fair play e su di lui si scatena un'altra asta.
Sul finire del 2011, il Twente vorrebbe portarlo in Europa. E c'è anche qualcuno che lo vorrebbe con la maglia degli Urawa Reds, ansiosi di riabbracciare la vetta della classifica. A spuntarla, però, è l'F.C. Tokyo, squadra della capitale appena risalita in J1. Dopo un primo anno di apprendistato, nell'ultimo biennio è sempre stato tra i migliori della squadra. Sia con Ranko Popović che con Massimo Ficcadenti, Ota è protagonista. Inoltre, è diventato il primo tiratore sui calci piazzati: così si spiegano gli 11 assist stagionali del 2014 e i 10 del 2013.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Tatticamente, Ota è un polivalente: nasce terzino sinistro, ma non ha problemi a giocare da esterno da centrocampo. Per lui si può ipotizzare anche il ruolo di esterno sinistro in un 3-5-2, ma andrebbe verificata la sua capacità di difendere la propria corsa senza un aiuto sulla sua fascia. All'inizio giocava da centrale difensivo; fu poi Satoshi Tsunami, ex grande terzino sinistro della nazionale giapponese e suo allenatore nel 2008 a Yokohama, a trasformare Ota in un terzino a tutti gli effetti. Gli ha insegnato bene il mestiere, non c'è dubbio.
Tecnicamente, invece, il ragazzo non va discusso: il suo piede mancino è uno dei migliori di tutto il Giappone, cresciuto con gli anni e l'esercizio. Come detto sopra, la sua precisione sui calci piazzati gli ha permesso di fornire un ampio numero di assist ai compagni dell'F.C. Tokyo: potrebbe beneficiarne anche la nazionale. Per giudicare il suo calcio liftato, potete guardare questo (anche se c'è della fiction nel video).

STATISTICHE 
2006 - Yokohama FC*: 2 presenze, 0 reti
2007 - Yokohama FC: 20 presenze, 0 reti
2008 - Yokohama FC*: 32 presenze, 0 reti
2009 - Shimizu S-Pulse: 32 presenze, 0 reti
2010 - Shimizu S-Pulse: 42 presenze, 1 rete
2011 - Shimizu S-Pulse: 40 presenze, 1 rete
2012 - F.C. Tokyo: 19 presenze, 0 reti
2013 - F.C. Tokyo: 40 presenze, 3 reti
2014 - F.C. Tokyo: 38 presenze, 2 reti
* = in J-League 2

NAZIONALE
Le cose si mettono bene per lui su questa prospettiva: Ota è stato convocato dal ct Aguirre per la Coppa d'Asia del prossimo gennaio. In teoria doveva partire come vice-Nagatomo sulla corsia mancina di difesa, ma l'infortunio di Uchida e la conseguente chiamata del giovane Ueda (che è un centrale) aprono molte chance per Ota. A questo punto, Nagatomo potrebbe andare a destra e Ota esordirebbe dal primo minuto nella gara d'esordio contro la Palestina.
In realtà, il ragazzo ha già giocato per il Giappone. Lo ha fatto nell'Under 20: ai tempi di Yokohama, molti si accorsero di lui e la sua stagione di esordio in J-League gli valse un posto nei convocati per il Mondiale di categoria in Canada nel 2007. Poi l'esordio con i grandi nel gennaio 2010: all'epoca il Giappone era già qualificato per la Coppa d'Asia del 2011, ma doveva giocare una trasferta in Yemen. Così il ct Okada chiamò molti ragazzi giovani o poco conosciuti, tra cui lo stesso Ota: 90' in campo, buona partita.

LA SQUADRA PER LUI
La cosa giusta sarebbe rimanere almeno altri sei mesi in Giappone e vedere quale importanza la Coppa d'Asia 2015 avrà sulla sua carriera. Se andasse bene, la competizione continentale potrebbe rappresentare il salto decisivo. Molti club europei guardano a questa rassegna e Ota ha già 27 anni: per il salto in Europa non c'è molto altro tempo. Nel caso rimanesse in Giappone, potrà godersi il tifo di casa sua. Per lui - nato nell'area della capitale - non c'è prospettiva nipponica migliore di giocare nell'F.C. Tokyo.

