8.5.13

One of a kind: Fergus-one.

Quasi quarant'anni: dall'East Stirlingshire F.C. al Manchester United. Dal rischio di non avere neanche un portiere in squadra al giocarsi trofei con un undici straordinario ai suoi ordini; dalla seconda divisione scozzese alla più affascinante lega dell'intero universo calcistico. Un percorso lungo, disseminato di vittorie e tante soddisfazioni. Un percorso che finisce oggi, 8 maggio 2013, attraverso queste parole rilasciate sul sito dei "red devils": «La decisione di ritirarmi è stata ponderata nel tempo e mi ci è voluto molto per decidere; tuttavia, ritengo che sia il momento giusto per lasciare». A parlare è Sir Alex Ferguson, il manager per eccellenza.

1986: Ferguson arriva a Manchester dopo i grandi successi con l'Aberdeen.

E' un cambiamento epocale: il tecnico scozzese lascia Manchester dopo quasi 27 anni, quando arrivò nel novembre 1986 sulla panchina dei "red devils". Era un'altra epoca: lui era reduce dall'incarico di C.T. della Scozia ai Mondiali di quell'anno e dall'incredibile successo avuto con l'Aberdeen. Molti non capiscono che la grandezza di "Fergie" deriva da un periodo spesso dimenticato: otto titoli con il "dons", tra cui la Coppa delle Coppe e la Superccopa Europea del 1983. Questi successi fecero dell'Aberdeen l'ultima squadra scozzese a vincere una competizione continentale, nonché l'ultima a trionfare in un campionato nazionale al di fuori del dominio Rangers-Celtic. Intanto, il Man Utd non se la passava benissimo, visto che non vinceva il titolo dal 1967 (l'epoca di Best, Bobby Charlton e del manager, Matt Busby) ed era addirittura retrocesso nel 1974, salvo risalire immediatamente.
L'arrivo di Ferguson cambia la storia del club: lo scozzese rimette in piedi i "red devils" in un paio di stagioni, grazie al secondo posto ottenuto nel 1988. Quando poi lo United vince la F.A. Cup del 1990, è l'inizio dell'era Ferguson: un'era fatta di successi e vittorie a gettito continuo, con la consegna al calcio di alcuni dei più grandi talenti che il mondo calcistico abbia mai visto. Fare un riassunto di tutti i suoi successi è complicato, ma posso solo citare come il Manchester United abbia vinto 38 dei suoi 63 trofei sotto la guida del tecnico di  Glasgow. E non solo: lo United ha centrato il "treble" e diversi "double" unicamente grazie al contributo di Ferguson, visto che nessun allenatore precedentemente seduto sulla panchina dei "red devils" c'era riuscito. L'ultima Premier League, vinta con diverse giornate d'anticipo, è solo il sigillo su una storia che non può essere contestata.
Anche questi sono fatti, che consegnano lo scozzese alla gloria del calcio; inoltre, il suo contributo non si è esaurito nei successi, ma anche nella creazione di una figura - quella del "manager", che si occupa a 360 gradi del campo e del mercato - molto ricercata in Italia, ma che ancora non è stata del tutto adattata. Con i risultati ottenuti sotto la sua gestione, "Fergie" ha dimostrato come sia possibile coniugare le due figure del tecnico e del direttore sportivo: un successo che qualunque allenatore, nel suo piccolo, vorrebbe eguagliare. Del resto, Sir Alex ha il merito di aver portato allo United fior fior di giocatori, anche con intuizioni geniali. Il manager riprese Mark Hughes dopo stagioni mediocri tra Monaco di Baviera e Barcellona ed il gallese risultò decisivo negli anni successivi, per iniziare a costruire l'era Ferguson. Ha saputo gestire il "red devil" più amato della storia, Eric Cantona, con tutta la sua classe e le sue pazzie; ha fregato il "mago gallese", Ryan Giggs, alla concorrenza degli odiati cugini del City; scoprì due pezzi fondamentali dello United in Scandinavia, rispondenti ai nomi di Schmeichel e Solskjaer. Inoltre, Ha formato i "calipso boys", Dwight Yorke e Andy Cole, che segnarono i gol che portarono la terza Champions a Manchester; ha rivitalizzato la carriera di Edwin van der Sar, che sembrava finito in disgrazia dopo il periodo juventino; infine, ha consegnato alla storia Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney.
Oltre a tutto questo, Ferguson è riuscito anche a creare uno spirito tipico del Manchester United e rappresentato da uomini come Roy Keane, i fratelli Neville, Dennis Irwin, Steve Bruce, Nicky Butt, Paul Scholes, Patrice Evra e Darren Fletcher. Non è stato facile fare tutto questo, sebbene in così tanto tempo.

