13.10.13

Mine vaganti.

Spesso, all'alba di una nuova competizione, si fa la scommessa su chi potrebbe essere l'underdog, la cenerentola che sorprende tutti. Se si parla dei prossimi Mondiali in Brasile, Golden Goal: The Blog non ha mai nascosto quali fossero le possibili rivelazioni del prossimo futuro. Se uno volesse puntare cinque euro su una squadra, non potrebbe farlo, perché sono due le mine vaganti della prossima Coppa del Mondo. Della Colombia ho già parlato abbondantemente; tuttavia, venerdì il Belgio ha messo le mani sulla qualificazione in Brasile e ci sarà da divertirsi.

Il Belgio torna ai Mondiali dopo 12 anni, dopo l'ultima partecipazione del 2002.

Infatti, il piccolo paese dell'Europa del Nord torna alla massima manifestazione calcistica dopo 12 anni. Era il 2002 quando il Belgio affrontò l'ultimo Mondiale: anzi, fu l'ultima comparsata in una competizione di un certo livello. Niente Europei, niente viaggio in Germania e Sud Africa: il Belgio era scomparso dai radar del calcio. Dopo un'epoca di vent'anni - dal 1980 al 2002, con sei partecipazioni consecutive al Mondiale - in cui c'era sempre stato, per altro in primo piano. Con giocatori di grande talento, come quando ottenne il quarto posto al Mondiale messicano del 1986. Se non fosse stato per Maradona, forse quella compagine di Scifo e compagni sarebbe arrivata persino in finale. Invece, l'occasione fu mancata; tuttavia, c'era una certa tradizione.
Poi, il grande buio degli ultimi dieci anni: il Belgio sembrava ormai una squadra dimenticata, incapace di riprodurre quel periodo d'oro degli anni '80. Beh, i timori sono stati spazzati via nell'ultimo biennio: grazie alla crescita di campioncini provenienti dai propri vivai e alla nomina di Marc Wilmots come C.T., i diavoli rossi" sono tornati agli onori della cronaca. Tanto da staccare il biglietto per il Brasile con un turno d'anticipo. Un miracolo reso possibile sopratutto dall'abile mano di Marc Wilmots: qualcuno se lo ricorderà in campo, quando con la maglia dello Schalke 04 vinceva la Coppa UEFA alla fine degli anni '90. Oppure quando dava il meglio di sé con il Belgio ai Mondiali, segnando sia nell'edizione di Francia '98 che in quella nippo-coreana del 2002. Un record, visto che è il giocatore belga che più ha segnato nelle fasi finali di una Coppa del Mondo. E avrebbe potuto allungare tale record, se un suo grandissimo gol negli ottavi di finale contro il Brasile - una stupenda rovesciata - non fosse stato annullato inspiegabilmente.
Un eroe in patria, Wilmots si è messo al servizio del suo paese, dopo aver smesso di giocare: assistente dal 2009 al 2012, poi è passato alla guida in prima persona, visto che la nazionale belga faceva fatica ad ottenere risultati. Il mago Wilmots è riuscito a cambiare molto: dal novembre 2011, la nazionale ha perso due sole partite - per altro amichevoli - contro Inghilterra e Romania, entrambe in trasferta. Perciò, il commissario tecnico che doveva essere solo di passaggio non ha perso ancora una gara ufficiale. Anzi, durante il girone di qualificazione al Mondiale brasiliano, il Belgio è imbattuto, con otto vittorie ed un pareggio in nove partite. La squadra ha impattato solo con la Croazia in casa, mentre ha vinto tutte le trasferte giocate: proprio una vittoria esterna, in quel di Zagabria, ha chiuso il discorso qualificazione e ha permesso a Kompany e compagni di timbrare il biglietto per il Brasile con una giornata d'anticipo. Non male per chi non vede il Mondiale da poco più di un decennio.

Marc Wilmots, 44 anni, C.T. del Belgio: i miracoli ora li fa in panchina.