14.12.14

J-LEAGUE RESUME 2014: Gamba's treble (Parte II)

Buongiorno a tutti: ci siamo. Eccoci qui con il recap della stagione 2014 del calcio giapponese. Indubbiamente è stato un anno ricco di emozioni: tante le rivelazioni di questo campionato, specie nell'F.C. Tokyo di Massimo Ficcadenti. Tanti i manager che si sono meritati i titoli dei media, anche in J2, dove costruire miracoli non è facile. Nelsinho Baptista saluta Chiba e i Reysol con un grande risultato, ma forse rimarrà in Giappone. Si è giocato la prima stagione di J-League 3 (Zweigen Kanazawa campione) e il primo spareggio retrocessione della J2. Infine, salutiamo la J-League per come l'abbiamo conosciuta nell'ultimo decennio. Pronti per la seconda parte del recap?





Rivelazione
Yoshinori Muto
Del ragazzo dell'F.C. Tokyo ho già parlato in un articolo di "Road to Japan". Tuttavia, è sempre bene ricordare il potenziale del 22enne fantasista, che si è preso un posto di riguardo nella Nippon Daihyo di Aguirre. Nella stagione 2013 aveva collezionato appena una presenza; l'anno dopo il suo score è diventato di 37 presenze e 14 reti, più un gol anche in nazionale contro il Venezuela. Il 2015 sarà l'annata più importante: come insegna il mercato economico, il prodotto più difficile da trovare non è quello che esploda, ma quello capace di confermarsi.

Kosuke Ota
Sembra strano piazzare un terzino tra le rivelazioni di quest'anno, in un ruolo dove per altro la nazionale giapponese non ha nulla da invidiare agli altri (Nagatomo, Uchida, Gotoku e Hiroki Sakai i "titolari"). Tuttavia, la crescita di questo ragazzo non è passata inosservata ad Aguirre, che l'ha inserito già in diverse partite della nazionale giapponese. Ora è pure in corsa per un posto tra i 23 della Coppa d'Asia. Kosuke ha anche qualcosa che rimanda a Holly & Benji. L'F.C. Tokyo farà bene a tenerselo stretto: sarà anche l'ultimo protagonista della mia rubrica "Road to Japan" nel 2014.


Cristian Nazarit & Yuki Horigome
Si sono conquistati la ribalta della J-League 2, pur entrambi militando in squadre di media-bassa classifica: il primo nel Gifu, il secondo in prestito all'Ehime F.C. dal Ventforet Kofu. Nazarit è un attaccante colombiano alla prima esperienza giapponese: cresciuto nell'América de Cali, sembrava ormai sul viale del tramonto nonostante i soli 24 anni d'età. Non segnava neanche nella B colombiana. Poi l'arrivo a Gifu e in 17 gol in 34 partite: non male. L'anno prossimo giocherà nel Consadole Sapporo e formerà un ottimo duo d'attacco con Ken Tokura. Diversa la storia di Horigome: classe '92, ha già esordito in J1 con la maglia del Ventforet nel 2011. L'anno scorso in prestito al Roasso Kumamoto, nel 2014 è stato in prestito a Ehime (45 presenze e otto gol stagionali) A Kofu potrebbe far bene: tutto dipenderà dal club, che deve ancor far sapere se il ragazzo tornerà alla base per il 2015.


I manager dell'anno
Sono solito premiarne uno, ma è stata una stagione talmente positiva per alcuni allenatori che non ho potuto fare a meno di menzionarne cinque: è stato un 2014 molto particolare per i tecnici del panorama calcistico giapponese.

Hiroshi Jofuku
Il manager del Ventforet Kofu ha costruito qualcosa di straordinario: salvare quella squadra era data come impresa impossibile. Molti dei pronostici affermavano come il Ventforet fosse da ritorno sicuro in J2 dopo la prima salvezza, nonostante il club fosse stato ben guidato da Jofuku alla promozione. Eppure la squadra ha tirato fuori una gran stagione: basti pensare alle vittorie contro Yokohama, Kashiwa, Sagan e Sanfrecce. Ci sono stati momenti difficili, ma la salvezza è arrivata addirittura con qualche giornata di anticipo: merito di un finale da 13 punti in sette match. Il tecnico ha già fatto sapere di aver rifiutato la proposta di rinnovo, quindi Jofuku non rimarrà a Kofu per la quarta stagione consecutiva: vediamo quali sfide gli porterà il futuro. Il Sagan Tosu sembra la squadra più vicina a lui per il 2015.


