20.6.13

Oliver Hutton chi?

Non avrei mai voluto farlo, ma stanotte ho deciso di prendermi questo spazio un po' per me. Di solito, vi racconto storie da ogni parte del globo riguardanti calciatori, allenatori, situazioni che potrebbero incuriosirvi. Stavolta, però, dovrò fare un'eccezione, anche a costo di non smaltire la sbornia dell'emozione. Nelle scorse giornate avevo cominciato a parlarvi di Confederations Cup, con la presentazione della rassegna ed il magico momento di Tahiti. Stasera, forse, si è scritta un'altra pagina di storia.

Alberto Zaccheroni, 60 anni, sta aiutando il Giappone nella sua crescita.

Già, perché l'appena conclusa Italia-Giappone potrebbe aver portato una svolta nel movimento calcistico. No, non in quello italiano, dove la cura di Prandelli sta portando i suoi frutti (anche se il gioco continua a latitare...); sto parlando di quello giapponese. Molti diranno: dove è la storia? Il Giappone ha preso sette gol in due gare ed è a zero punti; ergo è fuori e non c'è nulla da raccontare. Certo, i numeri sono ciò che conta, ma sono anche freddi e non possono raccontarti quel che viene dall'anima di ognuno di noi. Non ho mai fatto mistero: sono un tifoso della "Nippon Daihyo" e non me ne vergogno. E' stata simpatia a prima vista, è diventato amore da qualche anno. Il movimento calcistico del Sol Levante continua a crescere, eppure stasera, nonostante la sconfitta, il Giappone potrebbe aver cambiato la sua storia.
E lo potrebbe aver fatto lanciando un messaggio molto chiaro: «Non siamo qui per caso». Sì, la partita con il Brasile è stata a senso unico. E forse gli italiani, consci della loro forza e poco attenti, hanno preso sottogamba l'impegno, schierandosi con il solito Balotelli abbandonato dal mondo. Tuttavia, stasera, il Giappone ha messo in chiaro che le battute del tipo «Holly non c'è?» o «Benji è il portiere titolare, vero?» sono finite. Gli asiatici hanno giocato una grande partita, messo sotto i vice-campioni d'Europa ed il risultato - seppur sia l'unica cosa che conta - è bugiardo. Perché basta dare un'occhiata ai dati della partita per capire la realtà; se poi ci aggiungete i tre legni, si capisce bene come la gara non rispecchi il vero andamento del match. Tuttavia, non mi piace "rosicare" ed è normale che l'Italia sia andata avanti: l'esperienza, nel momento del bisogno, si è fatta sentire. E non è un caso che tre gol su quattro degli azzurri siano palesi ingenuità dei nipponici, ancora non abituati a certi livelli. Però il Giappone potrebbe aver preso una svolta: ha giocato alla grande, mostrando al mondo che anche fuori da Europa e Sudamerica può crescere qualcosa. L'eliminazione dalla CC è ormai cosa fatta, ma si potrà rientrare a testa alta, perché non tutti riescono ad abbinare il bel gioco ai risultati. Difatti, anche il Giappone deve migliorare sotto questo punto di vista.

Uchida anticipa Balotelli: autogol per il momentaneo 2-2.

Insomma, è stata una gran partita, forse la migliore che vedremo in questa CC, visto che il Brasile - Neymar a parte - stenta, l'Italia deve trovare ancora la sua strada e la Spagna fa ormai normale amministrazione con il suo "tiki-taka". Da tifoso, è stato bello vedere che il Giappone abbia dominato gli azzurri per larghi tratti della partita; da osservatore obiettivo, certe ingenuità rischiano di rovinare questi capolavori. Sono bastati 10 minuti per rigirare tutta la frittata: un segno, se mai ce ne fosse bisogno, che l'impianto psicologico è quello più da rinforzare per i nipponici.
Un plauso va fatto anche a Zaccheroni: non aveva mai fatto il C.T. e deve ancora migliorare sotto alcuni punti di vista (evitare l'integralismo su alcuni giocatori sarebbe cosa buona e giusta). Tuttavia, il Giappone ora ha anche un gioco; con Okada, ha avuto risultati straordinari, ma di questo gioco non c'era ombra. Anzi, il motto era: primo, non prenderle. Il suo 4-3-2-1, con Honda centravanti e imbottito da centrocampisti, parlava chiarissimo. Ora, invece, gli asiatici hanno un futuro fatto di giocatori promettenti, ma sopratutto di uno schema di gioco - il 4-2-3-1 - che interpreta benissimo e che ha trovato negli Honda, nei Kagawa, ma sopratutto negli Okazaki qualcosa di straordinario. Insomma, se si lavorerà bene in quest'anno e si troverà un centravanti degno di questo nome, qualcosa potrebbe accadere nella prossima Coppa del Mondo, per la quale il Giappone è già qualificato da due settimane.
Mentre chiudo questo post, chiedo ancora scusa per l'uso personalistico del mezzo di comunicazione che uso per parlare con voi di calcio, ma me lo sono sentita così. E' uno spunto interessante, oltre che concitato per quanto mi riguarda. Stasera si è visto qualcosa di straordinario e, da tifoso-osservatore, ho voluto sottolinearlo. Chissà, magari, al prossimo incrocio con l'Italia, non ci saranno più battute del tipo: «Ma Julian Ross si è ritirato?» o «Mark Lenders mò gliela piazza con il tiro della tigre». Anzi, Zac e compagni hanno fatto in modo che i tifosi italiani si ricordino bene i nomi e le facce dei nipponici, visto che stasera gli han fatto girare la testa. A modo loro.

Keisuke Honda, 26 anni, a segno stasera: MVP del Giappone.

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