Se l'artigiano conosceva bene su cosa doveva lavorare, c'è anche da dire che il materiale a sua disposizione era di tutto rispetto. Il Belgio negli ultimi anni ha tirato fuori così tanti talenti che c'è il serio rischio che qualcuno rimanga fuori dalla lista dei 23 che partiranno per il Brasile. Un materiale levigato fin dalla tenera età e di cui si prende il merito sopratutto gente come Jean-François de Sart: allenatore dell'U-21 per 12 anni, ha condotto la squadra alla semifinale dell'Europeo di categoria del 2007, che è valsa la qualificazione all'Olimpiade di Pechino. Lì, de Sart ha guidato l'U-23 al quarto posto finale e, nel cammino, i piccoli "red devils" hanno fatto fuori persino l'Italia. Già lì si era visto il grande materiale con cui si poteva lavorare: giocatori come Kompany, Vermaelen, Fellaini, Witsel, Dembelé e Mirallas erano prospetti, oggi sono uomini su cui si può contare. Alcuni di loro, come Jan Vertonghen, hanno pure cambiato ruolo: nato centrocampista, il giocatore del Tottenham ormai si è imposto come centrale di forza mondiale.
A questi vanno aggiunti altri nomi che attraggono l'occhio del tifoso appassionato. I due portieri, Courtois e Mignolet, giocano per Atletico Madrid e Liverpool e sono molto, molto bravi: è dai tempi di Pfaff e Preud'homme che non si vedeva un patrimonio del genere. Viene quasi da star male a pensare che uno dei due il Mondiale lo vedrà dalla panca. E Gillet è squalificato, altrimenti sarebbe stato un terzetto da paura. Una difesa puntellata da una fiocina di centrali: oltre a quelli sopracitati, vanno nominati anche Alderweireld dell'Ajax e Van Buyten del Bayern. Proprio quest'ultimo è l'unico sopravvissuto dell'ultima avventura dei belgi ai Mondiali nippo-coreani. L'unico peccato? Forse mancano dei terzini degni di questo nome. Se si passa al centrocampo, escono anche i nomi di Defour del Porto, Nainggolan del Cagliari (sì, può star fuori dalla nazionale belga attuale) e di De Bruyne del Chelsea. Quest'ultimo si è fatto valere persino sotto gli occhi severi di José Mourinho, tanto da diventare parte della rotazione del tecnico portoghese nel suo secondo mandato "blues". E che dire del reparto offensivo? Con il 4-3-3, i belgi possono contare su un arsenale di tutto rispetto, in cui spicca la stella di Eden Hazard: il fantasista, sempre del Chelsea, è pronto a prendersi la scena in Brasile, dopo aver ampiamente dimostrato di saperci fare anche con la maglia del Lilla.
Tuttavia, il vero pezzo forte del tridente d'attacco è la boa, visto che il Belgio ha due scelte da non dormirci la notte: Christian Benteke e Romelu Lukaku. Uno dei due dovrà star in panchina, mentre l'altro si prenderà la gloria. Per altro, i due hanno storie ben diverse. Benteke è spuntato sulla scena l'anno scorso, quando ha stupito tutti nella sua prima stagione di Premier League con la maglia dell'Aston Villa: 23 gol stagionali lo hanno trascinato in nazionale. Diversa è la storia di Lukaku, un classe 1993 che è un predestinato: cresciuto con l'Anderlecht e soprannominato il "nuovo Drogba", l'attaccante ha esordito a 16 anni e vinto la classifica capocannonieri a 17. Ora, ha costretto Mourinho a mangiarsi le mani per averlo mandato nuovamente in prestito, stavolta all'Everton, dopo un grande anno con il WBA. E venerdì ha spazzato via la difesa croata con un coast-to-coast eccezionale. Un consiglio personale per chi scommette: se avete cinque euro, buttateli sul Belgio. Sarà un ottimo investimento, ve lo garantisco: questi sono delle mine vaganti. Per chiunque.

Romelu Lukaku, 20 anni, si prepara al primo Mondiale. Da protagonista.

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