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15.11.13

UNDER THE SPOTLIGHT: Roberto Jiménez Gago

Benvenuti a tutti per un altro numero della mia rubrica "Under The Spotlight", lo spazio che mette in evidenza i talenti che potrebbero esplodere in giro per l'Europa. Oggi mi soffermo su un ragazzo un po' in là con gli anni: non può essere più considerato un giovane, ma è comunque sulla cresta dell'onda. Inoltre, nel ruolo in cui gioca, è come il vino rosso: si migliora andando avanti con l'età. Sto parlando di Roberto Jiménez Gago, estremo difensore dell'Olympiacos.

SCHEDA
Nome e cognome: Roberto Jiménez Gago
Data di nascita: 10 febbraio 1986 (età: 27 anni)
Altezza: 1.92 m
Ruolo: portiere
Club: Olympiacos (2013-?)



STORIA
Classe 1986, Roberto Jiménez Gago è un prodotto del vivaio dell'Atletico Madrid, con cui ha potuto esordire fin da giovanissimo. Grazie a numerosi indisponibili nel ruolo, Roberto esordì nel dicembre 2005 con la maglia dei "colchoneros" a soli 19 anni. Chiuso nel proprio club, il portiere fu poi prestato nel 2007/2008 al Gimnàstic di Tarragona, in seconda divisione spagnola. I risultati furono così buoni che le porte dell'Under 21 "roja" si aprirono al giovane Roberto. A quel punto, tornato a Madrid, l'estremo difensore venne girato al Recreativo Huelva, che però lo utilizzò solo in Copa del Rey. Così, l'Atletico lo riprese e lo tenne in casa per la prima metà del 2009/2010: qualche piccola apparizione, finché il giocatore sente il bisogno di crescere altrove. Stavolta la meta del prestito è Zaragoza, che sarà importantissima nella carriera del portiere: Roberto fa una buona impressione, ma torna comunque alla casa madre.
Alla fine, qualcuno decide di credere nel ragazzo: il Benfica acquista Roberto per otto milioni e mezzo di euro: una cifra enorme, comprendente una clausola rescissoria di venti milioni. Nonostante questo e le tante partite giocate in quella stagione portoghese (41 presenze), alla fine Roberto perde il posto nel finale dell'annata. I lusitani arrivano in semifinale di Europa League e della coppa nazionale, ma lo spagnolo ha ormai ceduto il suo posto al sole ad Artur, l'ex portiere della Roma. Con l'arrivo anche di Eduardo dal Genoa, Roberto decide di tornare in Spagna. La destinazione è nuovamente Zaragoza: i "blanquillos" hanno molta fiducia in lui e lo ricomprano per la stessa cifra spesa dal Benfica nell'estate precedente. Se nella prima annata è arrivata la salvezza, nel 2012/2013 il club ha sofferto per la retrocessione dalla Liga. Roberto è diventato capitano del Real, ma le sue parate non sono bastate per evitare il peggio. Così, l'uomo dei ritorni si è nuovamente ritrovato a Madrid, sponda Atletico: i "colchoneros" l'hanno ricomprato per sei milioni di euro e lo hanno immediatamente ceduto in prestito all'Olympiacos. In Grecia, lo spagnolo sta facendo una grande stagione: basta rivedersi qualche video delle prime gare di Champions League (ha pure parato un rigore ad Ibrahimovic). I suoi miracoli contro il Benfica hanno garantito agli ellenici una buona fetta di qualificazione agli ottavi di finale.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Lestissimo tra i pali, Roberto è l'ennesimo prodotto della scuola spagnola. Tuttavia, l'attuale estremo difensore dell'Olympiacos si differenzia un po' per il gioco palla al piede: non è un Pepe Reina o un Victor Valdes, ma ricorda più Iker Casillas. Non è un fenomeno con i piedi, ma un grandissimo nelle movenze tra i pali. In più, ad aiutarlo ulteriormente c'è la personalità, che a Roberto non manca per nulla. Dovrebbe migliorare un po' nelle uscite, ma in Champions con i greci ha già mostrato notevoli segnali di miglioramento sotto questo punto di vista.