Nobuhiro Ishizaki
Se il Montedio Yamagata riabbraccerà la J-League dopo tre anni e ha potuto affrontare una finale di Coppa dell'Imperatore, il merito è sopratutto di questo signore di 56 anni. Ex allenatore proprio del Montedio - con cui aveva iniziato la sua carriera in panchina - Ishizaki ha fatto il suo in questi anni. Ha riportato il Kashiwa Reysol e il Consadole Sapporo in J-League, poi è finito in Cina, dove ha fatto l'allenatore dell'U-18 del Hangzhou Greentown sotto la guida dell'ex ct giapponese Takeshi Okada. Quando qualcuno gli ha proposto il ritorno a Yamagata dopo 16 anni, Ishizaki ha detto sì: il suo 3-4-3 e nove vittorie nelle ultime undici gare (comprese quelle dei play-off) gli hanno consegnato la promozione.

Kenta Hasegawa
Diciamo che il vero eroe di quest'anno è lui. Jokufu ha fatto un miracolo, ma un treble non è ignorabile. Hasegawa - nato e come cresciuto come bandiera dello Shimizu S-Pulse - era fuori dal giro da un po'. Forse qualcuno pensava che fosse profeta soltanto in patria; invece, il Gamba gli ha dato fiducia e lui l'ha ripagata alla grande. Rispetto alla retrocessione di due anni fa, ci sono quattro trofei in più e la squadra è più giovane e promettente per il futuro. E pensare che a maggio scorso il Gamba aveva ancora qualche problema di continuità ed era in zona retrocessione...


Cho Kwi-Jea
Attenzione, non solo Giappone sugli scudi per quanto riguarda i manager in J-League, ma anche Corea del Sud. In un anno funesto per il calcio sudcoreano, due tecnici si sono distinti notevolmente: il primo è Cho Kwi-Jea, che ha vinto il campionato di J-League 2 con il suo Shonan Bellmare. A Hiratsuka hanno visto la squadra risalire proprio sotto la sua guida già nel 2012, quando lo Shonan arrivò secondo in J2. L'esperienza in prima divisione è stata poi deficitaria, visto che il club è subito retrocesso. Ciò nonostante, la fiducia della dirigenza in Cho è rimasta. Risultato? Altra promozione, stavolta da primi classificati. Per altro, essa è stata raggiunta con 101 punti fatti e diverse giornate di vantaggio: questa si chiama programmazione.

Yoon Jung-Hwan
Per un manager sudcoreano che vince un campionato, ce n'è un altro che avrebbe potuto fare altrettanto. Agosto 2014: il Sagan Tosu conduce la J-League, giocando un calcio da cooperativa sociale e dimostrando che i soldi non contano. A guidarla c'è Yoon Jung-Hwan: ex nazionale sudcoreano, ha smesso di giocare proprio con il Sagan. Diventato prima allenatore delle giovanili, poi assistente, nel 2011 assume la guida del club. A Tosu fanno un salto quadriennale dal nono posto in J2 al primo in J1, compresa una semifinale di Coppa dell'Imperatore.
Tutto bene, se non fosse che - nello stupore generale - il Sagan e Yoon si separano l'8 agosto scorso. Non si capisce se è stato il club a licenziare il manager o quest'ultimo a lasciare, fatto sta che l'oggetto del contendere era il rinnovo per il 2015. La spiegazione del board è stata quella di una mancanza di fiducia dei giocatori in lui: strano per una squadra prima in classifica. Il Sagan Tosu ha concluso il campionato quinto, fuori anche dalla zona per la Champions League asiatica: qualche rimorso?


I casi di stagione

Welcome, J3
Il 2014 è stata l'occasione per inaugurare la terza divisione professionistica giapponese, la J-League 3. Un progetto che rientra nella voglia della JFA di creare tante leghe professionistiche in Giappone. La J-League è stata creata nel 1993, la J2 nel 1999: dopo 15 anni è arrivata anche la terza divisione, che per altro ha registrato un buon successo. Il primo club a vincere la categoria è il Zweigen Kanazawa, che l'anno prossimo avrà l'esordio in J2 al posto del Kataller Toyama. Infranti, invece, i sogni del Nagano Parceiro, che non è riuscito a superare il Katamatare Sanuki nello spareggio. Intanto, il Renofa Yamaguchi - promosso dalla JFL - è pronto ad abbracciare la J3. L'intento finale è quello di raggiungere una struttura simile a quella dell'attuale Lega Pro italiana.