1999: Ferguson festeggia le vittorie in F.A. Cup, Premier e Champions League.

Probabilmente si è talmente abituati alla grandezza di Ferguson che, a volte, ci si dimentica di quanto immenso sia stato il suo successo. Il tifoso medio è conscio di come il Manchester sarà sempre al top in Inghilterra o in Europa, pur non vincendo; ebbene, chiunque lo sostituirà, dimostrerà come sarà tutto diverso senza Ferguson. Come tutti i grandi personaggi della storia, ci sono state controversie sulla sua figura: gli alterchi con Beckham, prima che il numero 7 partisse per Madrid. O il suo settennale boicottaggio nei confronti della BBC, dopo la trasmissione di un documentario che metteva in cattiva luce suo figlio Jason, agente accusato di sfruttare la fama del padre per forzare l'organizzazione di alcuni eventi. Infine, i famosi "mind games" che hanno caratterizzato sopratutto le sue sfide contro l'Arsenal di Arsène Wenger o il Liverpool di Rafa Benitez. Certo, troppo poco per intaccare la sua infinita grandezza.
C'è anche qualcun'altro che subiva questi giochi mentali, ma riusciva a gestirli meglio di altri: José Mourinho. Non è un mistero che i due abbiano rivaleggiato, ma sempre in maniera amicale, visto che si stimano a vicenda. Anzi, proprio il portoghese - ormai in partenza da Madrid - potrebbe essere l'erede di Sir Alex, visto che è stato accostato alla panchina dello United in diverse occasioni. Il suo rivale principale per la successione di Ferguson sembra essere David Moyes, attuale tecnico dell'Everton. Parere personale: toccasse a me, la scelta ricadrebbe sull'allenatore dei "toffees", da sempre bravo a fare tanto con poco. Anche quest'anno, l'Everton sfiorerà la zona europea, nonostante la partenza dell'esperto Tim Cahill, più del giovane Rodwell per ripianare qualche buco; insomma, il miglior successore di "Fergie" sarebbe proprio il suo connazionale.
Adesso è il tempo dei saluti: 27 anni di storia vanno in soffitta e saranno ricordati da chi li ha vissuti, da tifoso del Man Utd, ma anche da appassionati ed avversari. Bisogna rendere omaggio a questo signore del calcio, a cui vanno tutti i miei omaggi, nonostante non sia mai rientrato nelle mie simpatie personali; tuttavia, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sir Alex è uno di quelli che nasce ogni cinquant'anni e chissà se molti saranno così fortunati da dire: «Io l'ho visto allenare, era uno spettacolo». Chiunque arriverà dopo di lui, non sarà Ferguson. Lo scozzese è - come dicono in Inghilterra - «one of a kind»: un "unicum", un inarrivabile, un capolavoro irripetibile. Godiamocelo queste ultime partite, poi farà parte della dirigenza dello United; forse un tributo insufficiente per tutto quello che ha dato al calcio.

2013: Alex Ferguson, 71 anni, si ritirerà a fine stagione dal calcio.

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