STATISTICHE
2004/2005 - Atletico Madrid: 0 presenze, 0 reti subite
2005/2006 - Atletico Madrid: 1 presenza, 2 reti subite
2006/2007 - Atletico Madrid: 0 presenze, 0 reti subite
2007/2008 - Gimnàstic: 28 presenze, 35 reti subite
2008/2009 - Recreativo Huelva: 2 presenze, 3 reti subite
2009/2010 - Atletico Madrid: 4 presenze, 9 reti subite
2009/2010 -  Real Zaragoza: 15 presenze, 17 reti subite
2010/2011 - Benfica: 41 presenze, 46 reti subite
2011/2012 - Real Zaragoza: 40 presenze, 64 reti subite
2012/2013 - Real Zaragoza: 33 presenze, 51 reti subite
2013/2014 - Olympiacos (in corso): 14 presenze, 8 reti subite

NAZIONALE
Di certo, la situazione per Roberto non è facile. La nazionale spagnola, una volta, non aveva super-portieri: c'era il vecchio Andoni Zubizarreta e quello doveva bastare. Oggi, invece, la Spagna straborda in quel ruolo, dove ci sono le certezze (Iker Casillas, Victor Valdes, Pepe Reina, Diego Lopez) e le promesse (su tutte, de Gea). In questo quadro, è difficile pensare ad un futuro in nazionale per lui. Roberto ha fatto tutta la trafila nelle giovanili della Spagna, fino all'Under 21. Poi si è fermato. Chissà che, tra qualche anno, con l'invecchiamento delle certezze che ho citato sopra (tutti sopra i trent'anni già ora), non ci sia spazio anche per questo portierone. Che, forse, merita più attenzione dalla sua madre patria: la Spagna lo ha spesso coccolato, ma alla fine l'ha lasciato andare fuori per emergere.

LA SQUADRA PER LUI
Se volessimo fare i pignoli, in realtà, Roberto una squadra ce l'ha già. L'Olympiakos lo ha preso in prestito, ma chissà che i greci non pensino a riscattarlo a fine anno. Sarà comunque complicato, vista l'attuale situazione economica in terra ellenica, ma il club potrebbe provarci. Se non andasse a buon fine l'affare, Roberto resta un giocatore di proprietà dell'Atletico Madrid, con cui l'estremo difensore spagnolo è sotto contratto fino al 2017. Simeone l'anno prossimo perderà Courtois, che tornerà (e aggiungo finalmente) a "Stamford Bridge", alla corte del Chelsea. Così, si pensa che Roberto potrebbe essere anche il suo successore. La terza ipotesi è che qualcuno, con molti soldi, veda il talento del ragazzo e se lo prende di corsa: farebbe comodo a chiunque.


22.4.13

Atene città scoperta.

Tempi di crisi in Europa: se poi si volge lo sguardo alla Grecia, si capisce come ci sia un rimpasto non solo politico e culturale, ma anche di tipo calcistico. Infatti, la Superleague ellenica ha visto il solito Olympiakos campione ed il PAOK a seguire, ma sopratutto ha assistito a due cadute pesanti per l'ambito nazionale: il Panathinaikos è fuori dalle coppe europee, mentre l'AEK Atene è riuscito a fare addirittura di peggio, con la retrocessione. Tra l'altro, è la prima nella storia del club giallonero.

L'invasione dei tifosi dell'AEK Atene dopo che la propria squadra è retrocessa.

Diverse le storie dei due club, quasi uguale l'importanza di entrambi sul panorama calcistico greco. Il Panathinaikos, quest'anno, ha anche affrontato la Lazio e ha sfidato molte italiane nel corso degli ultimi dieci anni: ha giocato contro Juve, Udinese e Inter in Champions, mentre Roma e Lazio se lo sono trovate di fronte in Europa League. Se i greci furono indigesti per i giallorossi, la Lazio se l'è cavata bene contro il Panathinaikos di quest'anno. Ma questa squadra non rappresenta più una superpotenza a livello nazionale: nonostante i 42 titoli in patria ed una finale di Coppa dei Campioni nel 1971, To Trifylli" non rappresenta più un pericolo per le altre squadre. Infatti, le numerose cessioni portate a termine in questi ultimi anni, più la perdita di pezzi da "novanta", come Cissé, Ninis, e di colonne della nazionale, come Karagounis, Salpingidis, Tzorvas o Vyntra, hanno lanciato il "Pana" nel baratro. Lo scarto decisivo è stato in questa stagione: via molti punti di forza, dentro giocatori comprati a zero o senza un passato, né - probabilmente - un futuro (gli esempi Fornaroli e Owusu-Abeyie dovranno pur dir qualcosa). Una difficoltà economica evidenziatasi proprio nell'acquisto dell'ex Samp, quando il Panathinaikos comprò il giocatore non dalla società blucerchiata, bensì da una squadra uruguaiana, che faceva da intermediario, in modo che i greci pagassero meno tasse sul suo trasferimento. Insomma, la stagione non è partita sotto i migliori auspici e si è confermata tale a seguire: eliminata nei preliminari di Champions dal Malaga, senza neanche fare un tiro in porta, i verdi di Atene sono poi usciti dal girone di Europa League, senza creare alcun problema al Tottenham e alla Lazio. In campionato, l'andazzo è stato lo stesso: grossa crisi iniziale, quattro allenatori in tutta la stagione ed una conclusione fuori dall'Europa. Una flessione critica e molto grave. Ancor più grave se si pensa che, nel 2010, la squadra aveva portato a termine il double: campionato più coppa nazionale.
Difficile anche capire come si possa ripartire: il Panathinaikos ha dei giocatori interessati su cui rifondare i propri successi. Il portiere Kapino, 18enne all'epoca, esplose prima degli Europei dell'estate scorsa, poi non fu più chiamato e adesso è stato messo anche da parte; Karnezis, 19enne trequarti offensivo, già convocato in nazionale, sta facendo buoni progressi e rimane il secondo giocatore più giovane della storia ad aver giocato in Champions League. Infine, i gol di Toché, bomber spagnolo che ha realizzato 12 gol stagionali: il peso dell'attacco sarà tutto su di lui. Per il resto, toccherà puntare su occasioni a costo zero e vivaio. Del resto, non può essere altrimenti per una squadra che ha ceduto quattro punti di forza (Leto, Vyntra, Christodoulopoulos e Spyropoulos) a costo zero nel mercato invernale.