Obrigado, Nelsinho 
Il Kashiwa Reysol chiude l'anno con un quarto posto che sembrava un miraggio pochi mesi fa: il finale della squadra è stato eccezionale (sette vittorie nelle ultime sette di campionato). Questo piazzamento porta il Kashiwa ai preliminari della Champions League asiatica 2015. Tuttavia, la notizia importante a Chiba è che Nelsinho Baptista chiude la sua avventura da manager dei Reysol. E per lui il finale è stato mozzafiato. Al di là dei risultati, rimarranno i suoi grandissimi meriti come manager. Quando è arrivato all'Hitachi Soccer Stadium, il Kashiwa è appena retrocesso, ma Nelsinho ha costruito una squadra capace di vincere la J2 e addirittura la J-League l'anno successivo. Nel 2012, la vittoria in Coppa dell'Imperatore; nel 2013 le semifinali della Champions League asiatica e la Nabisco Cup; nel 2014 il Suruga Bank Championship. Insomma, lascerà un buon ricordo, anche se dalla prossima stagione allenerà il Vissel Kobe.

Goodbye, J-League
L'altra annotazione è per il carattere della lega: dal 2015 la J-League tornerà al modello sudamericano, con dei mini-tornei come l'Apertura e il Clausura che si vedono in Argentina. L'ultima volta era stata nel 2004: una mossa sbagliatissima, decisa già nel 2013 e vista negativamente da diversi esperti. Io ne parlavo negativamente un anno fa: spero di sbagliarmi, ma ho qualche dubbio. Intanto, durante la stagione ci sono state diverse proteste con la 2-stage season: vedremo se la JFA ci ripenserà.

8.11.14

Il figlio del vento.

Niente da fare nemmeno questa volta. Takashi Usami è ancora una volta fuori dai convocati per il Giappone. Un peccato, ma Javier Aguirre - nuovo ct nipponico - non sembra proprio vederlo. In sei gare, nonostante il rendimento dell'attaccante del Gamba Osaka, il suo nome non è mai comparso nelle convocazioni. Intanto, però, Usami ha conquistato nel pomeriggio (fuso orario giapponese) la J-League Cup e punta al treble nazionale con il suo club.

Usami con il Giappone U-23: era l'Olimpiade di Londra 2012.

Il 3-2 ai Sanfrecce Hiroshima è solo una tappa per il Gamba Osaka, rinato dopo la retrocessione del 2012 in J-League 2 e tornato ai massimi livelli. Ma se il club ha saputo conquistare qualche vittoria, un merito ce l'ha anche Takashi Usami. Un predestinato del calcio nipponico, un bambino prodigio. Classe '92, appartiene alla generazione di platino del Giappone. Capace di giocare come trequartista, seconda punta o ala in un tridente d'attacco, Usami ha cercato la sua via per tanto tempo. Il Gamba Osaka non ci ha messo molto ad apprezzarne i progressi e l'ha fatto esordire a 17 anni: l'attaccante entra e segna nello stesso match, battendo entrambi i record di precocità del club. Li aveva stabiliti un certo Junichi Inamoto, leggenda del calcio giapponese.
Con gli anni, Usami è cresciuto all'ombra dell'Osaka Expo '70 Stadium, diventando anche il miglior giovane della J-League 2010. Il suo nome è talmente considerato in Europa che su di lui arriva addirittura il Bayern Monaco. Non è uno scherzo: il trasferimento diventa realtà nell'estate del 2011. Maglia numero 14, un anno in prestito in Baviera con la possibilità di esser riscattato a fine stagione. Per Usami sembra l'inizio di una folgorante carriera: c'è chi preventiva la sua esplosione, come successo con Kagawa a Dortmund. Invece, chiuso da troppi campioni e alle prese con l'ambientamento alla Germania, il giovane prodigio nipponico non vede praticamente mai il campo. Con la squadra riserve del Bayern colleziona sei gol in 18 presenze, ma con i "grandi" appena cinque spezzoni di gara. Heycknes non lo vede, considerandolo troppo acerbo. L'unica effimera soddisfazione è il gol segnato in DFB-Pokal contro l'Ingolstadt.
Usami non si arrende e ci riprova: sempre Bundesliga, stavolta in prestito all'Hoffenheim. La formula è la stessa vista con il Bayern. Markus Babbel, tecnico del club, sembra considerarlo e così il giapponese mostra qualche sprazzo di pura classe. Nel 4-2-3-1 dell'Hoffenheim, gioca da esterno sinistro. La sua velocità e la sua tecnica sono impressionanti: la rete segnata in casa dello Stoccarda è una delle più belle negli ultimi anni del campionato tedesco, così come quella in amichevole al Darmstadt. Usami è discontinuo, ma mostra qualcosa. Purtroppo poi la forma del giapponese peggiora e Babbel viene esonerato. Né Marco Kurz, né Markus Gisdol contano su di lui e gli fanno spendere il resto della stagione in tribuna.
A giugno 2013, il ritorno al Gamba Osaka è l'unica soluzione. Tuttavia, il club neroazzurro non è più uno dei migliori di tutto il Giappone. Anzi, è retrocesso in seconda divisione dopo un campionato molto negativo. L'esperienza in Germania ha fortificato Usami, che in J2 fa quello che vuole: 19 gol in 18 gare e Gamba nuovamente promosso in prima divisione. Una volta tornato in J-League, Takashi dimostra che non ha dimenticato come si giochi: finora, lo score stagionale è di 14 reti e 12 assist in 29 match. Quindi, da quando è tornato in patria, Usami è andato a segno ben 33 volte in 47 partite. Una media-gol mostruosa. Se poi ricordiamo che è stato infortunato per due mesi (forse gli è costato la possibilità di andare in Brasile per il Mondiale), si può dire che è stato un ritorno col botto. Tuttavia, c'è un "ma" grosso come una casa.


