6.12.13

L'uomo della discordia.

Che Romelu Lukaku fosse forte non lo scopro certo io. Che fosse appetibile per il suo profilo di giovane goleador, neanche. Ma ora si parla di Barcellona: a quanto pare, i blaugrana starebbero pensando al belga per l'attacco. E allora viene da chiedersi: come mai questo ragazzo non è nella sua squadra di club, il Chelsea, bensì in prestito per il secondo anno consecutivo? All'Everton se lo godono, ma Mourinho ha avuto di che dire sul ragazzone belga.

Lukaku all'arrivo al Chelsea dall'Anderlecht: è l'estate del 2011.

Eppure, il Chelsea c'aveva puntato. Per alcuni versi, la sua storia ricorda da vicino quella di Courtois, attualmente all'Atletico Madrid per il terzo anno in prestito. Lukaku, appena 18enne, arrivò a Londra con la fama del predestinato. Basti ripensare alle stagioni con l'Anderlecht, la powerhouse dove l'attaccante è cresciuto: con la maglia del club belga, Lukaku divenne capocannoniere della Belgian Pro League ad appena diciassettenne, dopo aver esordito l'anno prima nel giorno del suo compleanno, il 16 maggio 2009. Insomma, uno con le stimmate del fuoriclasse, comunque la si voglia mettere: il club di Abramovich spese ben dieci milioni più bonus per averlo immediatamente. Un ragazzo responsabile: non andò via dal Belgio prima di aver finito gli studi e parla ben cinque lingue. Non proprio il primo sbarbatello che prende l'ingaggio della vita. Inoltre, il suo idolo è Didier Drogba: da ciò si capisce la volontà di raggiungere Londra ed il Chelsea.
Tuttavia, la sua prima annata con la maglia dei "blues" è stata d'apprendimento, giocando sopratutto nel campionato riserve. Sette i gol segnati in nove gare con il Chelsea dei giovani, ma non è bastato per farsi notare né da André Villas-Boas, né da Roberto Di Matteo. Alla fine dell'anno, le presenze del belga furono solo 12 in quattro competizioni diverse. Una delusione per il centravanti, che però mise ulteriormente in mostra la sua personalità. Infatti, nonostante la vittoria del Chelsea in Champions League a Monaco di Baviera, il belga non volle alzare il trofeo: disse che non lo sentiva suo, non avendo mai giocato in quella competizione. E si chiedeva se al club inglese piacesse buttare soldi in giocatori inutilizzati. Nessuna gioia, ma tanta voglia di dimostrare che qualcuno aveva fatto le scelte sbagliate.
E così, Lukaku è partito alla volta di West Bromwich nell'estate del 2012, per giocare nel WBA di Steve Clarke, ex assistente di Mourinho e Grant al Chelsea. I "baggies" sono stati la rivelazione dell'inizio dello scorso campionato, quando addirittura stazionavano in zona Champions League; poi la forma è peggiorata, ma Lukaku ha continuato a segnare come un dannato, provando come la Premier League non era affatto difficile per lui. Del resto, le esperienze maturate in nazionale belga - dove, invece, Wilmots l'ha sempre ritenuto importante - hanno aiutato a farlo crescere. L'ottavo posto finale del WBA è stato il miglior piazzamento nel club da molto tempo a questa parte ed i 17 gol di Lukaku hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo in questo risultato. Tra questi, si segnala la tripletta al Manchester United all'ultima giornata. Dopo score come questi, forse il belga si aspettava di tornare in pompa magna al Chelsea, complice anche l'addio di Didier Drogba nel 2012. Una volta che il suo idolo se ne fosse andato, forse proprio il centravanti ex Anderlecht poteva essere la soluzione ai problemi del Chelsea.

Il belga ha fatto una grande stagione con il WBA l'anno scorso: 17 gol.

Nonostante la stagione al West Bromwich Albion, Mourinho l'ha tenuto solo per il ritiro estivo. Giusto il tempo di girare l'America e di sbagliare il rigore decisivo nella lotteria dei penalties in Supercoppa Europea. Del resto, il tecnico portoghese ha reso piuttosto chiaro che non aveva bisogno del centravanti: con Torres e Demba Ba già in rosa sarebbe stato complicato. Ma quando l'Happy One ha comprato Eto'o dall'Anzhi e Willian dallo Shakhtar, si è capito che non c'era spazio per l'attaccante. Che così, all'ultimo giorno di mercato, è partito nuovamente in prestito, stavolta direzione Liverpool. All'Everton di Roberto Martinez, Lukaku sta facendo un signor campionato, ancor meglio di quello precedente. Otto gol in undici gare è il ruolino di marcia del belga, destinato a far bene al Goodison Park, con l'Everton quinto e a pochi punti dal secondo posto. Con il Mondiale alle porte, non è detto che Lukaku non possa far meglio di quanto già sta facendo.
Intanto, però, chi se l'è presa è José Mourinho: vedere che Torres e Ba non fanno insieme gli stessi gol del belga deve avergli fatto male. Così, nelle ultime conferenze stampa, il centravanti dell'Everton ed il tecnico del Chelsea si sono beccati a distanza, con siparietti che non favoriscono certo il ritorno del belga a Stamford Bridge. Possibile che il Chelsea continui a fare sempre lo stesso errore, ovvero quello di comprare talenti straordinari, per poi parcheggiarli altrove per anni? Passato qualche anno, potrebbero finire per cambiare idea sul ritorno in pompa magna allo Stamford Bridge. Lo sta facendo Lukaku e chissà che non lo faccia anche Courtois, un altro caso eccellente. Inoltre, il suo contratto scade nel 2016 e non è detto che il belga sia così disposto a proseguire il rapporto con i "blues" di Abramovich. Specie se si considera che il suo procuratore è Mino Raiola, una sanguisuga in forma umana. L'uomo della discordia ha il Barcellona alla sua porta: se aprirà, che nessuno se la prenda dalle parti di Londra.

Romelu Lukaku, 20 anni, stella dell'Everton e della nazionale belga.

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