Toché, 30 anni: 12 gol per lui con la maglia del "Pana" in questa stagione.

Ben peggio è andata all'AEK nel corso degli anni. Già, perché la crisi economica è evidente in Grecia, ma all'AEK è stata patita di più. Terza potenza del calcio greco fino alle scorse stagioni, i gialloneri di Atene vantano 28 titoli nazionali, anche se l'ultimo campionato vinto risale al 1994. Un'era fa, ma "l'aquila dalle due teste" era riuscita a tenersi in quota di galleggiamento: sempre in zona europea (compresa fra il secondo ed il quinto posto), l'AEK ha poi conosciuto diverse crisi economiche. Nella prima, a metà degli anni Duemila, fu l'ex giocatore Demis Nikopolidis a tirare fuori il club dai guai; nella seconda, iniziata nell'ultima stagione, si sono avuti più problemi di quanti immaginati, nonostante la vittoria della coppa nazionale nel 2011. In sede di mercato, si sono spesi appena 420mila euro, mentre in uscita c'è stato molto movimento, con l'addio al calcio di monumenti come Traianos Dellas (molti lo ricorderanno per i suoi trascorsi in Italia). Neanche la nomina a presidente del club di una leggenda dell'AEK come Thomas Mavros ha migliorato la situazione: due cambi d'allenatore, la cifra tecnica della squadra impoverita e tanta, tanta paura di retrocedere. La situazione economica, intanto, è peggiorata: infatti, le "aquile" giallonere rischiano la discesa in terza divisione, a causa di debito e di un passivo che ammonta a ben 40 milioni di euro. Difficile colmarlo con questa crisi, che colpisce sopratutto la Grecia. Infine, un caso che ha attirato l'attenzione di tutti: Giorgios Katidis, 19enne centrocampista dell'AEK, segna il gol-vittoria nella gara contro il Veria del marzo scorso. La sua esultanza si conclude con un saluto nazista; il ragazzo cerca di giustificarsi (miseramente, lo ammetto), adducendo l'ignoranza riguardante quel gesto. Risultato? Il giovane giocatore viene radiato a vita dalla nazionale ed il club è costretto a fare ammenda del peccato dell'inesperto Katidis, sospendendolo fino a fine stagione.
La chiusura di un anno maledetto, poi, si è manifestata nell'ultimo incontro giocato: con la retrocessione divenuta quasi matematica dopo la sconfitta con il Panthratikos, i sostenitori hanno invaso il campo con le spranghe, rincorrendo i giocatori. Così, il distacco dalla terzultima - proprio il Panthratikos - è diventato incolmabile e l'AEK giocherà l'anno prossimo in seconda divisione, per la prima volta nella sua storia.
Sembrano lontanissimi i tempi in cui queste due compagini giocavano in Champions o si contendevano campionati e coppe; Atene si riscopre calcisticamente debole e rischia di essere una città "scoperta", incapace di produrre buon calcio non solo a livello europeo, ma anche nazionale.

Traianos Dellas, 37 anni, ora allenatore dell'AEK: dovrà ripartire da zero.