Il problema rimane la nazionale. Usami non ha MAI giocato la Nippon Daihyo. Zaccheroni l'ha sempre seguito, ma alla fine non l'ha mai considerato sul serio per la sua scarsa forma in Europa. Solo un paio di convocazioni per Usami: per l'amichevole contro il Perù nel giugno 2011 e per le qualificazioni in Oman nel novembre 2012. Tuttavia, una volta tornato in Giappone, il giocatore del Gamba non è mai stato chiamato, nonostante un'ottima forma. L'ex ct nipponico ha spiegato quale era il problema all'epoca: «La sua crescita dipenderà dal tipo di impegno che ci metterà». Ecco, Usami è sembrato svogliato il più delle volte. Prima dell'esperienza tedesca, gli mancava qualcosa: non rincorreva gli avversari, non era tatticamente disciplinato.
Tutto cambiato al suo ritorno in Giappone. Anzi, Usami è diventato il trascinatore del Gamba Osaka nell'ultimo anno. È passato dall'essere un esterno d'attacco al ruolo di seconda punta: meglio, così deve difendere di meno. Merito del manager Kenta Hasegawa, l'uomo che ha riportato il Gamba in J1. I risultati si sono notati e la media-gol del ragazzo è migliorata. Tuttavia, la storia di Usami con il Giappone ha molto da raccontare: la stella del Gamba ha fatto tutta la trafila nelle giovanili. Dall'U-15 all'U-23, presenze ovunque. Usami ha partecipato a un Mondiale U-17 nel 2009 ed è stato convocato per le Olimpiadi di Londra del 2012. Nella rassegna a cinque cerchi, però, il ct Sekizuka l'ha fatto giocare da titolare solo nella gara contro l'Honduras (col Giappone già qualificato) e in tre spezzoni da 10'-20' nelle gare successive.
Insomma, manca la fiducia nel ragazzo, che aspetta di sfondare con la maglia della Nippon Daihyo. La Coppa d'Asia sarà a gennaio e a fine anno si sapranno i 23 protagonisti che seguiranno il ct Javier Aguirre nella rassegna continentale. Per ora il tecnico messicano non ha mai preso in considerazione Usami, sebbene egli possa far bene nel 4-3-3 del nuovo Giappone. Ora bisognerà vedere se quest'ultimo mese di stagione - dove il Gamba è in corsa per il titolo (-5 dagli Urawa) e per la Coppa dell'Imperatore - può far cambiare idea ad Aguirre. Personalmente lo spero: Usami è un '92, avrà tempo per imporsi. Tuttavia, non si può negare che questo sia il suo momento d'oro. E allora meglio sfruttare quello che sembra un figlio del vento. Lui e le sue percussioni possono far molto, molto comodo al Giappone per confermarsi campione d'Asia.

Takashi Usami, 22 anni, alla caccia di un posto nel Giappone di Aguirre.